martedì 19 dicembre 2006

63


Le righe che ho scritto per te sono le uniche dove mi ritrovo. Prendo per mano me stessa e mi riconosco, vedo una parte di me che ho perso, ma che infondo sta sempre lì, una parte di me che singhiozza di continuo, soprattutto adesso. Mancano solo sette giorni, a natale. 

venerdì 10 novembre 2006

62


Io sto cercando di portare il mio essere avanti ma ogni volta finisco per scontrarmi con questi bastardi, non cambio, ho sguainato la mia spada ma mi sento un cavaliere in un castello di sabbia.


 


Fuori dal finestrino c'era un negozio di abiti da sposa e ho visto una ragazza passare davanti a quella vetrina, accarezzando l'idea di entrare. Tutto sta svanendo. Ho mangiato in fretta senza scordarmi di pensarti, poi sono uscita e in macchina mi hanno detto che sotto natale devo andare in isolamento una settimana. Oggi le persone erano belle. 

giovedì 9 novembre 2006

61

Ho il compito di filosofia da preparare e l'acqua è fredda, il lavandino è ancora pieno dei peli della sua barba. Alla fermata dell'autobus c'è il ragazzo con le buste, con un sorriso guasto e il suo amico col pizzetto e la faccia nascosta dentro al cappuccio grigio. L'argomento di stamattina era se fare o meno i cappelletti, anche se siamo a novembre. Quando finiranno i lavori vicino alla galleria Kennedy? 

martedì 7 novembre 2006

60


Ho le mani ghiacciate perchè qui l'aria si è finalmente esaurita. E' inverno e le mie converse si sono aperte. Non è strano, lascio passare la cosa come se non contasse, raccolgo gli ultimi pensieri e rido insieme a Massimo durante il tragitto per tornare a casa. Aiutami a trovare qualcosa di pulito.

lunedì 6 novembre 2006

59


Rido perchè l'aria si esaurirà e perchè penso che spesso tante parole sensate non portano da nessuna parte. Il paesaggio fuori dal finestrino sul treno che porta a Firenze è proprio bello, anche se il viaggio è lungo. Il bar dell'ospedale forse si è spostato perchè stamattina l'odore di cornetti veniva da un posto completamente diverso. Potrei cominciare a donare il sangue, anche se mi dà fastidio la vista degli aghi. Oggi ho seguito i suoi stivali eleganti su e giù per i corridoi dell'ospedale, l'ho aiutata con la spesa, ho comprato una nuova coperta per il letto. E' morbida e gialla e azzurra, ci sono su delle foglie disegnate che ti piacerebbero. Oggi ho ascoltato una canzone che dice sei carne fresca, non so dirti perché. 

giovedì 2 novembre 2006

58

Ho aperto gli occhi ieri mattina alle otto e fuori c'era la neve. Chissà se poi hai trovato il dolcevita nero che cercavi. Prima o poi io e te danzeremo sul ghiaccio, tu sarai Eric Draven e io la ballerina dello Schiaccianoci, tutto sarà perfetto e io non avrò paura di cadere.

domenica 15 ottobre 2006

57

Mi mancano i tuoi calzini sporchi di scarpe da ginnastica e il tuo sguardo impastato di sonno la mattina presto, quando mi sveglio e fuori è ancora buio e sono vicina al cielo di Amsterdam da poterlo toccare con un dito. Sono caduta dalla bicicletta sopra un ponticello e ho giocato per la prima volta a bowling. Cerco di ricordare un po' di sana grammatica inglese. Ho le gambe piene di lividi e dovresti poggiarci sopra la mano. Chiudo gli occhi. 

venerdì 6 ottobre 2006

56

Ho lanciato una moneta sul ciglio del prato di Santa Giuliana mentre uno degli ultimi tramonti assolati e freschi ci congelava le guance. Mi sono accorta che sparlo come te, che ho espressioni tue e perfino il tuo accento, che ho il tuo modo di urlare e fare casino. Devo partire per Amsterdam e non me ne importa niente. Abbiamo parlato dei tuoi capelli e di quanto sono belli, hai detto che li devi tagliare, sei vanitoso e un po' sfiduciato. Parto. 

domenica 24 settembre 2006

55


 


E' probabile che io non sappia più distinguere cosa voglio e cosa no. Ieri sera abbiamo parlato come due vecchi amici e tu mi hai detto di voler vedere i miei capelli corti. Potrebbe succedere come quella mattina che ti ho detto che mi ero fatta la frangetta e per un tuo commento sbagliato siamo finiti a discutere. Ho il collo nudo, adesso. I capelli non mi coprono più. E' stato un inverno lungo e doloroso, mi metto un maglione nero a collo alto e mi abbandono a leggere un libro sull'amore sopra le coperte del mio letto. 

sabato 23 settembre 2006

54


 


Mi sento coperta da chili e chili di sabbia e l'unica cosa che vorrei adesso è che tu prendessi la macchina per venire da me. Ho una cicatrice che va sistemata: non è importante il resto, solo questo. Mi sono tagliata i capelli a caschetto e sono bruttissimi. 

53

A volte mi cade la gomma da cancellare in qualche punto della casa e non la ritrovo. Torna sempre quando sono sovrappensiero. Sono fragile e questo mi innervosisce. Sono vulnerabile, tutto mi colpisce. Pensi mai a quante persone verrebbero al tuo funerale? Sono passati due mesi e adesso saprai suonare bene la tua chitarra nuova. La canzone dice Ti sei persa il brivido di sei tarantole sulla schiena. Io vorrei smetterla di stare così male. Questa distanza è ancora sei tarantole sulla schiena. 

martedì 19 settembre 2006

52

Sono venuta di là col pretesto di temperare una matita, mi sono scontrata con te che stavi uscendo. Mi hai sorriso e hai alzato il braccio e toccandomi la guancia con la mano come per fingere una carezza. Sono uscita per mettere dentro il cane e tu mi hai chiesto ridendo se stesse piovendo. Ti ho detto che parto, tu non lo sapevi e hai detto che ti dispiace, poi hai dato una spinta alla porta perchè dovevi rientrare. Distendimi e inventa un senso.

51


 


Il pensiero sempre più vivo della partenza di domani si apre come una ferita piena di sale. E' tornato il sole dietro le nuvole di plastica. Non c'è nessuno che ascolta. Domani sarò sul letto freddo di quella stanza, con l'odore di alcool dritto nel naso, nel cervello, e qualsiasi cosa mi fa male. 

sabato 16 settembre 2006

50

Mancano solo quattro giorni. Ho sempre questa sensazione di tristezza, quando finisco un libro. Dormo sul letto cher era della mia bisnonna, è tutto di legno e ci sono intagliati dei fiori. Quando dormivo con mia madre vedevo il comodino di papà con sopra la sua serie di animaletti grigi in miniatura a forma di giraffa, elefante e non so che fine abbiano fatto adesso. Questo letto è comunque troppo grande per una persona sola.

venerdì 15 settembre 2006

49

Ho una collezione di catenine di catene appesa alla finestra perchè lego troppo strette le persone. Cammino sotto la pioggia col cappuccio sui capelli e annuso l'aria che non sa di niente. Cose semplici e banali per riconciliarmi con gli anni passati e dentro ci sei tu. Mi scotto le labbra con un po' di the al cocco e vaniglia. Vorrei qualcuno si prendesse cura di me, che mi tirasse su dal pavimento. Vado in pezzi, tanti e piccolissimi. Infiniti e così impercettibili che non so più distinguerli. Mi vuoi per te? Mi sento così giù.

giovedì 14 settembre 2006

48


Il getto bollente della doccia che mi cade addosso sembra volermi scucire via la pelle dal viso, dalle spalle. Una volta mi è successo di calpestare un frammento di vetro col piede scalzo, che nessun occhio avrebbe mai trovato. Per due giorni non sono riuscita a camminare e ho sperimentato quant'è bello e straordinario l'impulso di dolore che viene dalle estremità in basso e arriva al cervello. Il dolore riesce ad attraversarti completamente. Quando il pezzo di vetro è tornato in superficie, l'ho tolto e avrei voluto metterlo in una scatola e conservarlo. 

mercoledì 13 settembre 2006

47


Ho in testa l'immagine definita del tuo collo mentre fumi in silenzio coi capelli davanti agli occhi lisci come spaghetti, la tua sigaretta color zucchero di canna e la tua camicia a quadretti rossi verdi e blu zigrinati di giallo. Un giorno o l'altro io prendo coraggio e ti abbraccio.

domenica 10 settembre 2006

46


 


Come consola rivederti nei sogni senza vestiti né colori poco prima di svegliarmi. E' il dieci settembre, ho lo smalto color prugna sulle dita e manchi tu. Attacco alla porta frammenti di scotch. Tra poco mi opero di nuovo e tu non ci sarai. Nel frattempo le converse viola che ho comprato il giorno del mio compleanno si sono rotte sul lato, come quando il cellulare si è rotto la sera dopo che m'hai lasciato. E' successo qualcosa, dopo il tuo passaggio, ogni mio oggetto ne è testimone. Anche tornare a sentire freddo mi ricorda te.

sabato 9 settembre 2006

45

Il profilo appuntito di Notre-Dame mi ricorda il tuo naso, e certe onde increspate della Senna i tuoi capelli ribelli. Ho comprato cinque o sei catenine di catene per la mia collezione. Nella metropolitana parigina delle una del mattino c'erano i suoi occhi azzurri sopra un tappeto di lentiggini. Sono entrata nel negozio di fumetti più grande di Parigi. Ho passeggiato sotto Saint Gervais e un maniaco voleva adescarmi sotto le catacombe vicino la tomba di Maria Callas. Vorrei che la mia ultima parola prima di morire fosse il tuo nome. 

lunedì 28 agosto 2006

44


C'è To forgive nell'aria, mentre metto gli ultimi vestiti in valigia. La canottiera a righe nuova sembrava meglio, in camerino, come certi sentimenti che a prima vista ti sembravano più sinceri di come alla fine sono stati. Il tuo indirizzo è l'unico che ricordo a memoria. L'altro giorno sull'autobus mi sono fatta un livido e mi sono accorta del mio corpo. Cerco di portare via meno roba possibile, per essere leggera come un oceano di gomma. 



Ten times removed, I forget about where it all began. 

domenica 27 agosto 2006

43


Piovono le famose bamboline stitiche di Fiato adolescenziale da questo temporale e qualcosa dentro di me non funziona ostinatamente. So che non hai trovato niente quando mi hai aperto, perchè in me non c'è niente e nessuno. Vorrei aprirti le ginocchia e installarti nelle gambe un'impalcatura che resista, anche se viene un po' di vento. Tra poco crollerò sotto il getto bollente della doccia, stenderò i miei piedi sulle lenzuola a pois pulite. Ascolto Eye degli Smashing Pumpkins, domani vado a farmi il tuo buco. Aveva ragione lei quando diceva che sei proprio dorato. 

martedì 22 agosto 2006

42


Le cuffie nelle orecchie come al solito rimandano Hurt. Mi torna in mente la Buy che ne I giorni dell'abbandono dice "Non posso soffiare via il passato come se fosse un brutto insetto che si è posato sulla mia mano". Sei nelle mie scarpe, nei miei piedi, ovunque vada. 

domenica 20 agosto 2006

41



Ci siamo seduti sull'erba bagnata e ci siamo sporcati i jeans. Quando ha tirato fuori il tabacco per la pipa, mi ha chiesto l'accendino: ha fatto una gran fiammata e lui s'è spaventato. Poi ha tirato fuori quella che lui chiama salvia allucinogena. Mi ha detto "L'ho trovata a Londra, lì è assolutamente legale" e poi mi ha detto "Senti l'odore."


Mi ha raccontato di essersela fatta o di essersi fatto qualcosa di simile, a Plymouth, sulla spiaggia, insieme ad un suo amico. Mi ha detto che gli era sembrato che il golfo fosse una mano che si apriva e che era stupendo. Gli ho detto che avrei voluto provare, e lui ha replicato che la prima volta avrei dovuto farlo con lui, così mi avrebbe fermato se qualcosa fosse andato storto. Non mi ricordo nient'altro, solo i suoi capelli che oscillano piano alle due del mattino. 

domenica 13 agosto 2006

40

Alessandro manca alla nostra cena e ne sentiamo la mancanza. Sandro ride e dice che la ribollita di marijuana è pronta. Sono a casa, mi sento a casa anche con le piante di questo giardino. Lorenzo con quel suo sguardo buono e i capelli riccicol cerchietto per tenerli buoni, mi ricorda tanto Silvia, la piccola medusa. Capelli così vanno intrecciati solo alle mani. Ci prendiamo due granite, menta e mandorla. Sono dolci e amare esattamente come le parole. 

lunedì 7 agosto 2006

39

Vedere te dappertutto, come quella canzone che dice quegli occhi che ricordo anche se non li ho visti mai. Ho un bracciale di corallo e uno colorato, tutto nuovo. Ho poggiato il mio anello nero sulla scrivania, dove sta il bicchiere d'amaro col suo odore intenso, che mi ricorda R. Tutto ha perso la sua magia. Nemmeno le cose apparentemente senza significato riescono ad avere un sapore, un odore, un senso. Sono semplicemente cose. Bevo alla tua salute.

sabato 5 agosto 2006

38


 



Fa finta di essersela presa davvero, per un po'. Mangia il cocomero e si siede vicino a me: toglie i semi col coltello. Ricordati che i semi li mangiano solo i conigli, mi dice. Stamattina è arrivato mentre ero appoggiata alla rete, coi miei calzoncini ridicoli. Bruttarella, mi ha detto, sorridente. Si infila una fetta di melone quasi intera in bocca ed esce. Sto parecchio assorta e mi chiedono se penso al mio fidanzato. Sorrido, mi infilo uno stuzzicadenti in bocca fino a farmi sanguinare le gengive come al solito. Vado a fare due passi e non torno fino a che le scarpe non saranno consumate. Mi butto a letto e dimentico.


 

sabato 29 luglio 2006

37


Mi sono infilata i calzini a righe colorate nuovi a mo' di guanti e ho fatto il nodo alla cravatta nera coi teschi. Pensi mai di voler avere un telecomando per mandare indietro certi momenti e riviverli da capo, per sempre? Rivivere interi periodi, intendo, facendo le stesse identiche azioni? Credo che a tutti capiti. Penso continuamente ai tuoi capelli anche quando guardo il cielo bianco, senza segni. Penso alla tua espressione impossibile da descrivere, anche con qualsiasi combinazione di parole. 

giovedì 27 luglio 2006

36

Ho ancora il fumo delle tue sigarette intrecciato nei capelli. Per strada ho incontrato un ragazzo in giacca e cravatta rossa, con un sorriso strano e un neo vicino alla bocca. Mi ha allungato una copia di Lotta Comunista e ha detto "Solo un euro" facendomi l'occhiolino. Oggi continuavi a ridere da sola, sull'autobus, e io che ti chiedevo perché. Hai detto che vuoi spalmarti la cera per essere pallida e malata come lei. 

lunedì 24 luglio 2006

35

Una volta ho pensato di portarmi dietro la macchietta fotografica per fare foto a tutte le cose che mi colpivano. Oggi c'erano due ragazze rasta bellissime, stavano sedute davanti a me e una truccava l'altra, tracciava le sopracciglia con precisione maniacale e l'altra si agitava sotto al tratto della matita marrone. Una volta ho visto un vecchio che accarezzava un gatto tutto nero e quello che alzava la coda per catturare meglio le attenzioni. Ho continuato a bere acqua di frigo e ho preso il libro di De Carlo, rubato dalla libreria. Penso alle tue cosce e alle tue gambe come palafitte - alte, lunghe. Hai ancora centimetri di me da accarezzare.

venerdì 21 luglio 2006

34

Il livido verde sul braccio destro è una puntura d'ago minima - le mie dita arriveranno mai a scrivere di nuovo qualcosa di sensato? Ho un taglio sul collo lungo sette centimetri. Più o meno la stessa distanza che c'è tra me e te quando mi tagliuzzi il viso con le parole. Qualche sera fa ero appoggiata a quel cornicione col terrazzo che quasi cadeva giù; pensavo a quando ho baciato quel ragazzo strafatto di cocaina. Mi ha detto anche quanti grammi aveva preso, la sua magica cintura luccicava e anche la mia canottiera fuxia. I gatti dell'ospedale che mangiano dai cassonetti avevano paura di me. Le mie braccia sono di nuovo bucate e mi porto dietro il contenitore per lavare la ferita, col sangue come un santino. Vorrei che tu mi accarezzassi come accarezzi la tua chitarra nuova. 

venerdì 7 luglio 2006

33


 



Ho colorato i capelli di viola come se dovessi andare ad un appuntamento. Alla fermata dell'autobus le macchine e le persone scivolavano via come in una film, il cielo grigio piombo pesava dei chili. Avevo la scatola della fortuna tra le mani e gli orecchini nuovi neri a forma di stella. 

lunedì 3 luglio 2006

32


A volte mi sembra di sapere tutto con certezza, tutto ciò che voglio, ogni pezzo al suo posto, ogni tassello in ordine. In altri momenti invece sono lì che non riesco a capire dove sto andando e cosa sto facendo. Ho paura delle persone, della gente. Mentre camminavo ho incontrato due ragazzi della mia età a parlare su una panchina. Si sono fermati nel momento in cui sono passata. Mi sono sentita terribilmente fuoriposto, come se li avessi disturbati da una quiete che non avrebbero più ritrovato. Al ritorno infatti ho cercato di prendere strade diverse per tornare sul sentiero di casa, sperando di riuscirci. Alla fine non ho incontrato nessuno, solo due ragazzi che si tenevano per mano. Quando mi accorgo di amare qualcuno, vivo nella costante sensazione che prenderà freddo durante un mio momento di distrazione. 

31


 


Si sta spegnendo tutto e io non posso fermarlo. Non riesco a stasera ferma sulla sedia e tu mescoli il mazzo di carte, i pezzi del puzzle. L'unica cosa che funziona in me, sei tu; un congegno che ho dritto in mezzo al cuore, incastrato tra la complessa rete delle mie vene. Ho sognato una notte in cui ti aspetterò seduta sotto la porta di casa, distante dalla tua finestra, seduta per terra, nel buio. Ho sognato una notte in cui non avrò il coraggio di dirti niente e aspetterò solamente che tu mi venga a raccogliere. 

martedì 27 giugno 2006

30

Le camminate con lei in riva a quest'acqua sono tutto quello che mi porta via, tutto ciò che mi rende libera. Stare con lei a mangiare frutta secca, prima di aspettare la pizza, fare le cretine nell'atrio con la gente che ci guarda, io avvolta in un semplice pareo nero a stelle e soli come maglietta, un nodo ben stretto dietro, forse l’unica cosa che riesce a stare insieme senza disintegrarsi in questo periodo, accanto a me. Tra poco sarò sotto i ferri e scorro come un torrente velocissimo.  Lorenzo che ci ha bagnato tutti col tubo dell’acqua (ho indovinato il giorno del suo compleanno, che cade l'otto di luglio). 

domenica 18 giugno 2006

29



Viaggiamo in riva al lago con il vento che ci scompiglia i capelli. Vorrei restare tutta la vita così senza chiedere altro. Ci fermiamo solo per fotografare una famiglia di anatre e poi andiamo ai chioschi. Finalmente è giugno e ci infiliamo nella prima pizzeria, per prendere un bicchiere di vino con le bollicine mentre aspettiamo le pizze calde da portare via. La mattina dopo mangiamo in mezzo ai fiori e lei è sovrappensiero. Andiamo in motorino, tutte e due. La sera ci sono i piatti fatti, l’insalata di riso e il caffè prima della partita. Lei mi prende la mano, sotto al tavolo, e la stringe forte. Ci è venuta l'idea di fare gli spaghetti alle tre di mattina, mentre lei disegnava cuoricini sul tovagliolo di carta

Quando ci siamo salutate ha fatto finta di piangere.

martedì 13 giugno 2006

28


 



Domenica la voglia di alzarmi è praticamente minima. Tu non mi rivolgi nemmeno lo sguardo, resti lì a giocare coi tuoi capelli, alzi una manica della maglietta e mi dai la panoramica di tutti i nei della tua spalla. Esiste un modo per rubarti quei nei? Stavo pensando a come sarebbe sciogliere una di queste pasticche per la lavastoviglie in mezzo bicchiere d’acqua. Ho ragione a pensare che tutto andrà per il meglio. Lunedì, in Piazza Grimana, le sue mani tremano. Mi addormento in mutande sulle lenzuola.


 

giovedì 8 giugno 2006

27


Il ragno che era in cima alla doccia cadrà dalla sua ragnatela mentre mi starò lavando e io farò un urlo fortissimo. Eppure tutto questo è solamente uno sfoggio di perline. Giriamo per le strade del centro piene di vento, in giro per negozi a ridere dei prezzi troppo alti e farci gli scherzi. Aspettiamo un autobus che non arriva mai. Torna da me, o i pensieri torneranno a divorarmi. Mi fa male tutto. 

lunedì 5 giugno 2006

26


 


 


 Cado in un sonno profondo in autobus, coi Pixies nelle orecchie. Rimango tutto il giorno a letto, pensando alle cose più banali. Alle frasi sottolineate dentro i libri, agli alberi mentre torno a casa.  


 

domenica 4 giugno 2006

25


Le risate con lei sono proprio come quell'interruttore che fa spengere e riaccendere. Aspetto la pioggia che non arriva mai, è sabato e tutto va bene, tutto va bene come sempre. Annaffio i fiori mentre fa freddo, poi sto sulla poltrona, nella mia maglietta a maniche lunghe. I capelli sciolti, solo per oggi. E' sabato e la città si sfoga. Ci sono due ragazzi  che tentano di rimorchiarci sulle scale del Duomo, sotto questo cielo grigio. Hanno le sciarpe biancoverdi, i i sorrisi e gli occhi azzurri sopra le guance rosse avvinazzate. Lei  mi tocca la gamba per chiedermi di andare via. Parliamo sotto la torre, sotto all'olivo, con la birra in mano, poi al parco lei fa la guardia mentre faccio pipì. Qui dietro c'è gente coi cucchiaini a sciogliere la roba. Sogno l'intervento e mi sveglio spettinata.

giovedì 1 giugno 2006

24


 



 


 


Ultimamente mi sembra di ragionare per fotogrammi. Torno a casa sull'autobus di giovedì pomeriggio. Fuori piove. Il vento freddo che ci sferza la faccia e le ginocchia. Il tempo sembra solamente un altro indizio. Mi ammorbidisco e respiro, mi immergo nell’acqua. Credo di essere passata di livello, anche se devo ancora scrivere milioni e milioni di parole su di te e sulla tua voce. 

mercoledì 31 maggio 2006

23



 


Se esiste sul serio qualcosa di buono, l’ho trovato questi giorni. E’ nella casa della zia prima che lei se ne vada, alle due di pomeriggio, con la sua valigia pronta. Mare per tre giorni e già profumo di sabbia. E’ nelle mie gambe. Io dormo in penombra, e non vado a scuola perché voglio stare lontana. Faccio un caffé per lei, poco prima di studiare fisica. Mi chiede di tagliare i pomodori e le pere, mi sorride, prende il coltello che taglia di meno. Arriva R. che apre il vino, mi dà un bacio un po’ più lungo del previsto. Mi chiama mia madre, dice che mi devo operare. Mi esce sangue dal naso, ma sto bene. 

domenica 28 maggio 2006

22


Siamo stati seduti sull'erba a guardare gli aerei in cielo con le frecce tricolori. Abbiamo seguito il gioco della pentolaccia. Io e lui  ridiamo e incitiamo contenti la pentola che si rompe. Ci voltiamo contemporaneamente, nascondendo il viso tra le mani, per non farci sommergere dalla sabbia.

mercoledì 10 maggio 2006

21

Non mi ricordo più niente, a parte i suoi pantaloni a quadretti. Rimetto in bocca le giornate avanti, quando lui è arrivato con la sua cravatta verde a pallini. Tra poco mi alzerò. Mi dicono di pensare a qualcos'altro, e il primo pensiero che mi viene sei tu. Rido con le lacrime. Ho un cerotto sulla gola che mi soffoca la pelle, colla e materiale oscuro attaccati a me come una sanguisuga. Mi va di mangiare una pizza, mentre aspetto il temporale che non viene. Quando arriva mia madre, mi tocca leggermente una scarpa per farmi cenno di sedersi accanto a lei. Piove e saluto una Cinquecento color senape che mi passa accanto. Sto appoggiata su un braccio con la maglia a righe e i capelli in disordine. Mi sento tranquilla. Vado a letto senza vestiti, mi sembra di essere più leggera.

sabato 6 maggio 2006

20

Ho gli occhi fissi e arrugginiti sul sito delle ferrovie.  Ci sono certe cose dell’anatomia umana che mi stupiscono ogni volta: l'adrenalina è una di queste. Barbara ha scritto quel pezzo che parla dell’essere felici, mi rendo conto che perde colore. Scritto con un gesso verde, e il verde è la speranza, ma ha motivo di essere lì? Se sì, quale?  Mi ci addormento davanti tutte le notti e ancora non riesco a ricordarla. Perché fondamentalmente è un concetto stupido, che scivola via, come il Boccaccio o la configurazione elettronica del litio. L'altra sera ho avuto voglia di fare l'amore con R. Quando si è versato il Montenegro sui jeans e mi ha sorriso in quel modo mentre si infilava la mano dentro i pantaloni per tamponare il bagnato, mi ha guardato. Certe volte lo trovo che legge sul divano di casa e siamo soli in salotto, lui mi mette la mano sul fianco e dà una stretta quasi impercettibile. In casa stiamo così stretti da non poter quasi mangiare, ma va bene. Spesso vorrei la magia di quegli odori che ci univano al cielo. 

sabato 15 aprile 2006

19


Il mio letto galleggia pieno di vestiti. La canottiera rosa che mi sono tolta poco prima di uscire che sa ancora di pesca. La custodia di un lp, la sciarpa, Lolita aperto a pagina ottantacinque. Il plaid rosso pesante che usavo quest’inverno che oggi ho riscoperto in un particolare momento di freddo. Il pavimento del terrazzo che comincia a scottare un po’ più di sole. La sua macchina bianca non c’è. Lui mi aggiusta la sedia ridendo e fumando e dicendomi che sono carina. Poi mi porta in casa mentre io mi attardo a giocare col suo cane. Mi fa sedere e guardo le mele rosse, una a metà, sul tavolo. Mi sento come quella mela. 

venerdì 14 aprile 2006

18


Giovedì sera due o tre scale mobili coi sorrisi in bocca e poi via lungo Corso Vannucci a fare testa o croce tra il cinese o la pizzeria all’angolo. C’erano Francesco e Francesca che c’aspettavano e poi lei doveva andare in bagno urgente. Poi siamo andati in un locale, io mi sono attardata cinque secondi per lasciar andare lo sguardo sopra i riccioli biondi di un ragazzo in fondo alla sala. Lui che fumava contro l’aria fredda nascosto nel suo maglione con una mano in tasca e l’altra che reggeva la sigaretta così perfettamente attaccata alla sua bocca. Fine.

mercoledì 12 aprile 2006

17


Fino a stamattina avevo un cuore da camionista disegnato sull’avambraccio. Poi arrivano anche i martedì e fanno finta d’essere meglio. Io e lei sedute nella sua cucina. Io che fisso il frigorifero giallo dove c’ha attaccato due coccinelle rosse e rido. Che fai, cerchi di coprire la bozza?  Allegra spensieratezza mentre nelle cuffie risuona Bugo con Mi rompo i coglioni. Accuratamente mi affogo tra esperimenti e lamine dorate per dimostrare che un elettrone ha una duplice natura come la mia anima. Ieri era ero sul letto a leggere Lolita. Un attimo dopo sull'autobus che mi riporta a casa c’è Mattia Ammirati con le sue converse rosse e dio solo sa quello che penso quando lo guardo. 

sabato 1 aprile 2006

16


Perfect nelle orecchie. Ho un paio di orecchini nuovi. Mi sembra che tutte le cose a cui tengo mi si stringano intorno. Noi, a pranzo oggi, ridevamo. Tutti  mi pigliavano in giro e viceversa. Lui con quell’accento marchigiano romagnolo. Il caffè. E ho i tuoi orecchini addosso, tanto per non sentire la nostalgia.


 


N  ext time I promise we'll be perfect

 

giovedì 30 marzo 2006

15


L’aria sa di zucchero e panna. Torna primavera. Guardo la panchina dove mi sono seduta quella sera che mi ha chiamato e gli ho raccontato un po’ di cazzate per ridere insieme. Non rido mai come quando rido con lui. È’ un modo tutto diverso, completamente unico.Mi diverte guardarla mettere a soqquadro la casa. Anche lei sente nelle ossa, nelle mani, il formicolio di primavera. Sposta i libri e compra i mobili. E io mi dimentico che potrebbe morire da un attimo all’altro. Guardo questa casa dove entra il sole e respiro.  I frammenti di adesso mi bastano per sopravvivere. Le maniche corte e la colazione. Le sette di mattina che già c’è il sole. 

venerdì 24 marzo 2006

14


Avrei voluto guardarla negli occhi e dirle che andrà tutto bene come diceva quella canzone di tanto tempo fa. 


Sono rimasta ferma lungo le pietre nere di Corso Cavour accecata da centinaia di fotogrammi tutti uguali che me la riproponevano davanti in uno squallido bagno di scuola mentre chiedeva un abbraccio. Ho guardato il cielo che da soleggiato diventava grigio e apatico come i nostri sguardi simmetrici sulle pietre. Il silenzio. L’andare via silenziosamente una accanto all’altra senza dire molto. Ancora mani fredde e ginocchia stanche. Di nuovo tutto il peso del mondo sulle spalle e la voglia di stendermi sotto un abbraccio familiare. Riposarmi. Tirare finalmente un sospiro di sollievo. Spegnermi. Ho racchiuso nelle mie mani tutto. Sperando che potesse bastare. 

La polvere ha solo iniziato a cadere. 

giovedì 23 marzo 2006

13


Mi sono accorta di essermi fissata su una porta rossa chiusa. Mi sono accorta di essermi fissata sul ragno che vive aggrappato al soffitto. Grosso e nero. Come disegnato da un pennarello indelebile. Stasera l’ho cercato con gli occhi e se n’era andato. Come tutte le cose che si allontanano da me. E non le posso fermare, non le posso fermare. A volte guardavo il mio professore di disegno correggermi il colore con i pastelli e mi venivano i brividi tutte le volte. Mi sembrava di sentirli sulla schiena, quei colori. Lievi. Soffici. Che non facevano male.


Se dovessi ricominciare da capo, ricomincerei da quando ti ho conosciuto, perché tu sei l’unica cosa del mio passato che non cancellerei.

martedì 21 marzo 2006

12


 Ieri mi sono giocata tutti e dico tutti i miei risparmi fino a prossimo mese e dico che non avrò soldi nemmeno per fare merenda a scuola. Vomiterò sui capelli di Luciano tra le 14. 00 e le 14.10 e tutti saranno contenti e un po’ mollicci. Io tante volte rido, perché alla stazione di Perugia non c’è posto materiale per i delinquenti. Comunque era buffo camminare con le buste di spese pazze in mano. Ci sono momenti che zampillo e mi spendo dentro le pozzanghere delle mie certezze. Non so nemmeno io perché le ho. Le sento e mi piace sguazzarci dentro. Era una di quelle sere, ieri, che mi veniva voglia di lavarmi i capelli e di farmi un bagno come dio comanda. Sono una romantica e sti cazzi. Del resto faccio sempre la dura con tutti. Poi c’è una persona in particolare che quando la mando affanculo mi dice sempre ti voglio bene e mi abbraccia.

Ecco, ci vorrebbero più persone così al mondo.

domenica 19 marzo 2006

11


 


Sono in attesa di una carezza. Ho bisogno di chiudere gli occhi e sentirmi sfiorare la pelle dai fiori come su quel film, in silenzio, lasciandomi andare, rigando il mio sorriso con lacrime di commozione.Ho voglia di stringere quelle mani e di incrociarle alle mie, e di ascoltare in silenzio l’andare e il tornare del respiro.

sabato 18 marzo 2006

10


Mi rendo conto d'aver raggiunto livelli di dipendenza quasi sconvolgenti. Se fossi credente non avrei problemi a catalogare quest'episodio sotto la voce "segni di Dio". Dietro di me ci sono cose che non ho detto, fatto, o capito prima. E questo mi fa incazzare in una maniera tale. perchè io per una volta, per l'importanza che do alle cose, vorrei saperle anche far arrivare ad un punto decente. 


 

giovedì 16 marzo 2006

9


Ho tirato un calcio alla scrivania e mi sono fatta un male cane. Mi sono scritta sulla pelle dappertutto. Sembro una scatola vuota dove non entra mai l’aria. Ieri per esempio. Ho guardato il sole e stavo a maniche corte. Ho guardato il sole e mi sono detta quanto sarebbe stato giusto che in quel momento, in quel momento solo in cui mi stavo arrendendo dicendo a me stessa quanto non ce la facevo così, dirgli tutto, dirgli quella frase. Mi fa male il ginocchio. Forse devo aprirlo con un taglierino.

venerdì 10 marzo 2006

8


So di essere diventata terribilmente generica. So di essere diventata noiosa. La colpa era del sedile dell’autobus. Secondo me ci si è seduto qualcuno che aveva voglia di dormire. Stare a letto la mattina quando fuori è freddo e piove. Mi fa sentire bene. Ultimamente mi mancava Piazza Partigiani e il suo pavimento e le sue nuvole che poco prima del tramonto cominciano a farsi rosa e viola e arancioni e sembrano un quadro di Munch e il vento che ti sferza la faccia; me lo ricordo perché un anno fa stavo su quel prato con Simone. Nascondo la faccia nella sciarpa perché fa troppo freddo. Sto con lei come al solito e ultimamente mi basta questo. Quattro chiacchiere e le sue due o tre sigarette. Mi fa ridere il suo modo di mangiare roba tipo funghi e salsicce anche alle sei di sera.


Sfoglio i miei pensieri come un mazzo di carte già visto, come se sapessi a memoria cosa penserò un attimo dopo e infatti non mi smentisco. La verità è che sono un pessimo giocatore, l’ho sempre dimostrato in ogni occasione, e non parlo solo metaforicamente anche se dicono che certe cose danno indizi precisi e questo a volte potrei anche considerarlo vero.

giovedì 9 marzo 2006

7


Fa troppo freddo e mi vengono i geloni alle mani come al solito. Sono triste. Forse m’ha distrutto la dormita troppo lunga di ieri che m’ha fatto alzare col vomito e non ho mangiato niente e mi son solo fatta la doccia e messa il maglione rosso. Mi annoio come un cane. Mi va che ci siano le margherite sui prati e un giorno su sette mi andrebbe di metter le maniche corte anche se non ho le braccia sto granché anzi direi due mozzarelle.


Non mi va per niente di curarmi, di partire. Di farmi mettere le mani addosso. Morderei a tutti se potessi, ho dentro un incazzatura immane che mi piglia solo a questo pensiero che si va sempre più vicino. Senza contare che domani è 10. E io odio il 10. Io odio qualsiasi numero che mi ricordi qualcosa. 


 


"perchè voglio una persona fisica che quando ho sonno mi prende la faccia e me la mette nella vasca fredda, che quando muoio sul libro mi prende la pagina e me la stampa nelle pupille, che quando voglio odiare mi offre il braccio per morderlo, che quando voglio sorridere mi tocca i denti."

martedì 7 marzo 2006

6


 Apro gli occhi e fuori c’è una tormenta di neve. Proprio una di quelle che mi mette paura anche uscire, si sa mai che mi porta via il vento e la neve. Le scrivo un sms che sono seduta in classe e siamo solo in due. "Scema, sei ancora a letto?"  Ieri sono andata un attimo in bagno e m’hanno aspettato in cucina fermi tipo statue di cera per tirarmi addosso le arance e la mia sciarpa. Ci siam fermati a far benzina a cento metri da casa mia, e abbiam parlato di tutte cose che non ci interessavano affatto e m’ha chiesto una mano con inglese quando lei tanto non studierà. Vorrei rifugiarmi a casa sua tutti i giorni perché là dentro sono semplici e senza pretese e il frigo è giallo ed è scassato come se in mezzo qualcuno c’avesse tirato un pugno e poi si entra e non ci si entra più, e non c’è bisogno di chiedere permesso.  Suo padre m’ha conosciuto e ha giocato col mio basco. Bel look ha detto.


Giro per strada e mi pare d’avere conficcato nel petto una lancia di almeno tre metri e mezzo e penso che prima o poi qualcosa o qualcuno me la estirperà e allora beh, sarà finita. Nel frattempo dovrò camminarci tentando di mantenere l’equilibrio. Miele sta morendo. Attendo paziente. Come questa neve. Perugia è imbiancata. I cortili fuori bianchi. La neve cade lenta, tipo uno che dice “ecco ora mi siedo”. 


Mica è reato piangere sull'autobus davanti a tutti. 

domenica 5 marzo 2006

5


La domenica è il giorno peggiore della settimana. È una teoria con la quale morirò, ne sono certa.


Ascolto Niccolò Fabi nella mia testa dopo averlo perduto per sempre in un giorno di reset. Canticchio 10 minuti senza pensare. Vorrei proprio sfogliare il giornale per riuscire ad andarmene da questa città virtuale. Tagliare i gambi dei fiori e portare a spasso i cani, e saper disegnare per distrarmi, poter lavorare in un bar e dar da bere a cani e porci, ripiegare le magliette e dire solamente incosapossoservirla e graziedarriviederci.


Vorrei che suonassero la porta ora e mi dicessero di qualche calamità naturale, così non dovrei pensare ad altro che alla mia paura, alla voglia di scappare e alla disperazione che m’assale. O che dicessero che sta per arrivare un sacco di gente a mangiare e tocca a me cucinare. O che smettesse di piovere e ci fosse un autobus che mi porti lontano da qui, magari da sola, magari col cane, che tanto sta buono e lo posso nascondere come un clandestino dentro l’autobus blu che va più veloce. Vorrei che ci fosse qualcosa a cui devo stare dietro se no senza di me muore. È domenica e sento freddo come ogni benedetto giorno da lunedì a domenica da tutti i miei inverni. È domenica e io dovrei studiare fisica ma non ho ancora fatto nulla e sicuramente arriverà sera che non avrò aperto il quaderno perché sono qui e anche se non fossi qui a fare altro che non sia fisica.


Mi si è sfilato il piercing al naso. 

venerdì 3 marzo 2006

4


Non so se ridere o piangere. Come oggi che era da prendersi a sediate e ridevamo sulle stronzate. Non c’era un cazzo da ridere ma andava bene lo stesso perché infondo ci veniva da vomitare ma dovevamo farci avanti. Volontari e pure suicidi. Lei mi guarda perché lo sa. Ieri gliel’ho detto che sono stufa di tutta ‘sta sceneggiata ma per il bene mio e probabilmente di almeno altre dieci persone, vado avanti così. È l’unica cosa che so fare bene, probabilmente. A voglia a dire che non sbaglio. Io sbaglio eccome e mi ci spacco la testa a capire dov’è che non riesco ad imparare. Una linea semplice e senza errori, dovrebbe restarmi in mente senza complicazioni. 

giovedì 2 marzo 2006

3


Per esempio adesso passeggiavo sotto la pioggia. Ripensavo ai suoi occhi su quel letto oggi e la sua sincerità così spontanea. Quel tirare fuori tutto da una cosa così facile. Io l'invidio. L'amore forse non si cerca dando pugni all'aria. Sorrido tra me e me, prendendomi anche in giro. Ho dormito per tutto il tempo sull'autobus di ritorno e ho avuto anche tempo di sognare.



Mi fa male sognare. Mi fa male cecare di stare bene, tanto non ci riesco e ho sempre freddo e sempre corro verso qualcosa troppo lontano da me. Lei mi accarezza e mi dice che io sono bella e che anche con questo cappello ridicolo rosa non devo avere paura di niente. Non devo avere paura del buio. E per me non è semplice. Lorenzo era quasi più emozionato di me ad andare a Milano e io ho riso quando l'ho saputo perchè lui infondo è romantico e voleva fare il cupido della situazione. E' stato dolce, anche se so che non mi sopporta. O magari son sempre io che mi convinco delle cose inesistenti.   Ieri piangevo all'improvviso. Sì odio farlo. Anche perchè devo viverla come bile in gola questa vita, è questo l'esempio che devo dare. Poi come fanno a dire che non ho sentimenti. Pane per i loro denti. Piangevo e ridevo assieme come una deficiente nelle luci psichedeliche della mia stanza, piangevo a ridevo per ricordarmi che l'amore conta e che io sono patetica. Che mi lascio ferire da ogni cosa ma che se succede non riesco a farci niente e mi curvo su me stessa e affondo le unghie nella maglietta e piango ancora sotto la doccia e poi nel letto prima di dormire, e faccio sesso per dimenticare, e mi masturbo da sola perchè mi voglio distrarre. Sto anche pensando di essere in procinto di pubblicare una grande stronzata. però indovinate chi è che ha preso il voto più alto al tema d'italiano stamattina. Con 13, 5 ho sbaragliato tutti. L'hanno anche letto ad alta voce. Non mi sono mai sentita così patetica. 



                                                                            

mercoledì 1 marzo 2006

2


Adoro i suoi momenti d'allegria. Adoro che sta bene perchè fa stare bene me. Mi accoglie dentro casa con un bacio e io, io avrei semplicemente voglia di studiare e farmi una doccia o mangiarmi chili di gelato informe.


Ho voglia di quel bagnoschiuma alla mora e frutti di bosco che c'è dentro la doccia. Ho voglia di farmi lo shampoo alla pesca. E ho voglia di cogliere una o due stelle stasera. "Sono orgogliosa di te" sullo schermetto del mio cellulare. Chi non combatte cade. Ho riso da sola sull'autobus pensando a quanto bene m'ha fatto quella mano depravata che ha imbrattato il portone di via Marconi. Non lo sapeva, ma era lì per me, quel piccolo getto di spray.


E' dolce pensare a te che dormi nella mia mansarda. E' dolce pensare che ti lascerò il letto e che per almeno due o tre giorni potrò trattenere il respiro. Completamente in apnea lascerò, se Dio vuole, correre i minuti e le ore senza sentirne il riflesso nella spina dorsale. Senza battere ogni passo lungo la strada del ritorno a casa col senso di incompletezza. Sono inadatta e inadeguata alla mia vita. Scivolo via guizzando come un pesce. Brillo anche se per poco. Incontro un cane che mi abbaia ma si fida di me. Comincia a piovere e sono senza ombrello. Ma mi si riempiono gli occhi di lacrime al pensiero che prima o poi in quest’infinito girovagare e danzare del tempo che fugge incostante, riuscirò a trovare anch’io il mio appiglio.

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Mi mancano i batteri della tua bocca, mi mancano i batteri e non mi baci più - 
se resto qualche giorno senza scambio di saliva sto male.