mercoledì 30 dicembre 2009

144: cinquecento catenelle

ogni tanto mi viene in mente la tua parlata i tuoi dialetti e i pantaloni corti quel giorno che mi sei venuto a prendere alla stazione al binario sbagliato, mi viene in mente quando siamo rimasti a parlare su una panchina di argomenti imbarazzanti e deliranti e quando hai letto per me pagine ad alta voce quando siamo andati lungo il fiume col tuo motorino e quando ho severamente sfidato l'equilibrio quando mi hai guardato dall'altra parte della sala a centinaia di chilometri di distanza quando ti ho messo in bocca le parole e quando te le ho tolte e mi ricordo la fontana a cui è mancata l'acqua nel momento esatto in cui mi hai detto che ti piacciono i diaframma anche se cantavi guccini e de gregori, poi un miliardo di anni dopo mi telefoni e mi dici che hai vinto il premio per cui sudavi durante i giorni della nostra corsa insieme, quelli in cui siamo stesi sui prati che mi ricordo ancora l'odore se mi metto le mani davanti al naso tutta l'erba che ho strappato per non farti capire le delusioni tangibili - rispetterò, te lo prometto, tutte le volte che non ci siamo avvicinati, e le tue richieste di vederci, le vacanze insieme che progettammo, progettiamo e progetteremo, con la consapevolezza che non ci rivedremo, mai, per esempio, per fissare una data nel tempo. ti hanno preso a lavorare da feltrinelli e io rispetterò, come da contratto, che adesso hai più tempo per i dolori articolari piuttosto che per il rumore dei denti sui bicchieri - per dare importanza a ieri, per quando mi ascoltavi seduto per terra con la schiena contro l'armadio, per quando mi hai detto che ti mancavo e che ci saremmo visti prima della fine dell'anno, per quando hai scherzato e ti è piaciuto tenermi sullo spiedino, per quando mi hai regalato centomila coroncine di spine fitte fitte e ben preparate. per quando non l'abbiamo fatto. per quando non abbiamo fatto niente, niente, niente, di quello che bisognava fare.

one of us cannot be wrong, leonard cohen

martedì 29 dicembre 2009

143: le luci ecc ecc

sarebbe il caso che tu mi restituissi il maestro e margherita, anche se i libri che mi hai dato tu, quelli no, non te li voglio ridare. e sarebbe il caso che qualcuno si premurasse di accendere i riscaldamenti, di aprire le tubature, di mettere a posto quelle rotte, e di placare i tormenti. non mi lamento se hai scelto la polvere bianca alla pellicola da film, se ancora vai parlando delle malattie che ci aggrediranno lo stomaco tra quarant'anni - o prima, chi lo sa. io ogni tanto guido ancora a velocità troppo elevata, potrebbe anche capitare che io muoia prima, potrebbe anche capitare a me prima o poi un riccio che mi si para davanti alla strada. e a differenza di te io sono ferma, ferma ai ragionamenti che faccio uguali da anni ormai, ma me ne compiaccio e non me ne cruccio, trovo ancora profondamente bello ascoltare max collini e le sue canzoni completamente costruire a computer o farmi la doccia in attesa di uscire per andare in libreria o andare in libreria e incontrare un libro, riconoscerne il tatto, lo spessore, il profumo. trovo che  vada bene trascorrere così queste nostre festività, senza vino, o il vino berlo solo quattro giorni dopo, di sera, alle dieci e mezzo, mentre parli con i tuoi vecchi amanti e vuoi ubriacarti, e vuoi perderti, e vuoi dimenticarti, e vuoi pensare che questa notte magari si dorme, che quest'inverno magari mangeremo le castagne, che qualcuno avrà la premura di portare fuori il cane, chissà come mai a distanza di tempo mi sento ancora leggere le parole che scrivo da quel ragazzo della pianura padana che non ha nemmeno più voglia di scrivere il suo nome per intero.

internet love, port-royal

giovedì 24 dicembre 2009

142: tu non preoccuparti

so che la malattia é solo uno stato mentale e se mi alzassi adesso fingendo stare bene, guarirei. so che potremmo anche fingere di non aver subìto tutto questo silenzio, se fossimo bravi a fare finta, e improvvisamente sarebbe come se quest'anno non fosse mai passato e io non fossi stata mai bloccata a capod'acqua in treno in mezzo ai sassi bianchissimi, so che basterebbe un altro po' di inchiostro per tornare a farti ridere e sorridere delle cose che dico e sarebbe bello a quel punto leggersi i pezzi di libri a caso nel cuore della notte. so che tutte le malattie che ho avuto riescono a farmi apprezzare ogni giorno lo stato di salute dei miei muscoli, e anche se questa notte ho sentito le vene scoppiare tu non preoccuparti, tu non preoccuparti, che passerà anche questo duemilanove con i suoi coltelli e i concerti che ci siamo visti e quando sotto il temporale si ritornava a casa da montepulciano cantando le canzoni dei tre allegri ragazzi morti con una felicità in effetti mai vista prima, dopo aver fatto le nostre solite figure, dopo aver spinto la macchina in discesa in folle, dopo aver bestemmiato contro il metano. non te la posso raccontare l'emozione di stare sdraiati al parco urbano col caldo di agosto e ferrara che adesso mi sembra casa mia, non l'avrei mai pensato di poter vedere i pesci siluro nel lago del castello non ci credo ancora che quella volta mi hai detto ti amo.

trent'anni che non ci vediamo, amari

domenica 13 dicembre 2009

141: i swear i try to plegde myself to not forget

ricordati che ti ho scritto molte lettere senza parole e che vorrei essere stata un poeta invece che un aratro da grano. ricordati che ho spezzato le carote e il sedano nella pentola con l'acqua e che non so mettere le parole in rima ma che mi piace ancora parlarti quando riesco a scollare la lingua dal palato. ricordati che siamo andate a guardare i girini nuotare nello stagno quando ancora le gambe erano buone e non tutte le vene varicose ci erano scoppiate a ridere, le rane saltellare nel giardino, i passeri cadere dal nido, gli inverni sovrastarci, la pioggia arricciarci i capelli. ricordati di conservare nel cassetto candeline economiche per tutti i compleanni ai quali ho intenzione di invitarti, senza biglietti e senza preavvisi, répondez s'il vous plait. ti invito alla mia festa, invito alla mia vita e alla mia non gioia, molto più spesso alla mia malinconia - alla mia scortesia, alla mia insoddisfazione, alla mia carenza di carezze. domani taglierò a strisce fine la carta bianca delle tue medicine e ti porterò i coriandoli domani ti prometto che imparerai a nuotare e distinguerai i gigli dalle ortensie, la zuppa di pomodoro dal minestrone, e il mio amore dal mio dolore. ho intenzione di fare un discorso con le rose perché quest'anno, a maggio, non ti pungano le dita. vedi se riesci a trattenerti.

powder on the words, a toys orchestra

sabato 12 dicembre 2009

140: diamoci un taglio

un giorno scriverò un romanzo, me lo prometto. e avrò il coraggio di buttare i biglietti che mi hai scritto fitto fitto, con la calligrafia a zampa di gallina, di oca, di coccodrillo, di colibrì. vorrei di nuovo scioglierti le dita come un laccio rosso di fiocco leggero, vederti scartare un regalo, sapere che è il mio. per te. vorrei che qui qualcuno facesse l'albero, per l'urgenza di vedere le lucine in un buio completo, tutta la casa in un tremendo blackout. così possiamo smettere di parlarci per cortesia e chiederci mi passi il sale, così la possiamo smettere di centellinare le lacrime, le parole, le spade, le pantofole. lasciami andare a dormire senza averti parlato stasera, lasciami dire che sono gelosa se so che hai trovato qualcuno con cui passerai miglior tempo di quello che hai passato con me - ma tu te lo ricordi il valzer che abbiamo ballato il giorno della mia patente, con la sciarpa a righe colorate che mi hai rubato per una vita e che rivorresti ancora? tu ti ricordi con quanta leggerezza abbiamo sollevato i piedi e i pensieri da terra e l'erba che abbiamo strappato dai prati a ciuffi per prepararci i letti, i giacigli imperfetti?

bellamore, riccardo senigallia

lunedì 7 dicembre 2009

139: come vorresti addormentarti ora

ho imparato a non mettere lo stesso vestito per più di due volte di seguito, come un meccanismo certe cose smettono di funzionare se ne approfitti molte volte - quante volte ho abusato della tua pazienza quante volte ho pensato di poter riuscire a fare spesa prima che il supermercato chiudesse. e così metterò via i tuoi no, i tuoi sì, il tuo cioccolato senza cucchiaino, i puntali d'argento e le scartoffie di camera tua; così porterò via i maglioni a collo alto e i dolci comprati all'etto. oggi sei dicembre io sono come un foglio bianco, può ancora succedere di tutto, possiamo trovare la pazienza, la costanza per fare di nuovo le valigie, per fingere di poter camminare all'infinito, per tenere entrambe le mani nelle tasche. così metto via le caffettiere, i cucchiaini, preparerò i coltelli per la nostra debole resistenza; ti vorrei vedere ancora con il coraggio che avevi dieci anni fa, dire cose che adesso non dici più, fare le cose che non faresti più, portare il cane a fare il bagno nel lago liberi dai pensieri le teste vuote i serbatoi sfiancati e le nostre piccole, minime battaglie contro la noia. pagherei ancora molto per sentirti che mi fai la treccia ai capelli, pagherei tutto quello che vuoi per le tue mani ancora tra i miei capelli.

cosa vuoi da me, samuele bersani

venerdì 4 dicembre 2009

138: per riaggiustarti le dita


mi sono rotta una mano per cercare di mettere a posto, mettere a posto le cose metterti a posto le ossa mettere a posto i tuoi oggetti sparsi per la casa mettere a posto le tue canzoni in una cartella sicura. ricordi, piovigginava in maggio, e tu ti guardavi i piedi non sapendo che dire e poi te ne sei andato scalando le marce nella tua astronave gialla senza bisogno dei tergicristalli - a volte piove anche se non è inverno, a volte mi fa male lo sterno, a volte voglio scriverti una lettera ma non so per parlarti di cosa, a volte mi fanno ridere gli anziani alla stazione che si danno appuntamento per parlare intorno al termosifone vestiti di tutto punto e nelle loro parole c'è il vino, c'è l'olio, tutte cose che tra poco noi non ricorderemo più. nel frattempo tu sembri non curarti delle cicatrici, quando parli dici poche cose, trascini le parole per il guinzaglio, mi fanno pena quelli che portano a spasso il cane, sì, portano a spasso il cane con il guinzaglio allungabile e lo bloccano a tre decimi della sua lunghezza naturale - portare a spasso un cane a strozzo no, non è un bel mestiere da padrone. mi fanno pena i treni che puzzano, i controllori che non controllano, e i cartelli degli orari stirati a prender freddo - l'erba ghiacciata di questi giorni, che non smette di tentare di esser verde, le macchine parcheggiate alle poste, le lumache inavvertitamente schiacciate, i sensibili ritardi, le tue dimenticanze, e quando mi pisti un piede che non senti le ossa rotte - non mi rendo conto com'è lungo quest'inverno, bisognerebbe chiederlo a moltheni che nel frattempo ha smesso di suonare.



heartbeats, josé gonzalez

giovedì 3 dicembre 2009

137: I'd give you everything I've got for a little peace of mind


dicembre, te lo prometto, sarà il nostro ottobre rosso, faremo la rivoluzione con i bastoncini che ci rimangono, e mangeremo al tavolo finemente apparecchiato la vigilia di natale tu mi porterai a comprare il pesce surgelato allo spaccio poco fuori in periferia, lo guarderemo riprendere i sensi nell'acqua bollente, lo sentiremo ancora vibrare. dicembre, te lo scriverò su un foglietto, ci accenderemo tutte le candele addosso e spegnerle non farà rumore - quando dicevi che avevi bisogno del rosso e il rosso era il sangue colato pian piano lungo le vene le linee del braccio. non ti so descrivere che effetto fa un ago fino in fondo alla gola, mi ricordo che ho guardato un orologio capovolto, ho ripetuto il tuo nome diecimila volte come un'ave maria, dicembre te lo prometto non ti mancheranno i maglioni per liberarti la fronte dai ghiaccioli, i gatti ci resteranno impigliati agli angoli delle tshirt - tu forniscimi solo di tritolo fino, tu regalami soltanto dinamite pura, tu nascondi per me sotto il tavolo un concerto di razzi e fuochi d'artificio - partiremo a velocità supersonica, chi se ne frega se nevica.



i'm so tired, laundrette

martedì 1 dicembre 2009

136: pittori di case rosse e verdure verdi non asparagi


questo blog non piace a nessuno perché nessuno sa di cosa scrivo - e mi hai detto che in biblioteca basta passare, l'ingresso è completamente gratis, forse prima di natale, un giorno di questi mi arrampicherò fino alla punta di corso italia. o magari ci hanno tolto l'esclusiva del negozio di fumetti e il mercatino dei fiori in piazza garibaldi non ceniamo più nei ristorantini e tu mi aspetti mentre sono in bagno e io ritardo per fare apposta e ridere tra me che sei di là impaziente a batter le nocche sul tavolino. fai piovere un temporale di mozzarelline di bufala, mi viene da dire. fai piovere, ancora. mangiamo di nuovo il gelato al pistacchio sedute sui gradoni delle poste comunali nel palazzo vecchio in centro, sotto le foglie dei platani - domani andrò a torino, domani ti verrò a cercare, domani salirò milioni di scale come montale per darti il braccio, e tu come una piccola sapiente zanzara non dirai niente mi prenderai semplicemente a morsi.
"mi piacerebbe poter essere emozionato come adesso in un momento reale"



• 13 me and the half untruths I & II, hogwash

lunedì 30 novembre 2009

135: ha ben piccole foglie la pianta del thè


vorrei mettere un segnalibro ai giorni scordarmi per esempio scordarmi di quando cade l'acqua addosso alla finestra di quando si spacca la plastica di quando non ho la forza di tirarmi su i collant. non ho mai sniffato colla non ho mai trovato un vestito originale per carnevale non ho mai fatto troppo caso ai numeri trentuno, domani sarà dicembre come se ieri fosse semplicemente settembre, come fosse ancora agosto e tu a tirare giù le stelle con la forza una ad una il giorno di san lorenzo, come ieri fosse maggio e tu impaziente per il concerto saltellavi dentro al giubbotto imbottito in attesa che le luci si accendessero per te. quanto tempo è che non mi abbracci? quanto tempo è passato senza che tu mi abbia parlato, senza che tu abbia sentito la mia mancanza, senza che tu abbia avuto voglia di ricevere le mie cartoline in bianco. quanto tempo è passato da quando ti ho visto coi pantaloni neri di seta atteggiarti in mezzo alle poltrone rosse del cinema - non ci metto niente a scrivere un racconto sulle tue ciglia, sui dettagli che spiego di te alle persone che non ti conoscono, dentro ai quali ci sei tu che fingi di saper fare un film - ci sei tu nell'impermeabile che gridi azione, ci sei tu che senti piovere, ci sei tu che mi chiedi i consigli sulla scrittura della sceneggiatura. ci sei tu che ridi, ridi molto forte perchè alle tre di notte ti ho cucinato i tagliolini con i gamberetti surgelati e le zucchine ancora crude.
quest'anno febbraio inizierà con un lunedì e finirà di domenica.



piccola faccia, cristina donà

lunedì 16 novembre 2009

134: quanti sedani lasciati ai cani


io mi ricordo avevo una gran rabbia dentro, certi giorni, come se il mio umore fosse una pozzanghera e qualcuno ci avesse tirato dentro dei sassi io mi ricordo - che non riesco più a scrivere, questo fa di me un pendolare peggiore. questo fa di me un amico impaziente. sicuramente non fa di me uno scrittore. un punto esclamativo nel nostro rapporto è una gran bella novità, non trovi? c'è un mazzo di orchidee gialle sul tavolo della cucina mi sembra strano dover trovare una rima. io volevo dirti non importa non mi importa non importa aver guardato i grandi viali dal castello di rivoli - è una fortuna, in verità, non doverti trovare regali di natale ma te la ricordi la tua faccia quando ti ho regalato il 45 giri dei velvet underground e tu che eri arrabbiatissimo dicevi non dovevi farmelo, non me lo dovevi fare. adesso spaccherai la legna per qualche altro falegname, mi pare. mi sembra giusto arrendersi, mi sembra giusto stendersi, mi sembra giusto non apparecchiarti la tavola anche se so che tra poco torni e accompagnarti alle visite guidate la tua gelosia sottile arriva impercettibile come il cambio di stagione
come farò ad esempio quando tu non ci sarai più - come farei ad esempio se tu dovessi non resistere all'inverno?



cold water, damien rice

133: faremo provviste di affetto

avere un vestito buono per l'inverno sarà un dono, così come riuscire a parlare coi nostri amici emigrati in svizzera che affidano alle segreterie italiane l'imbarazzo ed i ringraziamenti per gli auguri ai compleanni. ho cercato di fermare i giri della tua altalena l'erba di maggio era ignara che prima o poi sarebbe arrivato il ghiaccio ma parlavamo più forte, per sfondare i timpani di tua nonna, e parlavamo in francese, se la memoria ce lo consentiva finiremo dispersi ad imola a non distinguerci tra la nebbia, le tue lacrimucce come bicchieri versati e i miei dialetti concitati ci fanno, ci faranno e ci hanno fatto da cuscino. non so perché continuo a restare aggrappata a quest'idea, non so perché guardo dal buco della serratura del tuo bagno, e all'improvviso è novembre e non ho voglia di mettere le doppie - vaffanculo anche a questa cazzo di marea che sale, dici tu, e sembra quasi vero che ci ameremo che piegheremo i platani di torino per farci degli scivoli che combatteremo i mali, i tumori, i negozi chiusi, i turni festivi, i natali non ho più parole e quelle che ho te le tiro addosso come il sangue che colava dal pennello sottilissimo di davide toffolo una sera qualunque di novembre - che penso, tra poco sarà febbraio e questo ricordo mi sembrerà lontanissimo mi sembrerà tipo un codice morse appiccato al mare perso nella nebbia, e la luce del faro ce la manda questa costante illusione del tornare a scrivere. ti sposo per questo letto sfatto, per i vestiti da mettere a posto, crocifissi sul piumone dove si è seccato malinconicamente il tuo sperma - non ho più buone parole da scrivere, e quello che si chiama far lo scrittore era evidentemente attuale forse negli anni sessanta, forse aveva un senso qualche anno fa, di certo non ora la mia felicità più grande è il punto einaudi a reggio emilia in una platea di sedie azzurre vuote dentro un cortile.
faranno origami con le mie parole. e faranno anche bene.

aerophilia, hilmar orn hilmarsson

giovedì 5 novembre 2009

132: XXI

forse ti dimentichi di quando abbiamo girato mezza ferrara solo per cercare un blocco note per gli appunti che avrei accartocciato. il giorno più triste della mia vita è stato quando per sbaglio ho cancellato tutte le canzoni dall'hard disk per un errore di attenzione, forse mi dimentico di quando con le cuffie grosse sulle orecchie alla visita acustica mi hanno detto che posso sentire anche i topi in soffitta - pensieri che mi hanno terrorizzato anni, pensieri che di terrorizzarmi non smetteranno mai. sentiti libero di andare, se non ti senti libero con me. sentiti libero di partire, di lasciarmi, sentiti libero di non parlare. il giorno più triste della mia vita è stato quando sono uscita con la macchina fotografica per fare una fotografia da regalarti per i tuoi ventitré anni e il cielo era grigio piombo e la centrale elettrica di casa mia spenta e senza luci e le macchine mi passavano a raso raggelando il sangue e l'erba ghiacciata. e ti pareva anche sensato mandarmi una canzone che si chiama neve ridens, in una primavera non così seppellita - e per farti male ho formattato il computer e ho stracciato i tuoi dati e mi fa ridere adesso sapere spiegare l'esatta composizione di un pixel. il giorno ventuno é successo davvero di tutto.

neve ridens, marco parente

131: vieni con me a correre sulla circonvallazione


in inverno é più frequente ammazzare le volpi e i gatti, come per esempio tenere un blog da diversi anni ma non parlare mai di argomenti interessanti. e tu che mi chiedevi cosa fossero i massacri successivi, forse intendevo  questo ma non lo sapevo ancora nemmeno io. tanto per farci contenti guardiamoci un film di alberto sordi, dice, oppure lawrence olivier che fa il pazzo sull'amleto in bianco e nero. tanto per farci contenti parliamo di come si salta sulle mine antiuomo e si muore a quarant'anni. mi sembra anche assurdo dover affrontare questi temporali con un ombrello rotto. ricordati di aprire l'acqua fredda quando scoli la pasta, ricordati di farti fare i tarocchi, ricordati di dimenticare, ricordati di non rigare i dischi che ti piacciono per quando li vorrai riascoltare. il pensiero più grosso che ho è una lumaca che si è incastrata nell'apertura dello sportello che non vuole venire via e mi hanno detto che poi quando guido per l'alta velocità muore.

lifesaver, emiliana torrini

lunedì 26 ottobre 2009

130: mi piacerebbe


e ci siamo visti tre volte, mi dici, come se per amarsi ci volesse l'autorizzazione al comune e poi stare insieme incollati come se per amarsi ci volesse di vivere insieme di versarsi il the di scaldarsi le mani di combattere il freddo di scrivere per combattere l'acne la tua frangetta è diventata una zona militare - mi ricordo ferrara sotto le lucine che piano piano vanno giù e aspettarti che mi vieni a prendere in macchina, quella stazione adesso mi sembra casa mia, la parafarmacia del dottor giacomo mi sembra casa di mia nonna, col giardino e gli olivi e i cani che corrono in gruppo disperdendo i latrati nell'aria. ma ti pare che per amarsi non bastino tre volte, guardarsi e mettere le gambe una sopra l'altra, ma ti pare che bisogna sempre buttar via gli scontrini - anche io so scrivere bei testi con parole a caso, farò del mio vocabolario un uso prezioso, non arriverò in ritardo, ma tu come lo spieghi quel cadavere di volpe che ormai è una settimana che è lì in mezzo all'autostrada?



saeglopur, sigur ròs

domenica 25 ottobre 2009

129: ferite enormi già guarite come se non ti avessi incontrata mai


ma non mi piacerebbe raccontarti la mia vita come un gazzettino, mi piace piuttosto ricordare che ti spalmavi sotto il mio piumone ringraziando l'invenzione del mio scaldacoperte che nessuno, più di te, ha amato tanto. e non mi piacerebbe chiederti dove sei stato e quanto hai pianto, anche perché suppongo tu non l'abbia fatto, facendo i calcoli suppergiù della durata dei nostri momenti in condivisione, la birra, la puzza di fumo che impregnava i vestiti, la regolazione degli ISO o per esempio le cose che mi hai pagato. non mi dimentico di essere stata in piazza enrico berlinguer, con te, in un cinema, con te, ad ascoltare i perturbazione che credevamo non suonassero più - ed era un'illusione, vedi! ritornano le piante, le foglie, il caldo che non abbiamo vissuto, dovevamo andare ad arezzo ma ciao, stenderci sui prati ma ciao, ascoltare di nuovo i marta sui tubi. addio, addio ai tuoi capelli del cazzo, ai tuoi disegni in ritardo, sono contenta che non me lo chiedi, come sto, del resto non è servito piangerti davanti per convincerti ad abbracciarmi, del resto vedi?, mi pare adesso stupido fare lo scontrino delle riserve e dei rimpianti, vedo centomila dei tuoi cuori che sorridono contenti, mi fanno male i denti ma pazienza.



morte di una medusa, babalot

mercoledì 21 ottobre 2009

128: do re mi fa sol


ho incontrato lungo il mio tragitto una macchina scivolata lungo la scarpata che finiva in un campo arato, un ragazzo con un cane in braccio che tremava ancora, e tutti i finestrini spaccati - mi ha ricordato il tuo arrivo diverso tempo fa, mi ha ricordato l'odore della vernice nuova viola data alle pareti della mia stanza ottobre scorso, coi viaggi all'ikea e il letto nel bel mezzo della stanza, ammassati in un unico epicentro unico con la scrivania, l'armadio e la sedia. sarebbe bello dormirci sopra e dimenticare l'umore che avevo quando ci salutavamo, rideresti ancora di me e delle mie dislessie, rideresti per le cose che ho da raccontare, non studierei con la concentrazione di adesso, ti scriverei ancora lettere fittissime, e la scatola dei ricordi esonderebbe per finire in una pozzanghera che mi piove nella camera. era bello camminare ignari per corso italia ascoltando le canzoni imposte dal negozio di dischi e lasciate pervadere la via, ai passati nei cappotti e alla loro indifferenza, alle banche che non emettevano denari, ai semafori sempre rossi, al mio inverno lungo e solitario, ai tranci di pizza che ho guardato da oltre il vetro e ai cinema, tutti i cinema che mi sono persa, - qualcuno mi rimprovera ancora se parlo sempre al passato, se mi piace voltarmi indietro, se sguazzo tremendamente a mio agio nella malinconia e non mi accontento della felicità di oggi e tengo strette tutte le mie modestissime polaroid, quando ti dicevo ti immagini che bello riuscire a fotografare la polaroid di un tuffo e tu dicevi non ci vuole niente, basta mettere dei tempi lunghi.



there, shiva batka

lunedì 19 ottobre 2009

127: un corpo fragile, una vita violenta


prenditi cura di me, prenditi cura, cuuuuura di me. ho un blog orfano che chiede attenzioni e molte idee per la testa come palloncini sospesi, mi piace andare al cinema e piangere con te, pianificare, mi piacciono i mal di stomaco con te, il raffreddore, perdere sangue, sporcare le lenzuola, le inaugurazioni alle mostre di pittura. mi piace dente! fami scappare la pipì quando non c'entra niente. dal bagno della tua finestra vedo sempre una girandola sul canale di ferrara, resiste lì da almeno due stagioni, hai visto, avevi paura, avevi paura che non avremmo resistito agli inverni, ai cambi degli armadi, ai maglioni, avevi la curiosità di vedermi con le maglie a collo alto e le uniche che ho non le metto mai, tu ti vergogni per me. mi viene da ridere a pensare alle scarpe rotte, a te che parli, ai capelli, ai ristoranti, ai gelati fritti, ai biglietti del cinema - il primo. ti sei accorto che siamo andati al cinema insieme per la prima volta? e per trovare il coraggio abbiamo dovuto far passare quattro mesi, abbiamo dovuto aspettare le proposte autunnali, abbiamo dovuto rinunciare ai 3d, alle gite fino a como, abbiamo stuprato quest'italia in lungo e in largo - chi ci accoglie a sud? abbiamo stuprato l'italia, e masticata e assaporata, oggi ho spento la macchina pensando che ho accumulato altri trecento chilometri da mettere nella tesserina che dopo essere arrivati a tremila mi dai un bacio gratis.



  the only moment we were alone, explosions in the sky

mercoledì 14 ottobre 2009

126: rovesciavo i suoi oggetti in giardino


la puntualità dei treni mi mette a disagio in quel modo che poi mi fa toccare il collo e grattarmi lievemente la nuca. e a forza di grattarmi il naso mi sono scartavetrata la pelle, è un verbo abbastanza particolare, come sentire freddo di fronte al locomotiv a bologna andando al concerto sbagliato ma andando anche furbamente fieri della tessera arci - tu che vorresti che avessi più a cuore quella elettorale, io vorrei solo un cuore con la q, a sentire mia madre che scrive lettere d'amore a farmi venire la nausea a stringermi negli intercity. a ridere guardando le tue tracce di sperma seccato sul mio piumone, una cosa che non dovremo più fare. ti ricordi quest'estate l'acqua del mare troppo fredda e litigare in mezzo alle rocce e ai paguri, litigare praticamente per tutto, litigare praticamente sempre, e le cene fatte alle una del mattino con le città accese e i discorsi sui cani? in sede via rivoluzione d'ottobre continueremo a camminare facendoci sorprendere dal freddo, viale cittadini pare un tratto di antartide, il vento inizia a gelarmi le mani i polpastrelli le ginocchia e a rallentarmi i passi le foglie mi cadono sui capelli con brevi tocchi mi viene in mente quella canzone che dice sempre cadere d'autunno come le foglie sopra le foglie in un contesto stranissimo cioè al buio con me e te seduti su un divano nero macchiato e tu che mi lasci la saliva nell'orecchio mentre io canto ad alta voce pensando che sono contenta di non piangere più a sentire dente che canta vieni a vivere.



verde, dente

125: crocifiggeremo l'insincera notte


i pesci rossi non riescono a dormire, e non vanno in psicoanalisi e hanno incubi sensibili. i conigli ariete tu dici che assomigliano a dei topi io ti dico che lo sono, ti spiego che li chiamano così perchè hanno le orecchie che sembrano corna. martedì tredici ottobre ti ho detto che sarebbe successo qualcosa, è successo che c'era un cielo molto azzurro e molto sgombro e io non avevo la macchina fotografica, mi affannavo a ferrara per cercare qualcosa che capita solo un giorno ogni tanto, le giostre mi ricordano te che ridi forte, andiamo sull'autoscontro a cozzare contro i bambini che dieci anni fa eravamo noi. e il brucomela ti fa ridere, io ti chiedo se è ancora verde, è evidentemente verde e sono improvvisamente diventata daltonica, come quella domenica a pranzo da mia cugina che facevi le prove per farmi leggere da lontano e tu chiedevi non leggi hi-tec? e no, non lo leggevo. mi si abbassa la vista e la temperatura, adesso di notte fa molto freddo, prepariamoci all'inverno e alle mie brutte magliette, ai maglioni infeltriti e alla lana benetton a pallini, ai lavaggi sbagliati di mia madre e agli abiti violentati, prepariamoci a liberare tutti i koala dagli zoo e gli inseparabili, che tu mi chiedi ma si chiamano così perchè non devono essere divisi?



tonight tonight, smashing pumpkins

mercoledì 7 ottobre 2009

124: tutto ciò che sono è un corpo che fluttua nel vento


tutto quello che so è camminare lungo le strade che conosco e non imparare mai a fare i parcheggi ad esse, che dovevamo imparare insieme. ci dicevamo i segreti, in fondo, tutto quello che vorrei adesso è prendere molta pioggia in faccia ed essere lavata, una decina di gatti bianchi e neri che mi camminino sul letto facendo le grinze al piumone che sempre tengo teso, le multe dei controllori e far prendere aria ai treni, spolmonare i treni e prestare i polmoni nuovi a te che non li meriti, il tuo sugo alla cipolla fresca cucinato domenica a pranzo, le tue piante morte sul balcone, l'inverno che ci travolgerà.

paper boats, the airportman & tommaso cerasuolo

lunedì 5 ottobre 2009

123: il grigio é un colore inalienabile


che vengano pure i controllori a controllarmi gli organi interni, dovrei andare in cancelleria a comprare nuovi quaderni e nuovi autunni, nuovi ottobri, nuovi plurarli, nuove buone intenzioni per fare a pezzi gli inverni prossimi e non stare in coda con la macchina per la fiera dei morti. ottobre é un giorno qualunque e rido se penso a quanto poco ci importava delle malattie a trasmissione sessuale, a quante volte non hai risposto alle mie telefonate, e a quando ridevi forte - quante volte, quante volte abbiamo camminato davanti alle mele caramellate, quanti giri in giostra abbiamo fatto, che a vent'anni non puoi più permetterti di voler salire. dammi i biglietti, dammi i baci, dammi le mani che spettinano i capelli, dammi i controllori sui vagoni dei treni, dammi quei viaggi deliranti all'insaputa di tutti, dammi. le poesie e l'iscrizione ai partiti, le tessere sanitarie e i tuoi colloqui al sert come fossimo drogati. dovrei venire a portarti le arance per ogni frase poco carina che hai detto, e scivolare su quest'autunno che mi ricorda tutte le volte che ci siamo allontanati, lasciati, e sopportati male. tutte le volte che sono stata alla stazione salutandone i cartelli e la topografia, tutte le volte che alle stazioni sono stata sola.



a two haded coin, ultraviolet makes me sick

venerdì 18 settembre 2009

122: il tredici ottobre un giorno qualsiasi che dovrebbe essere un martedì dovrebbe arrivare nelle librerie


dico delle bugie, ogni tanto. per esempio che non mi manchi, o che per determinate coincidenze bisogna ricominciare tutto daccapo. o che non mi sento bene per non andare a lezione e non sorbirmi la predica di mia madre, che non mi fa la predica quasi mai. ma degli occhi che ti guardano in maniera obliqua li riconosci, pesano come calcestruzzo e vino. non so perché vino, mi é venuto così. vasco brondi ha chiuso il suo blog credo che non riuscirò mai a spiegarti che effetto mi ha fatto cantare per combattere l'acne di notte di fronte al korova chiuso quella sera di agosto, mentre mi allisciavo (non esiste) il bordo della maglietta per nascondere l'evidente emozione da dissimulare in finto disinteresse. non c'è niente come cantare le sue canzoni di fronte ad un locale senza senso, mi accontento di queste cose limitate, piccole, inutili: cantare le sue canzoni di fronte ad un locale senza senso. e rendermi conto di come saranno queste strade d'inverno, mangiare i pinzini caldi appena fatti con gli affettati in piazza castello, oliati perfettamente, in un cestino coi fazzoletti gialli, su tovaglie di carta di riso con calligrafia in corsivo troppo elaborata, con la mia smania di fare le foto al bordo del bicchiere, con la mia impazienza e la mia stanchezza prematura, con tutte le cose che mi mancheranno quando il tredici ottobre quest'estate sarà finita. credo che non avrò mai vestiti adatti per le mie guerre stellari, dove per guerre stellari intendo le cose che dovrò dire a persone che non conosco in situazioni ostili, in terre di nessuno. credo che mi piacerebbe andare a vedere le mongolfiere contro gli ultimi cieli azzurri di quest'anno. poi pioverà, poi chissà che cazzo succederà ancora.



nei garage a milano nord, le luci della centrale elettrica

domenica 13 settembre 2009

121: giovane luce non avere paura del buio


una cosa che mi aveva colpito era quando avevi detto: leggo il tuo blog, e quando non scrivi mi arrabbio. non ti ho mai detto che leggere il finale del tuo racconto mi aveva riportato alla mente i giorni della maturità quando studiando Joyce ripensavo a Silvia che sul diario scrive la frase più bella di tutta Gente di Dublino, e poi la se la ripete ad alta voce come per convincersi che fosse stata davvero reale. poi andavamo in motorino e non capivi quanto mi piacesse il vento, ma é normale, non si può spiegare in che modo ci piace l'aria, o il rumore che fa, o la consistenza del vento sulle gambe, contro le gambe, dentro le gambe. in posti che non te la sei sentito di ignorare, quattromilacinquecentosettata giorni fa, circa. ogni tanto mi ripeto delle cose che ho sentito, o che mi hanno detto ad alta voce, per rendermi conto anche io che queste cose sono esistite sul serio. certe volte non riesco a credere che tu quel giorno abbia usato parole tanto pesanti per raschiare via il nostro esserci parlati con l'unghia più lunga che avevi, quella che usavi per far suonare correttamente le tue chitarre. chissà com'è andata l'estate a torino, piena di vuoti d'aria e di pressioni a bassa quota, chissà se anche tu hai perso il controllo sopra superga e ti sei lasciato trascinare giù dall'aria, ascoltando semplicemente il rumore che fa, lasciando semplicemente che passasse tra le tue gambe corte, di cui ti sei sempre lamentato tanto. ma il mio corpo era come un'arpa, e le parole e i gesti di lei erano come dita sulle sue corde.



nuvole bianche, ludovico einaudi

martedì 8 settembre 2009

120: frantumare le distanze


sono una persona semplice. invece dei fiori, riesco ad innamorarmi se qualcuno mi regala il catalogo ikea. mi piacciono le gite, all'ikea. quei pomeriggi limpidi di settembreottobre, che fuori è troppo fresco per passeggiare e ci si rifugia a comprare lampade etniche. mi piacciono le pizzerie che hanno a che fare col cinema e che intitolano le pizze con i titoli dei film. mi piace andare in libreria ed annusare le pagine dei libri nuovi, andare a dei concerti ridicoli allestiti nei parcheggi dei centri commerciali insieme a te. mi piace il mare di fano il quattordici ottobre, e andare ad immergere i piedi anche se fa troppo freddo. mi piacevano i panini che preparavi alle due del mattino quando violentavamo il telecomando sky per trovare programmi decenti. a quel punto, si prendevano sempre due strade: guardare all music allo sfinimento commentando acidamente tutti i video in random; mettersi a fare l'amore sul pavimento. una volta hai nascosto le lenzuola insanguinate dentro la credenza degli alcolici, mi domando cosa sarebbe successo se tuo padre il giorno dopo avesse avuto un'improvvisa voglia di amaro lucano. sono una persona semplice, come ho detto. tutto quello che avrei voluto date comprendeva una minima dose di volontà, sincerità, accuratezza.



cerchi nell'acqua, paolo benvegnù

sabato 5 settembre 2009

119: dance dance dance


probabilmente é la verità che non diventerò mai uno scrittore - una volta qualcuno mi chiese come mai usassi il nome maschile nonostante io sia [più o meno] una donna, ma a distanza di anni continua a piacermi così, ho questa specie di godimento sessista della cosa che non é tipicamente mio ma che mi rende adeguatamente soddisfatta che é poi l'unica cosa che mi rende felice dello scrivere. il resto é uno sputare sangue. da bambina volevo fare la ballerina di danza classica. va bene, era per emulare mia sorella, ma avevo solo sei anni. alla scuola di danza mi dissero che ero troppo grassa per ballare, che non avrei mai e sottolineo mai, potuto ballare. come se loro avessero potuto immaginare cosa sarebbe successo al mio metabolismo da lì a dieci anni. il fatto che abbiano avuto ragione é un'altra questione. quando siamo tornati a casa mio padre mi ha spiegato più o meno scientificamente come mai non avrei potuto danzare: non sarei mai riuscita a stare sulle punte, perché lì si sarebbe concentrato tutto il peso, e la mia gamba era troppo pesante per il mio piede. fu un ragionamento piuttosto lineare e lo trovai sensato. non ne ho mai parlato con nessuno, ma ci ho sempre pensato, nel corso degli anni, senza un motivo particolare. non che la danza fosse la vocazione della mia vita, probabilmente era vero che stavo semplicemente facendo un capriccio; non ho mai più sofferto per aver dovuto appendere le scarpe al chiodo. c'è una sola cosa che non ho mai fatto per capriccio, e quella é: scrivere. scrivere non é una cosa divertente, uno pensa che fare lo scrittore sia una cosa figa, non immagina la responsabilità e le paranoie, l'odio, l'insoddisfazione, le manie di persecuzione, l'insicurezza e la nevrosi, che se unite ad un carattere piuttosto rinunciatario possono diventare letali. allora: fu più o meno chiaro, a sei anni, come mai non avrei potuto mai danzare nella mia vita. ma scrivere. scrivere, quello per cui tutti, in questi quasi ventun anni, mi hanno incoraggiato, illuso, e supportato, perché non deve funzionare? perché non posso riuscire a fare l'unica cosa per cui respiro? perché non ho talento, perché non ho un nome, perché sono una rapa senza sangue, perché, perché, perché, perché.



un giorno come questo, non voglio che clara

mercoledì 2 settembre 2009

118: d'altronde feroce é settembre


settembre aspettando i massacri successivi qualcuno si buttava dalle fineste dei palazzi qualcun altro abbracciava i treni gli altri gli piaceva suicidarsi piano, leggendo poesie, dormendo tutto il pomeriggio, camminando lungo i viali alberati. settembre ti piaceva salutarmi, coinvolgermi nelle tue ricerche assurde, spolverarmi i capelli dalla fuliggine di quasi otto anni. e scrivere le lettere ai responsabili dei numeri verdi delle case produttrici di formaggini da sciogliere in minestra. settembre non perdere la ricetta che mi hai dettato, mi piacerà sicuramente cucinarla un'altra volta, sbatteremo le uova, faremo altre duemilaottocentocinquantasei frittate, fino a farci venire la nausea. mi scrivi messaggi dopo quasi un anno di silenzio, dici "ho scritto sul catrame che ti penso raramente" continui "come back september" finisci "questo perché non sono più capace di scrivere" - guariremo mai dalle nostre ferite, guariremo dalla cellulite, dalle tue bamboline stitiche che ti piovevano addosso coi bomber da false borghesi, rosa e rosse, che ti scopavi nel lettino. i tuoi esami di maturità e la voglia di telefonare, soffocare il telefono sotto il cuscino perché lo squillo non svegli i tuoi alle due del mattino, che domani si deve andare a lavorare in officina, che prenderai il tuo diploma in scuola artistica, che continuerai ad avere voglia e poi a perderla, che continuerai ad avere voglia di parlarmi e poi a perderla, e poi a perderla e poi a perderla, e poi a perderla.



settembre, aspettando, giorgio canali e rossofuoco

martedì 1 settembre 2009

117: settembre aspettando i massacri successivi


agosto si chiudeva con le tue palpebre come persiane in esultanza sui terrazzi del centro che guardavano strabici nei cortili di fronte alla città del sole. e tu dicevi che i nostri bambini avrebbero avuto giocattoli intelligenti, come i cavalli a dondolo di legno, i libri da leggere che abbiamo avuto noi. agosto si é chiuso con i tappi delle siringhe gettati in piazza bartolucci che a te piaceva chiamare montmartre di ferrara, ai piedi dei gatti con l'aids dai quali anche noi saremmo dovuti scappare. si esauriva agosto con i passi che ti seguivano nei chiostri e le fontane capricciose che si azionavano da sole a proprio piacimento, coi buchi nell'erba e le zanzare di piazza ariostea, coi suoi commessi malavitosi e le telecamere nascoste, coi baristi che sniffano le righe bianche dei parcheggi per i residenti, liberi la domenica per i nostri porci comodi. agosto si sfiniva tra le nostre braccia, e le mani aperte a ventaglio per dare fastidio ai capezzoli dolenti, i polpastrelli per stringere i fianchi, consumare l'acqua calda della doccia per fare gli amanti di the dreamers - non ci passava nemmeno per la testa settembre, e i giochi pirotecnici che saranno installati nel parco urbano di nuovo l'anno prossimo, i chioschi già aperti la domenica alle due, i giornali che volano dai tavoli di legno, le panchine ancora gonfie di pioggia. ferrara disponibile come un'adolescente un po' insolente a gambe aperte e ginocchia poco strette - tutti i gelati che mi hai comprato, tutti i pranzi, tutte le volte che siamo usciti a cena, tutti i vestiti che abbiamo sporcato. scopare in piedi di fronte al lavandino stando attenti a non aprire l'acqua per non disturbare, spararsi le fiale di panna montata in gola, spararsi enrico mentana alla televisione all'ora di cena, portarsi la pizza a casa, giocare coi preservativi e le tue dita che odorano di lattice quando mi facevi le carezze ai capelli. settembre aspettando i massacri successivi non si ricorderà niente, forti amnesie di quando abbiamo mangiato in piazza castello ad ore assurde di pomeriggio e gli incontri romantici, l'odore delle pagine alla feltrinelli, i libri di paolo nori e i giardini chiusi per restauri. mi porti sulla cima delle torri a guardare i pesci siluro che nuotano sfidando l'acqua torbida. mi porti al massari a giurarci amore eterno, mi porti a mangiare in una casa costurita sulle tribune dell'ippodromo, che se ti affacci vedi dove è morto federico aldrovandi, giustizia, verità. verità per federico aldrovandi.



se telefonando, mina

venerdì 21 agosto 2009

115: tracciano diagonali


prendersi cura é un verbo difficile, come trovare posto seduti sugli intercity di quest'italia sfasciata. gran parte dei miei mal di testa invernali sono stati causati dall'odore che si percepisce nelle stazioni ferroviarie, un odore di bruciato e ruggine bagnata, tremendo per le emicranie. nonostante questo mi mancano i ritardi puntuali dei treni, i carabinieri, la malinconia sgocciolante, l'odore dell'inverno che c'era ad arezzo quella sera ascoltando i deus e pregando a mani giunte che non piovesse.  poi ci ha travolti la primavera - con gli esami che non ho dato, le morti, le camomille per dormire, i viaggi in macchina, le settimane di temporali, la grandine, pina bausch che balla. chissà che cosa stavi facendo quel pomeriggio di aprile che ancora non ci conoscevamo, camminavo lungo viale cittadini con i libri stretti sottobraccio, le converse allagate, un gran freddo nelle ossa, piccole speranze, i capelli fradici. eravamo due bombe ad esplodere ma totalmente ignare. di lì a un mese e mezzo ci saremo incontrati, saremmo entrati in collisione, ci saremmo mischiati la saliva e altri liquidi poco invitanti. in quel momento eravamo solo pioggia. solo pioggia pesante sui vestiti, che impedisce qualsiasi passo in avanti.



io e te, pgr

mercoledì 19 agosto 2009

114: gli anni sono i tuoi capelli un po' più lunghi e poi tagliati


nonostante la febbre mi trascinerò stancamente verso un cinema all'aperto, sulle sedie verde scuro anni novanta di plastica. le stesse, devo supporre, di quando alquanto furbamente l'agosto di due anni fa, ti sei sdraiato a lisca di pesce sulle mie gambe interdette. ti accarezzavo il rettangolo di pelle tra il colletto della maglietta troppo elegante, e i capelli che avevi ancora lunghi: hai fatto bene a tagliarli. anche due anni fa era mercoledì, ci siamo stupiti quando sull'erba, a notte fonda, ci é presa voglia di frugarci e di toccarci, anche in parti decisamente intime. sono passati due anni e più o meno 3895 modi per passare sopra la nostra amicizia coi piedi, pulendoci le scarpe come un tappetino. parlo come al solito quell'alfabeto che non sempre traduci in maniera brillante. tutto quello che mi aspetto come picco di amicizia sarebbe farci fare uno sconto di cinquanta centesimi grazie alla carta giovani e alla tessera universitaria per il biglietto del cinema. non ho mai preteso granché, per il resto, spero tu te ne ricordi sempre.



lezioni di musica, il teatro degli orrori

martedì 18 agosto 2009

113: sushi a colazione


improvvisamente, in concomitanza col mio cervello, tutti gli elettrodomestici saltano, fanno corto circuito e salta la corrente. tutto per un tostapane acceso, per tostare del pane nemmeno tanto buono. uno di quei giorni ti chiamo per domandarti se leggi ancora il moleskine che ti ho scritto quest'inverno, quando mi faceva male la mano nello stesso identico modo, i tendini, quella roba lì, le nocche puntualmente gelate. mi rendo conto di essere fondamentalmente monotematica. é sicuramente l'assenteismo universitario che mi fa quest'effetto, o la prima volta che mi hai detto ciao mentre leggevo borgese, di fronte all'aula di cinema dove aspettavamo la lezione su méliès. ma ci arrivavano nozioni di fotografia, modulo a. ogni tanto ho l'impressione che le stalagmiti di quel periodo non si siano ancora sghiacciate tutte, temo di aver ancora qualche grammo di neve nelle tasche. non riesco a svernare. ogni tanto dovresti ancora frugarmi tra il collo e la sciarpa facendomi ridere, per cercare i residui di grandine; i pomeriggi in cui non ti rivolgevo la parola e me ne tornavo alla stazione a piedi sono stati fatali. le converse si sono allagate, non si sono riprese più. mi sembra ancora di correre verso quei due poveri cristi, in un pomeriggio di maggio, pregandoli di aiutarmi a rimettere in moto la macchina, con i cavetti rossi e neri tra le mani.
aiuto, aiuto, chi se ne frega dei vostri vestiti bianchi. mi sembra ancora di parlare del mare di termoli, con quella signora vecchia mille anni. mi pare ancora di vederti, che guardi le fotografie a naso per aria per interi minuti, per ore, nel bluverdearancionero di una mostra. polaroid di tuffi e robe così. scommetto che è emilie simon, ed è proprio emilie simon. poi mi dici che temevi mi fossi dimenticata. non hai capito che é la memoria di ferro che mi uccide.



song of the sea, émilie simon

lunedì 17 agosto 2009

112: qualcuno é in vacanza e lei suona per ore


tiravi su la pagina del tuo segretissimo diario e si intravedeva che avevi scritto agosto è il mese più freddo dell'anno. in agosto è tradizione che tutti noi portiamo dei fiori ai piedi dei perturbazione e violentiamo questa frase precisissima per il gusto della puntualità. e tu dicevi che quando non sapevi cosa regalare, andavi alla fnac e compravi sempre in circolo. un disco di quasi dieci anni fa, che ancora fa sentire i suoi effetti collaterali. siamo banali, siamo tanto tanto banali. ci piace usare le stesse frasi come dei feticisti abituati. ci piace stare a letto se abbiamo mal di gola. ci piace rimandare a domani quello che potremmo fare oggi. ci piace fare finta che vogliamo consolare gli amici, ma quando ci telefonano vogliamo arrivare al punto. e ci piace avere il blog, il tumblr, il flickr, il twitter, il secondo blog, il secondo cellulare, la vacanza perfetta, la partenza intelligente, il biglietto del superenalotto perché non si sa mai. io invece voglio solo andare al cinema.

agosto, perturbazione

sabato 15 agosto 2009

111: ciò che é successo nelle isole faulkland il 29 giugno del '77


ti ricordi di quando discutevamo sui gusti sessuali di alessandro raina ti ricordi di quando parlavamo nella tua camera da letto che avresti lasciato a breve per trasferirti in un appartamento di quartiere ti ricordi di quanto mi facevano male le scarpe ti ricordi di quando mi toccavi i piedi e i buchi del naso, cristo, ti ricordi quando mi toccavi i buchi del naso? e dicevi che ti piaceva mentre mi sentivo a disagio perché le mani nel naso nessuno aveva mai avuto voglia di mettercele, ti ricordi quando andavamo a fare la spesa a notte fonda di quando mi spiegavi le cose mi dicevi di premerti coi seni contro la schiena di quando mi prendevi per il culo perché non so reggere il vino di quando leggevi veronesi nella tua cucina alle tre del mattino ti ricordi dei frappé delle sedie troppo alte delle entrate delle uscite di quando ti ho svegliato nel mezzo della notte ti ricordi dei cani che tentavano di accoppiarsi nei prati degli sposi che si facevano fotografare al tramonto di quando ci siamo persi del sudore colato sul collo per cercare di andare a pranzo, ti ricordi? ti ricordi del rumore che fa il ventilatore acceso delle fondamenta inclinate della tua casa dei drogati nell'ascensore delle scale fatte a piedi in discesa dei posti parcheggio occupati delle mani sporche di olio dell'impronta della bocca sul collo di vetro delle birre ghiacciate dei caffè degli apertivi dei post-aperitivi dei quesiti sui cartoni animati ti ricordi?



la convinzione, amor fou

venerdì 14 agosto 2009

110: sentimenti migliori


abbiamo trascorso un inverno intero aspettando la neve, con te che me la infilavi nel cappotto e comprando le cioccolate con gli spiccioli trovati in fondo alle tasche. non credo di poter dimenticare i viaggi chilometrici in autobus aspettando che passassero le mezz'ore e noi due nascoste sotto il portico dei carabinieri in attesa che spiova. queste sensazioni adesso mi sembrano come le pozzanghere di quel giorno d'inverno, vuote e concentriche, senza capacità di asciugarsi. ci sono ancora diverse cose che hai tenuto per te, che mi appartengono. insieme a brutte fotografie, anche cose che ti ho detto che forse non avrei dovuto dirti, eccetera. non c'è una medicina che curi tutti i tipi di raffreddore. non mi dire che dovremmo avere pazienza, non dirmi che dovremmo essere capaci di perdonare. io ho camminato per centocinquantamila volte con i vestiti troppo leggeri al centro dell'inverno, desiderando ancora essere seduta tra le poltrone rosse di un cinema a guardare film d'essai col blocco appunti per scrivere stronzate, io ho camminato milioni di volte a testa bassa senza riconoscere la gente e non c'è mai stato nessuno che mi abbia strattonato per fermarmi.
ogni tanto spengo la luce e desidero essere cancellata dal buio. ogni tanto spengo la luce e desidero essere cancellata dal buio. ogni tanto spengo ancora la luce e desidero essere cancellata da buio.




can't remember, sense of akasha

giovedì 13 agosto 2009

109: che poi improvvisamente non accade niente


un giorno ti ho comprato un quaderno. ci ho scritto per diversi giorni, poi non l'ho più aperto. nemmeno riletto. ho pensato tante volte di spedirtelo, all'inizio doveva succedere per il tuo compleanno. poi ho prorogato le scadenze, come al solito. poi abbiamo litigato. poi ho pensato che te l'avrei spedito comunque, anche incompleto, perché sapevo che avresti voluto così. ogni tanto ci ripenso. ti penso molto spesso, anche se tu dici di no, credi di no, e siamo quello che siamo, cioé due foglie di uno stesso albero che si guardano ogni tanto. c'è stato un attimo che ci piaceva stare vicine. oggi é morto il padre di una persona importante, questa cosa chissà come mai mi fa pensare ai tuoi capelli. per curare i miei dolori insignificanti sono entrata in libreria e mi sono illusa di saper scrivere. ti ho pensato molto spesso, quest'inverno, mentre aspettavo i treni alle cinque del pomeriggio col buio, ti ho pensato molto spesso quando ho letto le tre lettere del diminutivo del tuo nome, sui vagoni. ti ho pensato molto spesso in diverse circostanze, anche se non ho avuto sempre voglia di dirtelo. questa cosa è come un vaso di vetro, tu eri un vaso di vetro, io e te eravamo un vaso. poi il vaso si é rotto, tantissime volte ci siamo messe a raccogliere pezzi infinitamente minuscoli. a volte ho dovuto spingere la mano sotto il mobile, arrivando anche a ferirmi, pur di tirare fuori schegge e briciole. dopodiché non conosco altri modi e codici per dirti che ti amo e che hai un posto in me come una specie di scheggia tra i ventricoli. é patetico andante, ma è così. tu mi sei passata attraverso, anche le volte in cui ho avuto voglia di picchiarti, di trattarti male, anche le volte in cui sono scappata da te e dalla situazione in generale, anche le volte che sono stata indifferente, e quelle in cui ascoltandoti parlare ho pensato che della tua voce non me ne importasse più. ci voleva che morisse il padre di simone per farmi scrivere queste parole assurde.



animali che nuotano, il rumore del fiore di carta

martedì 4 agosto 2009

108: giochiamo ancora a ping pong come due bravi senatori romani


mi manca l'acqua che mi schizza sulla schiena mentre parliamo di cose abbastanza delicate in mezzo ad una folla di persone che non hanno idea del mio rimanerci male - te ne accorgi solo tu che sei l'unico che non ci dovrebbe far caso. mi sveglio alle quattro e mezzo con un rumore fortissimo di tuono, adesso so che i temporali feroci che si vedono nei film sono possibili, non guarderò mai più come dio comanda pensando cinica che la tempesta dura troppo. adesso mi leggerò bastogne. e poi l'amante di lady chatterley. mi manca quell'agosto che io e te non eravamo mai a casa e faceva caldo come dovrebbe fare caldo d'estate e non ci pareva vero che stesse finendo il buon tempo. mi manca non essere più una vergine tra le tue braccia. mi viene in mente quanto sono stata sveglia fissando il tuo soffitto senza muovere un muscolo o sfregando le gambe sotto le lenzuola per decidere di mandare il destino in direzione opposta e contraria. mi viene in mente ogni fallimento di idea e la colazione che mi sembra di aver replicato da una vita. mi viene in mente che un milione di anni fa tenevi la bocca premuta contro il cuscino per non farti baciare quando ti ho detto di chiudere gli occhi. mi viene in mente che volevo solo scriverti addosso con la bic, e me la mettevo nello zaino sperando che avrei avuto l'occasione di farlo.



piove leggo stesa sull'erba bagnata mi faccio un bagno in una casa vuota e metto un maglione evidentemente troppo pesante per agosto - che puntualmente é il mese più freddo dell'anno.
mi viene da sorridere pensando a te che canti guccini o de gregori. quanto semplice mi é sembrato sentirti dire avevo la rivolta fra le ditadei soldi in tasca niente e tu lo sai e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai.

manca l'acqua, diaframma

lunedì 27 luglio 2009

107: la pioggia é bianca


marco scalcione ha capito tutto, della vita. ha capito che per rendere bene la pioggia sulla tela bisogna fare dei leggeri tratti bianchi, come meteore. tipo la scia degli aeroplani. faccio i miei quotidiani esercizi di diplomazia, mi devi prendere ancora la faccia e dire che non ti vuoi cercare nessun altra ragazza, devo ancora fare su e giù col treno fino a conoscere ogni tornante. poi mi viene da ridere se ritrovo un brandello di cartaccia blu e fuxia vicino al comodino, con la tua mania di nascondere le prove e con la tua maestria nel fare i nodi. mi accarezzi la faccia e le tue dita odorano di lattice esattamente come le mie quando pulisco la macchina facendoti ridere facendoti credere di avere quattrocentomila manie che invece non ho - non sei pronto alle battaglie verbali e alle cartacce non sei pronto per gli aerei a bassa quota non sei pronto a stare a galla da solo, voglio darti la mano. io sono una guerriera del fine settimana, ascolto questa canzone perfetta, mi domando se avrò soldi per fare metano, per ricaricare la tessera per noleggiare i film, se queste rose smetteranno di fiorire mai, altre cose di poco interesse. devo sparecchiare la tavola, devo  imparare a stare ferma quando mi girano intorno le vespe.



weekend war, mgmt

106: aprirò un bar


ho smesso di studiare, ho smesso di leggere, ho smesso di andare a letto tardi, ho smesso di prendere il treno. le cose che prima guardavo dal finestrino, adesso sono diverse. ho in mente ancora tutto il ghiaccio di quel martedì che ha grandinato nel tragitto facoltà-stazione, quando ti chiedevo di baciarmi e tu cercavi di lasciarmi (al telefono). ho in mente le mie converse piene d'acqua che hanno sopportato l'autunno, l'inverno, l'incerta primavera e nonostante la fodera si stia staccando e i buchi, stanno sopportando anche l'estate. questo perché non so perdere le cose, mi mette pensiero avviare un paio di scarpe nuove, vorrei comprarle già con la forma del mio piede, abituate. ho smesso di avere paura di mettere il costume, magari la gente mi guarda ancora, ma non mi sembra di scivolare granché mentre ti porto per mano verso l'acqua, il che é un grande progesso. ho inziato ad occuparmi di una cosa sola, il che non é sempre divertente. ho perso sicuramente qualche grado, anche se fingo di no. ho imparato a non avere paura di parlare al telefono con persone sconosciute, ti ho sentito dire che se continuerò così per altri dieci anni, ci sposeremo. e nonostante gli imbarazzi e le grida e le cose che ancora non riesco a capire, ad accettare ed ammettere, nonostante le tue valigie per torino, e la continua ricerca di denaro, e le canzoni che fanno ancora male, sono contenta di aver parlato al telefono con te quella sera. sono contenta di non essere stata tranquilla. una cosa che non avevo ancora mai fatto con i libri, era misurarli con il righello. quando si tratta di preoccuparsi delle cose degli altri, a casa mia vige l'omertà (tipo: dov'è il metro? non lo so, e magicamente dopo mezz'ora qualcuno ce l'ha in mano). comunque, quando capirò che i miei fermalibri non fermano realmente i libri, sarà sempre troppo tardi.



patient one, yuppie flu

mercoledì 22 luglio 2009

105: non rimane che fare la spesa


dopodiché. vorrei che quando dicevi "ehc'èbaroncianiapesarosepartivamoungiornoprimapertorinomagaririuscivamoabeccarlo" fossimo davvero partiti un giorno prima, perché ci eravamo messi in testa di riempirci le tasche di spillette. mi pare assurdo che baronciani faccia anche gli asciugamani, io non mi pulirei mai il culo su certi disegni. tu però ti sei pulito il culo sulla nostra amicizia. poi sul sito di un'altra ragazza che dovrebbero fare regina delle marche, trovo le illustrazioni per le uniche canzoni dell'inverno 2008 degne di nota, e queste coincidenze mi fanno male almeno quanto mi stupiscono.




  underdog, kasabian

giovedì 16 luglio 2009

. a gaia piace

martedì quattro novembre duemilaotto giacomo bevilacqua era talmente aperto e disponibile che chiedeva ai suoi lettori che cosa volessero che fosse scritto sulle loro t-shirt. chissà se oggi lo farebbe ancora, ho voglia di telefonargli per chiedergli se mi fa una maglietta con scritto "a panda piace... prenderlo nel culo". è la mia t-shirt perfetta. poi invece tu mi mandi la foto della tua maglietta nuova, mi dici che ci incontreremo al quirinale. oggi hai preso centodieci, mi hai chiamato dicendo bene-bene con un sorriso che pareva qui. nel frattempo mia sorella compie ventiquattro anni, le mestruazioni scemano la loro razione di sangue, (ri)ascolto una canzone terribilmente carica di ricordi dei rolling stones, paolo savelli mi chiama e io non faccio che dirgli sono contenta sono tanto contenta che disegni per me. oggi hai finalmente ripetuto la tesi per cui da quattro mesi mi dicevi che non potevi restare, e dici che vorresti sapere il mio umore.

il mio umore é schiacciato a sottiletta lungo l'asfalto caldo. in televisione c'è zelig, la tenda della cucina si muove lentamente, mentre metto i piatti sporchi nella lavastoviglie. improvvisamente vorrei solo avere quella t shirt del cazzo. improvvisamente vorrei solo che mi venisse un infarto.


! questo ragazzo é un mito vivente del cazzo, gli voglio fare una statua di granito in piazza IV novembre
www.pandalikes.blogspot.com


curriculum, virginiana miller

lunedì 13 luglio 2009

103: non sono stata bocciata in inglese


non sono figa come tutti questi fumettisti che pubblicano su blogspot e sanno esattamente dove andare, io ho dei blog confusi che non raccontano mai la stessa storia. sto chiedendo ad un numero infinito di persone di occuparsi di una cosa che non si traduce in banconote da venti e cinquanta euro, sto cercando di pubblicare un libro che non so se mi appartiene, sto pensando a quanto sono carine le ragazze quando si mettono la maglietta blu con la esse di superman, una cosa che io non posso fare perché ho troppe tette. ci sono cose che mi mettono terrore, per esempio farmi vedere nuda. ma anche ad esempio rendermi conto, a distanze molto ravvicinate, che in effetti quello che sto facendo é un totale suicidio. otto gabos mi fa paura, tipo che sul suo sito ti sembra veramente di aver calpestato il tappetino d'ingresso con le scarpe sporche di fango. voglio tornare indietro. c'è molta gente che si occupa di fumetto, e molta gente che non si occupa di te. é solo che ho del tsh ricombinante in circolo e, ovviamente, le mie cose.



fermo!, offlaga disco pax  

102: a(r)miamoci parte prima


amare é come quando ci siamo ritrovati in piazza enrico berlinguer e pioveva nonostante fosse aprile. che tutti dicono che aprile é normale che piove, invece luglio é normale che fa caldo e allora come mai ieri sera era così freddo, in centro? come mai non si sentiva la musica jazz, se c'era umbria jazz? come mai paolo conte non ci ha aspettato? per farci litigare sulle versioni differenti che abbiamo di come mi vuoi, per esempio. per farti prendere un caffé doppio alle una del mattino, che non ti servirà a non dormire. tanto ti viene sonno uguale. e se sono le undici e zerotto ti prende il panico perché non abbiamo ancora portato di sotto le lenzuola. stavo pensando che la nutella ha messo il copyright sul suo prodotto (come dovrei fare io col mio) e allora la cioccolata spalmabile dell'ostello la chiamano cremella ma ci piace uguale e poi guardiamo i vasetti di vetro colorati allineati sulla vetrinetta di legno. penso che potrei fare colazione con te per altre ottocentosessantasette volte, diciamo. con un po' di buona volontà. e con l'aiuto delle tessere che non hanno la data di scadenza. e con l'aiuto dei ferrovieri che gli piace tanto litigare tra di loro mentre abbiamo sensibili colate di sudore lungo le tempie per l'attesa, le stesse gocce di quando scopiamo e tu mi sciogli i capelli e mi metti le mani in faccia e mi cancelli e sono io il fottuto pongo. penso che quando sbatti le tue bottigliette di the freddo, poi ci viene sopra la schiuma e fa schifo. sa di pipì. come il vino, che ne é rimasta mezza bottiglia e non lo posso mettere nemmeno in frigo, lo devo chiudere nell'armadio. ma litighiamo perché faccio le faccine ai motociclisti. litighiamo per tutto, più o meno. e nel frattempo dici che i preservativi li ricompri a ferrara, che costano meno.
 



via dante, marta sui tubi

101: a(r)miamoci parte seconda


amare é come quando guido tu mi prendi la mano io vorrei evitare di cambiare anche se è proprio il caso di mettere la quarta. e allora mentre vado addosso ad una fiat dici oddioddio, non capisci un cazzo. so guidare. certe volte so anche amare. molto spesso non lo so dimostrare. abbiamo bisogno di fare le scenate al baretto dei vecchietti che la domenica pomeriggio vogliono giocare a scopone scientifico. poi se troviamo le nostre iniziali incise, non guardare me. non l'ho fatto mentre eri in bagno, mentre eri in bagno pensavo a come spostare i letti, a come leggere il programma di questi due giorni, a come asciugarmi l'agitazione dai fianchi. poi arrivi tu e dici facciamo la doccia insieme. improvvisamente non me ne frega più un cazzo dell'acqua del pavimento bagnato che quelli di là ci ammazzano delle chiavi e le porte che non si chiudono e i cestini per i preservativi fuori dalla stanza non me ne frega un cazzo degli autovelox tra perugia e arezzo dei pretesi della mia fottuta radio che mentre litighiamo tu urli spegni 'sta cazzo di radio o magari anche avere voglia di ballare il liscio con te ad una festa di paese o finire il metano o tu che mi metti miliardi di euro di benzina perché dici che altrimenti non avrò mai testa di uscire dalla riserva o perdere gli orecchini a forma di cuore e mentre li cerco con la mano nella borsa incontro la tua mano che fa dei giri opposti e regge la bottiglia del vino poi chi cazzo se ne fotte degli orecchini é quasi il tramonto, alle nove hai il treno.



fix you, coldplay

sabato 11 luglio 2009

100: bestemmiare nel tempio delle tue religioni


mi fa male il ventricolo sinistro. per le cose che non ci siamo detti, e per quelle che siamo capaci di dire. per il favoloso mondo di amèlie, visto in francese. per tutte le volte che sono stata interrogata, in francese. per la gamba in cancrena di baudelaire. per quando vorrei essere jean duval, e invece sono una cartaccia per la strada. e penso di non essere abbastanza luminosa per far voltare quel ragazzo per la strada, che si fuma una sigaretta di pausa sull'entrata di un vivaio. penso al profumo che uno ha appena ha fatto la doccia, che poi scivola sempre via. 

venerdì 10 luglio 2009

99: esiste anche buona elettronica, tipo quando ascoltavi i lali puna


in una vignetta piccolissima ci sono io che pulisco con le mani il fondo dei piatti dove lui prima ha condito le tagliatelle col sugo e il basilico. il basilico forse non gli piace, l'ha lasciato tutto sul piatto (il mio), e ha lasciato anche cento grammi di pasta appiccicata. ci sono una marea di moscerini con un corpo piccolissimo nero ed ali lunghissime che camminano in mezzo alla bottiglia del the freddo e dell'acqua uliveto, camminano inventandosi dei sentieri sulla tovaglia a quadretti con dei colori improbabili, tipo rosa e turchese. non mi va di mandarli via, così stasera la tovaglia l'ho lasciata sulla tavola. amen.



parallel lines, kings of convenience

giovedì 9 luglio 2009

98: a volte non é che ci sia un titolo


sono passata dalla totale ignoranza al conoscere uno strato superficiale abbastanza sensibile di fumettari italiani. adesso potrei dare un esame da sei crediti sul panorama disegnifero italiano, e la cosa é divertente. mentre mi spacco la testa per inventarmi una mail impostata decentemente per i 28 autori ai quali, in un modo o nell'altro, dovrò decidermi a contattare - ripenso al punto centrale della questione: morfina. ripenso a morfina quando l'ho scritto, aprilemaggio che pioveva e faceva sole. e tu la notte mi raccomandavi via sms di non mangiare sassi che avrebbero nuociuto al mio mal di pancia. ripenso a morfina e ai tuoi trentacinque messaggi nella cartella chiamata come te. ripenso a morfina e al ventuno maggio che era il tuo compleanno e io ero a spoleto e faceva un temporale assurdo. ripenso a morfina e a quando l'ho stampato, poi ci hai messo qualcosa come sette mesi a leggerlo ma alla fine hai detto: non ho capito come mai avessi tanta paura dei miei commenti, sei brava. ripenso a morfina e a quando siamo usciti a fare le foto, le mie insoddisfazioni, le cose a rilento, le indecisioni, il terremoto all'aquila che ci ha preso alla sprovvista mentre dormivamo insieme, le macerie di carta e di casa. e poi al fatto che vorrei fare un viaggio lungo tutta l'italia per fotografare la gente che si ama nonostante le ferrovie dello stato. e anche che a questo punto va bene anche svendersi, tanto l'unico che doveva farci caso eri tu e diciamo sei passato sensibilmente oltre.

like yesterday like tomorrow, arnoux

martedì 7 luglio 2009

97: quasi adatti a garantire il giusto risultato (guarda che risponde eh)


a volte mi emoziono. a volte mi emoziono e basta, mi sembra lecito anche uscire al supermercato con la mia camicia grunge e comprarmi quello che cazzo mi pare o fare una telefonata blu baronciani di trenta minuti e alcuni secondi considerevoli. a volte mi sembra lecito andare a ballare e pogare con davide, anche se non l'ho fatto e me lo devo immaginare. comunque funziona. a volte tu mi dici che hai finalmente mandato a stampare la tua tesi, dopo tre mesi che dicevi sempre scappo e torno a scrivere fanciulla, dopo tre mesi che ci siamo sentiti un po' a morsi e adesso ti viene in mente di prendere un treno e porre finalmente fine alla nostra perfezione da film. a volte penso che un giorno entrero' in libreria e l'odore di pagine nuove ci sara' anche per un mio libro, mi vengono i brufoli solo a pensarci. a volte penso: gaiatarini crea, scrive, si inventa il nuovo romanzo del duemilanove e non ha problemi a farlo. a volte io e te finiamo per finire finiti in galera. altre volte piove a luglio ed e' l'estate più piovosa che ci si potesse immaginare, tipo che fa venire i raffreddori ad alessandro e mi viene in mente che potrei vergognarmi nelle foto in cui sono taggata perchè sembro l'apollo tredici. a volte metto in ordine la stanza facendo caso alle pieghe che sono venute a queste lenzuola a righe. verdeazzurrobluturchese. alle volte leggo gipi alle una di notte, poi prendo l'emmepitré, esco a fare un giro a piedi, incontro i cavalli sciolti del nord, tu ridi, sto sulle scale di casa a considerare che nonostante i biglietti di addio, la gente non va via. a volte penso che ti ho incontrato, ci ho scritto un libro, ho scritto delle cose che tra noi non sono mai totalmente successe. a volte penso che ti ho incontrato, ho scritto un libro, forse domani lo pubblico e ora io e te a malapena abbiamo voglia di scambiare quattro chiacchiere civili. tipo, io non lo sopporto.



dead in july, zen circus  

lunedì 6 luglio 2009

96: impicchiamoci coi palloncini


ci sono cose sulle quali non mi so decidere, per esempio se il cocomero mi piace oppure no. quando siamo in macchina io e te che andiamo ad un concerto come due quindicenni adolescenti e tu dici "senti che odore di cocomero" allora sì, mi piace. quando mi siedo su una panchina di legno d'estate che per tutto il giorno é stata cotta dal fuoco allora sì, mi piace bere il cocomero. quando siamo in una macchina in mezzo a tutti i cinquecento elementi della campagna umbra, comprese le cose spinose alle quali non ci possiamo sottrarre, allora sì, la parte liscia dei cocomeri diventa invitante e consolante. e non mi fa male pensare che stiamo pensando di metter su casa insieme. calcolare che ci vorrà un milione di euro per riuscire a camminare sui pavimenti che adesso traballano. e i fiori hanno dei cappelli che sono i tuoi preservativi usati, e ti ho tirato via le matasse dei miei capelli dai sedili della macchina. non mi spaventa pensare che ci mettano in galera. mi viene da ridere per come getti le tue mutande in mezzo alle ortiche mentre arriva la vigilanza. mi viene da bere il sudore che hanno lasciato sulla maschera. mi viene da ridere perché ti ho spaccato lo specchietto retrovisore nella foga di alzare il culo per farti spostare il sedile in quattro semplici manovre. mi viene da ridere perchè guido con una bottiglia d'acqua in meno in macchina e tu non ti sai convincere che non mi serve e fino alla fine dici sicura, sicura, sicura?



love affair, baustelle

martedì 30 giugno 2009

95: volete farmi credere che state provando qualcosa?


ogni tanto mi diverto a fare delle cose strane. per esempio cominciare a parlare con delle persone totalmente sconosciute sulle cose che mi piacciono e che, teoricamente, dovrebbero piacere anche a loro. altre volte invece mi diverto semplicemente a contattare gli utenti che hanno nel loro share il disco di vasco brondi. più della metà di loro lo detestano: perché tengono il suo disco? ogni tanto penso che le persone siano spaventate, spaventate di conoscersi, di entrare in contatto, di scontrarsi l'un l'altro. una volta ho fatto un sogno, o forse semplicemente me lo sono immaginato da sveglia: ero in mezzo ad una folla di persone che avevano legati dei materassi di gommapiuma dietro la schiena, davanti, e ai lati. la gente non si vuole fare i lividi. lo capisco. sono brutti, hanno un'evoluzione di scala tonale improbabile e poco attraente. mi manca decisamente molto prendere l'autobus, fare dei viaggi lunghissimi guardando fuori dal finestrino un percorso sempre uguale. mi manca decisamente molto avere diciassette anni. poi mi chiedi scusa se non mi hai risposto il giorno che ti ho fatto gli auguri per il tuo compleanno, é solo che é morta tua nonna, e così.



enemies/friends, hope of the states

94: in alto i cuori, cuori in alto


mi sto facendo a pezzettini piccoli, sfilettati. mi torna in mente il sapore del sangue in bocca, la casa di barbie tutta rosa che mi hanno regalato a quattro anni, al ritorno dall'ospedale. mi tornano in mente i punti, sentirsi la gola cucita col retrogusto di ferro. mi sto tagliando la carne con il coltello e la forchetta, sego lentamente e nervosamente fino all'osso, e c'è un rumore sordo di tronchi rotti.
perché sono vuota?

post, marta sui tubi

lunedì 29 giugno 2009

93: circles and triangles


mi sembra di essere un mobile ikea con una marea di spigoli acuminati. so bene che i piccoli urti mi causano dei lividi. mi domando cosa facciano agli altri.



across the universe, verdena & afterhours

venerdì 26 giugno 2009

92: mi piacerebbe nevicare


ogni tanto mi metto a cantare sulla base con la chitarra che avevi suonato. volevo inciderla comunque, spedirtela per il tuo compleanno; ma sulle pagine bianche ci sono due persone col tuo stesso nome. chissà chi sei, tra le tante.
quando canto su questa base mi sembra di fare ancora qualcosa insieme. spesso mi viene mal di testa, ho dei periodi in cui niente funziona. questo é il periodo dell'emicrania: dicono che sia il tempo incredibilmente strano, per essere quasi luglio. sono stata seduta con la testa nascosta tra le braccia per due ore, oggi. i miei progetti non hanno nessuna spinta, mi sembra di stare in mezzo all'erba e agli ulivi, a torricella, guardando le increspature sull'acqua del lago, dentro al quale non mi posso tuffare. perciò mi sembra igienico e poco salutare contattare finalmente qualcuno, gridare aiuto. apro la bocca, ma non esce niente. prendo la penna, ma non riesco a scrivere. certe volte quest'abitudine a non piangere diventa un tormento. ho la canon ferma sopra la cassettiera. penso che la vorrei rivendere, penso che la dovrei rivendere. é abbastanza normale arrendersi al fatto che non faccio buone fotografie. e forse, che non so più nemmeno scrivere.



nevicadere, c.o.d.

mercoledì 24 giugno 2009

91: 211 spazi


fondamentalmente rido, perché... beh, perché ti piacevano quasi tutte le ragazze che fossero anche solo un po' carine, e perché mi domando come mai se devo stilare una lista di film da vedere torno ad impicciarmi sul tuo blog. le cose che dicevi, le cose che scrivevi. infine le cose che ci siamo detti. c'é stato un momento in cui avrei potuto controbattere restituendoti le parole che avevi scritto; spesso ho immaginato le cose che ci si dice tanti piccoli oggetti. e tante volte ho desiderato poterli restituire, scordarmeli, rispedirli al mittente. punto a capo.
rido se mi viene in mente la sera prima di attraversare torino, le canzoni che ascoltavo seduta nei sedili posteriori della macchina di federico, tutta la pioggia che é seguita da quando hai smesso di sbattere le ciglia in quel modo che hai. rido se penso che sicuramente adesso ridi in altre modalità invisibili, non ti ricordi più dell'aprile che é passato, e penso a quando parlavi della neve o delle macchie di vino sulle mura gialle di una stanza nella quale adesso non c'è più nessuno dei due - so che non c'entro niente con le "tue cose", so di avere un romanzo da scrivere, e probabilmente in questo romanzo ci sei anche tu.



used to be one of the rotten ones and I liked you for that
now you're all gone got your make-up on and you're not coming back.



anthems for a 17 year old girl, broken social scene

lunedì 22 giugno 2009

90: con i ventilatori negli inceneritori


mi domando perché non si può fare l'amore in una macchina in mezzo a una radura coi raggi di sole delle cinque tra i rami, coi nostri vestiti come tendine ridicole che non coprono le mie ginocchia statiche. mi domando perché amare é così raro, e morire é così diffuso: una statistica davvero poco intelligente. coi pensieri come carta guido pensando al mal di gola il ventidue di giugno. mi stupisco sempre dei ritorni delle persone del passato che ci ignorano e poi una volta ogni centodieci giorni ci mandano una canzone da ascoltare. più di tutto mi stupisce il fatto che sia un trucco che funziona sempre. e a musica & musica fanno le esposizioni di vinili rock, dovremmo andarci, ma non ci va di entrare nemmeno alle esposizioni free entrance dei pittori con le loro esposizioni - come faremo? come faremo ad incontrarci, come faremo ad aggiornarci, come faremo ad innamorarci.

aspetto, numero6

venerdì 19 giugno 2009

89: leave but don't leave me


a l l ' i m p r o v v i s o p e n s o c h e l e m i e p a r o l e s i a n o d i l a t a t e a l l ' i m p r o v v i s o   n o n   v o g l i o   p i ù   d a r e   l ' e s a m e   d e l   s e t t e   l u g l i o   v o g l i o   s o l o   c a m m i n a r e l u n g o  i l   v i a l e   a l b e r a t o   d e l l a   f a c o l t à   c o l   r u m o r e   d e l l e   f o g l i e   c o m e   c a r t a   c h e   s c r i c c h i o l a   s o t t o   l e   c o n v e r s e   a l l ' i m p r o v v i s o   p e n s o   c h e   v o g l i o   e s s e r e   n e l l ' o c e a n o e  b u t t a r m i  s o t t ' a c q u a   e   f a r e   f i n t a   c h e   l e   c a n z o n i   n o n   f i n i s c a n o   m a i   p e n s o   c h e  v o r r e i   r e s p i r a r e   r e s p i r a r e   n e l l ' a r i a   p e n s o c h e   c i   s i a m o   c o n o s c i u t i   e   p o t e v a   a n c h e   n o n   c a p i t a r e   p e n s o   c h e   é   s t r a n o   m o r i r e   a   g i u g n o   n o n   m e   l ' a s p e t t a v o .



breathe, julie's haircut

giovedì 18 giugno 2009

88: dio solo sa se questa città ha alberi


ho la sensazione che gli alberi del viale del pionta si abbassino sensibilmente quando piove in quel modo. da bambina mi dicevano di non toccare le foglie dell'eucalipto perché sono velenose; un ricordo che ancora mi porto dietro. cammino sotto gli alberi e viene giù la pioggia d'estate a gocce grosse e imprecise e tiepide. mi consiglierai per sempre di riascoltare questo disco? inizieranno a mettere le sedie fuori per il cinema all'aperto? le sedie verdi di plastica del colore degli scatinati degli anni novanta. é necessario che io smetta di scrivere per creare qualcosa che ti faccia sorridere, mi sembra a malapena di sentire la bic sotto la mano, e ogni pensiero impreciso nello stomaco. mi sembra poco importante dormire, mi sembra solo che voglio camminare per corso cavour fino a borgo xx giugno e andare a vedere questi cazzo di film di truffaut sul maxischermo all'aperto, o a succhiare i ghiaccioli tra un tempo e l'altro, o a fare confusione camminando sulla ghiaia. o piangere per i pesci rossi morti nella fontana che ora é molto vuota.



ruby tuesday, the rolling stones

giovedì 11 giugno 2009

87: venerdì


parlavi dei deus e del modo assurdo in cui avevano scelto di scrivere il nome del loro gruppo. parlavi delle diecimila volte che dicono la parola friday. venerdì é il tuo compleanno, mi fa paura tipo dire "domani", che mi sembra di essere ancora stesa sul divano alle tre del mattino del dodici maggio, nonostante i treni partissero, solo tre ore dopo. cioé. mi sembra di realizzare che una cosa succede tra poco. tipo quando devo fare una cosa importante il ventincinque del mese, e mi metto a pensare a cosa starò facendo il ventisei mattina, il ventisette, e così via. poi mi vengono in mente loro che ridono dentro la mia macchina che non vuole leggere i dischi rigati, mi viene in mente l'ostinazione degli eventi, e quando io e te ci parliamo alle due del mattino e poi vogliamo scopare però ci addormentiamo, e rido: é evidente che non abbiamo il fisico. you move me, you move me, you move me round and round I guess. mi viene in mente che non é una cosa così terribile prendere dei treni, scendere dai treni. incontrare la gente, cercare di incollare i pezzi. resistere. mettere le maiuscole.



hotellounge, dEUS

mercoledì 10 giugno 2009

86: aprendo la finestra sopra i netturbini e sopra i nottambuli svetta la gigantesca scritta coop


ci toglieranno i punti perché ho guidato diverse volte leggendo i tuoi messaggi finendo nella corsia opposta. ci lamentiamo delle patenti a punti, come le schede elettorali che non ci assicurano nazioni nuove, e il nostro volerci bene assomiglia alla tessera coop. ho chiuso le cose che mi hai regalato in una scatola coi cani dalle orecchie esagerate, tanto per condensare l'odore delle tue spezie. i tuoi viaggi in bicicletta alle otto di sera incredulo della luce che resiste.e per reggersi sopra i tralicci delle parole bagnate ci vuole un discreto equilibrio, come la forza di non guardarsi indietro o di tagliuzzare l'orgoglio e altre cose sensibili come questa - andare a letto troppo presto o troppo tardi, per dire. e mi rifiuto di pensare che il nostro amore duri tanto quanto gli esami lampo di un quarto d'ora, con le domande pre-stampate, pre-decise, pre-tutto. il nostro non incontrarci mi fa ridere e un po' bestemmiare come i partecipanti d'assalto alle feste dell'unità di paese. penso che dovresti insegnarmi a ballare il liscio, perché nonostante tutto é una cosa che non so fare. o andare a vedere una mostra di magritte, rischiando di arrivare tardi per decidere chi si stancherà prima di insistere. per dire.



la gigantesca scritta coop, le luci della centrale elettrica

martedì 9 giugno 2009

85: first we were water in a creation lake


il cielo é stupido e anche io. come facevi a immaginare che sarebbe stato un aprile di merda? mi dicono che le mie domande senza punto interrogativo spiazzano. a te spiazzavano anche le mia frasi, che tu chiamavi definitive. in definitiva mi viene ancora da ridere, pensando a certe cose. la cartella messaggi salvati ha ancora quattro messaggi. nel primo ti comporti come un film hollywoodiano banale. nel secondo mi dici che il dodici giugno compi gli anni e che rileggendo il mio blog ci hai trovato il té di "oggi". che té?, ti domando. nel terzo dici: tu che prendi in té bollente e io il caffé. che non ho preso. stronzo. nel quarto mi dici che hai pianto. non credo ci sia una ragione precisa per spiegare il fotogramma di due secondi della mole di torino, oggi, in una telenovela da quattro soldi. penso a tutti i modi alternativi che hai adesso di ridere e al fatto che non ti manco e a molte altre cose relativamente sensibili e allegre eccetera. mi hanno detto che tra me e te non c'erano presupposti a sufficienza per volersi bene, poi hanno continuato a dire che nonostante tutto questo colore di capelli mi sta bene. dovresti vederlo, é molto migliorato. ci sono ventiquattro parti in un giorno, che mi separano da te. e direi anche diverse altre cose. molte altre cose. non ultimi, i caselli autostradali.



creation lake, silversun pickups

83: parole


poco fa in macchina pensavo che questa sera avrei voluto soltanto stare in macchina a guidare e ascoltare musica, e basta. poi ho pensato vabè adesso torno a casa magari c'è gaia. niente. forse è solo che non c'è il mare a torino. forse siamo solo dei bambini. perchè è un film gelido e tu sei calda. e perchè è una canzone calda, come te. tu sei calda, io sono temperato. beh, sei il mio aprile o no? io l'ho fatto perchè sei una cosa bella da raccontare. (cazzo ascolti sensibile degli offlaga, mi fai morire, sei ipersensibile!!)  ti darei un bacino sul collo per farti capire. i've got a dyslexic heart. ecco vedi cazzo cazzo cazzo adesso vorrei essere lì per poterti dire queste cose, e guardarti negli occhi a distanza millimetrica e prenderti le mani. io non voglio delle citazioni di film giapponesi, voglio che mi dici qualcosa tu. non m'importa neanche se ogni tanto hai questi momenti di follia totale, ognuno ha i suoi problemi, io pensa che odio le piazze inclinate, piazza vittorio a torino è in pendenza sul po, la odio, non ci posso stare, mi fa paura perchè è inclinata. non m'importa delle tue cazzate del momento, m'importa però di te. mi piaci, e te l'ho detto in tutti i fottuti modi. mi piace la tua dolcezza e il tuo calore, mi piace la tua disponibilità verso le persone, la tua voglia di dimostrare di poter aiutare gli altri, i tuoi occhi svegli, gli interessi che hai che sono molto simili ai miei. quello sarà quel momento quello, quel momento quel momento quello quello quello. avevo iniziato a scrivere che il mondo è già di per sè una merda, e che due persone come noi non dovrebbero farsi del male con le parole. perchè tu sei una cosa bella e semplice e non devi diventare una cosa bella ma faticosa. non siamo amiconi, tu mi piaci, cazzo. non ti ho mai vista sorridere, non ho mai sentito la tua voce, non so come ti muovi, che espressione hanno i tuoi occhi quando ti arrabbi, come prendi una matita e la temperi, per dire.



we will become silhouettes, the postal service

sabato 6 giugno 2009

82: per combattere l'acne la tua frangetta é diventata una zona militare


tutti i caffé che ti porterei a letto, se dormissimo veramente insieme. e pezzi di conversazione per scegliere chi votare, mentre franceschini fa finta di essere dalla parte delle donne. rido dei quotidiani, dei nomi strani. e tu dammi qualche buona notizia, ogni tanto. cercavamo di non disperarci troppo se i distributori chiudevano un attimo prima che arrivassimo. cercavamo di tenere insieme piccoli pezzetti di occasioni e di emozioni. e le mie fanno lo stesso rumore del cellophane a bolle d'aria che riveste i pacchi postali gialli, quelli che mi mandi - anche di sorpresa. cercheremo di prendere i treni, le frecce rosse, i regionali, di intercity. per dare al nostro volerci bene una parvenza e una decenza, quella di paolo conte che ci ha fatti conoscere. parliamo della mia cellulite e dei miei difetti, e nel frattempo qualche partito immeritevole si sta guadagnando le elezioni. parliamo dei progetti a lungo termine che, a differenza della roba nel frigo, non dovrebbero mai andare a male. e mi torna in mente aldo nove quando dice le cose che si comprano al supermercato scadono. l'amore uguale. sui surgelati c'è scritta la data di scadenza. nell'amore la scadenza arriva all'improvviso senti un odore micidiale devi andare via di lì, é l'amore, che odora.



come mi vuoi, paolo conte

giovedì 4 giugno 2009

81: tutto ciò che volevo era essere la tua spina dorsale


tipo quando dicevo 'metterò a posto l'armadio', ma non é mai una buona idea frugare nei cassetti. e tu dicevi di avere un magnete in testa. forse i nostri pensieri sono pesanti, o infiammabili come diavolina fresca. poi la mia macchina a turbogas si rifiuta di fare le rotonde e prende male tutte le curve. e ho il sangue raggrumato sulle braccia, che probabilmente ti piacerebbe vedere. per non pensare ai nostri sfaceli personali parliamo delle sessioni d'esame e degli argomenti teorici dei libri, come se l'amore non fosse una cosa pratica, tipo mettersi dei guanti gialli e lavare il pavimento dalla non-educazione dei cuccioli di cane. e in questi giorni di campagna elettorale ci vogliamo bene in modi fortemente adolescenziale. mi viene da ridere pensando che forse l'opposizione sarà finalmente contenta, di non sentirsi chiamata in causa. all i ever wanted was to be your spine.



web in front, archers of loaf

mercoledì 3 giugno 2009

80: lolita, fuoco dei miei lombi


potremmo e dovremmo permetterci di non avere ispirazione, se perfino davide toffolo sul suo blog non riesce a postare i suoi disegni. poi facciamo le maratone di due giorni solo a litigare, per renderci conto che stiamo costruendo qualcosa. e stare con me é come una lotta continua, continui colpi, ferite, mazzate varie. coltelli, taglierini. però anche baci (credo). e dici che dovrei scendere in politica per come parlo, anche se il mio modo di amare é assolutamente antidemocratico.




come dio comanda, tre allegri ragazzi morti