la notte ha delle braccia lunghe come alberi che non allungano le tue braccia che ogni notte sono più lontane - come il soffio sulle candele che libera l'ossigeno, come la voce interrotta dalla tecnologia, come i singhiozzi delle confessioni, come quando mi manchi nei polsi e nel ginocchio che mi fa male: pazienza. pavlov sarebbe fiero del mio volerti bene fatto di riflessi condizionati, forse un giorno sarò un cane e tu sarai la mia coda, voglio segnare sul quaderno blu tutti i rumori che mi portano a te - la porta che si chiude e si apre, la voce soffocata oltre le mura, gli scorci della tua famiglia, le parole dei tuoi genitori, l'attesa delle medicine, la mezzanotte e trenta quando abbiamo ancora sette minuti per parlare, gli orologi che ti rubano il sonno, gli screen shot delle tue espressioni che ho sottotitolato in modi buffi e che guardo quando non ci sei. voglio un appuntamento per tutte le distanze che convergano in linee come quelle che fanno i diamanti, voglio le tue mani come le mappe dei posti che non ho visto, bergen, berlino, brema, budapest, basta che ci andiamo. voglio assaltare l'ikea che ci dia tutti i suoi piumoni e tutti i suoi materassi e le sue cucine e i suoi soprammobili per sopravvivere e per ridere e bach che sornione mi canta i tuoi occhietti, voglio le cose banali, voglio le cose stupide, voglio svegliarmi domani con la tua voce nelle orecchie.