Le righe che ho scritto per te sono le uniche dove mi ritrovo. Prendo per mano me stessa e mi riconosco, vedo una parte di me che ho perso, ma che infondo sta sempre lì, una parte di me che singhiozza di continuo, soprattutto adesso. Mancano solo sette giorni, a natale.
martedì 19 dicembre 2006
63
venerdì 10 novembre 2006
62
Io sto cercando di portare il mio essere avanti ma ogni volta finisco per scontrarmi con questi bastardi, non cambio, ho sguainato la mia spada ma mi sento un cavaliere in un castello di sabbia.
Fuori dal finestrino c'era un negozio di abiti da sposa e ho visto una ragazza passare davanti a quella vetrina, accarezzando l'idea di entrare. Tutto sta svanendo. Ho mangiato in fretta senza scordarmi di pensarti, poi sono uscita e in macchina mi hanno detto che sotto natale devo andare in isolamento una settimana. Oggi le persone erano belle.
giovedì 9 novembre 2006
61
martedì 7 novembre 2006
60
Ho le mani ghiacciate perchè qui l'aria si è finalmente esaurita. E' inverno e le mie converse si sono aperte. Non è strano, lascio passare la cosa come se non contasse, raccolgo gli ultimi pensieri e rido insieme a Massimo durante il tragitto per tornare a casa. Aiutami a trovare qualcosa di pulito.
lunedì 6 novembre 2006
59
Rido perchè l'aria si esaurirà e perchè penso che spesso tante parole sensate non portano da nessuna parte. Il paesaggio fuori dal finestrino sul treno che porta a Firenze è proprio bello, anche se il viaggio è lungo. Il bar dell'ospedale forse si è spostato perchè stamattina l'odore di cornetti veniva da un posto completamente diverso. Potrei cominciare a donare il sangue, anche se mi dà fastidio la vista degli aghi. Oggi ho seguito i suoi stivali eleganti su e giù per i corridoi dell'ospedale, l'ho aiutata con la spesa, ho comprato una nuova coperta per il letto. E' morbida e gialla e azzurra, ci sono su delle foglie disegnate che ti piacerebbero. Oggi ho ascoltato una canzone che dice sei carne fresca, non so dirti perché.
giovedì 2 novembre 2006
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domenica 15 ottobre 2006
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venerdì 6 ottobre 2006
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domenica 24 settembre 2006
55
E' probabile che io non sappia più distinguere cosa voglio e cosa no. Ieri sera abbiamo parlato come due vecchi amici e tu mi hai detto di voler vedere i miei capelli corti. Potrebbe succedere come quella mattina che ti ho detto che mi ero fatta la frangetta e per un tuo commento sbagliato siamo finiti a discutere. Ho il collo nudo, adesso. I capelli non mi coprono più. E' stato un inverno lungo e doloroso, mi metto un maglione nero a collo alto e mi abbandono a leggere un libro sull'amore sopra le coperte del mio letto.
sabato 23 settembre 2006
54
Mi sento coperta da chili e chili di sabbia e l'unica cosa che vorrei adesso è che tu prendessi la macchina per venire da me. Ho una cicatrice che va sistemata: non è importante il resto, solo questo. Mi sono tagliata i capelli a caschetto e sono bruttissimi.
53
martedì 19 settembre 2006
52
51
Il pensiero sempre più vivo della partenza di domani si apre come una ferita piena di sale. E' tornato il sole dietro le nuvole di plastica. Non c'è nessuno che ascolta. Domani sarò sul letto freddo di quella stanza, con l'odore di alcool dritto nel naso, nel cervello, e qualsiasi cosa mi fa male.
sabato 16 settembre 2006
50
venerdì 15 settembre 2006
49
giovedì 14 settembre 2006
48
Il getto bollente della doccia che mi cade addosso sembra volermi scucire via la pelle dal viso, dalle spalle. Una volta mi è successo di calpestare un frammento di vetro col piede scalzo, che nessun occhio avrebbe mai trovato. Per due giorni non sono riuscita a camminare e ho sperimentato quant'è bello e straordinario l'impulso di dolore che viene dalle estremità in basso e arriva al cervello. Il dolore riesce ad attraversarti completamente. Quando il pezzo di vetro è tornato in superficie, l'ho tolto e avrei voluto metterlo in una scatola e conservarlo.
mercoledì 13 settembre 2006
47
Ho in testa l'immagine definita del tuo collo mentre fumi in silenzio coi capelli davanti agli occhi lisci come spaghetti, la tua sigaretta color zucchero di canna e la tua camicia a quadretti rossi verdi e blu zigrinati di giallo. Un giorno o l'altro io prendo coraggio e ti abbraccio.
domenica 10 settembre 2006
46
Come consola rivederti nei sogni senza vestiti né colori poco prima di svegliarmi. E' il dieci settembre, ho lo smalto color prugna sulle dita e manchi tu. Attacco alla porta frammenti di scotch. Tra poco mi opero di nuovo e tu non ci sarai. Nel frattempo le converse viola che ho comprato il giorno del mio compleanno si sono rotte sul lato, come quando il cellulare si è rotto la sera dopo che m'hai lasciato. E' successo qualcosa, dopo il tuo passaggio, ogni mio oggetto ne è testimone. Anche tornare a sentire freddo mi ricorda te.
sabato 9 settembre 2006
45
lunedì 28 agosto 2006
44
C'è To forgive nell'aria, mentre metto gli ultimi vestiti in valigia. La canottiera a righe nuova sembrava meglio, in camerino, come certi sentimenti che a prima vista ti sembravano più sinceri di come alla fine sono stati. Il tuo indirizzo è l'unico che ricordo a memoria. L'altro giorno sull'autobus mi sono fatta un livido e mi sono accorta del mio corpo. Cerco di portare via meno roba possibile, per essere leggera come un oceano di gomma.
Ten times removed, I forget about where it all began.
domenica 27 agosto 2006
43
Piovono le famose bamboline stitiche di Fiato adolescenziale da questo temporale e qualcosa dentro di me non funziona ostinatamente. So che non hai trovato niente quando mi hai aperto, perchè in me non c'è niente e nessuno. Vorrei aprirti le ginocchia e installarti nelle gambe un'impalcatura che resista, anche se viene un po' di vento. Tra poco crollerò sotto il getto bollente della doccia, stenderò i miei piedi sulle lenzuola a pois pulite. Ascolto Eye degli Smashing Pumpkins, domani vado a farmi il tuo buco. Aveva ragione lei quando diceva che sei proprio dorato.
martedì 22 agosto 2006
42
Le cuffie nelle orecchie come al solito rimandano Hurt. Mi torna in mente la Buy che ne I giorni dell'abbandono dice "Non posso soffiare via il passato come se fosse un brutto insetto che si è posato sulla mia mano". Sei nelle mie scarpe, nei miei piedi, ovunque vada.
domenica 20 agosto 2006
41
Ci siamo seduti sull'erba bagnata e ci siamo sporcati i jeans. Quando ha tirato fuori il tabacco per la pipa, mi ha chiesto l'accendino: ha fatto una gran fiammata e lui s'è spaventato. Poi ha tirato fuori quella che lui chiama salvia allucinogena. Mi ha detto "L'ho trovata a Londra, lì è assolutamente legale" e poi mi ha detto "Senti l'odore."
Mi ha raccontato di essersela fatta o di essersi fatto qualcosa di simile, a Plymouth, sulla spiaggia, insieme ad un suo amico. Mi ha detto che gli era sembrato che il golfo fosse una mano che si apriva e che era stupendo. Gli ho detto che avrei voluto provare, e lui ha replicato che la prima volta avrei dovuto farlo con lui, così mi avrebbe fermato se qualcosa fosse andato storto. Non mi ricordo nient'altro, solo i suoi capelli che oscillano piano alle due del mattino.
domenica 13 agosto 2006
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lunedì 7 agosto 2006
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sabato 5 agosto 2006
38
Fa finta di essersela presa davvero, per un po'. Mangia il cocomero e si siede vicino a me: toglie i semi col coltello. Ricordati che i semi li mangiano solo i conigli, mi dice. Stamattina è arrivato mentre ero appoggiata alla rete, coi miei calzoncini ridicoli. Bruttarella, mi ha detto, sorridente. Si infila una fetta di melone quasi intera in bocca ed esce. Sto parecchio assorta e mi chiedono se penso al mio fidanzato. Sorrido, mi infilo uno stuzzicadenti in bocca fino a farmi sanguinare le gengive come al solito. Vado a fare due passi e non torno fino a che le scarpe non saranno consumate. Mi butto a letto e dimentico.
sabato 29 luglio 2006
37
Mi sono infilata i calzini a righe colorate nuovi a mo' di guanti e ho fatto il nodo alla cravatta nera coi teschi. Pensi mai di voler avere un telecomando per mandare indietro certi momenti e riviverli da capo, per sempre? Rivivere interi periodi, intendo, facendo le stesse identiche azioni? Credo che a tutti capiti. Penso continuamente ai tuoi capelli anche quando guardo il cielo bianco, senza segni. Penso alla tua espressione impossibile da descrivere, anche con qualsiasi combinazione di parole.
giovedì 27 luglio 2006
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lunedì 24 luglio 2006
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venerdì 21 luglio 2006
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venerdì 7 luglio 2006
33
Ho colorato i capelli di viola come se dovessi andare ad un appuntamento. Alla fermata dell'autobus le macchine e le persone scivolavano via come in una film, il cielo grigio piombo pesava dei chili. Avevo la scatola della fortuna tra le mani e gli orecchini nuovi neri a forma di stella.
lunedì 3 luglio 2006
32
A volte mi sembra di sapere tutto con certezza, tutto ciò che voglio, ogni pezzo al suo posto, ogni tassello in ordine. In altri momenti invece sono lì che non riesco a capire dove sto andando e cosa sto facendo. Ho paura delle persone, della gente. Mentre camminavo ho incontrato due ragazzi della mia età a parlare su una panchina. Si sono fermati nel momento in cui sono passata. Mi sono sentita terribilmente fuoriposto, come se li avessi disturbati da una quiete che non avrebbero più ritrovato. Al ritorno infatti ho cercato di prendere strade diverse per tornare sul sentiero di casa, sperando di riuscirci. Alla fine non ho incontrato nessuno, solo due ragazzi che si tenevano per mano. Quando mi accorgo di amare qualcuno, vivo nella costante sensazione che prenderà freddo durante un mio momento di distrazione.
31
Si sta spegnendo tutto e io non posso fermarlo. Non riesco a stasera ferma sulla sedia e tu mescoli il mazzo di carte, i pezzi del puzzle. L'unica cosa che funziona in me, sei tu; un congegno che ho dritto in mezzo al cuore, incastrato tra la complessa rete delle mie vene. Ho sognato una notte in cui ti aspetterò seduta sotto la porta di casa, distante dalla tua finestra, seduta per terra, nel buio. Ho sognato una notte in cui non avrò il coraggio di dirti niente e aspetterò solamente che tu mi venga a raccogliere.
martedì 27 giugno 2006
30
domenica 18 giugno 2006
29
Viaggiamo in riva al lago con il vento che ci scompiglia i capelli. Vorrei restare tutta la vita così senza chiedere altro. Ci fermiamo solo per fotografare una famiglia di anatre e poi andiamo ai chioschi. Finalmente è giugno e ci infiliamo nella prima pizzeria, per prendere un bicchiere di vino con le bollicine mentre aspettiamo le pizze calde da portare via. La mattina dopo mangiamo in mezzo ai fiori e lei è sovrappensiero. Andiamo in motorino, tutte e due. La sera ci sono i piatti fatti, l’insalata di riso e il caffè prima della partita. Lei mi prende la mano, sotto al tavolo, e la stringe forte. Ci è venuta l'idea di fare gli spaghetti alle tre di mattina, mentre lei disegnava cuoricini sul tovagliolo di carta.
Quando ci siamo salutate ha fatto finta di piangere.
martedì 13 giugno 2006
28
Domenica la voglia di alzarmi è praticamente minima. Tu non mi rivolgi nemmeno lo sguardo, resti lì a giocare coi tuoi capelli, alzi una manica della maglietta e mi dai la panoramica di tutti i nei della tua spalla. Esiste un modo per rubarti quei nei? Stavo pensando a come sarebbe sciogliere una di queste pasticche per la lavastoviglie in mezzo bicchiere d’acqua. Ho ragione a pensare che tutto andrà per il meglio. Lunedì, in Piazza Grimana, le sue mani tremano. Mi addormento in mutande sulle lenzuola.
giovedì 8 giugno 2006
27
Il ragno che era in cima alla doccia cadrà dalla sua ragnatela mentre mi starò lavando e io farò un urlo fortissimo. Eppure tutto questo è solamente uno sfoggio di perline. Giriamo per le strade del centro piene di vento, in giro per negozi a ridere dei prezzi troppo alti e farci gli scherzi. Aspettiamo un autobus che non arriva mai. Torna da me, o i pensieri torneranno a divorarmi. Mi fa male tutto.
lunedì 5 giugno 2006
26
Cado in un sonno profondo in autobus, coi Pixies nelle orecchie. Rimango tutto il giorno a letto, pensando alle cose più banali. Alle frasi sottolineate dentro i libri, agli alberi mentre torno a casa.
domenica 4 giugno 2006
25
Le risate con lei sono proprio come quell'interruttore che fa spengere e riaccendere. Aspetto la pioggia che non arriva mai, è sabato e tutto va bene, tutto va bene come sempre. Annaffio i fiori mentre fa freddo, poi sto sulla poltrona, nella mia maglietta a maniche lunghe. I capelli sciolti, solo per oggi. E' sabato e la città si sfoga. Ci sono due ragazzi che tentano di rimorchiarci sulle scale del Duomo, sotto questo cielo grigio. Hanno le sciarpe biancoverdi, i i sorrisi e gli occhi azzurri sopra le guance rosse avvinazzate. Lei mi tocca la gamba per chiedermi di andare via. Parliamo sotto la torre, sotto all'olivo, con la birra in mano, poi al parco lei fa la guardia mentre faccio pipì. Qui dietro c'è gente coi cucchiaini a sciogliere la roba. Sogno l'intervento e mi sveglio spettinata.
giovedì 1 giugno 2006
24
Ultimamente mi sembra di ragionare per fotogrammi. Torno a casa sull'autobus di giovedì pomeriggio. Fuori piove. Il vento freddo che ci sferza la faccia e le ginocchia. Il tempo sembra solamente un altro indizio. Mi ammorbidisco e respiro, mi immergo nell’acqua. Credo di essere passata di livello, anche se devo ancora scrivere milioni e milioni di parole su di te e sulla tua voce.
mercoledì 31 maggio 2006
23
Se esiste sul serio qualcosa di buono, l’ho trovato questi giorni. E’ nella casa della zia prima che lei se ne vada, alle due di pomeriggio, con la sua valigia pronta. Mare per tre giorni e già profumo di sabbia. E’ nelle mie gambe. Io dormo in penombra, e non vado a scuola perché voglio stare lontana. Faccio un caffé per lei, poco prima di studiare fisica. Mi chiede di tagliare i pomodori e le pere, mi sorride, prende il coltello che taglia di meno. Arriva R. che apre il vino, mi dà un bacio un po’ più lungo del previsto. Mi chiama mia madre, dice che mi devo operare. Mi esce sangue dal naso, ma sto bene.
domenica 28 maggio 2006
22
Siamo stati seduti sull'erba a guardare gli aerei in cielo con le frecce tricolori. Abbiamo seguito il gioco della pentolaccia. Io e lui ridiamo e incitiamo contenti la pentola che si rompe. Ci voltiamo contemporaneamente, nascondendo il viso tra le mani, per non farci sommergere dalla sabbia.
mercoledì 10 maggio 2006
21
sabato 6 maggio 2006
20
sabato 15 aprile 2006
19
Il mio letto galleggia pieno di vestiti. La canottiera rosa che mi sono tolta poco prima di uscire che sa ancora di pesca. La custodia di un lp, la sciarpa, Lolita aperto a pagina ottantacinque. Il plaid rosso pesante che usavo quest’inverno che oggi ho riscoperto in un particolare momento di freddo. Il pavimento del terrazzo che comincia a scottare un po’ più di sole. La sua macchina bianca non c’è. Lui mi aggiusta la sedia ridendo e fumando e dicendomi che sono carina. Poi mi porta in casa mentre io mi attardo a giocare col suo cane. Mi fa sedere e guardo le mele rosse, una a metà, sul tavolo. Mi sento come quella mela.
venerdì 14 aprile 2006
18
Giovedì sera due o tre scale mobili coi sorrisi in bocca e poi via lungo Corso Vannucci a fare testa o croce tra il cinese o la pizzeria all’angolo. C’erano Francesco e Francesca che c’aspettavano e poi lei doveva andare in bagno urgente. Poi siamo andati in un locale, io mi sono attardata cinque secondi per lasciar andare lo sguardo sopra i riccioli biondi di un ragazzo in fondo alla sala. Lui che fumava contro l’aria fredda nascosto nel suo maglione con una mano in tasca e l’altra che reggeva la sigaretta così perfettamente attaccata alla sua bocca. Fine.
mercoledì 12 aprile 2006
17
Fino a stamattina avevo un cuore da camionista disegnato sull’avambraccio. Poi arrivano anche i martedì e fanno finta d’essere meglio. Io e lei sedute nella sua cucina. Io che fisso il frigorifero giallo dove c’ha attaccato due coccinelle rosse e rido. Che fai, cerchi di coprire la bozza? Allegra spensieratezza mentre nelle cuffie risuona Bugo con Mi rompo i coglioni. Accuratamente mi affogo tra esperimenti e lamine dorate per dimostrare che un elettrone ha una duplice natura come la mia anima. Ieri era ero sul letto a leggere Lolita. Un attimo dopo sull'autobus che mi riporta a casa c’è Mattia Ammirati con le sue converse rosse e dio solo sa quello che penso quando lo guardo.
sabato 1 aprile 2006
16
Perfect nelle orecchie. Ho un paio di orecchini nuovi. Mi sembra che tutte le cose a cui tengo mi si stringano intorno. Noi, a pranzo oggi, ridevamo. Tutti mi pigliavano in giro e viceversa. Lui con quell’accento marchigiano romagnolo. Il caffè. E ho i tuoi orecchini addosso, tanto per non sentire la nostalgia.
N ext time I promise we'll be perfect
giovedì 30 marzo 2006
15
L’aria sa di zucchero e panna. Torna primavera. Guardo la panchina dove mi sono seduta quella sera che mi ha chiamato e gli ho raccontato un po’ di cazzate per ridere insieme. Non rido mai come quando rido con lui. È’ un modo tutto diverso, completamente unico.Mi diverte guardarla mettere a soqquadro la casa. Anche lei sente nelle ossa, nelle mani, il formicolio di primavera. Sposta i libri e compra i mobili. E io mi dimentico che potrebbe morire da un attimo all’altro. Guardo questa casa dove entra il sole e respiro. I frammenti di adesso mi bastano per sopravvivere. Le maniche corte e la colazione. Le sette di mattina che già c’è il sole.
venerdì 24 marzo 2006
14
Avrei voluto guardarla negli occhi e dirle che andrà tutto bene come diceva quella canzone di tanto tempo fa.
Sono rimasta ferma lungo le pietre nere di Corso Cavour accecata da centinaia di fotogrammi tutti uguali che me la riproponevano davanti in uno squallido bagno di scuola mentre chiedeva un abbraccio. Ho guardato il cielo che da soleggiato diventava grigio e apatico come i nostri sguardi simmetrici sulle pietre. Il silenzio. L’andare via silenziosamente una accanto all’altra senza dire molto. Ancora mani fredde e ginocchia stanche. Di nuovo tutto il peso del mondo sulle spalle e la voglia di stendermi sotto un abbraccio familiare. Riposarmi. Tirare finalmente un sospiro di sollievo. Spegnermi. Ho racchiuso nelle mie mani tutto. Sperando che potesse bastare.
La polvere ha solo iniziato a cadere.
giovedì 23 marzo 2006
13
Mi sono accorta di essermi fissata su una porta rossa chiusa. Mi sono accorta di essermi fissata sul ragno che vive aggrappato al soffitto. Grosso e nero. Come disegnato da un pennarello indelebile. Stasera l’ho cercato con gli occhi e se n’era andato. Come tutte le cose che si allontanano da me. E non le posso fermare, non le posso fermare. A volte guardavo il mio professore di disegno correggermi il colore con i pastelli e mi venivano i brividi tutte le volte. Mi sembrava di sentirli sulla schiena, quei colori. Lievi. Soffici. Che non facevano male.
Se dovessi ricominciare da capo, ricomincerei da quando ti ho conosciuto, perché tu sei l’unica cosa del mio passato che non cancellerei.
martedì 21 marzo 2006
12
Ieri mi sono giocata tutti e dico tutti i miei risparmi fino a prossimo mese e dico che non avrò soldi nemmeno per fare merenda a scuola. Vomiterò sui capelli di Luciano tra le 14. 00 e le 14.10 e tutti saranno contenti e un po’ mollicci. Io tante volte rido, perché alla stazione di Perugia non c’è posto materiale per i delinquenti. Comunque era buffo camminare con le buste di spese pazze in mano. Ci sono momenti che zampillo e mi spendo dentro le pozzanghere delle mie certezze. Non so nemmeno io perché le ho. Le sento e mi piace sguazzarci dentro. Era una di quelle sere, ieri, che mi veniva voglia di lavarmi i capelli e di farmi un bagno come dio comanda. Sono una romantica e sti cazzi. Del resto faccio sempre la dura con tutti. Poi c’è una persona in particolare che quando la mando affanculo mi dice sempre ti voglio bene e mi abbraccia.
Ecco, ci vorrebbero più persone così al mondo.
domenica 19 marzo 2006
11
Sono in attesa di una carezza. Ho bisogno di chiudere gli occhi e sentirmi sfiorare la pelle dai fiori come su quel film, in silenzio, lasciandomi andare, rigando il mio sorriso con lacrime di commozione.Ho voglia di stringere quelle mani e di incrociarle alle mie, e di ascoltare in silenzio l’andare e il tornare del respiro.
sabato 18 marzo 2006
10
Mi rendo conto d'aver raggiunto livelli di dipendenza quasi sconvolgenti. Se fossi credente non avrei problemi a catalogare quest'episodio sotto la voce "segni di Dio". Dietro di me ci sono cose che non ho detto, fatto, o capito prima. E questo mi fa incazzare in una maniera tale. perchè io per una volta, per l'importanza che do alle cose, vorrei saperle anche far arrivare ad un punto decente.
giovedì 16 marzo 2006
9
Ho tirato un calcio alla scrivania e mi sono fatta un male cane. Mi sono scritta sulla pelle dappertutto. Sembro una scatola vuota dove non entra mai l’aria. Ieri per esempio. Ho guardato il sole e stavo a maniche corte. Ho guardato il sole e mi sono detta quanto sarebbe stato giusto che in quel momento, in quel momento solo in cui mi stavo arrendendo dicendo a me stessa quanto non ce la facevo così, dirgli tutto, dirgli quella frase. Mi fa male il ginocchio. Forse devo aprirlo con un taglierino.
venerdì 10 marzo 2006
8
So di essere diventata terribilmente generica. So di essere diventata noiosa. La colpa era del sedile dell’autobus. Secondo me ci si è seduto qualcuno che aveva voglia di dormire. Stare a letto la mattina quando fuori è freddo e piove. Mi fa sentire bene. Ultimamente mi mancava Piazza Partigiani e il suo pavimento e le sue nuvole che poco prima del tramonto cominciano a farsi rosa e viola e arancioni e sembrano un quadro di Munch e il vento che ti sferza la faccia; me lo ricordo perché un anno fa stavo su quel prato con Simone. Nascondo la faccia nella sciarpa perché fa troppo freddo. Sto con lei come al solito e ultimamente mi basta questo. Quattro chiacchiere e le sue due o tre sigarette. Mi fa ridere il suo modo di mangiare roba tipo funghi e salsicce anche alle sei di sera.
Sfoglio i miei pensieri come un mazzo di carte già visto, come se sapessi a memoria cosa penserò un attimo dopo e infatti non mi smentisco. La verità è che sono un pessimo giocatore, l’ho sempre dimostrato in ogni occasione, e non parlo solo metaforicamente anche se dicono che certe cose danno indizi precisi e questo a volte potrei anche considerarlo vero.
giovedì 9 marzo 2006
7
Fa troppo freddo e mi vengono i geloni alle mani come al solito. Sono triste. Forse m’ha distrutto la dormita troppo lunga di ieri che m’ha fatto alzare col vomito e non ho mangiato niente e mi son solo fatta la doccia e messa il maglione rosso. Mi annoio come un cane. Mi va che ci siano le margherite sui prati e un giorno su sette mi andrebbe di metter le maniche corte anche se non ho le braccia sto granché anzi direi due mozzarelle.
Non mi va per niente di curarmi, di partire. Di farmi mettere le mani addosso. Morderei a tutti se potessi, ho dentro un incazzatura immane che mi piglia solo a questo pensiero che si va sempre più vicino. Senza contare che domani è 10. E io odio il 10. Io odio qualsiasi numero che mi ricordi qualcosa.
"perchè voglio una persona fisica che quando ho sonno mi prende la faccia e me la mette nella vasca fredda, che quando muoio sul libro mi prende la pagina e me la stampa nelle pupille, che quando voglio odiare mi offre il braccio per morderlo, che quando voglio sorridere mi tocca i denti."
martedì 7 marzo 2006
6
Apro gli occhi e fuori c’è una tormenta di neve. Proprio una di quelle che mi mette paura anche uscire, si sa mai che mi porta via il vento e la neve. Le scrivo un sms che sono seduta in classe e siamo solo in due. "Scema, sei ancora a letto?" Ieri sono andata un attimo in bagno e m’hanno aspettato in cucina fermi tipo statue di cera per tirarmi addosso le arance e la mia sciarpa. Ci siam fermati a far benzina a cento metri da casa mia, e abbiam parlato di tutte cose che non ci interessavano affatto e m’ha chiesto una mano con inglese quando lei tanto non studierà. Vorrei rifugiarmi a casa sua tutti i giorni perché là dentro sono semplici e senza pretese e il frigo è giallo ed è scassato come se in mezzo qualcuno c’avesse tirato un pugno e poi si entra e non ci si entra più, e non c’è bisogno di chiedere permesso. Suo padre m’ha conosciuto e ha giocato col mio basco. Bel look ha detto.
Giro per strada e mi pare d’avere conficcato nel petto una lancia di almeno tre metri e mezzo e penso che prima o poi qualcosa o qualcuno me la estirperà e allora beh, sarà finita. Nel frattempo dovrò camminarci tentando di mantenere l’equilibrio. Miele sta morendo. Attendo paziente. Come questa neve. Perugia è imbiancata. I cortili fuori bianchi. La neve cade lenta, tipo uno che dice “ecco ora mi siedo”.
Mica è reato piangere sull'autobus davanti a tutti.
domenica 5 marzo 2006
5
La domenica è il giorno peggiore della settimana. È una teoria con la quale morirò, ne sono certa.
Ascolto Niccolò Fabi nella mia testa dopo averlo perduto per sempre in un giorno di reset. Canticchio 10 minuti senza pensare. Vorrei proprio sfogliare il giornale per riuscire ad andarmene da questa città virtuale. Tagliare i gambi dei fiori e portare a spasso i cani, e saper disegnare per distrarmi, poter lavorare in un bar e dar da bere a cani e porci, ripiegare le magliette e dire solamente incosapossoservirla e graziedarriviederci.
Vorrei che suonassero la porta ora e mi dicessero di qualche calamità naturale, così non dovrei pensare ad altro che alla mia paura, alla voglia di scappare e alla disperazione che m’assale. O che dicessero che sta per arrivare un sacco di gente a mangiare e tocca a me cucinare. O che smettesse di piovere e ci fosse un autobus che mi porti lontano da qui, magari da sola, magari col cane, che tanto sta buono e lo posso nascondere come un clandestino dentro l’autobus blu che va più veloce. Vorrei che ci fosse qualcosa a cui devo stare dietro se no senza di me muore. È domenica e sento freddo come ogni benedetto giorno da lunedì a domenica da tutti i miei inverni. È domenica e io dovrei studiare fisica ma non ho ancora fatto nulla e sicuramente arriverà sera che non avrò aperto il quaderno perché sono qui e anche se non fossi qui a fare altro che non sia fisica.
Mi si è sfilato il piercing al naso.
venerdì 3 marzo 2006
4
Non so se ridere o piangere. Come oggi che era da prendersi a sediate e ridevamo sulle stronzate. Non c’era un cazzo da ridere ma andava bene lo stesso perché infondo ci veniva da vomitare ma dovevamo farci avanti. Volontari e pure suicidi. Lei mi guarda perché lo sa. Ieri gliel’ho detto che sono stufa di tutta ‘sta sceneggiata ma per il bene mio e probabilmente di almeno altre dieci persone, vado avanti così. È l’unica cosa che so fare bene, probabilmente. A voglia a dire che non sbaglio. Io sbaglio eccome e mi ci spacco la testa a capire dov’è che non riesco ad imparare. Una linea semplice e senza errori, dovrebbe restarmi in mente senza complicazioni.
giovedì 2 marzo 2006
3
Per esempio adesso passeggiavo sotto la pioggia. Ripensavo ai suoi occhi su quel letto oggi e la sua sincerità così spontanea. Quel tirare fuori tutto da una cosa così facile. Io l'invidio. L'amore forse non si cerca dando pugni all'aria. Sorrido tra me e me, prendendomi anche in giro. Ho dormito per tutto il tempo sull'autobus di ritorno e ho avuto anche tempo di sognare.
Mi fa male sognare. Mi fa male cecare di stare bene, tanto non ci riesco e ho sempre freddo e sempre corro verso qualcosa troppo lontano da me. Lei mi accarezza e mi dice che io sono bella e che anche con questo cappello ridicolo rosa non devo avere paura di niente. Non devo avere paura del buio. E per me non è semplice. Lorenzo era quasi più emozionato di me ad andare a Milano e io ho riso quando l'ho saputo perchè lui infondo è romantico e voleva fare il cupido della situazione. E' stato dolce, anche se so che non mi sopporta. O magari son sempre io che mi convinco delle cose inesistenti. Ieri piangevo all'improvviso. Sì odio farlo. Anche perchè devo viverla come bile in gola questa vita, è questo l'esempio che devo dare. Poi come fanno a dire che non ho sentimenti. Pane per i loro denti. Piangevo e ridevo assieme come una deficiente nelle luci psichedeliche della mia stanza, piangevo a ridevo per ricordarmi che l'amore conta e che io sono patetica. Che mi lascio ferire da ogni cosa ma che se succede non riesco a farci niente e mi curvo su me stessa e affondo le unghie nella maglietta e piango ancora sotto la doccia e poi nel letto prima di dormire, e faccio sesso per dimenticare, e mi masturbo da sola perchè mi voglio distrarre. Sto anche pensando di essere in procinto di pubblicare una grande stronzata. però indovinate chi è che ha preso il voto più alto al tema d'italiano stamattina. Con 13, 5 ho sbaragliato tutti. L'hanno anche letto ad alta voce. Non mi sono mai sentita così patetica.
mercoledì 1 marzo 2006
2
Adoro i suoi momenti d'allegria. Adoro che sta bene perchè fa stare bene me. Mi accoglie dentro casa con un bacio e io, io avrei semplicemente voglia di studiare e farmi una doccia o mangiarmi chili di gelato informe.
Ho voglia di quel bagnoschiuma alla mora e frutti di bosco che c'è dentro la doccia. Ho voglia di farmi lo shampoo alla pesca. E ho voglia di cogliere una o due stelle stasera. "Sono orgogliosa di te" sullo schermetto del mio cellulare. Chi non combatte cade. Ho riso da sola sull'autobus pensando a quanto bene m'ha fatto quella mano depravata che ha imbrattato il portone di via Marconi. Non lo sapeva, ma era lì per me, quel piccolo getto di spray.
E' dolce pensare a te che dormi nella mia mansarda. E' dolce pensare che ti lascerò il letto e che per almeno due o tre giorni potrò trattenere il respiro. Completamente in apnea lascerò, se Dio vuole, correre i minuti e le ore senza sentirne il riflesso nella spina dorsale. Senza battere ogni passo lungo la strada del ritorno a casa col senso di incompletezza. Sono inadatta e inadeguata alla mia vita. Scivolo via guizzando come un pesce. Brillo anche se per poco. Incontro un cane che mi abbaia ma si fida di me. Comincia a piovere e sono senza ombrello. Ma mi si riempiono gli occhi di lacrime al pensiero che prima o poi in quest’infinito girovagare e danzare del tempo che fugge incostante, riuscirò a trovare anch’io il mio appiglio.
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Mi mancano i batteri della tua bocca, mi mancano i batteri e non mi baci più -
se resto qualche giorno senza scambio di saliva sto male.