venerdì 21 agosto 2009

115: tracciano diagonali


prendersi cura é un verbo difficile, come trovare posto seduti sugli intercity di quest'italia sfasciata. gran parte dei miei mal di testa invernali sono stati causati dall'odore che si percepisce nelle stazioni ferroviarie, un odore di bruciato e ruggine bagnata, tremendo per le emicranie. nonostante questo mi mancano i ritardi puntuali dei treni, i carabinieri, la malinconia sgocciolante, l'odore dell'inverno che c'era ad arezzo quella sera ascoltando i deus e pregando a mani giunte che non piovesse.  poi ci ha travolti la primavera - con gli esami che non ho dato, le morti, le camomille per dormire, i viaggi in macchina, le settimane di temporali, la grandine, pina bausch che balla. chissà che cosa stavi facendo quel pomeriggio di aprile che ancora non ci conoscevamo, camminavo lungo viale cittadini con i libri stretti sottobraccio, le converse allagate, un gran freddo nelle ossa, piccole speranze, i capelli fradici. eravamo due bombe ad esplodere ma totalmente ignare. di lì a un mese e mezzo ci saremo incontrati, saremmo entrati in collisione, ci saremmo mischiati la saliva e altri liquidi poco invitanti. in quel momento eravamo solo pioggia. solo pioggia pesante sui vestiti, che impedisce qualsiasi passo in avanti.



io e te, pgr

mercoledì 19 agosto 2009

114: gli anni sono i tuoi capelli un po' più lunghi e poi tagliati


nonostante la febbre mi trascinerò stancamente verso un cinema all'aperto, sulle sedie verde scuro anni novanta di plastica. le stesse, devo supporre, di quando alquanto furbamente l'agosto di due anni fa, ti sei sdraiato a lisca di pesce sulle mie gambe interdette. ti accarezzavo il rettangolo di pelle tra il colletto della maglietta troppo elegante, e i capelli che avevi ancora lunghi: hai fatto bene a tagliarli. anche due anni fa era mercoledì, ci siamo stupiti quando sull'erba, a notte fonda, ci é presa voglia di frugarci e di toccarci, anche in parti decisamente intime. sono passati due anni e più o meno 3895 modi per passare sopra la nostra amicizia coi piedi, pulendoci le scarpe come un tappetino. parlo come al solito quell'alfabeto che non sempre traduci in maniera brillante. tutto quello che mi aspetto come picco di amicizia sarebbe farci fare uno sconto di cinquanta centesimi grazie alla carta giovani e alla tessera universitaria per il biglietto del cinema. non ho mai preteso granché, per il resto, spero tu te ne ricordi sempre.



lezioni di musica, il teatro degli orrori

martedì 18 agosto 2009

113: sushi a colazione


improvvisamente, in concomitanza col mio cervello, tutti gli elettrodomestici saltano, fanno corto circuito e salta la corrente. tutto per un tostapane acceso, per tostare del pane nemmeno tanto buono. uno di quei giorni ti chiamo per domandarti se leggi ancora il moleskine che ti ho scritto quest'inverno, quando mi faceva male la mano nello stesso identico modo, i tendini, quella roba lì, le nocche puntualmente gelate. mi rendo conto di essere fondamentalmente monotematica. é sicuramente l'assenteismo universitario che mi fa quest'effetto, o la prima volta che mi hai detto ciao mentre leggevo borgese, di fronte all'aula di cinema dove aspettavamo la lezione su méliès. ma ci arrivavano nozioni di fotografia, modulo a. ogni tanto ho l'impressione che le stalagmiti di quel periodo non si siano ancora sghiacciate tutte, temo di aver ancora qualche grammo di neve nelle tasche. non riesco a svernare. ogni tanto dovresti ancora frugarmi tra il collo e la sciarpa facendomi ridere, per cercare i residui di grandine; i pomeriggi in cui non ti rivolgevo la parola e me ne tornavo alla stazione a piedi sono stati fatali. le converse si sono allagate, non si sono riprese più. mi sembra ancora di correre verso quei due poveri cristi, in un pomeriggio di maggio, pregandoli di aiutarmi a rimettere in moto la macchina, con i cavetti rossi e neri tra le mani.
aiuto, aiuto, chi se ne frega dei vostri vestiti bianchi. mi sembra ancora di parlare del mare di termoli, con quella signora vecchia mille anni. mi pare ancora di vederti, che guardi le fotografie a naso per aria per interi minuti, per ore, nel bluverdearancionero di una mostra. polaroid di tuffi e robe così. scommetto che è emilie simon, ed è proprio emilie simon. poi mi dici che temevi mi fossi dimenticata. non hai capito che é la memoria di ferro che mi uccide.



song of the sea, émilie simon

lunedì 17 agosto 2009

112: qualcuno é in vacanza e lei suona per ore


tiravi su la pagina del tuo segretissimo diario e si intravedeva che avevi scritto agosto è il mese più freddo dell'anno. in agosto è tradizione che tutti noi portiamo dei fiori ai piedi dei perturbazione e violentiamo questa frase precisissima per il gusto della puntualità. e tu dicevi che quando non sapevi cosa regalare, andavi alla fnac e compravi sempre in circolo. un disco di quasi dieci anni fa, che ancora fa sentire i suoi effetti collaterali. siamo banali, siamo tanto tanto banali. ci piace usare le stesse frasi come dei feticisti abituati. ci piace stare a letto se abbiamo mal di gola. ci piace rimandare a domani quello che potremmo fare oggi. ci piace fare finta che vogliamo consolare gli amici, ma quando ci telefonano vogliamo arrivare al punto. e ci piace avere il blog, il tumblr, il flickr, il twitter, il secondo blog, il secondo cellulare, la vacanza perfetta, la partenza intelligente, il biglietto del superenalotto perché non si sa mai. io invece voglio solo andare al cinema.

agosto, perturbazione

sabato 15 agosto 2009

111: ciò che é successo nelle isole faulkland il 29 giugno del '77


ti ricordi di quando discutevamo sui gusti sessuali di alessandro raina ti ricordi di quando parlavamo nella tua camera da letto che avresti lasciato a breve per trasferirti in un appartamento di quartiere ti ricordi di quanto mi facevano male le scarpe ti ricordi di quando mi toccavi i piedi e i buchi del naso, cristo, ti ricordi quando mi toccavi i buchi del naso? e dicevi che ti piaceva mentre mi sentivo a disagio perché le mani nel naso nessuno aveva mai avuto voglia di mettercele, ti ricordi quando andavamo a fare la spesa a notte fonda di quando mi spiegavi le cose mi dicevi di premerti coi seni contro la schiena di quando mi prendevi per il culo perché non so reggere il vino di quando leggevi veronesi nella tua cucina alle tre del mattino ti ricordi dei frappé delle sedie troppo alte delle entrate delle uscite di quando ti ho svegliato nel mezzo della notte ti ricordi dei cani che tentavano di accoppiarsi nei prati degli sposi che si facevano fotografare al tramonto di quando ci siamo persi del sudore colato sul collo per cercare di andare a pranzo, ti ricordi? ti ricordi del rumore che fa il ventilatore acceso delle fondamenta inclinate della tua casa dei drogati nell'ascensore delle scale fatte a piedi in discesa dei posti parcheggio occupati delle mani sporche di olio dell'impronta della bocca sul collo di vetro delle birre ghiacciate dei caffè degli apertivi dei post-aperitivi dei quesiti sui cartoni animati ti ricordi?



la convinzione, amor fou

venerdì 14 agosto 2009

110: sentimenti migliori


abbiamo trascorso un inverno intero aspettando la neve, con te che me la infilavi nel cappotto e comprando le cioccolate con gli spiccioli trovati in fondo alle tasche. non credo di poter dimenticare i viaggi chilometrici in autobus aspettando che passassero le mezz'ore e noi due nascoste sotto il portico dei carabinieri in attesa che spiova. queste sensazioni adesso mi sembrano come le pozzanghere di quel giorno d'inverno, vuote e concentriche, senza capacità di asciugarsi. ci sono ancora diverse cose che hai tenuto per te, che mi appartengono. insieme a brutte fotografie, anche cose che ti ho detto che forse non avrei dovuto dirti, eccetera. non c'è una medicina che curi tutti i tipi di raffreddore. non mi dire che dovremmo avere pazienza, non dirmi che dovremmo essere capaci di perdonare. io ho camminato per centocinquantamila volte con i vestiti troppo leggeri al centro dell'inverno, desiderando ancora essere seduta tra le poltrone rosse di un cinema a guardare film d'essai col blocco appunti per scrivere stronzate, io ho camminato milioni di volte a testa bassa senza riconoscere la gente e non c'è mai stato nessuno che mi abbia strattonato per fermarmi.
ogni tanto spengo la luce e desidero essere cancellata dal buio. ogni tanto spengo la luce e desidero essere cancellata dal buio. ogni tanto spengo ancora la luce e desidero essere cancellata da buio.




can't remember, sense of akasha

giovedì 13 agosto 2009

109: che poi improvvisamente non accade niente


un giorno ti ho comprato un quaderno. ci ho scritto per diversi giorni, poi non l'ho più aperto. nemmeno riletto. ho pensato tante volte di spedirtelo, all'inizio doveva succedere per il tuo compleanno. poi ho prorogato le scadenze, come al solito. poi abbiamo litigato. poi ho pensato che te l'avrei spedito comunque, anche incompleto, perché sapevo che avresti voluto così. ogni tanto ci ripenso. ti penso molto spesso, anche se tu dici di no, credi di no, e siamo quello che siamo, cioé due foglie di uno stesso albero che si guardano ogni tanto. c'è stato un attimo che ci piaceva stare vicine. oggi é morto il padre di una persona importante, questa cosa chissà come mai mi fa pensare ai tuoi capelli. per curare i miei dolori insignificanti sono entrata in libreria e mi sono illusa di saper scrivere. ti ho pensato molto spesso, quest'inverno, mentre aspettavo i treni alle cinque del pomeriggio col buio, ti ho pensato molto spesso quando ho letto le tre lettere del diminutivo del tuo nome, sui vagoni. ti ho pensato molto spesso in diverse circostanze, anche se non ho avuto sempre voglia di dirtelo. questa cosa è come un vaso di vetro, tu eri un vaso di vetro, io e te eravamo un vaso. poi il vaso si é rotto, tantissime volte ci siamo messe a raccogliere pezzi infinitamente minuscoli. a volte ho dovuto spingere la mano sotto il mobile, arrivando anche a ferirmi, pur di tirare fuori schegge e briciole. dopodiché non conosco altri modi e codici per dirti che ti amo e che hai un posto in me come una specie di scheggia tra i ventricoli. é patetico andante, ma è così. tu mi sei passata attraverso, anche le volte in cui ho avuto voglia di picchiarti, di trattarti male, anche le volte in cui sono scappata da te e dalla situazione in generale, anche le volte che sono stata indifferente, e quelle in cui ascoltandoti parlare ho pensato che della tua voce non me ne importasse più. ci voleva che morisse il padre di simone per farmi scrivere queste parole assurde.



animali che nuotano, il rumore del fiore di carta

martedì 4 agosto 2009

108: giochiamo ancora a ping pong come due bravi senatori romani


mi manca l'acqua che mi schizza sulla schiena mentre parliamo di cose abbastanza delicate in mezzo ad una folla di persone che non hanno idea del mio rimanerci male - te ne accorgi solo tu che sei l'unico che non ci dovrebbe far caso. mi sveglio alle quattro e mezzo con un rumore fortissimo di tuono, adesso so che i temporali feroci che si vedono nei film sono possibili, non guarderò mai più come dio comanda pensando cinica che la tempesta dura troppo. adesso mi leggerò bastogne. e poi l'amante di lady chatterley. mi manca quell'agosto che io e te non eravamo mai a casa e faceva caldo come dovrebbe fare caldo d'estate e non ci pareva vero che stesse finendo il buon tempo. mi manca non essere più una vergine tra le tue braccia. mi viene in mente quanto sono stata sveglia fissando il tuo soffitto senza muovere un muscolo o sfregando le gambe sotto le lenzuola per decidere di mandare il destino in direzione opposta e contraria. mi viene in mente ogni fallimento di idea e la colazione che mi sembra di aver replicato da una vita. mi viene in mente che un milione di anni fa tenevi la bocca premuta contro il cuscino per non farti baciare quando ti ho detto di chiudere gli occhi. mi viene in mente che volevo solo scriverti addosso con la bic, e me la mettevo nello zaino sperando che avrei avuto l'occasione di farlo.



piove leggo stesa sull'erba bagnata mi faccio un bagno in una casa vuota e metto un maglione evidentemente troppo pesante per agosto - che puntualmente é il mese più freddo dell'anno.
mi viene da sorridere pensando a te che canti guccini o de gregori. quanto semplice mi é sembrato sentirti dire avevo la rivolta fra le ditadei soldi in tasca niente e tu lo sai e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai.

manca l'acqua, diaframma