lunedì 10 maggio 2010

214: puoi dirlo a tutti

adesso che ci hanno obbligato a mettere il prosciutto sugli occhi e le chiavi alle catene, adesso che ti hanno chiuso la bocca coi lucchetti dell'ispirazione - non ci rimangono che le briciole, puoi dirlo a tutti, amore mio, posso regalarti una matita blu, un pantone blu, dirti che il mio colore preferito per tanti anni è stato il blu, poi guardarti ancora fare il caffè nelle tazzine rosse a metà pomeriggio mentre tengo tra le mani la tua moleskine e ho svariate costanti che mi passano addosso, la x e la y, in un piano cartesiano in cui l'unica equazione sei tu. poi consacrami alla religione dei tuoi tempi e invitarmi a togliermi le scarpe prima di entrare, baciami i piedi che mi vergogno di mostrarti, fammi di nuovo l'amore di fretta sul tavolo apparecchiato per la cena, sulla tovaglia a fiori ti ho recitato le poesie di saba ed ungaretti a memoria - amarsi è proprio così, il fottersi e il bestemmiare e il lirismo orribilmente folle al quale ci costringono queste parole, il mondo un po' violento a cui ci piace assomigliare, i capelli tagliati che non torneranno mai, i papaveri molto rossi che tra poco mi perderò - esattamente come le magnolie, tutto quel che potrò fare sarà continuare a guardare finchè non sfiorisce questa pioggia continua, sarà arrabbiarmi per dei pretesti, sarà fare le scale mano nella mano con la tua mano sulla linea del collo con la tua mano che mi tiene per strada con la tua mano la tua mano che scioglie i nodi che dice i segreti.

previsioni del tempo, caso

mercoledì 5 maggio 2010

213: un po' di burro in culo

le mode le droghe e le doghe, e tutte le leggi stupide che non ho scritto io e quelle a cui devo sottostare. ma vaffanculo, oggi vado alla feltrinelli, un posto rivoluzionario, il posto più rivoluzionario che conosco è la tua testa dove ogni tanto mi dimentico dei tumori dei rumori degli odori della punta delle mani che sa ancora dell'aglio che ho tagliato ieri sera per fare un conato di carbonara che non è nemmeno venuta buona la rivoluzione la fanno le mie scarpe le tue scarpe quando entrano nelle pozzanghere la rivoluzione è nel caffè imparerai mai a leggere con le giuste pause ciò che scrivo senza bisogno delle virgole o del punto interrogativo mi farai mai il pranzo avrai mai voglia di spaccare la cucina con l'estintore ti libererai dalle catene per correre da me dai lacci morbidi dalle cose futili dalle parole inutili dai miei sughi sciapi e dalle mie unghie limate o dai miei capelli reagenti all'umidità delle lacrime ai tergicristalli che fan rumore - li dovremo cambiare, immagino - oggi sento freddo.

animalia, perturbazione