E' un sabato di sole, caldo tremendo fuori, ed io ho messo a posto chili di carta inutile. Ho ritrovato i dischi vuoti e ieri pomeriggio, seduta al parco dietro l'autoscuola, ho letto un libro pensando al colore dei tuoi occhi che ieri era di un colore insolito e disarmante.
sabato 14 luglio 2007
89
martedì 10 luglio 2007
87
E' luglio.
Dovrei telefonare. Dovrei andare a vendere i miei libri usati, ma non riesco ad utilizzare più le energie. Mi viene in mente una frase di una canzone che non ricordo. Fuori il mondo grida e qui io e te.
Eccola. Torna. Dentro Sharon, Verdena.
La metto su Media Player, mentre bevo succo d'arancia.
Sara mi ha lasciato scritto parole, alle undici di questa mattina. "Ti dico cosa farei io. E io il disco glielo farei".
Sarebbe un ottimo momento per fumare, per iniziare, per farlo e basta. Di tanto in tanto mi sono concessa anche quest'errore, tanto per stravolgere.
Continuo a perdere sangue. E di arrivare al tabaccaio per buttare via tre euro non trovo la voglia. Non trovo la voglia di fare niente.
Resto a guardare il soffitto blu della mia stanza, ascoltando l'acchiappasogni suonare ad ogni soffio di vento. Sbattendo le palpebre, come per cancellare. E tra la luce e il buio, ti vedo. Ti guardo. Sorridere come sai fare, camminare, parlare, gesticolare.
Rivedo i tuoi occhi dietro al vetro, ieri pomeriggio, in macchina con qualcuno che non sono io. Rivedo la tua mano che si agita in un saluto, e nei tuoi occhi un'espressione che non riesco a decifrare.
Rivedo tutti i fotogrammi che raccolgo, come conchiglie preziose. Come gioielli di vetro, che ad ogni mio minimo movimento rischiano di frantumarsi. Per sempre.
Dovrei telefonare. Dovrei andare a vendere i miei libri usati, ma non riesco ad utilizzare più le energie. Mi viene in mente una frase di una canzone che non ricordo. Fuori il mondo grida e qui io e te.
Eccola. Torna. Dentro Sharon, Verdena.
La metto su Media Player, mentre bevo succo d'arancia.
Sara mi ha lasciato scritto parole, alle undici di questa mattina. "Ti dico cosa farei io. E io il disco glielo farei".
Sarebbe un ottimo momento per fumare, per iniziare, per farlo e basta. Di tanto in tanto mi sono concessa anche quest'errore, tanto per stravolgere.
Continuo a perdere sangue. E di arrivare al tabaccaio per buttare via tre euro non trovo la voglia. Non trovo la voglia di fare niente.
Resto a guardare il soffitto blu della mia stanza, ascoltando l'acchiappasogni suonare ad ogni soffio di vento. Sbattendo le palpebre, come per cancellare. E tra la luce e il buio, ti vedo. Ti guardo. Sorridere come sai fare, camminare, parlare, gesticolare.
Rivedo i tuoi occhi dietro al vetro, ieri pomeriggio, in macchina con qualcuno che non sono io. Rivedo la tua mano che si agita in un saluto, e nei tuoi occhi un'espressione che non riesco a decifrare.
Rivedo tutti i fotogrammi che raccolgo, come conchiglie preziose. Come gioielli di vetro, che ad ogni mio minimo movimento rischiano di frantumarsi. Per sempre.
giovedì 5 luglio 2007
86
Ho studiato anatomia con Mattia, distesa su un prato senza scarpe, giocando coi fili d'erba. Ho trafitto la città sulla sua Opel corsa bordeaux senza la cintura, ed in un modo o nell'altro ho pensato a te.
mercoledì 4 luglio 2007
85
Un giorno catturerò il fuoco e smuoverò le carte. Ho guardato un film alle una di notte con una ragazza che stava per morire dentro una macelleria, inseguita da un omicida con la sega elettrica, che voleva ucciderla. Non c'è niente che faccia effetto; nè Mattia che ripete anatomia, nè questo vento che mi spettina, nè questi discorsi futili, nè queste parole, sorrisi, discorsi casalinghi con i miei, nè le prospettive nuove, nè la telefonata di mio padre che domanda come sto. Niente può contro il pensiero di te, fisso, incontrollabile nella mia testa, alimentato dal capriccio, da questa smania di voler arrivare ad un punto comunque necessariamente morto. Vorrei che tu venissi a cercarmi, perché mi farei trovare.
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