lunedì 30 giugno 2008

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"Come si fa a decidere di smettere di amare una persona? Io non ce l'ho un carattere così forte.
Io non sono uno di quelli che, per smettere di fumare, un giorno buttano via il pacchetto e non fumano più. Una volta c'ho provato. Però poi di notte sono andato a riprendere il pacchetto nel secchio della spazzatura."



Mancano poche ore alla maturità.
E non ho più bisogno di niente.

mercoledì 25 giugno 2008

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(Tengo solo l'inizio e la fine del post che avevo scritto)



Lo stereo ha deciso di leggere soltanto il tuo disco ma io non la prenderò come una congiura. E non ho più niente da dire.

lunedì 23 giugno 2008

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Queste foglie ti sarebbero piaciute da matti, e penso alla linea della tua schiena, a tutte le cose che ardono. Alle persone che non mi parlano più, e quant'è bella Debora seduta sul prato mentre parla con me e con Lorenzo, mentre  parliamo in francese e io succhio un gelato, il primo della stagione. Sento sulla lingua il sapore della panna che si scioglie, come il ricordo di te. Lei mi scrive Sei una stupida, Gaia, una stupida e io ti amo e vorrei solo piangere, piangere tanto, ridere tanto, piangere e ridere fino a soffocare.

domenica 22 giugno 2008

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E' bello quando sei qui e non lì ed é tipicamente irritante questo non sapere - chi sarà, Tacito o Apuleio? Studio Freud e Nietzsche e tu dici che ci sentiamo prima di ninnare. Siamo stupidi e cretini e la vita è soltanto finctionne, la vita è una finzione, il nome è una prigione, non esistono fatti certi ma solo interpretazioni. Mi viene tanto da ridere e da piangere e va bene così. 

venerdì 20 giugno 2008

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Ascolto Creep mentre mangio una scatola di gelato alla stracciatella. Penso a te che dici "ho bisogno di due giorni con te a non fare un cazzo sul divano". Io mangio la pasta e tu ti fumi una sigaretta, io sono qui che ascolto i Radiohead chiudendo questo cerchio e tu sei l'unica persona che mi ascolta. E mi dici che la devo piantare con queste ripicchine, come le chiami. Fotografo i papaveri, faccio almeno trecentomila scatti, e non so fare altro che gioire per il caldo e sorridere all'estate finalmente qui e pensare che quando piango non c'è nessuno. Freud aveva proprio ragione, e non so fare altro che pensarci, e non so fare altro che pensarti e tu non lo sai, non lo saprai mai più.

mercoledì 11 giugno 2008

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Mauro ubriaco di liquore cinese al mirtillo ha parlato tutta la sera di sé e ci ha provato con Sabrina. Io sono stata seduta a guardare. Non sono capace di leggere rilassata gli esiti dei quadri di ammissione. Non sono in grado di pettinarmi bene. Non sono capace di prendere la macchina a quest'ora e sfidare l'aria appiccicosa, comprare questo stupido cavetto, cancellare tutti i messaggi dal cellulare, e decidere di dare un senso a questa cosa. Sta per scoppiare un altro temporale.

martedì 10 giugno 2008

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Mancano otto giorni agli esami e sono fin troppo rilassata. Sono sommersa dalle nozioni filosofiche di Nietzsche, c'è la scatola di merendine aperta per controllare la fame nervosa e poi devo fare la doccia, andare a prendere Mauro e Sabrina e mangiare cinese e andare di nuovo a letto alle tre, e stare a sentire cosa mi dice Daniele su questo metodo genealogico. Non sono assolutamente in grado di fare buone foto e a te non importa niente di me.

domenica 8 giugno 2008

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E' giugno e piove. C'era la pioggia ogni volta che ti ho pensato, come il mercoledì del tuo compleanno, mentre sotto le arcate del liceo artistico pensavo a te. Viola fumava una sigaretta e si parlava di stupide cose, c'erano le fotografie intorno, l'erba, il freddo, i miei capelli arricciati. Anche Debora parlava, quel giorno, e mi chiedeva se il diciotto maggio avrei fatto le foto alla giornata clown, e io pensavo a te, pensavo a quanto ti sarebbe piaciuto stare sotto quell'albero. Ti ricordi quando avevi voglia solo di parlare stesi su un divano? 

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Scarico di nuovo le canzoni perdute insieme al vecchio computer, ma penso che non sarà lo stesso se non sono più quelle che mi hai passato tu. Quando dicevi all'improvviso ciao e non ti rassegnavi a studiare perché non ne avevi voglia, e facevi finta di non aver bisogno di parlar con me. Mattia  legge il mio libro alle undici e mezza di sera, ad alta voce, steso sul mio letto. Tu sei una tonalità di colore che non riesco a esprimere.