lunedì 27 luglio 2009

107: la pioggia é bianca


marco scalcione ha capito tutto, della vita. ha capito che per rendere bene la pioggia sulla tela bisogna fare dei leggeri tratti bianchi, come meteore. tipo la scia degli aeroplani. faccio i miei quotidiani esercizi di diplomazia, mi devi prendere ancora la faccia e dire che non ti vuoi cercare nessun altra ragazza, devo ancora fare su e giù col treno fino a conoscere ogni tornante. poi mi viene da ridere se ritrovo un brandello di cartaccia blu e fuxia vicino al comodino, con la tua mania di nascondere le prove e con la tua maestria nel fare i nodi. mi accarezzi la faccia e le tue dita odorano di lattice esattamente come le mie quando pulisco la macchina facendoti ridere facendoti credere di avere quattrocentomila manie che invece non ho - non sei pronto alle battaglie verbali e alle cartacce non sei pronto per gli aerei a bassa quota non sei pronto a stare a galla da solo, voglio darti la mano. io sono una guerriera del fine settimana, ascolto questa canzone perfetta, mi domando se avrò soldi per fare metano, per ricaricare la tessera per noleggiare i film, se queste rose smetteranno di fiorire mai, altre cose di poco interesse. devo sparecchiare la tavola, devo  imparare a stare ferma quando mi girano intorno le vespe.



weekend war, mgmt

106: aprirò un bar


ho smesso di studiare, ho smesso di leggere, ho smesso di andare a letto tardi, ho smesso di prendere il treno. le cose che prima guardavo dal finestrino, adesso sono diverse. ho in mente ancora tutto il ghiaccio di quel martedì che ha grandinato nel tragitto facoltà-stazione, quando ti chiedevo di baciarmi e tu cercavi di lasciarmi (al telefono). ho in mente le mie converse piene d'acqua che hanno sopportato l'autunno, l'inverno, l'incerta primavera e nonostante la fodera si stia staccando e i buchi, stanno sopportando anche l'estate. questo perché non so perdere le cose, mi mette pensiero avviare un paio di scarpe nuove, vorrei comprarle già con la forma del mio piede, abituate. ho smesso di avere paura di mettere il costume, magari la gente mi guarda ancora, ma non mi sembra di scivolare granché mentre ti porto per mano verso l'acqua, il che é un grande progesso. ho inziato ad occuparmi di una cosa sola, il che non é sempre divertente. ho perso sicuramente qualche grado, anche se fingo di no. ho imparato a non avere paura di parlare al telefono con persone sconosciute, ti ho sentito dire che se continuerò così per altri dieci anni, ci sposeremo. e nonostante gli imbarazzi e le grida e le cose che ancora non riesco a capire, ad accettare ed ammettere, nonostante le tue valigie per torino, e la continua ricerca di denaro, e le canzoni che fanno ancora male, sono contenta di aver parlato al telefono con te quella sera. sono contenta di non essere stata tranquilla. una cosa che non avevo ancora mai fatto con i libri, era misurarli con il righello. quando si tratta di preoccuparsi delle cose degli altri, a casa mia vige l'omertà (tipo: dov'è il metro? non lo so, e magicamente dopo mezz'ora qualcuno ce l'ha in mano). comunque, quando capirò che i miei fermalibri non fermano realmente i libri, sarà sempre troppo tardi.



patient one, yuppie flu

mercoledì 22 luglio 2009

105: non rimane che fare la spesa


dopodiché. vorrei che quando dicevi "ehc'èbaroncianiapesarosepartivamoungiornoprimapertorinomagaririuscivamoabeccarlo" fossimo davvero partiti un giorno prima, perché ci eravamo messi in testa di riempirci le tasche di spillette. mi pare assurdo che baronciani faccia anche gli asciugamani, io non mi pulirei mai il culo su certi disegni. tu però ti sei pulito il culo sulla nostra amicizia. poi sul sito di un'altra ragazza che dovrebbero fare regina delle marche, trovo le illustrazioni per le uniche canzoni dell'inverno 2008 degne di nota, e queste coincidenze mi fanno male almeno quanto mi stupiscono.




  underdog, kasabian

giovedì 16 luglio 2009

. a gaia piace

martedì quattro novembre duemilaotto giacomo bevilacqua era talmente aperto e disponibile che chiedeva ai suoi lettori che cosa volessero che fosse scritto sulle loro t-shirt. chissà se oggi lo farebbe ancora, ho voglia di telefonargli per chiedergli se mi fa una maglietta con scritto "a panda piace... prenderlo nel culo". è la mia t-shirt perfetta. poi invece tu mi mandi la foto della tua maglietta nuova, mi dici che ci incontreremo al quirinale. oggi hai preso centodieci, mi hai chiamato dicendo bene-bene con un sorriso che pareva qui. nel frattempo mia sorella compie ventiquattro anni, le mestruazioni scemano la loro razione di sangue, (ri)ascolto una canzone terribilmente carica di ricordi dei rolling stones, paolo savelli mi chiama e io non faccio che dirgli sono contenta sono tanto contenta che disegni per me. oggi hai finalmente ripetuto la tesi per cui da quattro mesi mi dicevi che non potevi restare, e dici che vorresti sapere il mio umore.

il mio umore é schiacciato a sottiletta lungo l'asfalto caldo. in televisione c'è zelig, la tenda della cucina si muove lentamente, mentre metto i piatti sporchi nella lavastoviglie. improvvisamente vorrei solo avere quella t shirt del cazzo. improvvisamente vorrei solo che mi venisse un infarto.


! questo ragazzo é un mito vivente del cazzo, gli voglio fare una statua di granito in piazza IV novembre
www.pandalikes.blogspot.com


curriculum, virginiana miller

lunedì 13 luglio 2009

103: non sono stata bocciata in inglese


non sono figa come tutti questi fumettisti che pubblicano su blogspot e sanno esattamente dove andare, io ho dei blog confusi che non raccontano mai la stessa storia. sto chiedendo ad un numero infinito di persone di occuparsi di una cosa che non si traduce in banconote da venti e cinquanta euro, sto cercando di pubblicare un libro che non so se mi appartiene, sto pensando a quanto sono carine le ragazze quando si mettono la maglietta blu con la esse di superman, una cosa che io non posso fare perché ho troppe tette. ci sono cose che mi mettono terrore, per esempio farmi vedere nuda. ma anche ad esempio rendermi conto, a distanze molto ravvicinate, che in effetti quello che sto facendo é un totale suicidio. otto gabos mi fa paura, tipo che sul suo sito ti sembra veramente di aver calpestato il tappetino d'ingresso con le scarpe sporche di fango. voglio tornare indietro. c'è molta gente che si occupa di fumetto, e molta gente che non si occupa di te. é solo che ho del tsh ricombinante in circolo e, ovviamente, le mie cose.



fermo!, offlaga disco pax  

102: a(r)miamoci parte prima


amare é come quando ci siamo ritrovati in piazza enrico berlinguer e pioveva nonostante fosse aprile. che tutti dicono che aprile é normale che piove, invece luglio é normale che fa caldo e allora come mai ieri sera era così freddo, in centro? come mai non si sentiva la musica jazz, se c'era umbria jazz? come mai paolo conte non ci ha aspettato? per farci litigare sulle versioni differenti che abbiamo di come mi vuoi, per esempio. per farti prendere un caffé doppio alle una del mattino, che non ti servirà a non dormire. tanto ti viene sonno uguale. e se sono le undici e zerotto ti prende il panico perché non abbiamo ancora portato di sotto le lenzuola. stavo pensando che la nutella ha messo il copyright sul suo prodotto (come dovrei fare io col mio) e allora la cioccolata spalmabile dell'ostello la chiamano cremella ma ci piace uguale e poi guardiamo i vasetti di vetro colorati allineati sulla vetrinetta di legno. penso che potrei fare colazione con te per altre ottocentosessantasette volte, diciamo. con un po' di buona volontà. e con l'aiuto delle tessere che non hanno la data di scadenza. e con l'aiuto dei ferrovieri che gli piace tanto litigare tra di loro mentre abbiamo sensibili colate di sudore lungo le tempie per l'attesa, le stesse gocce di quando scopiamo e tu mi sciogli i capelli e mi metti le mani in faccia e mi cancelli e sono io il fottuto pongo. penso che quando sbatti le tue bottigliette di the freddo, poi ci viene sopra la schiuma e fa schifo. sa di pipì. come il vino, che ne é rimasta mezza bottiglia e non lo posso mettere nemmeno in frigo, lo devo chiudere nell'armadio. ma litighiamo perché faccio le faccine ai motociclisti. litighiamo per tutto, più o meno. e nel frattempo dici che i preservativi li ricompri a ferrara, che costano meno.
 



via dante, marta sui tubi

101: a(r)miamoci parte seconda


amare é come quando guido tu mi prendi la mano io vorrei evitare di cambiare anche se è proprio il caso di mettere la quarta. e allora mentre vado addosso ad una fiat dici oddioddio, non capisci un cazzo. so guidare. certe volte so anche amare. molto spesso non lo so dimostrare. abbiamo bisogno di fare le scenate al baretto dei vecchietti che la domenica pomeriggio vogliono giocare a scopone scientifico. poi se troviamo le nostre iniziali incise, non guardare me. non l'ho fatto mentre eri in bagno, mentre eri in bagno pensavo a come spostare i letti, a come leggere il programma di questi due giorni, a come asciugarmi l'agitazione dai fianchi. poi arrivi tu e dici facciamo la doccia insieme. improvvisamente non me ne frega più un cazzo dell'acqua del pavimento bagnato che quelli di là ci ammazzano delle chiavi e le porte che non si chiudono e i cestini per i preservativi fuori dalla stanza non me ne frega un cazzo degli autovelox tra perugia e arezzo dei pretesi della mia fottuta radio che mentre litighiamo tu urli spegni 'sta cazzo di radio o magari anche avere voglia di ballare il liscio con te ad una festa di paese o finire il metano o tu che mi metti miliardi di euro di benzina perché dici che altrimenti non avrò mai testa di uscire dalla riserva o perdere gli orecchini a forma di cuore e mentre li cerco con la mano nella borsa incontro la tua mano che fa dei giri opposti e regge la bottiglia del vino poi chi cazzo se ne fotte degli orecchini é quasi il tramonto, alle nove hai il treno.



fix you, coldplay

sabato 11 luglio 2009

100: bestemmiare nel tempio delle tue religioni


mi fa male il ventricolo sinistro. per le cose che non ci siamo detti, e per quelle che siamo capaci di dire. per il favoloso mondo di amèlie, visto in francese. per tutte le volte che sono stata interrogata, in francese. per la gamba in cancrena di baudelaire. per quando vorrei essere jean duval, e invece sono una cartaccia per la strada. e penso di non essere abbastanza luminosa per far voltare quel ragazzo per la strada, che si fuma una sigaretta di pausa sull'entrata di un vivaio. penso al profumo che uno ha appena ha fatto la doccia, che poi scivola sempre via. 

venerdì 10 luglio 2009

99: esiste anche buona elettronica, tipo quando ascoltavi i lali puna


in una vignetta piccolissima ci sono io che pulisco con le mani il fondo dei piatti dove lui prima ha condito le tagliatelle col sugo e il basilico. il basilico forse non gli piace, l'ha lasciato tutto sul piatto (il mio), e ha lasciato anche cento grammi di pasta appiccicata. ci sono una marea di moscerini con un corpo piccolissimo nero ed ali lunghissime che camminano in mezzo alla bottiglia del the freddo e dell'acqua uliveto, camminano inventandosi dei sentieri sulla tovaglia a quadretti con dei colori improbabili, tipo rosa e turchese. non mi va di mandarli via, così stasera la tovaglia l'ho lasciata sulla tavola. amen.



parallel lines, kings of convenience

giovedì 9 luglio 2009

98: a volte non é che ci sia un titolo


sono passata dalla totale ignoranza al conoscere uno strato superficiale abbastanza sensibile di fumettari italiani. adesso potrei dare un esame da sei crediti sul panorama disegnifero italiano, e la cosa é divertente. mentre mi spacco la testa per inventarmi una mail impostata decentemente per i 28 autori ai quali, in un modo o nell'altro, dovrò decidermi a contattare - ripenso al punto centrale della questione: morfina. ripenso a morfina quando l'ho scritto, aprilemaggio che pioveva e faceva sole. e tu la notte mi raccomandavi via sms di non mangiare sassi che avrebbero nuociuto al mio mal di pancia. ripenso a morfina e ai tuoi trentacinque messaggi nella cartella chiamata come te. ripenso a morfina e al ventuno maggio che era il tuo compleanno e io ero a spoleto e faceva un temporale assurdo. ripenso a morfina e a quando l'ho stampato, poi ci hai messo qualcosa come sette mesi a leggerlo ma alla fine hai detto: non ho capito come mai avessi tanta paura dei miei commenti, sei brava. ripenso a morfina e a quando siamo usciti a fare le foto, le mie insoddisfazioni, le cose a rilento, le indecisioni, il terremoto all'aquila che ci ha preso alla sprovvista mentre dormivamo insieme, le macerie di carta e di casa. e poi al fatto che vorrei fare un viaggio lungo tutta l'italia per fotografare la gente che si ama nonostante le ferrovie dello stato. e anche che a questo punto va bene anche svendersi, tanto l'unico che doveva farci caso eri tu e diciamo sei passato sensibilmente oltre.

like yesterday like tomorrow, arnoux

martedì 7 luglio 2009

97: quasi adatti a garantire il giusto risultato (guarda che risponde eh)


a volte mi emoziono. a volte mi emoziono e basta, mi sembra lecito anche uscire al supermercato con la mia camicia grunge e comprarmi quello che cazzo mi pare o fare una telefonata blu baronciani di trenta minuti e alcuni secondi considerevoli. a volte mi sembra lecito andare a ballare e pogare con davide, anche se non l'ho fatto e me lo devo immaginare. comunque funziona. a volte tu mi dici che hai finalmente mandato a stampare la tua tesi, dopo tre mesi che dicevi sempre scappo e torno a scrivere fanciulla, dopo tre mesi che ci siamo sentiti un po' a morsi e adesso ti viene in mente di prendere un treno e porre finalmente fine alla nostra perfezione da film. a volte penso che un giorno entrero' in libreria e l'odore di pagine nuove ci sara' anche per un mio libro, mi vengono i brufoli solo a pensarci. a volte penso: gaiatarini crea, scrive, si inventa il nuovo romanzo del duemilanove e non ha problemi a farlo. a volte io e te finiamo per finire finiti in galera. altre volte piove a luglio ed e' l'estate più piovosa che ci si potesse immaginare, tipo che fa venire i raffreddori ad alessandro e mi viene in mente che potrei vergognarmi nelle foto in cui sono taggata perchè sembro l'apollo tredici. a volte metto in ordine la stanza facendo caso alle pieghe che sono venute a queste lenzuola a righe. verdeazzurrobluturchese. alle volte leggo gipi alle una di notte, poi prendo l'emmepitré, esco a fare un giro a piedi, incontro i cavalli sciolti del nord, tu ridi, sto sulle scale di casa a considerare che nonostante i biglietti di addio, la gente non va via. a volte penso che ti ho incontrato, ci ho scritto un libro, ho scritto delle cose che tra noi non sono mai totalmente successe. a volte penso che ti ho incontrato, ho scritto un libro, forse domani lo pubblico e ora io e te a malapena abbiamo voglia di scambiare quattro chiacchiere civili. tipo, io non lo sopporto.



dead in july, zen circus  

lunedì 6 luglio 2009

96: impicchiamoci coi palloncini


ci sono cose sulle quali non mi so decidere, per esempio se il cocomero mi piace oppure no. quando siamo in macchina io e te che andiamo ad un concerto come due quindicenni adolescenti e tu dici "senti che odore di cocomero" allora sì, mi piace. quando mi siedo su una panchina di legno d'estate che per tutto il giorno é stata cotta dal fuoco allora sì, mi piace bere il cocomero. quando siamo in una macchina in mezzo a tutti i cinquecento elementi della campagna umbra, comprese le cose spinose alle quali non ci possiamo sottrarre, allora sì, la parte liscia dei cocomeri diventa invitante e consolante. e non mi fa male pensare che stiamo pensando di metter su casa insieme. calcolare che ci vorrà un milione di euro per riuscire a camminare sui pavimenti che adesso traballano. e i fiori hanno dei cappelli che sono i tuoi preservativi usati, e ti ho tirato via le matasse dei miei capelli dai sedili della macchina. non mi spaventa pensare che ci mettano in galera. mi viene da ridere per come getti le tue mutande in mezzo alle ortiche mentre arriva la vigilanza. mi viene da bere il sudore che hanno lasciato sulla maschera. mi viene da ridere perché ti ho spaccato lo specchietto retrovisore nella foga di alzare il culo per farti spostare il sedile in quattro semplici manovre. mi viene da ridere perchè guido con una bottiglia d'acqua in meno in macchina e tu non ti sai convincere che non mi serve e fino alla fine dici sicura, sicura, sicura?



love affair, baustelle