mercoledì 14 novembre 2007

112


I pesci dormono. Ho guardato a lungo la pioggia sul vetro, mentre tornavo a casa. Le Converse si stanno scollando dalla gomma e sono completamente fradice di pioggia. Ci sono ferite piccole, che non disturbano nessuno. Si aprono e sanguinano ogni giorno, ogni secondo, ma non parlano. Se ne stanno lì, a non chiedere niente. Le cose diventano preziose e intense quando si allontanano, così come le persone. Si riescono a vedere contorni ed essenze solo quando queste cose si perdono, come lacci che si slegano dai polsi. Come te che ballavi, un giorno, bellissimo. Come noi che ridevamo e le risate rimbalzavano contro il cielo gravido di stelle, che non doveva chiedere niente a nessuno, come il fumo della tua sigaretta o come la mia penna, che prima era brillante e sapeva scrivere, mentre adesso scrive il niente, ed è diventata muta.

martedì 6 novembre 2007

111


Piccole. Le parole sono piccole, eppure riescono a tagliare come coltelli affilati. Sto fissando il titolo di un libro inutile, mentre il rosso delle lenzuola e della cornetta del telefono mi circonda. Le parole sono sbadate, arrivano come grumi di sangue e mi impediscono di respirare. Vorrei annegare dentro quest'acqua bollente, mentre mi scroscia addosso un'altra piccola delusione. In silenzio, guardo la mia pelle che cambia colore sott'acqua, nascondendomi il viso tra le braccia. Non è una tragedia. Passerà anche questa, come sono passate tutte le altre onde. Zitte, senza fare rumore.

venerdì 26 ottobre 2007

110


Mi dici "Ho sonno" e mi domandi se puoi addormentarti. E alla fine lo fai, ti lasci andare, con la mia mano stretta nelle tue. Le mie parole sono perse, bruciate. Le mie lacrime ferme nelle orbite. Il cuore non ha battiti. Io non ho sentimenti, solo sensazioni. Sono troppo pesante perchè tu possa spostarmi.

giovedì 18 ottobre 2007

109

Se chiudo gli occhi posso sentire perfettamente la sensazione delle tue gambe che si fanno spazio tra le mie ginocchia, mentre si spingono contro le tue.

lunedì 15 ottobre 2007

108


 



E' quasi finito anche ottobre e ho le mani gelate. Non posso appoggiarle sul tuo ventre, non posso ascoltarti che scatti o che ti lamenti per i brividi, e distante da te sterminati chilometri cerco di ritrovarti nella cera e nello stoppino di questa candela bianca che brucia, ricordandomi della prima notte che abbiamo dormito insieme. Il sole disorganizza i miei pensieri. Ho guardato il cielo seduta da sola su una panchina, oggi, pensando che fosse di un azzurro potente; ho respirato la tua assenza pensando ai momenti che trascorro con te. I minuti scivolano, le ore si dissolvono come polvere. Quando stiamo lontani non esiste universo, non esiste niente, non esistono i colori e le chiome degli alberi. Non esisto io. Vivo in un universo di sguardi obliqui, diffidenti. Vivo vestita delle tue parole, così semplici, candide, ordinate.

domenica 14 ottobre 2007

106


 



Mi manchi nello stomaco, nelle arterie e nelle vene dove scorre il sangue blu. Mi manchi sulla punta delle dita, nelle forchette che incrocio nervosa mentre siamo a tavola, nei quadretti dei tuoi calzoni corti, nello sterno e nel fegato, e mi manchi dietro le orecchie. Dentro l'ombelico, mi manchi come se non fossi mai venuto. 

giovedì 11 ottobre 2007

105

Vorrei una discoteca labirinto bianca senza luci colorate
grande un centinaio di chilometri dalla quale non si possa uscire.

104

Ho esercitato a lungo la mia capacità di reazione. Oggi tra uno schema di storia e l'altro, ho avuto un attacco di risate convulse di dieci minuti filati, al termine dei quali non riuscivo nemmeno più a respirare e a tirarmi su dalla sedia. E' stato tremendo. 

mercoledì 10 ottobre 2007

103


Forse questo cielo grigio significa qualcosa, forse ci siamo sbagliati, forse smetterò di ridere e - come ieri sera - mi regalerò il tempo di parecchie lacrime una dopo l'altra. Forse un giorno tu tornerai a parlarmi, forse un giorno smetterò di sentirmi come quel famoso hidalgo che combatteva contro i mulini a vento. E' straordinaria la sensazione che fanno certe cose, il tocco del cappuccio della tua felpa sulle mie dita, contro uno dei sostegni rossi dell'autobus. C'è vento, e vorrei volare via.

sabato 6 ottobre 2007

102


Oggi col taglierino ho raschiato via due strati di unghia dall'anulare sinistro. 

martedì 18 settembre 2007

101

C'era un modo di ridere che avevi, come di sobbalzare all'improvviso. Era quasi uno sghignazzo, ti capitava di farlo raramente. Ne ho sentito il rumore poco fa, nell'immaginarti su un treno in corsa. Ho sentito nelle mie stanze il suono di quella risata, come se tu fossi appena dietro di me e, semplicemente voltandomi, io potessi ancora sfiorarti.

mercoledì 5 settembre 2007

100

Manchi come la circolazione delle vene nelle mie mani, che impedisce alle dita di scrivere qualcosa di logico. Mi sento improvvisamente stanca, infreddolita, triste, come se il peso di tutte queste circostanze e sensazioni addossate si fosse manifestato solo adesso. Il sole è mutato in vento gelido, fortissimo. E' arrivata la pioggia e la sera è congelata. Stringimi.

domenica 2 settembre 2007

99


 



Ho dormito con te, ho fatto l'amore con te sotto un cielo impazzito di stelle, ad un passo dai rumori dell'ultima festa dell'estate, i primi giorni di settembre sono arrivati senza avvisare e l'estate, quest'estate, è già volata via.

mercoledì 29 agosto 2007

98

Mi viene in mente l'odore del detersivo con cui ti ho lavato i boxer la scorsa settimana. Siamo stati capaci di trascorrere cinque ore stesi su un prato a domandarci cosa saremmo l'uno per l'altra se fossimo un libro, una canzone e un giorno della settimana. Abbiamo fatto l'amore sul tuo lenzuolo bianco e azzurro in mezzo alle chiazzette di sangue. Tu mi tieni tra le tue braccia ed è una stretta così sicura. 

martedì 28 agosto 2007

97


 



Quello che provo per te non sarà mai esprimibile con nessuna combinazione di parole.

sabato 25 agosto 2007

96

Mi copri gli occhi con la mano per non farmi vedere la tua password.  Ridiamo al buio mentre fuori dalla tua finestra aperta i ragazzini guardano le foto sul cellulare e vanno in bicicletta.

venerdì 24 agosto 2007

95


Nel tuo giardino ci sono un milione di fiori e di colori e le bacche rosse come il palloncino che ti volevo regalare e un cuore rosso, il tuo, che batte fortissimo e tu sconvolto dici "guarda che schifo". Mentre fumi e intorno c'è l'aria umida e fresca della pioggia di agosto, è un po' più freddo e vorrei mettermi un maglione, vorrei essere libera di questi vestiti. Tocco le gocce d'acqua che stanno cadendo dalle bacche e ti domando se mai mi pensi, quando non ci sono. Tutto il sangue di stasera è rosso e rosso è il tuo colore preferito. 

domenica 19 agosto 2007

94


Guardo l'erba di questo prato di notte pensando che oggi è venerdì diciassette. Mi scosti i capelli dall'orecchio e ci avvicini le labbra dicendo che ormai è il diciotto. Anche a novembre, c'è stato un venerdì diciassette. Quante cose possono succedere, quante cose sono successe.

sabato 18 agosto 2007

93


Sto cercando disperatamente di organizzare i pensieri come in una dispensa molto ordinata, ma non sono mai stata troppo brava in questo, ho finito per distruggere l'ordine che avevo dato alle cose pochi secondi dopo aver lavorato tanto per crearlo. Mi sembra di essere seduta su una superficie alla quale sono incollata con la pelle viva; diretto contatto con la parte che brucia e mi sembra di presagire il male che farà, una volta che mi alzerò. Forse ti ho perso con un tacito accordo, e non me ne sono resa conto. Ho freddo. 

giovedì 9 agosto 2007

92


Ritrovo un pezzo di me, mentre parli, mentre mi sfiori per un attimo e solo per un frammento di tempo vorrei poter riscrivere tutto daccapo, vorrei non aver finito quelle pagine, vorrei ancora un giorno da vivere con te, vorrei mandare avanti e ritrovarmi già lì, nei nostri momenti. Vorrei solo che tu mi sfiorassi ancora, per un attimo. Che fossi ancora qui per disegnare ideogrammi sul mio braccio, per mettere l'azione al posto dell'intenzione, per dirmi ancora che hai visto quella luna mentre tornavi a casa, per ridere come sai ridere. Per prendere vita come il personaggio del mio libro. 

mercoledì 8 agosto 2007

91


Sabbia dai tuoi capelli, e mi devo mettere una mano davanti agli occhi per farmi schermo, per riuscire a guardarti senza restare accecata. Chilometri di erba si sono stagliati sotto le nostre schiene e sono qui senza fiato nè energie per urlare, un'ultima volta, quanto tutto questo mi sconvolga.

giovedì 2 agosto 2007

90


Certe volte mi sento come se qualcuno avesse infilato la mano dentro al mio cuore e l'avesse svuotato di tutto quello che c'è dentro, come si fa con i semi di un melone. 

sabato 14 luglio 2007

89


E' un sabato di sole, caldo tremendo fuori, ed io ho messo a posto chili di carta inutile. Ho ritrovato i dischi vuoti e ieri pomeriggio, seduta al parco dietro l'autoscuola, ho letto un libro pensando al colore dei tuoi occhi che ieri era di un colore insolito e disarmante.

88

C'erano stati dei pomeriggi in cui l'aveva desiderata con una rabbia capace di fargli male.

martedì 10 luglio 2007

87

E' luglio.
Dovrei telefonare. Dovrei andare a vendere i miei libri usati, ma non riesco ad utilizzare più le energie. Mi viene in mente una frase di una canzone che non ricordo. Fuori il mondo grida e qui io e te.
Eccola. Torna. Dentro Sharon, Verdena.
La metto su Media Player, mentre bevo succo d'arancia.
Sara mi ha lasciato scritto parole, alle undici di questa mattina. "Ti dico cosa farei io. E io il disco glielo farei".
Sarebbe un ottimo momento per fumare, per iniziare, per farlo e basta. Di tanto in tanto mi sono concessa anche quest'errore, tanto per stravolgere.
Continuo a perdere sangue. E di arrivare al tabaccaio per buttare via tre euro non trovo la voglia. Non trovo la voglia di fare niente.
Resto a guardare il soffitto blu della mia stanza, ascoltando l'acchiappasogni suonare ad ogni soffio di vento. Sbattendo le palpebre, come per cancellare. E tra la luce e il buio, ti vedo. Ti guardo. Sorridere come sai fare, camminare, parlare, gesticolare.
Rivedo i tuoi occhi dietro al vetro, ieri pomeriggio, in macchina con qualcuno che non sono io. Rivedo la tua mano che si agita in un saluto, e nei tuoi occhi un'espressione che non riesco a decifrare.
Rivedo tutti i fotogrammi che raccolgo, come conchiglie preziose. Come gioielli di vetro, che ad ogni mio minimo movimento rischiano di frantumarsi. Per sempre.

giovedì 5 luglio 2007

86

Ho studiato anatomia con Mattia, distesa su un prato senza scarpe, giocando coi fili d'erba. Ho trafitto la città sulla sua Opel corsa bordeaux senza la cintura, ed in un modo o nell'altro ho pensato a te.

mercoledì 4 luglio 2007

85

Un giorno catturerò il fuoco e smuoverò le carte. Ho guardato un film alle una di notte con una ragazza che stava per morire dentro una macelleria, inseguita da un omicida con la sega elettrica, che voleva ucciderla. Non c'è niente che faccia effetto; nè Mattia che ripete anatomia, nè questo vento che mi spettina, nè questi discorsi futili, nè queste parole, sorrisi, discorsi casalinghi con i miei, nè le prospettive nuove, nè la telefonata di mio padre che domanda come sto. Niente può contro il pensiero di te, fisso, incontrollabile nella mia testa, alimentato dal capriccio, da questa smania di voler arrivare ad un punto comunque necessariamente morto. Vorrei che tu venissi a cercarmi, perché mi farei trovare.

martedì 26 giugno 2007

84

Quando sono salita in macchina il sedile aveva il calore del tuo corpo, il sangue aveva scaldato quel posto come un nido, l'ho pensato sorridendo mentre regolavo gli specchietti, come al solito avvicinavo troppo il sedile ai pedali. Io e te ci mangiamo le unghie nervosi, tutti e due allo sfinimento, l'ho notato dalla prima volta che ti ho visto. Tu avevi addosso un paio di pantaloni corti, che ti lasciavano scoperte le gambe, un paio di calzoni a quadretti. Ti ho raccontato della pioggia di Londra e tu mi hai detto che ci vediamo martedì. Vorrei lasciarti un segno di me, ma tutte le volte lascio perdere.

sabato 16 giugno 2007

83

Cose che ho fatto ultimamente oppure oggi: ho guidato e riso con Fausto; ho iniziato e quasi finito la valigia per Londra (ancora domani e poi sarà domenica); ho bevuto un milkshake sola nel parco della stazione leggendo De Cataldo; ho scattato una foto a me stessa in blu; ho scritto gli indirizzi per le cartoline che manderò, e risposto - senza motivo, o quasi - male a Sara, perchè tutta quell'euforia mi dava fastidio. Ho un livido su una gamba, perchè non sono mai stata capace di fare una cosa simile senza conseguenze. Ho urlato, ma a voce bassa, quindi non conta. Ho bevuto un po', ma inutile ricordarsene. Ho messo la testa sotto il getto dell'acqua gelida e ho sentito il sangue affluire lentamente. 

mercoledì 13 giugno 2007

82


 


Daria e Marta sono sedute ai soliti posti, io compio gli stessi gesti, faccio gli stessi passi, lo stesso percorso per arrivare in tempo ad una lezione. Ho in testa segnali di pericolo e roba da mettere in valigia. Continuo a fare sogni irrequieti, strani, che mi portano al passato. Ho bisogno di ridere tanto, così forte da dimenticare. I rumori della festa qui vicino mi accompagnano ogni sera mentre mi addormento. Io sono lontana da questa festa, mi tiro indietro con cautela, intimorita dai rumori, dal frastuono, evasiva e indifferente al caos, alla disperazione di provincia. Voglio un'emozione, un'emozione forte.

lunedì 11 giugno 2007

81


 


Mi hanno fatto tenerezza le tue unghie tormentate di insicurezza, le tue dita lunghe che sotto la pioggia portano il mio volante nella giusta direzione, le tue dita che scartano una caramella all'arancia rossa, al limone, alla mora. La tua t-shirt era a righe anche oggi, righe bianche e righe miele; ti ho detto che parto, ma non hai detto niente. Oggi per caso ho notato che hai un anello all'anulare della mano sinistra. Come puoi vivere a testa in giù?

domenica 10 giugno 2007

80

Ho un cielo di cartapesta come uno spettacolo pirotecnico al quale assistere, e due pipistrelli che giocano a rincorrersi tra i rami di queste sere sfilacciate, amare come ciliegie colte presto. Lunedì è il giorno delle streghe. Lunedì voglio baciarti e chiedere a Mauro come mai s'è tagliato i capelli così corti. Fanno un disegno strano come un tatuaggio tribale. Oggi ho fatto la prima guida con mio padre in un parcheggio di un rivenditore di mobili con lo sconto del 70%. In casa sua è pieno di post it gialli attaccati ovunque, abbiamo cenato coi pomodori che sapevano di giugno. Non ho voglia di partire.

venerdì 8 giugno 2007

79


Una cena stupida fatta di poche risate e il racconto di qualche mese in Russia. Un bicchiere di vino rosso come non capitava da tanto, e il continuare a controllare la posta elettronica (se esiste ancora qualcuno che la chiama così), in attesa che mi dicano qualcosa. Piove da giorni interi, forte, tanto da costringermi a mettere una coperta in più sotto le lenzuola. Tra meno di 


 dieci giorni parto per Londra e non so cosa mettere in valigia. Ho deciso di perdermi, proprio come mi hanno consigliato quelli che l'hanno vista almeno una volta. Prendere una cartina e buttarla nel primo cestino che capita, per non ritrovare la strada. C'era una specie di canzone di Morgan che diceva così, vero?

sabato 2 giugno 2007

78

Questa costante sensazione di angoscia e di nervosismo mi sta accartocciando come una foglia e non posso farci niente. Testarda continuo a fingere di distrarmi, a sentire i morsi di una fame nervosa. Continuo a fare test di guida, a bere tè bollente, a vedere film, ad ascoltare questa canzone che lui mi ha mandato, con un sorriso e un saluto veloce, un trovarsi per raccontarci di quanto ci sia piaciuto questo film. Vorrei vederlo insieme a te, un giorno, e dormire tra le braccia di qualcuno che voglia stringermi, oggi i miei capelli erano così belli, lucenti e morbidi sul cuscino. Una banconota da cinquanta poggiata sul mio comodino, che un vento leggero fa volare via, come gli sguardi, come la nostalgia. Niente è in equilibrio, tutto è in bilico, precario come questi sorrisi, questi stati d'animo leggeri, come scrollarsi le spalle. Fingo, fingo continuamente di andare col vento e di essere tranquilla, e questa noia che fa spazio ai pensieri non mi aiuta, non aiuta a dimenticare. Non c'è distrazione dal silenzio, è come stare seduti al centro dei propri pensieri, circondati dalle proprie sensazioni. Frammenti, fotogrammi, pezzi di pellicola, negativi di fotografie.

venerdì 1 giugno 2007

77

Penso a diverse cose: a Nietzsche, a Mauro che deve arrivare, a Debora che ha perso una lente a contatto. E a quello che sta pensando lui nel guardarmi di soppiatto, e a questa caccia all'osso che facciamo silenziosi. Marco spiega quand'è che la patente può essere revocata. Io prendo appunti con la matita, rido con Sabrina. C'è questa signora spagnola che oggi ha la prima guida e sta scoppiando temporale. Alle quattro pioveea dirotto e io resto ad aspettare che tutto finisca. Mauro è entrato, in ritardo pauroso: non ha fatto un sorriso, ha salutato e non ha detto altro per tutto il tempo. All'uscita ridiamo per via di Marcello, Mauro scappa via sul suo motorino. Non ho ancora capito dove vada con questa fretta.

giovedì 31 maggio 2007

76

Sarei dovuta restare a guardare il viso di Mauro ancora per un attimo, lunedì, così non avrei questa sensazione - adesso, di aver perduto i suoi occhi come i bottoni della mia collana che si sparpagliano sul pavimento. Vorrei restare in macchina per sempre e sapermene andare. Fatico a pigiare il freno, fatico a capire come ci si ferma. Le nuvole sono arrivate coi loro colori di piombo. Io alla fermata ho ascoltato canzoni deboli. Oggi un ragazzo che conosco bene s'è fermato a guardarmi dall'unico specchietto del suo motorino scassato.

mercoledì 30 maggio 2007

75

 Arrivo in casa e butto tutto per terra. Butto me stessa sul letto, mi copro. Voglio sprofondare nel sonno, voglio riposarmi. Ma il telefono suona ed è un colpo di martello sulla tempia ad ogni squillo che passa. Ho sognato A.  e gli occhi di Daniele che mi guardano, e la bocca di Paolo che non riesco a capire. Mauro e il suo sorriso sono fiori sbiaditi mentre la pioggia cade. Io e Sabrina che ridiamo perchè Marcello le fa pesantemente la corte e devo ricordarmi dov'è che è vietata la sosta e la fermata e tutta una serie di roba noiosa. 

martedì 29 maggio 2007

75


 



Ho Luna nelle orecchie e fresco che entra dalla finestra. Piove da tre giorni e le lacrime di Silvia sono come tanti pugnali. Guido sotto la pioggia e spero di frenare in tempo. Spero di frenare in tempo per tutto quello che riguarda la mia vita adesso, spero di mettere uno stop a tutto quello che non va. Non voglio più vedere certe facce, non voglio più dovermi alzare. E vedo te, io e te, niente conta in fondo. 

giovedì 24 maggio 2007

74

I pensieri non si conservano. Tu arrivi in macchina, hai una maglietta del colore delle arance quando sono mature e scendi, con le tue Vans nuove: che stanotte dormirai fuori si capisce dal modo in cui voli via, dalla fretta che hai, dalla promessa dei tuoi passi che tornerai presto. Sono le dieci e io aspetto Barbara, la tavola apparecchiata, la cena pronta, aspetto e scrivo a Daniele sorridere che i suoi occhi mi sembrano soli all'ingiù, due spicchi di mandarino.

domenica 20 maggio 2007

73


Continuo a non sentire niente. Sull'autobus la gente mi si struscia addosso e io non sopporto il loro tocco, non sopporto più niente, non voglio parlare con nessuno. Quest'aria dolce mi fa stare bene, al punto di arrivare alle lacrime. C'è un oodore di rosa bianca che mi metto ad annusare nel tornare a casa. Sull'autobus un ragazzo afferra un fastidioso apposito sostegno. E' ad un palmo dal mio viso. La sua è una mano bellissima, dita affusolate, bianche, unghie quasi perfette. Mi viene un'improvvisa voglia di strusciarmi contro quella mano, di strusciarci la guancia, di farmi accarezzare. Di farmi toccare, come Paolo oggi pomeriggio al posto di guida. studio Hegel aperto a pagina 432, le tue tesi e le sue antitesi, e tu non ci sei.

giovedì 17 maggio 2007

72


Ho acceso una macchina per la prima volta in vita mia. Mattia ha scelto un anello per Silvia, e non credo che mi dimenticherò mai la luce che hanno fatto i suoi occhi in gioielleria. C'è un cielo di piombo che minaccia pioggia e questa pioggia non arriva. Tra i segnali rossi di pericolo mi muovo piena di paura. Oggi ho sentito il cuore dopo tanto tempo.

lunedì 14 maggio 2007

71


La stanza 309 aveva la finestra aperta su una fabbrica con scritto Kimbo e Fracchia. Un tipo ci ha offerto il pranzo seduti fuori da un bar ottocentesco, Ammaniti ha parlato del suo nuovo libro, A. mi ha regalato due libri di Bulgakov.  Il museo del cinema di Torino è qualcosa che non so spiegare, mozza il fiato. Abbiamo preso un autobus notturno e Silvia ad occhi lucidi è rimasta seduta vicino a me. Questo tempo che scivola sembrerà sempre non abbastanza, sembrerà sempre di stentare, per non arrivare mai.

giovedì 10 maggio 2007

70


Il dolore è una ferita che si porta addosso e ognuno sa quanto fa male la sua, come questa che ho sul dito, completamente scoperta a ogni nuova infezione. Vedo la carne distaccarsi dal resto e penso che tutto mi sta entrando dentro, germi, tristezza e la valigia pronta per essere portata via.



 

mercoledì 9 maggio 2007

69


Ho diecimila angoli blu nella testa e una strana attitudine al ridere. Leggo Gli Indiffereniti di Moravia abbandonata sulla poltrona, in attesa delle cinque per andare a fare la visita medica per la patente. Ho guardato un documentario sulla vita di Byron in televisione. Il medico mi dice "Copriti un occhio" e mi fa leggere le lettere. Ho dieci decimi. Vedo tutto. Mi telefoni e dici che tua madre è morta, io non so che dire. Ieri  cercando di cucinare i pomodori mi sono tagliata il dito col coltello, un attimo e sarebbe finito giù, nell'insalatiera. 

venerdì 4 maggio 2007

68


Cette étrange blessure de mon cœur, qui n'était nulle part et qui était partout.

domenica 29 aprile 2007

67


(La tua camicia, il suo colletto, le tue spalle sotto la maglia e le tue scapole che escono, 10+9 fa 19 e 2+5+12 fa sempre 19.) Ho una serie di dati ordinatamente tenuti nella mia testa, 10+9 fa 19, lunedì la scuola guida resterà chiusa, venerdì devo ricordarmi di domandare cosa chiede a letteratura, devo scrivere, correre a fare la doccia, devo ricordarmi di passare in libreria, ho diciotto anni, il telefono non squilla, il diciassette giugno parto per Londra da sola. 

venerdì 27 aprile 2007

66


Metto le mani in tasca ed esco. Anche se c'è sole tira lo stesso il vento, e Sabrina mi si avvicina e sorride, parliamo e poi le prende il singhiozzo. Penso al ragazzo seduto davanti a me questo pomeriggio, che stava seduto in quel modo, col suo viso, e ogni tanto mi guardava mentre ascoltavo Map of your head. Lui era proprio così, proprio come quella canzone. 

mercoledì 18 aprile 2007

65

Roma scivola via fuori dal finestrino, è un albero sotto al quale corro a rifugiarmi, un abbraccio caldo, e pioggia col sole che sghignazza sotto l'ombra degli alberi di Villa Borghese. Ho sentito la neve sciogliersi di colpo e ho visto il viso di Silvia nel buio delle nove e mezzo luccicare di blu intenso, ho visto il cellulare vibrare. C'è una fila di negozi che si rincorrono sempre uguali, pieni di cose che non posso comprare. Il mio seno scotta, il mio corpo batte un ritmo lento, intenso, calmo e gonfio, il sangue rifluisce piano, dalle vene al cervello, e tutto intorno è silenzio, è dormire sul divano ascoltando mio padre che fa da mangiare, scivolare nel sonno guardando la seppia che nuota nell'oceano, lentamente rifluire, è quest'isola a forma di letto che troneggia nel soggiorno e un materasso troppo vasto per tutta la voglia di fare l'amore con te che mi prende quando non me l'aspetto per niente. 

mercoledì 11 aprile 2007

65

Qui non c'è più calma. Io forse un giorno catturerò il fuoco, e sei arrivato tu, un giorno d'inverno, con una foto dove sembravi un corsaro, con una sciarpa in testa e lo sguardo dritto. Questo senso d'averti perso mi rimbomba dentro. Vedi mai una stella cadere e non ricordi cosa desiderare?

venerdì 9 marzo 2007

64


Il mondo sembra una carcassa fuori dai finestrini degli autobus, e il sole mi commuove fino a farmi piangere.
Tornando a casa  ho ripensato a quando hai dato un nome al mio neo prima che mi svestissi per entrare nella doccia e hai detto "p come porta o c come chiave, perchè bisogna passare di lì, per."