mercoledì 25 marzo 2009

35: grandina

martedì grandina e c'è uno strato di tre centimetri di granelli bianchi sul marciapiede, e le mie converse sono allagate più che con la neve con le lacrime. e non é vero che le maddalene asciugano i piedi coi capelli, coi capelli non si asciuga niente. poi al limite i ritardi dei treni sono la cosa di cui mi preoccupo di meno, e mi fanno una tristezza infinita i petali coraggiosi e i fiori degli arbusti che solo ieri erano così rosa e bianchi e oggi la grandine li ha spazzati via. vorrei tipo coprirli con la sciarpa o con una coperta rossa di pile ed egoisticamente solo perché mi sono sembrati un po' il nostro amore che ora mi sembra un assassinio chiamarlo così e mentre affogo i capelli nella vasca mi domando se possiamo permetterci di chiamarlo davvero amore se tipo tu oggi sei ripartito per bari e sono dieci giorni che praticamente non mi rivolgi parola.

34: polpo

e penso che va bene che abbiamo mangiato sul mio ombelico e va bene essersi spogliati. tu mi hai fatto una fotografia al primo succhiotto della tua vita ed é un po' triste riguardarlo ora, rabbiosamente violaceo e nero più che rosso, come un polpo. e penso che va bene che tu riparti e ti fai guarire e distrarre e che suoni la batteria, come quando la prima volta che mi hai telefonato suonavi per me e mi rifacevi i riff delle canzoni che amavo, e quando poi hai suonato la vedova bianca e io cantavo e sono arrivate le otto senza che te ne accorgessi nonostante avessi paura che sarebbero finiti gli argomenti dopo pochi minuti di conversazione. e penso che va bene se abbiamo detto di avere dei figli e di sposarci, e tu insistevi e per questo ti arrabbiavi, penso che va bene se nonostante tutto questo i fiori continuano a saltare fuori, bene o male, nella maniera più semplice e naturale. e penso che va bene fare sette chilometri verso la macchinetta del caffé per prendere una cioccolata, e ridere del fatto che martha graham era bella e di tutti gli stupidi schemi e poi sabotare le lezioni di musica e cantare - sì insomma, fare finta, in poche parole, che non é così determinante stare male. penso che tu una volta hai detto resistiamo e
penso che vada bene che abbiamo usato la parola ti amo anche se poi ci siamo rimasti un po' indifferenti, che non è grave se ora cammino su e giù per le stazioni con i vestiti fradici e non mi interessa di andare a centoquaranta in superstrada perché volare giù improvvisamente ha un'attrattiva un po' particolare, e - ecco insomma io tipo adesso mi sento un po' in imbarazzo verso la parola ti amo.

domenica 22 marzo 2009

33: e le margherite per prime mi dicevano che non mi amavi

e le margherite per prime mi dicevano che non mi amavi, ma io non volevo crederci più di tanto, soprattutto pensando che camminavamo abbracciati dandoci perfino fastidio e sentendo caldo, rallentandoci i passi, pur di stare stupidamente incollati. poi volevamo suonare ai coniugi di quel palazzo per farci aprire e per farci prestare la loro camera da letto, per dormire o per giocare alle costruzioni e insomma mi sembra ridicolo ascoltare vasco brondi che proprio ieri sera ha chiuso il suo tour lì da te a bologna; e non ci siamo sotto i tendoni della montagnola a distinguere i libri a basso costo, e la mia pressione sta scendendo al minimo indispensabile - quanto basta per raccogliere i pezzi dei nostri specchi in frantumi. poi non hai nemmeno voglia di sentire la mia voce e dovrebbe essere abbastanza chiaro che il colore viola delle primule non ci ha portato fortuna.

32: i sistemi nervosi degli elettrodomestici

poi rimettendo a posto i vestiti mi ricordo di quando hai detto sorridendo che ero sciatta e che parecchie e notevoli cose di me non ti piacevano. le saponette dei bagni che abbiamo consumato in due giorni e la prima volta che abbiamo tentato in maniera un po' buffa di fare l'amore, coi simpson in televisione e il riverbero giallo delle loro cretinerie che ti faceva ombra sulla metà destra del viso. penso che adesso ci dovremmo sedere e spiegare alle coccinelle che non ci hanno voluto ascoltare che l'amore é brevissimo e puro, di un colore che assomiglia al bianco.

sabato 21 marzo 2009

31: mentre le rondini hanno i brividi

e con le scarpe piene di neve sciolta mi sono incamminata verso l'entrata dell'ipercoop, cercando di dimenticare che una settimana fa eravamo a camminare sotto i portici attaccati come i paguri nelle loro case in affitto. spalare la neve dai tergicristalli pensando alle tue ciglia mentre muoiono i cani e i vicini, mentre le rondini hanno i brividi. tutti fanno foto molto belle tranne me, ma era sensazionale fare gli scatti alle viole. alle viole comuniste, alle viole che resistevano al centro di una primavera un po' indecente e piuttosto promiscua, e ho cercato rimedi vecchi secoli per guarirti i raffreddori. e a bologna mi sembrava caldo come fosse giugno in via zamboni ad invidiare gli universitari.

31: come quando eravamo a milano a guardarci le vene

poi improvvisamente cade la neve al centro di marzo e noi non siamo più tanto perfetti ma solo due pupazzi di ghiaccio che si sciolgono. e sabato sera giravamo isterici intorno allo stesso palazzo cento volte con le tue mani sulle spalle che dirigevano la mia camminata e alla fine mi hai portato a teatro. robe che mi sembrano ancora incredibili se ci penso. poi mi hai comprato il gelato e mi hai fatto uscire il sangue dal naso per i troppi baci. poi gli effetti del fumo non ci interessavano, e siamo tornati a casa in taxi. e alla fine scopare sui letti che si dividono non ci sembrerà poi tanto intollerabile, come i preservativi che si sciolgono e i bambini che non faremo. e quando mi guardavi fisso fino a farmi imbarazzare, dentro l'autobus, e c'era un raggio di sole perpendicolare che ti tagliava le sopracciglia in maniera perfetta e io ne ero un po' gelosa.

venerdì 20 marzo 2009

29: addestrare coccinelle

e tu addestravi coccinelle che dovevano rimanere ferme per i miei scatti del cazzo, e l'amore ha più o meno la durata di quanto ci si mette a realizzare di amare. che mi arrivavano le fitte mentre camminavamo per bologna, che l'amore é quella cosa un po' appiccicosa che ti resta sulle dita quando ti appoggi agli alberi e ci rimanevi male se il ristorante indiano aveva chiuso proprio sabato. i nostri pranzi troppo tardi mentre gli stranieri guardano le partite su la7 e tu che fondamentalmente già non mi ami più, sei come i biglietti che non abbiamo pagato. poi parli di tutto tranne del fatto che ci stiamo lasciando nonostante siano più o meno ventiquattro ore che stiamo insieme.

giovedì 19 marzo 2009

28: ti sfidavo tipo ad amarmi per sempre


che poi ti sfidavo tipo ad amarmi per sempre e tu tra le magliette gialle e azzurre non ridevi. il nostro amore coraggioso e la saracinesca telecomandata che facevi alzare e scendere per creare effetti luminosi divertenti. poi ci facciamo le docce negli alberghi consumando testardamente tutti i saponi, e ti toglievo coraggiosamente le polveri dal cappotto. poi mi amavi in un modo che agli altri poteva sembrare imperfetto, poi ci proccupavamo che ci sentissero, che mi sentissero. e quando venivo tra le tue braccia e tu dicevi chi se ne frega. le battaglie verbose e verbali, le nostre stanche parole. le stesse che ora sto qui a contemplare in una totale assenza di atti d'amore che non leva felicità neppure alle giornate di sole. e a questo punto la pioggia mi pare persino bella.

27: verità

e ti porterei in un parco a piantare i semi delle fragole e passare a riprendercele quando sarà il momento. quando siamo distanti quattro piastrelle del pavimento ma sembrano continenti e fusi orari.

25: sassolini sul fondo del fiume

e in mezzo alle lenzuola sfatte dai nostri giochi acquatici parlavamo dei dischi dei diaframma, o ascoltavamo gli offlaga disco pax per soffocare il fatto che non ti riusciva di infilare il preservativo. andiamo a dimenticare gli asciugamani nelle camere d'albergo e a dimenticare le fermate degli autobus troppo intenti a risolvere i rebus dei sentimenti. andiamo di nuovo a parlare delle nostre adolescenze poco intatte e a farmi succhiare ancora i seni tristi e a camminare sotto i portici per chilometri sterminati e a uccidere le margherite al parco e ad assassinare le ginestre e a farci uscire il sangue dal naso per i troppi baci e la pressione a bassa quota e a scopare contro i portoni chiusi proprio in mezzo alla strada senza vergognarci e a prendere le nostre piccole e coraggiose decisioni e a non smettere di amarci, nonostante tutto. andiamo a dare fuoco ai tramonti e a sposarci con i pezzi di plastica delle bottiglie e a ridere dei pazzi, ad indovinare i misteri di bologna e a prendere le multe sulle corriere - a ridere dei dialetti ad aspettare i fulmini a baciarsi con troppi denti e a mutare gli umori. andiamo a manomettere i rumori di questa città con troppo smog che ti da la nausea, a fare i succhiotti ai gelati e a camminare troppo svelti. a scendere alle fermate sbagliate, e poi vedere dove andavi a telefonarmi la notte - e ci piscino pure addosso i cani che sono passati e il tuo pelouche riciclato che ho tenuto in mano per una giornata, soffocato dalle mie impronte digitali. e domandarti se esistono sul serio i jennifer gentle come prima cosa la mattina dopo aver dormito insieme la prima volta invece di dirti semplicemente che ti amo e un raggio di sole incerto ci cade addosso mentre ridiamo come pazzi per l'arroganza di max collini.

domenica 8 marzo 2009

24: chilometri nella tua scia che muove morbida

andremo davvero ai corsi di resistenza per farci spiegare come si resiste in piedi sopra un amore ad alto voltaggio. mi piacerebbe resistere come resistono gli uccelli, che quel pomeriggio al violinista sembravano note musicali posizionate sullo spartito. mi piacerebbe trascendere l'aria e restare in apnea. poi arriva marzo e l'albero che cresce a dispetto dell'autostrada fiorisce. poi le campane di bologna suonano anche se non ci siamo sposati e dobbiamo per forza cambiare argomento perché i signori che portano i cani a pisciare ti danno fastidio. poi dici che sono la persona che ami, e non sai nemmeno tu come dobbiamo continuare questa serie di botta e risposta. poi mi dici che non sono una ninfomane, ma al massimo una ninfa o una ninfea.

venerdì 6 marzo 2009

23: il nostro sovversivo amore


dovremmo ascoltare la malavita per intero dentro i negozi dove entrano i laureati in scienze dell'educazione, e cantare insieme a francesco bianconi, tu seguendo lui e io che cerco di imitare stonando rachele. poi dovresti fare il meteorologo del nostro amore e dirmi quando piove. dovremmo uscire a fare delle fotografie molto lucenti e realizzare quei sei o sette progetti lasciati a maturare sulla scrivania. poi guardo le tue fotografie di quando eri bambino e mi viene voglia di riaccordare la chitarra, di andare a comprare il sol, saltato via ormai da due anni. mi viene tipo voglia di andare a fotografare i boccioli del gelsomino anche se non ha ancora avuto il coraggio necessario per fiorire. stroncheremo quest'inverno gelido e faremo un progetto di amore conveniente, per far arrossire di vergogna le compagnie telefoniche. metto la foto che ho fatto a quel fiore giallo la primavera scorsa: mi sembra il nostro coraggioso amore, il nostro sovversivo amore.

giovedì 5 marzo 2009

22: quattordici ricette di macabra felicità

le battaglie verbali e le nostre quattordici ricette di macabra felicità. mentre prendono fuoco i fogli dove ho scritto cose riguardanti te, e sto perdendo il ritmo della pioggia nel cercare il tuo. il sangue scorre nelle vene e compie il giro completo in pochi secondi, esattamente quelli che si impiegano per innamorarsi. e ci innamoriamo volentieri come quindicenni, durante le battaglie al buio per non cedere. le carezze ai rubinetti mentre il tuo vicino di stanza guarda il padrino. poi arriva marzo e rimaniamo a parlare a dispetto dei preti e dei carabinieri. a dispetto degli ecomostri, dei clandestini e dei finanzieri, insomma, come diceva quella canzone.

mercoledì 4 marzo 2009

21: il fenomeno dell'acquaplanning

male che vada mi innamorerò di te. e smetterà di pioverci addosso tutto il ferro delle stazioni, con i fenomeni dell'acquaplanning e le scivolate verso le tue parole. male che vada ci faremo la tariffa per amarci a basso costo. male che vada ti darò un bacio a 0,01 centesimo. la polizia sui vagoni dei treni che cerca i delinquenti dentro i cestini per le cartacce e io che ritrovo i tuoi capelli nello sparito da studiare. ritrovare le modulazioni della tua voce sul blocco creativo di Haydn mentre piove. tutte le cose dette sottovoce di una bellezza davvero improponibile.

martedì 3 marzo 2009

20: il copia incolla generale del nostro amore

finire la colla pritt in corrispondenza con le ricariche telefoniche e le compagnie e le gestioni delle multinazionali. il nostro san valentino in ritardo e ritagli di giornale come mutandine. le ore regrediscono in assenza d'ossigeno. e dici che succederà tutto se siamo capaci di aspettare. io non so niente, ma so che col tempo tornano anche le ciliegie. poi le telefonate da bologna e i motorini che passano proprio mentre ti mando un bacio. il tuo cappotto nero e la sciarpa grigia di chachemire che non ti sogni neppure di regalarmi. mentre anna magnani recita la voce umana e a te non importa dei miei corsi di teatro abbandonati e del foglio delle presenze - sui rami degli alberi del pionta timidi germogli che resistono al freddo e tu dici che noi siamo qui a resistere. noi che siamo in russia nel millenovecentodiciassette e l'amore è la guerra fredda e i fucili piantati contro il cuore. il copia incolla generale del nostro amore.