domenica 24 settembre 2006

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E' probabile che io non sappia più distinguere cosa voglio e cosa no. Ieri sera abbiamo parlato come due vecchi amici e tu mi hai detto di voler vedere i miei capelli corti. Potrebbe succedere come quella mattina che ti ho detto che mi ero fatta la frangetta e per un tuo commento sbagliato siamo finiti a discutere. Ho il collo nudo, adesso. I capelli non mi coprono più. E' stato un inverno lungo e doloroso, mi metto un maglione nero a collo alto e mi abbandono a leggere un libro sull'amore sopra le coperte del mio letto. 

sabato 23 settembre 2006

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Mi sento coperta da chili e chili di sabbia e l'unica cosa che vorrei adesso è che tu prendessi la macchina per venire da me. Ho una cicatrice che va sistemata: non è importante il resto, solo questo. Mi sono tagliata i capelli a caschetto e sono bruttissimi. 

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A volte mi cade la gomma da cancellare in qualche punto della casa e non la ritrovo. Torna sempre quando sono sovrappensiero. Sono fragile e questo mi innervosisce. Sono vulnerabile, tutto mi colpisce. Pensi mai a quante persone verrebbero al tuo funerale? Sono passati due mesi e adesso saprai suonare bene la tua chitarra nuova. La canzone dice Ti sei persa il brivido di sei tarantole sulla schiena. Io vorrei smetterla di stare così male. Questa distanza è ancora sei tarantole sulla schiena. 

martedì 19 settembre 2006

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Sono venuta di là col pretesto di temperare una matita, mi sono scontrata con te che stavi uscendo. Mi hai sorriso e hai alzato il braccio e toccandomi la guancia con la mano come per fingere una carezza. Sono uscita per mettere dentro il cane e tu mi hai chiesto ridendo se stesse piovendo. Ti ho detto che parto, tu non lo sapevi e hai detto che ti dispiace, poi hai dato una spinta alla porta perchè dovevi rientrare. Distendimi e inventa un senso.

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Il pensiero sempre più vivo della partenza di domani si apre come una ferita piena di sale. E' tornato il sole dietro le nuvole di plastica. Non c'è nessuno che ascolta. Domani sarò sul letto freddo di quella stanza, con l'odore di alcool dritto nel naso, nel cervello, e qualsiasi cosa mi fa male. 

sabato 16 settembre 2006

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Mancano solo quattro giorni. Ho sempre questa sensazione di tristezza, quando finisco un libro. Dormo sul letto cher era della mia bisnonna, è tutto di legno e ci sono intagliati dei fiori. Quando dormivo con mia madre vedevo il comodino di papà con sopra la sua serie di animaletti grigi in miniatura a forma di giraffa, elefante e non so che fine abbiano fatto adesso. Questo letto è comunque troppo grande per una persona sola.

venerdì 15 settembre 2006

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Ho una collezione di catenine di catene appesa alla finestra perchè lego troppo strette le persone. Cammino sotto la pioggia col cappuccio sui capelli e annuso l'aria che non sa di niente. Cose semplici e banali per riconciliarmi con gli anni passati e dentro ci sei tu. Mi scotto le labbra con un po' di the al cocco e vaniglia. Vorrei qualcuno si prendesse cura di me, che mi tirasse su dal pavimento. Vado in pezzi, tanti e piccolissimi. Infiniti e così impercettibili che non so più distinguerli. Mi vuoi per te? Mi sento così giù.

giovedì 14 settembre 2006

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Il getto bollente della doccia che mi cade addosso sembra volermi scucire via la pelle dal viso, dalle spalle. Una volta mi è successo di calpestare un frammento di vetro col piede scalzo, che nessun occhio avrebbe mai trovato. Per due giorni non sono riuscita a camminare e ho sperimentato quant'è bello e straordinario l'impulso di dolore che viene dalle estremità in basso e arriva al cervello. Il dolore riesce ad attraversarti completamente. Quando il pezzo di vetro è tornato in superficie, l'ho tolto e avrei voluto metterlo in una scatola e conservarlo. 

mercoledì 13 settembre 2006

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Ho in testa l'immagine definita del tuo collo mentre fumi in silenzio coi capelli davanti agli occhi lisci come spaghetti, la tua sigaretta color zucchero di canna e la tua camicia a quadretti rossi verdi e blu zigrinati di giallo. Un giorno o l'altro io prendo coraggio e ti abbraccio.

domenica 10 settembre 2006

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Come consola rivederti nei sogni senza vestiti né colori poco prima di svegliarmi. E' il dieci settembre, ho lo smalto color prugna sulle dita e manchi tu. Attacco alla porta frammenti di scotch. Tra poco mi opero di nuovo e tu non ci sarai. Nel frattempo le converse viola che ho comprato il giorno del mio compleanno si sono rotte sul lato, come quando il cellulare si è rotto la sera dopo che m'hai lasciato. E' successo qualcosa, dopo il tuo passaggio, ogni mio oggetto ne è testimone. Anche tornare a sentire freddo mi ricorda te.

sabato 9 settembre 2006

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Il profilo appuntito di Notre-Dame mi ricorda il tuo naso, e certe onde increspate della Senna i tuoi capelli ribelli. Ho comprato cinque o sei catenine di catene per la mia collezione. Nella metropolitana parigina delle una del mattino c'erano i suoi occhi azzurri sopra un tappeto di lentiggini. Sono entrata nel negozio di fumetti più grande di Parigi. Ho passeggiato sotto Saint Gervais e un maniaco voleva adescarmi sotto le catacombe vicino la tomba di Maria Callas. Vorrei che la mia ultima parola prima di morire fosse il tuo nome.