tempo del tempo che fu, e tracce strascicate e lasciate per caso (oppure non più di tanto). il titolo più geniale alla relazione sulle avanguardie è quella che ho fatto sulla tua orma, le lenzuola stropicciate ben sconvolte del tuo passaggio oppure questa felicità semplice e un po' ingombrante che fa la prepotente con le pagine del passato. ho scoperto diverse cose e pensa che abbiamo ancora due mesi d'estate - a scanso di equivoci climatici - per impararne delle altre, per mettere i segnalibri ai libri che -non- leggeremo, per prendere dei treni senza tariffe convenienti - pensa che ho ritrovato il bandolo della matassa dei miei capelli intrecciati e cento modi di eccitarmi tutti differenti, pensa che ho parlato coi pesci e gli ho detto di te, impara la mia lingua e a piegare le omelette coi funghi in un ricettacolo di soluzioni sempre uguali non c'è cosa migliore che far la spesa con te farci sorprendere dall'inverno dei supermercati, cercare tra gli scaffali i cibi che non ci procureranno malattie, quelli che non ci impediscono di portare avanti le nostre scelte (sempre più difficili e convinte, ma guar-da-le). oggi tornando dalla stazione ho pensato che sarà triste non sentire più i rumori della festa: ti tengono compagnia, ti convincono che ci sia vita anche in un paese esangue dove la cosa più viva sono le lenzuola rosse e le deliziose sconcezze che ci facciamo in mezzo.
• salamandra, tre allegri ragazzi morti
domenica 4 luglio 2010
lunedì 28 giugno 2010
221: giorni che finiscono prima di iniziare
non è con te che sono arrabbiata, ma con quelli che hanno distrutto la nostra cucina - io e te siamo due nani da giardino che non hanno mai fatto un viaggio e la cosa più bella che ci può capitare è fare un'omelette in cucina. dicono, io sapevo, che la ricetta per la felicità fosse due cuori e una capanna: il nostro alto del sabato sera è vedere un film in streaming e mi va bene così - giuro, te lo assicuro, mi piacciono molto i film e le patatine, oppure le doppiette pizza-cinema immaginario, oppure non lo so; potrei continuare a guardare film con te il sabato sera in casa per il resto della nostra vita, in fondo è tutto quello che mi fa felice, in fondo è tutto quello che ci manca. insomma siamo due conigli da giardino fatti di pietra e ci dobbiamo sentir dire dietro, da quelli che non lo capiscono più, che facciamo troppa confusione alle due del mattino e che ridiamo o che scopiamo a voce troppo alta (ma io non me la prendo, in fondo, perché so che è solo una copertina, so che in fondo è l'invidia, o la noia, o la mancanza, o la volontà di parlare e che non ha niente a che vedere col nostro modo di ridere o di scopare che, in fondo, non fa male a nessuno). mi arrabbio quando ci puntano le pistole alle tempie quando ci segregano in casa quando si ostinano a non ricordarsi che i vent'anni travolgono tutti e che i bisogni arrivano per tutti, come le tasse o le bollette, quelli che non ricordano sul palato la necessità, la parola, intendo, e che ci costringono a parlare o ci torturano, ci solleticano i piedi e ci sfibrano, ci mettono alla prova e ci arrestano e io e te, due nani da giardino che non hanno mai viaggiato, abbiamo unghie di porcellana che, inutile dirlo, si spezzano facile. senza sapere che tu, ad esempio, a scapito di tutti già c'avevi pensato (di fare più piano), volevi che facessimo l'amore a televisione accesa - ufficialmente era perchè ti andava così, ufficiosamente perchè avevi capito che queste mura erano di carta - ma io ti amo quando non sai fare i parcheggi, ti amo nelle sale d'attesa dei call center che puzzano di pulito, mandano la radio di canzoni improponibili e sanno di sala operatoria. ma non è mai facile accettare la mattanza della nostra meravigliosa frittata, da questi russi del cazzo che sparano a sangue sulle nostre omelette.
• brautigan, perturbazione
• brautigan, perturbazione
sabato 26 giugno 2010
220: abbecedario
come in cielo così in terra, tieni a mente tutti i campi arati che ci sono scorsi dietro ai finestrini - sopperire alla tua mancanza con cucchiaini di cioccolata e spalmarmi sul panegirico dell'attesa - ho messo le lenzuola rosse tra le quali abbiamo dormito la prima volta, perchè tu ti lamenti delle cose più banali e non fai caso a come ti guardo quando tu guardi da un'altra parte oppure non sai che dentro a tutti i legnetti di gelato che si son fatti succhiare da noi c'è un segreto: il segreto è il nostro amore. faccio degli appunti per le prossime otto vite che ci aspettano: nella prossima, l'acqua sarà di cellophane e non esisteranno le zanzare, andremo al lunapark e io ricorderò come si ride saltando sulle giostre e ti farò annusare da tutti i gatti con la coda mozzata. stenditi ancora con me sull'erba falciata, fatti sporcare la maglietta, poi urla: "puliscimi!" col tuo sorriso di barbabietola e zucchero di canna - ma quanto son veloci le attese insieme a te? per questa insalata di riso dei giorni e la pasta fredda delle tue braccia, gli orologi da lasciarti coi denti, i segni, i simboli, gli asterischi: c'è una nota a fondo pagina che dice come ci siamo incontrati e come, facendo lo slalom tra le pozzanghere, abbiamo fatto del futuro una pallina srotolabile. sei in tutte le cose buone che conosco e che ho imparato: scioglimi e lasciami addosso i tuoi baffetti pungenti di uvaspina mentre la pioggia è solo la mancanza, mentre la pioggia è solo un filo che si scioglie fin quando domani, non saremo insieme.
martedì 15 giugno 2010
219: bi | so | gno
penso spesso che tu sei il formaggio e io i buchi; e mi piace fare caso a cose alle quali prima non davo importanza - i giri di vento, le corse delle lepri sui campi, l'intensità della pioggia - o forse con te tutte queste cose hanno un cumulo di verità, adesso. per la giustizia del tuo sguardo quando cammini che non ci fai caso che sono nascosta dietro al pino e hai le braccia conserte per chiuderti come il primo giorno che ci siamo incontrati, e quando invece mi vedi e per un attimo non ci credi, e per quando guidi la mia macchina con fare sicuro e ti scoraggi con altrettanta facilità, ma per i momenti più banali, soprattutto, quelli in cui siamo seduti dentro al peggior bar d'asporto e mangiamo con le mani, tu ti sporchi il mento, io ti faccio un cenno. il fatto che non te la prendi mai, se ti aggiusto il colletto della maglietta. bacio tutte le croci che ci hanno fatto incontrare e benedetto la testa, ringrazio le rane che mentre siamo insieme gracidano un po' più forte e non mi pento del romanticismo sprecato, non mi vergogno più delle zollette di zucchero nel caffè, sto imparando a mettere la giusta quantità di sale per quando vivremo insieme, io e te, e ci sveglieremo tutti i giorni insieme come ora solo di rado ci capita di svegliarci.
• fljotavik, sigur ros
• fljotavik, sigur ros
mercoledì 9 giugno 2010
218: squore
teatrini popolari e indecenti, come quel pomeriggio di non molto tempo fa che in piazza c'era uno spettacolo di burattini e con gli occhi fissi: io e te. mi sembra di suggerirti piani sovversivi e come due banditi rivoluzionari siamo appollaiati dietro i cespugli in attesa di tirare le nostre molotov - so come funzionano ma ho perso il ritmo cardiaco: a me quando sono triste mi viene voglia di fare la rivoluzione. allora farò così, laverò i capelli con la tua schiuma da barba e guiderò coi piedi - se il mondo va al contrario non mi impunterò per raddrizzarlo ma scivolerò lungo le curve e le curve sei tu. la tua pelle, il tuo profilo, il profumo di bucato (che non hai fatto tu). e non me la prendo con te se non hai capito che è finito il detersivo per i piatti, voglio solo il profumo dei fiori e i papaveri e il grano, voglio la semina sul tuo ombelico, il raccolto gioioso. voglio l'erba voglio, amore mio, e ridammi i tuoi polsi che tremano e i travolgimenti in mezzo alla strada e gli occhi con cui mi guardi mentre mi svesto e mi rivesto e il momento che passa tra i capelli sciolti e la coda di cavallo. io e te, come due soldatini in un mare di panna, coi fucili infilati nelle uova montate a neve - guarda, è ancora gennaio, non è mai finito l'inverno e ho le mani fredde. vienimi ad abbracciare.
• mi sono innamorato di te, luigi tenco
• mi sono innamorato di te, luigi tenco
martedì 8 giugno 2010
217: con tutte le carte del mazzo sfuggite di mano
non mi offendo più se non parli di me: penso che le cose, così come le persone, passano, ed è giusto e inevitabile e alla fine dei conti fa anche bene. così spaccherai in due il cocomero della nostalgia con la lama salata dell'attesa, aver aspettato e aver creduto che avremmo fatto un unico e non l'abbiamo fatto. oggi, io e te, siamo un'equazione un po' improbabile che si regge in piedi imparando a camminare. ho un gatto schizofrenico che ho chiamato nietzsche, che probabilmente non resisterà all'inverno di quest'estate, al freddo caldo dei giorni, all'equilibrio, alle scelte e alle direzioni. a quest'ora potevamo essere due pomodori pelati che sguazzavano nel soffritto dei nostri umori, potevamo buttare la pasta dei tuoi capelli, fare un sughetto coi sogni i desideri le cose folli e un po' porche dette all'orecchio sussurrate candidamente come due allievi del conservatorio che presto subiranno il peso dell'ostia. dammi il tuo pane quotidiano, dammi l'uva della strada del vino: oggi ti ho visto in ogni cosa che ho, in ogni cosa che so, nel sangue e nelle piastrine bianche - che qualcuno, stupidamente, si ostina a chiamare globuli; oggi ho realizzato la distanza come un nastro, e a questo nastro io farò un fiocco - o se permetti due, e ricorderò solo il buono, me e te che mangiamo pezzi di pizza riscaldati vicino ad una fontana che perde coi piccioni affamati della nostra carne, della nostra carne santa, o quando ripeti una frase che prima di incontrarti non amavo particolarmente e alla quale credevo meno di adesso. io e te, che attoniti guardiamo gli sconti einaudi del venticinque percento accarezzando tutti i libri, sbavando su tutti i titoli.
• casa mia, perturbazione
• casa mia, perturbazione
sabato 5 giugno 2010
216: prova di post romantico
tu non sai, per esempio, che per la prima lucciola dell'anno che si vede c'è un desiderio. io non ti ho detto che il desiderio che ho espresso è andare a vivere con te. così poi possiamo lamentarci dello scarico che non tira bene l'acqua, chiamare l'idraulico, aspettare l'idraulico: mille volte al mese, da due anni. e pagarlo, anche se fa il lavoro male. lo dico perchè non credo che i desideri detti non si avverino; a dire il vero non credo nemmeno ai desideri, ma mi piacciono le magie che li incoraggiano. ogni tanto mi viene in mente la porta col vetro spaccato e i ghirigori di vernice bianca grattata via male che abbiamo visto a piacenza. un giorno abiteremo in quella casa (o in un'altra casa uguale) e il nostro letto migliore non sarà il sedile blu della macchina, la cucina non sarà la cucina ikea che nasconde e ruba, ma la nostra casa non nasconderà niente, e pianteremo nei vasi i cucchiai al posto del basilico che ci crescerà invece nei cassetti dai colletti delle magliette e delle camicie che avrai imparato ad indossare, i nodi alla cravatta che ci avranno tramandato i nostri padri, e tutta una serie di preghiere. intanto ti aspetto fuori dal supermercato alle una e undici di venerdì mattina, è finita un'altra delle nostre settimane con l'orologio in fiamme, e tu come una madonna con le lacrime di sangue non fai in tempo a dire "questa settimana non ci vedremo mai", che ci vediamo in continuazione -e poi c'è caldo, e sudo, e mi pizzica il collo, la maglietta, ho i tuoi pantaloni di felpa addosso, non so suonare la chitarra, ho ventunanni e mezzo, per la precisione, l'orologio biologico fa chicchirichì, è ora di buttare la pasta.
• elephant gun, beirut
• elephant gun, beirut
giovedì 3 giugno 2010
215: io vorrei venirti incontro portandoti un regalo
parliamo pure di cose anacronistiche, e poi dimentichiamocele. è un vanto e un vizio, in verità e del resto: domattina ci saranno altre liste della spessa. ci saranno i tuoi divani assemblati sopra i quali perdo ogni giorno un pezzetto di verginità virtuale - i tuoi occhi che insistono per farmi dire cose che non voglio dire così come per andare a prendere un caffè. la piazzetta dietro la stazione è vuota e c'è un bambino con una moto elettrica: non avrà paura di cadere? tu mi spieghi come si fa. io vorrei spiegarti come si cucinano i biscotti americani, ma l'impasto è troppo molle e cede, eppure questi biscotti mi sembrano la consacrazione sacrale di un matrimonio fatto alla bell'e meglio nella tua cucina (e per questo bellissimo e puro, come i colori primari), come quel tizio, quel giorno, che dichiarò con semplicità: sei di una bellezza frattale. io pensavo che frattale significasse fratto, perchè sono un'ignorante, non ho mai studiato geometria, e tu, di pomeriggio sempre su quel divano, mi spieghi che la fisica non è poi una materia così tremenda - una bellezza frattale è una bellezza che si ripete, ma io a parole non te la saprei enunciare. devi fartela spiegare da quel tizio che lo spiegò a me. dovremmo fare le liste di nozze con questa semplicità disarmante che ci compete - ricordi quando il primo giorno che stavamo insieme ci dissero che sembravamo essere così da anni? allo stesso modo continuo a metterti le dita nelle orecchie per darti fastidio, e a guidare su e giù per questa cerniera di autostrada di notte di mattina quattrocento volte al giorno per milioni di giorni ma la schiena non mi duole neanche un po'.
• non voglio stasera, i bisegna
• non voglio stasera, i bisegna
lunedì 10 maggio 2010
214: puoi dirlo a tutti
adesso che ci hanno obbligato a mettere il prosciutto sugli occhi e le chiavi alle catene, adesso che ti hanno chiuso la bocca coi lucchetti dell'ispirazione - non ci rimangono che le briciole, puoi dirlo a tutti, amore mio, posso regalarti una matita blu, un pantone blu, dirti che il mio colore preferito per tanti anni è stato il blu, poi guardarti ancora fare il caffè nelle tazzine rosse a metà pomeriggio mentre tengo tra le mani la tua moleskine e ho svariate costanti che mi passano addosso, la x e la y, in un piano cartesiano in cui l'unica equazione sei tu. poi consacrami alla religione dei tuoi tempi e invitarmi a togliermi le scarpe prima di entrare, baciami i piedi che mi vergogno di mostrarti, fammi di nuovo l'amore di fretta sul tavolo apparecchiato per la cena, sulla tovaglia a fiori ti ho recitato le poesie di saba ed ungaretti a memoria - amarsi è proprio così, il fottersi e il bestemmiare e il lirismo orribilmente folle al quale ci costringono queste parole, il mondo un po' violento a cui ci piace assomigliare, i capelli tagliati che non torneranno mai, i papaveri molto rossi che tra poco mi perderò - esattamente come le magnolie, tutto quel che potrò fare sarà continuare a guardare finchè non sfiorisce questa pioggia continua, sarà arrabbiarmi per dei pretesti, sarà fare le scale mano nella mano con la tua mano sulla linea del collo con la tua mano che mi tiene per strada con la tua mano la tua mano che scioglie i nodi che dice i segreti.
• previsioni del tempo, caso
• previsioni del tempo, caso
mercoledì 5 maggio 2010
213: un po' di burro in culo
le mode le droghe e le doghe, e tutte le leggi stupide che non ho scritto io e quelle a cui devo sottostare. ma vaffanculo, oggi vado alla feltrinelli, un posto rivoluzionario, il posto più rivoluzionario che conosco è la tua testa dove ogni tanto mi dimentico dei tumori dei rumori degli odori della punta delle mani che sa ancora dell'aglio che ho tagliato ieri sera per fare un conato di carbonara che non è nemmeno venuta buona la rivoluzione la fanno le mie scarpe le tue scarpe quando entrano nelle pozzanghere la rivoluzione è nel caffè imparerai mai a leggere con le giuste pause ciò che scrivo senza bisogno delle virgole o del punto interrogativo mi farai mai il pranzo avrai mai voglia di spaccare la cucina con l'estintore ti libererai dalle catene per correre da me dai lacci morbidi dalle cose futili dalle parole inutili dai miei sughi sciapi e dalle mie unghie limate o dai miei capelli reagenti all'umidità delle lacrime ai tergicristalli che fan rumore - li dovremo cambiare, immagino - oggi sento freddo.
• animalia, perturbazione
• animalia, perturbazione
giovedì 29 aprile 2010
212: tutto ciò che mi riguarda
allagare a macchia d'olio esattamente come hai fatto tu sulla pelle, schizzare, colare, cantare dentro le pareti immobili di una macchina, guidare a fari alti per non investire i ricci. metto insieme le piccole cose come la lista della spesa, mi ricordo quant'è bello girovagare con te tra gli scaffali, scegliere cosa prepareremo per cena, criticare i tuoi capelli corti, rimpiangere i tuoi boccoli, farmi prendere in giro per le cose più futili, camminare con la gonna corta e le scarpe che fanno male, sentire l'aria fresca - fresca, l'aria fresca tra le gambe, le tue mani tra le gambe, le tue mani, la tua lingua, che bell'invenzione, eh, cinestetica? di questi giorni al sole stenderò un rotolo lunghissimo per proiettarti in successione movimenti-gesti-azioni e le tue (inopportuneinsopportabili) canzoni, le parentesi tonde dentro le quali nascondo i miei pensieri per te, - tutto ciò che ti riguarda è un nastro di corda e di raso lunghissimo, è una parola semplice, è un carattere che amo, è il suono di questo motore del cuore che fa grrr. onomatopee e onomatomanìe che - questa canzone che a me piace a te non fa pensare a niente, io e te siamo come i due cucchiaini che abbiamo usato ieri sera per mangiare il gelato alla stracciatella, siamo semplici e siamo scivolosi di saliva, così bene appaiati, così fatti per stare insieme sulla tavola.
• testa, dì cuore, marco parente
• testa, dì cuore, marco parente
domenica 25 aprile 2010
211: la resistenza
un caffè che non hai preso a mezzanotte e mezzo assomiglia all'antitrago del tuo orecchio, così dal buco farò entrare lo zucchero e ti addolcirò il cervello - dicono la linea, la linea, la linea, la linea dei tuoi disegni, e la linea delle tue mani, e la linea che ci separa dentro l'abitacolo della macchina, il sangue, la condenza, la resistenza. la resistenza per me è una legge fisica, trattasi di enunciati da imparare e butta un chilo di pasta, ma no, guarda che un chilo di pasta sono mille grammi e non cinquecento. quando sto male confondo i liquidi, i liquidi, i liquidi, evidentemente anche gli alimenti e gli appartamenti, evidentemente non mi sono ancora abituata ai ritardi (ma dopo un po' nemmeno tu). guarda che simpatico aprile - ci ha imburrato le dita come la sera che a casa tua abbiamo fatto la pizza come quando parli dei miei seni come un argomento come un altro, succo di pomodoro, diobòno, mozzarella che andremo a comprare all'ultimo minuto, amore e amore insegnami a fumare, camminare per una città di uno sputo di abitanti ad un'ora in cui non c'è nessuno, i prati e i barboni e questa ostinazione a non diventar caldo, come quando per ripicca hai tagliato via la barba, guarda che simpatico aprile fagli ciao con la mano, il the freddo in brick da un euro e sessanta, i tovaglioli ben piegati, le tue folli aspirazioni vegane, le carte usate dei preservativi sprecati, la e quarantacinque la e quarantacinque la e quarantacinque è solo una linea di tensione.
• eden roc, ludovico einaudi
• eden roc, ludovico einaudi
venerdì 23 aprile 2010
210: think about jumping over the back fence
pioggia per lavare i capelli di tutti gli shampi che ti presterò capelli che si bagneranno di questa pioggia che lava via la birra dalla gola la pizza dalle lenzuola l'impasto che ridacchia, il lievito della tua pancia le tue braccia di groviera e una musichetta leggera che parla di tutto aprile senza calze appiccicata alle tue gambe al tronco dell'albero che sei, vuoi essere il mio giardino? poi firmerò un contratto per contemplare i corteggiamenti degli uccelli che tu mentre cucini neppure vedi, giri il risotto ai funghi, giri il mio sorriso dentro al piatto colorato - ci faremo mandare dall'ikea le istruzioni per (ri)montare i frantumi dei cocci rotti, e poi ci faremo sorprendere sui sedili e sotto ai lampioni dagli intercity vuoti alle una di mattina. penso che si dovrebbe dare un nome a tutte le lumache trovate, alle lamiere piegate e alle pompe di benzina e sposarci nel supermercato che ci vende la passione ad un prezzo migliore, competitività di mercato ed altre cose buone, libera concorrenza e ho perso la pazienza e mi mastico quest'asfalto senza dire una parola con la schiena divisa a metà e le costole impiccate, cento volte buonanotte.
• ghosting, freelance whales
• ghosting, freelance whales
mercoledì 7 aprile 2010
209: origami
date i lavandini agli indraulici e le tristezze in pasto ai pesci e questa margarina dei giorni e delle uova di cioccolato che mi fanno acido allo stomaco e i capelli sfibrati che sarebbe ora di tagliare. ma perchè non date i chiodi ai falegnami e il ferro ai fabbri e le favole ai bambini e a noi non ci restituite questi manichini sghembi delle follie di mezzanotte - è troppo tardi, vero, è già troppo tardi per fare delle follie di mezzanotte. il buon senso l'ho venuto al panettiere da un pezzo e la macchina la dovrei ancora lavare, poi nel labirinto chiederò indicazioni al minotauro e tu per favore non fare arianna, non fare quegli occhi lì, ti prometto che ti ricompro il dentifricio, ma te lo ricordi quando ci siamo graffiati le ginocchia martoriati le ginocchia presi a pugni le ginocchia lo stomaco i pensieri, un filo rosso che parte dal naso e arriva fino al cervello e se starnutisco viene tutto giù. allora date i gettoni a quelli che devono telefonare e si rimettano dritte le cose che ora sono rovesciate, i bicchieri e i sottobicchieri e domani non so se avrò voglia di guidare, c'è una cosa che si chiama amore che non può aspettare, c'è un cane che non trova una posizione e non ho più tanta voglia di ridere, ci sono dei gatti e dei cani, dei cani, dei cani di origami, ma tu mi ami?
• l'amour, scisma
• l'amour, scisma
martedì 6 aprile 2010
208: capezzoli come souvenir
andare allegramente incontro ad un blocco intestinale, e con i capelli farò un fiocco intorno alla linea dei fogli da studiare che volano via, via, via - e forza sovrumana per lavare via la saliva indurita come uno scoglio appigliata al mio capezzolo destro e sotto al sinistro ci batte un cuore come un orologio che al posto delle ore ha le tue ciglia - manda indietro. nel frattempo mi verrà in mente un sistema funzionale per non far trucidare gli animali in superstrada e tutte le lacrime versate tutte le notti che sono tornata alle tre del mattino da casa tua, la condensa aggrappata ai finestrini della macchina dentro la quale abbiamo riso pianto mangiato scopato urlato riso e daccapo. primavera primavera mi verrà il mal di stomaco a forza di mangiare cioccolata e i bordi del foglio bianchissimo mi verranno le vertigini a forza di spostarti i capelli pensare alle tue gambe dritte assaggiarti la pelle e i buchi della pelle e i pori della pelle come il viaggio sulla luna - tu lo sapevi che il viaggio sulla luna l'hanno girato nel millenovecentodue sembra un'eternità, sembra ieri che siamo stati qua.
• sei dicembre, marta sui tubi
• sei dicembre, marta sui tubi
207: quando dormo guido piano
per esempio fare un bambino con te. ma anche cose più semplici tipo comprare le fragole in offerta cinque euro dodici chili o sbucciare la frutta tagliare i pomodorini a metà - no, quello te lo lascio - parcheggiare sulle strisce blu l'unico giorno di festa quando non si paga o cantare una canzone a squarciagola spingere tra la gente guidare senza addormentarsi votarsi ad una causa diventare animalisti ambientalisti attivisti rivoluzionari convinti, e non tornare quasi mai indietro, e rimettere a posto le lampadine che non funzionano, per dire, se ci si fulminano in bagno. poi va via la luce e facciamo andare le candele fino alle quattro del mattino e la cera che si scioglie mi sembrano i tuoi occhi i tuoi occhi senza lenti e senza spessori, la tua faccia come un trailer che so a memoria, un film che non mi sembra mai il caso di togliere dal registratore, le tue mani come i pennarelli stabilo la tua bocca come il forno dentro al quale cuoceremo la pizza del futuro le tue scapole le tue costole le tue clavicole bucate lo sterno la lingua la pancia i sussulti buoni e cattivi d'attesa e guardarti dormire qualcosa come un tempo lunghissimo per sempre poi le ginocchia la schiena le scritte scritte male gli errori e poi i dolori sono dolori di pancia e di parola è la pioggia che sbatte ancora freddina e qualunquista sul finestrino della macchina e tu oh, insegnami a fare benzina.
• ninnanannapernina, tre allegri ragazzi morti
• ninnanannapernina, tre allegri ragazzi morti
venerdì 2 aprile 2010
206: vergognosamente
oggi è il primo aprile e si cominciano le cose si concimano le rose guarda come piango mentre taglio la cipolla, che pensandoci è la prima volta che mi vedi piangere, non ti sembra il caso di festeggiare? più gatto meno gatto e sforna la pizza dal forno e la fobia che hai di bruciarti di farti male che la tua schiena si scioglie in ogni cosa buona che è intorno - sul tuo divano ci sono le mie gocce l'acqua minerale dell'eccitazione l'ascensore e le tue claustrofobie improvvise e le spese condominiali per un amore in affitto a dieci centesimi al dì. c'era una volta una gatta che aveva una macchia nera sul muso e una macchina in divieto di sosta un terrazzo da dove si vedono i pini che non sono pini ma abeti della tua lingua che mi parla idiomi che non comprendo, correre correre al supermercato prima che chiuda e guardare la scamorza che si fonde piano piano come quando sorridi come quando ci addormentiamo o tengo stretto nel pugno il piumone sotto al quale hai dormito e poi allora metteremo le sconcezze nel cassetto i rifiuti nel cassonetto e guarderemo striscialanotizia e il telegiornale e faremo una festa ogni primo del mese ti guarderò ancora arrotolare le sigarette seduto sull'erba che tremi per il freddo ti immaginerò ancora uscire senza cappotto col sugo tirato dappertutto sulla cucina partigiana per andare alla stazione e ti farò sentire i violini che cantano questa serenità tiranna, questa contentezza bastarda.
• new slang, the shins
• new slang, the shins
lunedì 29 marzo 2010
205: piccole vittorie
piccoli clandestini spodestati piccoli soldati e poi quel pomeriggio di pochi giorni fa quando mi hai portato sul terrazzo del quarto piano da cui si vedono tutti i giardini dove non siamo mai entrati - e scusa se ci siamo innamorati e abbiamo fatto i pazzi quando per la prima volta sul treno e tu mi hai detto è la prima volta che lo prendiamo insieme e mi pare ieri che senza giubbotto tremavi con la mano ti tenevi il braccio e mi hai detto dei conati dell'agitazione. oggi per fare un brindisi al nostro stare bene solleverò tutte le case dove sei andato a vivere per ritrovare le tue matite e le chine e i pastelli che ti sono sfuggiti dalle mani viaggiare a velocità supersonica guardando la campagna che va via le pecore gli steccati i tuoi occhi grandi poi timbrare i biglietti e prendere il caffè e pensare che sono solo sessantuno chilometri che potrei venire a piedi che è ritornata l'ora legale e non è una cosa da poco.
• primer, 65 days of static
• primer, 65 days of static
sabato 27 marzo 2010
204: love is a doing word
il sabato all'ora di pranzo è blu, non chiedermi come mai ma è così. poi i bordi rosicchiati della pizza che via via smetti di mangiare pian piano che lo stomaco si riempe poi la birra per la prima volta e la barba fatta che ricresce testarda o le gocce di condensa sul finestrino di una macchina (nuova) - poi viene aprile ci travolgerà aprile ti canterò questa canzone di non rime poi ti restituirò i libri e ti lamenterai degli scambi che sono in verità passaggi di fluidi la tua saliva che saranno poi i tuoi capelli tra le mie mani e tra le tue mani i miei capelli e stringimi e stringimi e spingimi e ti vergogni se lo dico a voce un po' più alta? e ogni dieci minuti controllerai le pressioni e nel parcheggio ti insegnerò a pilotrare i dischi volanti e le volanti dei carabinieri alle quattro del mattino tornando sempre con quest'allegria fastidiosa seguire il corso della fioritura del pesco che vedo solo di notte monitorizzare tutti i boccioli sparare a salve alle magnolie baciarti sulla bocca più e più volte perderci nelle panchine affondare il culo nel sedile sbottonarti i pensieri farti ritrovare le cartine prendermi cura di te, prendermi cura di te, prendermi cura di te.
• teardrop, massive attack
• teardrop, massive attack
mercoledì 24 marzo 2010
203: logorrea
mille serpentelli gialli ballano il can can dentro l'intestino tenue - mi scriverai sul corpo che non è la fine mi cambierai le pile quando sarà di nuovo inverno deciderai tu a quanti herz si dovrà viaggiare per tenere ferme le tendine della macchina mentre andremo a palma di maiorca. dammi un altro po' di stoffa e un fiammifero per accenderti tutte le sigarette che ti mancheranno e poi la resina del pino e il gatto che sosta sul tuo zerbino dammi le salite le discese e l'ascensore rosso e i finestrini appannati di questi anziani che passeggiano di questi anziani che borbottano di questi anziani di questi anziani dammi le tue mani dentro e fuori, i contorni e l'insalata i pomodori e quei begli occhi che hai, chissà come mi vedi bene.
• on my feet, eels
• on my feet, eels
sabato 20 marzo 2010
201: maledetta primavera
e stringimi stringimi stringimi e baciami baciami fammi posto tra le tue arterie e i lividi osceni - che il tuo bacio è come un rock oh sì che le tue mani le tue mani la pastina e la pastafrolla e la panna sulle fragole che ancora non son cresciute - che i treni i treni e anche i ritardi nell'impasto generale e svegliarsi la mattina con le tue braccia di formaggio brie e i tuoi boccoli sul cuscino - il mio piumone non è mai stato così esausto e contento il mio sugo non è mai stato così buono il mio stomaco non è mai stato così pieno - che fretta c'era maledetta primavera di appendere le lune ai polsi e ai cieli che fretta c'era di giocare a battaglia navale con due barchette come me e te, che ho perso un attimo la cognizione del tempo e del luogo dell'intreccio, mica mi presteresti i braccioli?
mercoledì 17 marzo 2010
200: infine tu sei ovunque
saltando dentro le pozzanghere potremo ubriacare le nostre scarpe - ti ricordi quando mi prendevi in giro per la scelta del vino bianco, perchè il vino bianco è da sfigati, sfigati, sfigati, ti ricordi quando ho perso la cognizione di come si devono muovere le mani - e il rumore che fai è lo stesso di quando sbaglio la strada e comincerò ad ingoiare benzina per macinare i centimetri che mi separano da te, parlerò una lingua già coniugata al futuro se solo potessi adesso ricordarmi di ogni singola goccia di pioggia ricevuta sulla faccia se potessi anticipare la crescita dei papaveri con un trucco nel funzionamento dello stelo se potessi regalarti il rosso, che non è mai solo un colore, e sporcarmi con l'inchiostro liquido delle tue parole - morire sarebbe meglio che questo stare qui con un'angoscia disperata di felicità tra le dita, innescata come una bomba a orologeria e il letto di lenzuola viola che è diventata un'isola per sognarti che vai via. avessi mai imparato a scrivere sotto dittatura sapessi scrivere sotto dettatura fossi capace di dire le cose quando mi sento così invece tutto si perde tutto si perde in foglie tutto si perde in parole e orme - quando cazzo riusciremo a vederci?
• ovunque, verdena
• ovunque, verdena
martedì 16 marzo 2010
199: le notti bianche
disegnami un cuore nuovo sopra il seno sinistro un gatto sul fianco un coniglio porta fortuna sul collo delle parole, delle parole, dammi delle parole, dammi la carta, dammi la benzina, dammi un altro giorno di vita con questa macchina di merda. adesso ho un albero pieno di uccelli in mezzo allo sterno e ogni tanto tu urli a voce alta per far volare via tutti gli stormi - ogni tanto torna il sole ed è come se fosse estate ogni tanto non mi vengono le parole e ho ingoiato il pongo colorato come quando avevo cinque anni - rifare tutti gli sbagli daccapo e fare di un bagno uno spreco, scaldarsi inutilmente le mani aspettando di toccarti aspettando che tu mi tocchi aspettando di leggere karfa per bene, un giorno, aspettando il tuo ritorno - aspettando il tuo arrivo.
• ho trovato il cuore d'oro, amari
• ho trovato il cuore d'oro, amari
lunedì 15 marzo 2010
198: hai scritto sul mio corpo che non è la fine
e benedici padre queste follie di marzo benedici il sangue che non ne vuole sapere di coagulare e di comunicare alle vene il suo messaggio distorto di amore e di pazienza - oggi in mezzo all'erba ho visto un uccello raro che ti assomiglia il cui esemplare maschio porta fortuna - ti regalerò una manciata di stabilo a punta fina per mantere tutte le promesse al caldo, prometto di affrontare l'inverno col vestito adatto, prometto che farò il biglietto marzo mi spaccherà i violini allegri sulla schiena lividi lividi buoni per capire i segreti nascosti dentro le automobili hardcore - è abbastanza sproco questo disordine? è abbastanza in ordine questo sporco? grazie per i deliri e per il sugo di pomdoro grazie per la fretta e per i tuoi vestiti per la consistenza della memoria e per non dimenticare - così non sentirò freddo dietro i finestrini spaccati dall'inverno, e la neve mi sembrerà uno scherzetto, i ritardi dei treni un esercito di giochi, e ti ho infilato una manciata di spiritelli in tasca e tu travolgimi con la tua magia nera e tu toglimi i ghiaccioli dalla fronte come se domani fosse luglio, come se domani al mercato trovassimo le mie viscere tutte belle pulite in vendita a testimoniare che non è la fine. hai mai sentito parlare di uno zombie che canta?
• primitivi del futuro, tre allegri ragazzi morti
• primitivi del futuro, tre allegri ragazzi morti
domenica 7 marzo 2010
197: quando gli bruci i sentimenti senti che puzza di plastica
così l'unico modo per combattere la primavera diventa ascoltare dente ripensando a quando anche tu non disdegnavi di prestargli le orecchie e mi dicevi - tu lo ascolti e mi piacerebbe capire cos'hai in testa. testa testa scatolina come una scatola rossa e nera come una scatola a forma di cuore come un contenitore di spore - inventerò le filastrocche per tenere lontani gli spiritelli della pioggia e intreccerò l'aglio per mandarmi via i reumatismi d'amore. le tue cianfrusaglie sono ancora accatastate qui, ogni tanto torni ogni tanto chiami ogni tanto urli a gran voce ogni tanto fai una risatina e come disse qualcuno oggi sono una canzone portoghese in un mare di fagiolini scintillanti. esattamente così ti presterò la mia tuta da sommozzatore e nella profondità dell'oceano ti porterò a ritrovare il mio stomaco o quel che ne è rimasto dopo che l'hai rosicchiato con i tuoi dentini affilati. c'è un posto abbastanza equivoco che è la mia testa, questa sera ci darò una festa, è gradito l'abito scuro e tu apparirai all'improvviso col tuo cappotto nero e il tuo sguardo chiaro, all'improvviso mi obbligherai a ballare mi dirai quanto tempo che non guardiamo roma dal gianicolo quanto tempo che non ti porto a succhiare i gelati quanto tempo quanto tempo che non ci salutiamo dalle parti opposte della libreria, e se ci va bene di tutte queste bazzecole ne faremo un romanzo vero, pensa che bell'idea.
• life on mars?, david bowie
• life on mars?, david bowie
sabato 6 marzo 2010
196: un pettirosso da combattimento
ascoltare un disco dalla prima traccia all'ultima e daccapo, al contrario, come farei se tu fossi disteso sulle mie lenzuola e io ti stessi contando le vertebre - diventeremo come quei vecchietti che non s'arrendono all'età, e a novant'anni ancora brigano per rimanere immortali dimenticandosi quant'è bello dormire. alla fine di tutti i momenti compunti e commoventi ho una manciata di lettere per te, combinale come vuoi e dagli tutti i sensi che ti pare - il primo dei promemoria che ti suggerirei è di non dimenticare i contorni e le mani e le mani e le mani e la bocca che crede sempre di sapere cosa dire e la convinzione di aver ripassato abbastanza il copione e. tutti i modi di dire che mi hai rubato e questa noncuranza che hai nel disinnescare gli allarmismi, ché mi costringi a svagarmi a me che gli svaghi non son mai piaciuti, che mi costringi a nuotare quasi a raso del pavimento della piscina sperando in un altro minuto di apnea che tanto poi ci sarà sempre tempo per le giustificazioni, vero?
• la domenica delle salme, fabrizio de andrè
• la domenica delle salme, fabrizio de andrè
venerdì 5 marzo 2010
195: una scelta di marketing
amarti non conveniva, ma lo facevo lo stesso. amarsi non è come l'esame di economia aziendale, non ho calcolato i rischi non ho tenuto conto dei progetti non tu ho chiesto se gentilmente potevi ricambiarmi, in carta intestata coperta di ceralacca. tutto questo perché credo di aver scalato tutti gli scalini della saggezza alla ricerca di un indizio, che mi fa ridere chi, senza saperlo, capirà questa citazione, dopo che ti ho promesso che ti avrei passato delle canzoni dopo aver progettato progetti dopo essere venuta a prenderti alla stazione. così tolgo gli ormeggi e sarà difficile non ricordarmi di quello che é successo, perdonare i tuoi odori per essere rimasti nella mia 354 marce (cito, anche qui, ma questa é più difficile), così non ce l'avrò con te se per stavolta non ci siamo amati, nella mia prossima vita sarò un grandissimo albero, e tu con la tua immensa semplicità e voglia, mi verrai a fotografare. oppure ti sarai fatto una cultura, e per una strada tree therapy verrai ad abbracciarmi, e a conti fatti credo che sì, mi piacerebbe che tu lo facessi, anche se quando l'hai fatto ti ho mandato via di corsa ma non é per via dei cartellini messi ai vitelli né per le cose disgustose che dici mentre mangiamo, né per i due di picche dal mazzo di carte di cui io, indubbiamente, sono la regina rossa. ricordati per sempre le luci buie del cinema e le pazzie che ci hanno fatto ridere, bene o male, l'abbraccio dato di spalle che mi ha rivoluzionato la teoria degli angoli a centottanta gradi, e quando mi tiravi i pop corn, facendo irrimediabilmente sempre centro.
• i fiori, il pan del diavolo
• i fiori, il pan del diavolo
giovedì 4 marzo 2010
194: hai mai sentito parlare di uno zombie che cammina?
ma domani se tu vuoi potrai farmi trovare il disco dei tre allegri ragazzi morti con un fiocco rosso davanti alla porta domani se tu vuoi potrai portarmi il cornetto e il cappuccino e insieme alla tazza per il caffé al ginseng, anche le tue dolcezze per me - marzo è stato un fiore e noi i petali sgranati come gli occhi i tuoi neri neri come esuli pensieri nel vespro migrar. mi racconti dei tuoi boccoli nonostante i tagli, tra poco torneremo anche a falciare l'erba e a pensare ad altri esami e probabilmente saremo già due punti acqua-acqua di questa battaglia navale imbevuta d'alcool - ma domani, se tu vuoi, non ne farò un problema di questo continuo accartocciare e ridisegnare le rotte, se tu vuoi ti verrò a pigiare l'uva per il vino addosso, se tu vuoi ti restituirò il favore di sei tarantole lungo la schiena e come direbbero i verdena - ho sonno e dormo.
• balanite, verdena
• balanite, verdena
193: la comodità di dormire in macchina
poi non mi lasci pagare il cinema. né la cena. né il parcheggio dove ho infilato la mia macchina stanca. un giorno tu aprirai e io sarò una pila di fumetti nuovi, un giorno anzi una notte dormiremo ancora in macchina e stavolta mi impedirai di intossicarmi il braccio sinistro con l'inchiostro e i tuoi occhi non saranno chiusi ma aperti aperti aperti e la tua bocca non sfiorerà parole ma baci baci baci - e poi ti vergogni e abbassi la testa, testina, e quella testina così bella te la vorrei accarezzare, con tutte le tue cicatrici, testina, i tuoi dentini storti e la tua vocina che parla piano piano e per sentirla devo abbassare. poi mi spacchi gentilmente il cuore in quattrocentomila colpi che truffaut ti farebbe i complimenti che ci verrebbero dagli altri continenti, per vedermi, senza parole come non mai, a guardare le gazze ladre alle sei di mattina altro che gli addetti alla nettezza urbana - la prossima volta ti suggerisco di decidere prima in quale scomparto infilare i tuoi scarti, un giorno questo volerci bene sarà un po' più ecologico a basso consumo un giorno rovescerai le carte sul tavolo e non sarà più importante niente nè i gatti nè i soldi nè il freddo nè le birre fatte in casa e io non dovrò rifiutare i fazzoletti potrò piangere piangere piangere al semaforo come ho fatto per tre quarti d'ora da quando te ne sei andato. poi come da copione fai la cosa che ti piace di più: andare via, e io sono una macchia di vino sulla tovaglia bianca io sono una pila di fumetti nuova io sono l'ombrello l'ombrello l'ombrello, ma perché non porti via anche me?
• born slippy, underworld
• born slippy, underworld
martedì 2 marzo 2010
192: soffia
se non fosse che marzo ci invitò a ballare un tango, e sparpagliò i petali così come li avevamo composti. coltiverò l'ortica senza preoccuparmi dei giri di vento che cambiano senza preoccuparmi di essermi vestita troppo leggera senza preoccuparmi delle uova strapazzate di marzo. coltiverò l'ortica e poi noi a maggio, scherzando tra noi come in quella canzone, ne raccoglieremo un po' da passarci sotto il collo come quando lei da piccola mi fece toccare gli occhi dopo avermi messo in mano il peperoncino. come quando mi hai mandato le nostre foto insieme tutte a pezzetti e sotto hai scritto semplicemente: soffia.
• il modo più geniale, cappello a cilindro
• il modo più geniale, cappello a cilindro
lunedì 1 marzo 2010
191: poi mi dici che il tuo amore ha un braccio rotto
ho dato fuoco alle cose di te, ho dato fuoco, ho dato fuoco - ai tuoi inviti e mi dici scendi a roma così andremo a vedere quel concerto che non abbiam mai visto e il mio cuore è un congresso di personcine in frac che si stringono la mano e a cui devo dare un bacio - chissà quante volte ti sei fatto la doccia, da quando non ci sentiamo, chissà se l'acqua ti ricorda me. poi mi dici che il tuo amore ha un braccio rotto e ripenso a quest'estate a quando sul motorino al pigneto mi offrivi il vino mi ubriacavi mi portavi nelle pizzerie mi dicevi - gaia ti ho pensato mentre suonavano blackbird, poi non era più blackbird, era qualcos'altro, poi mi scrivi un sms dopo tre giorni che ci siamo salutati e mi dici che non era qualcos'altro era moltheni - grazie di avermi pensato e di aver ricomprato le munizioni per trovare il coraggio di parlarmi grazie. per le attese disilluse. per l'odore delle rose. per i diaframma, soprattutto e innanzitutto. che poi magari i tuoi baffetti ti cadranno nel piatto degli gnocchi di patate e col vino ci faremo una festicciola, che quanto sei triste-triste-triste con la tua ragazza sottobraccio, con le tue scarpe da ex universitario, coi pantaloni stirati senza un pelo, con la tua baguette in bicicletta - col tuo mettiamo un disco e volevi che ne scegliessi un altro - sono passati tanti di quei mesi, ma tanti di quei mesi che adesso perdo l'equilibrio.
• left me high, death valley sleepers
• left me high, death valley sleepers
venerdì 26 febbraio 2010
190: non dormo più abbracciato ai tuoi fantasmi
poi penso che sia meglio stare in silenzio, cucirsi la bocca con ago e filo, pazientemente far scorrere la tela da una parte all'altra finché sulle labbra non c'è un reticolo di x intrecciati come i lacci delle tue converse, che ti ho guardato e ho pensato che solo tu potevi portarle così bene, scarpe allacciate così, che ho pensato - in fondo va bene se ti ho perso, tanto non avevi scarpe che mi sarebbero piaciute, tanto eri troppo alto per me, rido - così non farò caso alle direzioni dei cartelli stradali e farò finta che non sia reale tutta quest'orda di gente che oggi verrà nella tua citta. ho pensato di bruciarti i pensieri ma non fai più male, e candidamente aggiungerò benzina sul fuoco per farti divampare e comprerò quel pacco di appunti nuovo di fotocopie che in un attimo sarà marzo, e questo vino lungo la gola sarà una fortuna, e questi capelli sciolti saranno le corde per farti scendere dalla mia torre, queste mani fredde saranno il tocco che non hai mai sentito e che ti avrebbe comunque dato fastidio - ci sono molte cose che mi hai detto, adesso mi scrivi in tedesco e pretendi che io ti decifri , ma ho guardato l'orologio sulle nostre teste e ho camminato sotto la pioggia senza stupide attese, ho letto dei libri incrociando tutte le parole che iniziavano con la lettera che forma il tuo nome e nonostante tutto ho avuto conferma di vento a favore.
• avevi ragione, massimo volume
• avevi ragione, massimo volume
lunedì 22 febbraio 2010
189: userò tutto il corpo per rivedere te
poi ti guardi le scarpe, è finito improvvisamente anche febbraio anche febbraio si toglie il cappello e dentro al cilindro ci sei tu - sei il bianconiglio e per correre via ti saltano tutti i bottoni dal panciotto, è tardi, è tardi assai - per perdersi nei sentimenti, per lasciare spazio ai sentimenti, per smettere di avere paura, per dare un verso a questa storia. comincerà marzo e tu sarai una nota a margine sul bordo del fazzolettino, una macchia di sangue dopo la carneficina, tu sarai - la vocina che nel cuore della notte dice: il cremino, qualcuno sa perché. sono sette giorni che mi faccio la doccia, sette docce, sette volte, sette ore che mi torna in mente quest'espressione. che se non fosse così tua, ti verrei a staccare tutti i fornelli, ti verrei a riempire la camera di gas - butta fuori ancora qualche parola per me, condisci la tua insalatina di nostalgia come faccio io quando cucino la carne e ti penso coi dentini che vogliono solo quella passione - domani sarà marzo e tu sarai solo una nota a margine, le lenzuola sporche da lavare che non contengono più i sudori del tuo nome e l'eccitazione con la mano in mezzo alle gambe con cui ti ho aspettato praticamente ogni notte - farsi la barba davanti allo specchio, salire sul lavandino e le lotte verbali animali carnali che non abbiamo mai fatto - i giochi il motorino salire nelle cuffie con te sfiorarti il collo il vampiro gli occhi azzurri e i post it con la colla che cede e finiscono tutti addosso a me - mastica bene, lepre marzolina, domani l'inchiostro ti finirà nello stomaco, sono una salamandra e nel fuoco mi brucerò.
• la sorella di mio fratello, tre allegri ragazzi morti
• la sorella di mio fratello, tre allegri ragazzi morti
venerdì 19 febbraio 2010
188: come fossimo ancora tra le calde lenzuola nel letto dei tuoi
ho fatto una buona amatriciana piangendo sulla cipolla e tagliandomi con la pancetta, pensandoti a cubetti solo un po', piangendo solo un po' su un certo accordo di leggere parole, riempiendomi gli occhi di lacrime sul pugile di brunori sas. che tu dovresti smetterla di darmi i pugni e che non capisci le ironie, che hai sonno e dormi, buonanotte, spengo tutte le stelline dalla scenografia ti mando un bacio ed una cartolina - ma mi ricordo ancora di quando son andata alle poste per farti una sorpresa e spedirti una busta che non ti é più arrivata, frugando nella cassetta delle lettere mi aspetto tutti i giorni che tu mi restituisca quello che mi hai preso - bevendo il vino ho pensato che non importa piangere e non importa conservare le forze ho pensato che non serve giocare a campana coi ricordi, bisogna passare per tutte le caselle se si vuole arrivare alla fine allora ho ascoltato la tua canzone fino alla fine fino all'ultima parola fino all'ultimo accordo fino a riguarmi il parquet e ho cantato scordando le parole pensando a quando te la cantavo in diretta voce grazie ad un microfono che ci cuciva insieme e tu mi completavi la frase e tu dicevi with a smile e non ho granché paura di questa tristezza che mi cucina non mi importa più di tanto di finire nel soffritto di piangere sul vino versato sull'amore evaporato e sul desiderio scotto, la pasta al dente te la lascio e probabilmente la faccia mi finirà nel piatto.
• italian dandy, brunori sas
• italian dandy, brunori sas
giovedì 18 febbraio 2010
187: tra le cose che può dire sceglie di mentire
più tempo, più tempo per leggermi tutti i libri di questo mondo, per parlare ancora un po' di cose senza senso per descriverti come ti spoglierei per fare le carezze al gatto - più tempo meno tempo per ricordarmi di quando chiedevi le conferme sulle regole grammaticali, e quante parolaccie hai scritto con la i. che i tuoi baffetti leggeri mi sorridono furbetti che la tua camicia preferita è a quadretti che seicentottantaquattro pagine di baudelaire non mi guariranno. oggi ho camminato sotto il sole e il cielo limpido che pareva improvvisamente maggio che improvvisamente stavo di nuovo per partire per torino che se ci penso che ci siamo conosciuti durante lo scorso festival che poi mi sei venuto a prendere a bologna e non riuscivamo nemmeno a raccapezzare quale fosse il binario uno - che poi penso a bologna ci ho incontrato diverse persone importanti che il due agosto è esploso un cuore che in febbraio tu mi hai aperto gentilmente con la chiave del venti che hai svitato tutte le viti che poi non ci siam più parlati e dovrebbe avere un senso questa cosa, dovrebbe avere un senso stare distesi sul letto un attimo prima di fare l'amore, la prima volta per te, e com'era la sensazione di te che mi sbattevi contro il portone di quelli e baciarsi fino a che non esce il sangue dal naso e chiederti i baci e guardare le coccinelle che si aggrappavano alle tue mani che ora per dire sembrano passati secoli e l'indecenza eri tu che non ti sapevi mettere il preservativo che tremavi tutto che non ritrovavi la strada e che nel cappotto nero sotto i portici di via zamboni mi tenevi stretta la mano, mi dicevi tipo ti amo.
• se non torni, nadàr solo
• se non torni, nadàr solo
mercoledì 17 febbraio 2010
186: ogni parola dice solo una parte del vero
mangia mangia insegui il pollo piccante nel piatto e chiedimi ancora che cosa c'è che non va parlami ancora di come si corregge il caffé, fammi piangere, sì - fammi piangere dentro la bottiglia di jagermeister, e non mi fotografate che questa sera vorrei che il vino mandato giù tornasse ad essere uva nello stomaco così sentirei ancora qualcosa che si muove, e il pesce eri tu - che hai nuotato nella pancia coi dentini messi a sorriso, che sei entrato e uscito e non hai chiesto mai permesso - e poi non hai detto addio e adesso al posto dell'esofago ho una miniera di nani silenziosissimi che dicono il tuo nome quattoridici volte al mese, ma giuro, non mi curo più di te, giuro, non mi vieni in mente come se fosse vero dire fare baciare lettera testamento come se fossero veri i tuoi seni nelle mie mani come se questa tristezza avesse mai imparato ad andare in cyclette e un giorno, mi dice, ti dirò qualcosa a proposito di vasco brondi che a me vasco brondi adesso mi fa venire in mente tu che mi chiedi se le cose che scrivo sono proprio le mie che le cose che scrivo probabile ora ti scivolano sicuramente addosso. e tu che sei nei cieli tu che sei lo spartitraffico dei miei desideri e va benissimo anche il vuoto va benissimo la voragine va benissimo staccare lo scotch coi denti pensando improvvisamente e senza motivo a quando ti ho detto che il primo aprile saremmo stati insieme pensando che hai detto giura ma la parola giura ha declinazioni perverse pensando a quando ti ho parlato di dente e tu hai detto portamici, gaia.
• ciao, riccardo sinigallia
• ciao, riccardo sinigallia
martedì 16 febbraio 2010
185: per l'uso sconsiderato e irresponsabile
poi crederò che il modo migliore per curarmi i mali sarà comprare i libri e dilapidarmi i sogni - vieni a tirarmi ancora le pietre delle tue parole, anche quelle dure, vieni a legarmi i polsi, vieni a darmi da bere - e possibilmente fatti dare uno sguardo alle vene. tieniti in forma/mangia/lavati/non farti troppo la barba, che se penso che sei di nuovo capace di ridere mi viene il fegato triste e mi torna in mente quando mi dicevi di voler morire come hemingway, pieno di gatti ma sbronzo - per quelli che se lo domandano sì, continuo ad ascoltare la stessa canzone da più o meno dieci giorni ancora prima che tu facessi a tocchetti il nostro sushi e stasera per dispetto mangerò cinese e darò fuoco a tutte le bende e mangerò la pagina del vocabolario dove c'è scritta la parola fiducia ricordandomi che con una spintarella si cade ricordandomi di come si mangiano le unghie a sangue ricordandomi che in fondo la parola sensibile é vaga come stelle dell'orsa.
sabato 13 febbraio 2010
184: bullets with butterfly wings
invertirò le funzioni fisiologiche e comincerò a trovarci lo stesso gusto che ci trovavi tu - così faremo finta che sei partito dieci anni fa invece che ieri e no che non é salutare luigi tenco che dice ma purtroppo non sono buono - che fingere fingere fingere non mi viene bene. così tutto quello che potrei fare é tornare alle poste col proposito di spedirti il mio cuore - posta normale? posta celere, per favore, che presto vengano a dirti che ho uno sbrego abbastanza alto all'altezza dello stomaco che si confonde con l'appendicite che non ho mai fatto, che si confonde col dolore mestruale, che nessuno pensa nessuno sa nessuno immagina che è la tua allegra dipartita la causa di questo mio ridere in continuazione di questo mio vomitare di questo mio inciampare - ieri ho mangiato forse mezzo quintale di neve pensando ai meriti di entrambi, pensando ai miei stupidi rimedi per guarirti e quando da un secondo all'altro non c'erano più commenti alle mie email suicide - piangi un po' per me quando ti farai la barba, piangi un po' per me come quando qualche giorno fa ho scritto questa cosa qui che dice Pensa un po’ a me, quando ti tagli la barba, piangi un po’ per me, quando ti tagli la barba, pensa un po’ a me, quando ti tagli la barba, pensa un po’ a me, quando ti tagli.
• lontano lontano, luigi tenco
• lontano lontano, luigi tenco
venerdì 12 febbraio 2010
183: ho la scatola dei ricordi che esonda
così mi metterò centosessanta cerotti sulla bocca o si dà il caso che ingoierò la neve per dimostrarti che non mi manchi per niente - non ti penso proprio mai, no che non ti penso, non mi vieni in mente neanche un attimo e quello che ti meriti è una canzone di non amore e quello che ti meriti sono le mie tazze di the vuote, e quello che ti meriti é la tua vecchia scatola di ricordi di plastica e quello che mi merito é ingoiare film - e quello che mi merito é ricordarmi che in fondo l'ho sempre saputo che avevo fatto il nodo troppo lento, lo dice sempre mio padre che bisogna farlo doppio. così adesso zoppicando faccio amicizia coi gatti in giardino, che esattamente come te non si fanno toccare, e sotto i fiocchi di neve ho ripetuto la parola fiducia mille volte, pensando al carattere recessivo dei tuoi occhi e alle tue gite in montagna quando ancora combattevi coi mulini a vento quando ancora avevi voglia di chiamarmi e poi mi ricordo che era solo martedì che mi hai chiamato portando la mia voce insieme a te sul motorino - che abbiamo capito tutti, sì, abbiamo capito tutti che anche coi tuoi fottuti retaggi e i tuoi famosi ricordi potrei scriverci le cose da far vergognare joyce, ma meglio che i pezzettini che mi hai strappato te li conservi, che in fondo i coriandoli a carnevale ti serviranno che tanto non ti manco, no, che tanto.
• canzone di non amore, dente
• canzone di non amore, dente
mercoledì 10 febbraio 2010
182: come sempre
mi hanno detto che i beatles curano ogni malattia, e credo sia un po' vero. vorrei farti sentire la sensazione che ho avuto ieri sera mettendo le scarpe nelle pozzanghere la sensazione di cadere tra i disegni del pavimento la sensazione dei piedi freddi mentre guido verso casa cantando una canzone che dice tu senza me uno scettro senza re. vorrei portarti a dormire nel mio letto con le lenzuola pulite e ascoltare il rumore di questo temporale, vorrei parlarti vicino - vicinissimo, non farti niente, farti ridere, farti respirare, farti capire la pioggia, con la sua insistenza, questa pioggia che mi assomiglia. tu mi hai tolto la lisca di dentro, tu sei arrivato e mi hai pulito come un pesce, tu mi hai riportato nella vaschetta dell'acqua e adesso sono in una boccia che nuoto in tondo e ogni tanto tu passi davanti a me, vedo il tuo braccio pieno di vene vorrei prenderti vorrei avere pinne più lunghe vorrei strapparmi queste branchie vorrei - dirti tante cose, tante, vorrei spiegarti tante cose, tante altre, vorrei cucirti io il vestito per carnevale, infilarti i gemelli nelle asole della camicia, vorrei essere io il tuo primo pensiero - vorrei - e invece mi sento questo mare che mi scende salato nella gola tu sei distante distantissimo ma dove vai vieni più vicino, ma dove sei, vieni più vicino, ma perché non ti siedi vicino a me, ma perché non rimani con me fino al dolce domani con me, come ti direbbero i virginiana miller - ma perché non mi parli e non vieni ad apparecchiare questa tavola del cazzo, coi bicchieri rossi, verdi, coi bicchieri, ma perché non vieni a strapparmi le branchie - così ho messo le mani in tasca ed ho sputato sulla tavola. buon appetito, amore mio.
• as always, aiori's eyes
• as always, aiori's eyes
lunedì 8 febbraio 2010
181: stiamo andando al cinema, se non sbaglio
che poi sarà divertente sentire la tua mancanza anche quando ci sei - vicino, vieni più vicino, no, non hai capito, incollati con la colla pritt, se é finita la vado a ricomprare al supermercato - e poi magari metterò delle molotov all'ufficio postale e uscirò ancora con la grandine per ritrovare la sensazione della prima volta che ho sentito la tua voce - che magari il vino rosso mi aiuterà a dirti tutte le cose che non ti dico e a ripeterti buona parte di quelle che ti ho detto già che probabilmente le cose sono un po' cambiate dal tuo ultimo esame che guidando questa notte pensavo a che cos'è successo come mai rido sotto la neve col tuo chiamarmi per nome che ufficialmente non mi interessa più molto e mi capita di non avere fame e se la macchina non parte andrà bene lo stesso. vicino, vieni più vicino come quando quel giovedì notte ci siamo seduti sull'erba a villa borghese e il sale delle patatine ci ha bruciato le labbra, quelle sensazioni che manco a dirlo mi fan tornare in mente altre sensazioni che quando incontro qualcuno alto come sei alto tu mi vien voglia di abbracciarlo che passiamo più o meno settecento minuti a discutere delle mie gelosie insensate - che prima o poi sarà di nuovo bianco, che prima o poi tornerà il bianco, che prima o poi, giura, tutto diventerà bianco, che prima o poi la neve ce la guarderemo insieme.
• quelq'un m'a dit, carla bruni
• quelq'un m'a dit, carla bruni
venerdì 5 febbraio 2010
180: l'inutilità della puntualità
l'attesa delle attese é quella che ho fatto aspettando le tue parole - che ancora adesso mi diverto a rimandare indietro il nastro e ripensare a quando tu eri una zucchina e io una carota, e a due piani diversi del figorifero ogni tanto capitava di salutarsi. oggi ho sentito la pioggia forte sul tettuccio della macchina come un temporale di sassi come le mie emozioni per te come le farfalle nello stomaco che mi hai detto essere in affitto presso la tua gastrite - gentilmente pagare l'affitto prima della fine del mese, gentilmente sorridere quando ci si incontra per le scale. agli appuntamenti a cui arrivo in ritardo ci sei tu che mi hai trattenuto e la sensazionale arte del ritardo ci travolgerà, come le bollette - come le serate distanti, in attesa di parlarti in attesa delle tue carezze in attesa che di nuovo tutto si faccia bianco. questa sera metterò a letto lo stomaco fino al tuo ritorno e ti darò una cucchiaiata di ottimismo, questa sera ripenserò quattromila volte alla tua adorabile mania di chiamarmi sempre per nome. e se ci va bene questo ci basterà fino al prossimo cambio di corrente.
• bianca, afterhours
• bianca, afterhours
giovedì 4 febbraio 2010
179: quindici
sgoccioli sgoccioli sgoccioli e tempo dammi un altro minuto dammi un altro momento che il tuo miele mi coli addosso e i cucchiaini di zucchero che ti obbligo a ingoiare e le scale che fai prima di andare a letto per una stupida scommessa che anche stavolta perderò - non mi mancavano per niente i ritardi dei treni, i batteri dei treni - e le tue battute stupide sul giorno in cui finalmente dormiremo insieme e poi mi guardi e mi chiedi lui come si chiama. torno a casa con la macchina che sobbalza ma non riesco a preoccuparmi per le cose, non riesco a sentire le cose, è il quattro febbraio ma mi sembra sia inizio giugno e tuo padre sembra dante e tuo fratello ariosto son tornate le lucciole a roma sì, i pini di roma, i treni per roma, gli amici di roma, i pensieri verso roma. allora farò anch'io come quel pazzo che è partito da terni per arrivare a piedi in inghilterra e il mio percorso sarà la via crucis lungo le tue scapole e le stampelle delle tue camicie e vagabondare bevendo solo il vino dei tuoi abbracci e scaldarmi solo con i tuoi buoni pensieri tutti ordinati come soldatini - e passamidadentroperfavore.
• passami da dentro, estra
• passami da dentro, estra
mercoledì 3 febbraio 2010
177: we're so shy
sì che prima o poi arriva anche la scoglionatura come quando mio padre mi diceva eh, stasera c'è da fare la riunione di condominio, già mi girano le palle, e io non capivo bene e lui restava in garage a parlare a voce alta con gli altri - non capivo e non ho ancora capito il verso dell'amore, l'amore è una maglietta che mi sono messa al contrario e l'etichetta mi pizzica il collo l'amore è il cortile della scuola elementare sei tu che un po' salti dentro e un po' salti fuori mentre giochiamo a campana - l'amore. che per assurdo mi aspetto che mi piovano addosso le tue premure e le tue parole e invece c'è una paura enorme e il mio ombrellino non vale un cazzo, non mi riparo, mi si bagnano i capelli sotto la grandine come la prima volta che ti ho telefonato e l'amore ecco che cos'è uscire mentre tira giù un temporale che dio te la manda in terra solo per te è quando cade la neve a mezzanotte ti dico nevica tu mi rispondi il mio stomaco chiama il tuo nome e penso che nevica perché l'hai detto - l'amore. ho messo di nuovo la maglietta al contrario, vero?
martedì 2 febbraio 2010
175: tuuuu
nel frattempo credo che mi farò aprire il petto e innestare una calamita vicino al cuore, sperando di indovinare le tue forze elettromagnetiche e spingerti ogni tanto verso di me. disequilibri e mi pare di stare alla posta quel pomeriggio di un mese fa che eran le sei mancava un quarto d'ora alla chiusura io avevo il numero 0098 e si stava servendo il 0023. inseguendo una libellula su un prato, canta battisti - inseguendo una libellula su un prato ho letto tutto il dizionario delle frasi carine da dirti e sto imparando l'alfabeto ebraico per inventarmene duottré, e che ci cada pure in testa tutta la neve di queste montagne e che ti diano da bere e che prima o poi ti venga voglia di dirmi spassionatamente sei tuuuuuuuuuuuuuuu l'unica che voglio.
• il leone e la gallina, lucio battisti
• il leone e la gallina, lucio battisti
174si fa vanto della sua composizione attraverso l'utilizzo di ben 56 erbe medicinali i cui nomi però permangono ad oggi segret
abbonati al mio periodico, che poi vediamo che succede. non ho idea quanto costi un pieno di benzina non ho idea delle tariffe di trenitalia non ho idea se nella carne macinata per legare ci vada l'uovo - non ho idea di come si mettano gli rss sul mio blog. che poi tanto come pollicino, io ti lascerò le briciole e tu verrai a raccoglierle, ma furbo, come hans, farai il finto indifferente e te le mangerai di nascosto - quattro angoli di sole non sciolgono un mal di cuore, morirò giovane per cui stasera ti porterò ad ascoltare la traviata, croce e delizia croce e delizia al cuor. ho una granata di più o meno dieci chili da lanciarti addosso ma tu ti scansi e mi ricordi che le arti marziali sono importanti, e mi ricordo che per scaldarsi bisogna muovere i muscoli. sincerarsi di come si scrivano correttamente i nomi dei liquori tedeschi e ascoltare più il tuo respiro quando tossisci quando ti viene il raffreddore quando ti si abbassa la voce o quando fai le traduzioni - sentirmi in un areoporto quando parli inglese, e avere tipo voglia di partire con te.
• see you, dinosaur jr
• see you, dinosaur jr
lunedì 1 febbraio 2010
173: palindromi
e poi mi domando se la carbonara che ho mangiato è così buona solo perchè non l'ho cucinata io. gli scrittori vanno circuiti bene, con la pastina e i complimenti, sui capelli degli scrittori ci va messo il sale, le uova, la pancetta, roba che non ti togli più. cammino per strada e ai bordi c'è la neve, cerco un microfono in giardino per intercettare i tuoi discorsi e le tue frequenze - alla posta alle nove di mattina c'è tanta gente, c'è una signora anziana che dice che quando è il momento di pagare si paga, ce n'è un'altra più silenziosa che si è messa la gonna e i collant trasparenti a mezzagamba e ha tutte le ginocchia nude, poi c'è un vecchietto che mi guarda i pantaloni e luca dice: posta normale? posta normale, amore prioritario - l'amore, l'amore quando c'è non si fa aspettare, mica fa come le lettere, che mi ha detto una signorina impiegata che anche se tu spedisci una lettera ad uno che abita nel palazzo di fronte quelli delle poste la fanno comunque passare per firenze - io un po' le capisco, le lettere, anche io vorrei andare a farmi un giro sull'arno prima di arrivare da quello del palazzo di fronte, vedere un po' il mondo, magari, godermi la città, e il sole. che se ci penso ho un orecchino di peltro che mi s'è staccato e un cellulare affogato nella fontana dei boboli, prima o poi andrò a riprenderlo, mica mi accompagni?
• ci sono molti modi per essere felici, creme
• ci sono molti modi per essere felici, creme
172: here is a key
battezzerò tutti i miei globuli del sangue col tuo nome. nevica e ho le prove, e la neve vorrei infilartela in bocca, sì - sì che mi viene da ridere e da tossire se tu ti sciogli e hai il potere di rovesciare gli eventi atmosferici - che dici queste frasi al centro dell'inverno come se fossero magliettine, che ti vorrei regalare tutte le lepri di queste colline, che i giorni della merla, a te, non ti scompongono affatto, coff coff, ciuf ciuf, domani un treno mi porterà da te. ma il cameriere non ci dà soddisfazione e non indoviniamo la sua età, candida candida la macchina scivola come scivola il senso di questi discorsi storti, stridenti come i violini, e tu dormi e tu dormi, gioia mia, vita mia, aria. per la neve, mi dice, vanno bene i sigur ros, glosoli, per la precisione, e la camicia adesso ha tante pieghe e il rossetto si scompone come se non avessi mai riso prima e tu dici che non dovremmo incontrarci o saranno le quattro prima che ce ne accorgiamo - e tu ridi, ridi, dentini, dentro il tuo cappuccio col pelo di cane e gatto, tu ridi, dentini della mia famiglia, che sembra che l'amore debba arrivare solo alla fine del mese, che ti ci voleva l'ultimo giorno di gennaio, che ti ci volevano i parcheggi liberi e le strisce blu il finesettimana, che la domenica mi cola tra le gambe e mi scrivi cose lacrimogene - ti ci voleva tanto a fare a dadini il minestrone. buon appetito, amore mio. ti presento febbraio.
• beh yourself, graham nash
• beh yourself, graham nash
domenica 31 gennaio 2010
171: perché domani mi sveglierò e avrò cinquant'anni
ho molta invidia per le cose che catturano la tua attenzione e a me le lepri marzoline attraversano la strada - imparerei, per te, tutti i trucchi del circo, camminare su una corda o cose del genere, e non piangere se mi fai male - oggi ti ho sentito respirare in ogni cosa del mondo che ho, come diceva bevegnù, oggi ti ho visto fare il morto nella cioccolata. oggi ho visto gli sgoccioli e la pioggia, la pioggia che te la vorrei rovesciare addosso e dirti vivi,vivi,vivi nell'orecchio e dirti guardami guardami vedimi, e poi non lo so, sono stanca. fammi un regalo ogni tanto, dimmi che non sono in competizione con le maree lunari o con gli orsi o i pesci del pacifico, dimmi che ti fa bene parlare con me, dimmi: che la festa cominci! imparerei, per te, altri alfabeti e altre espressioni facciali, o altri modi di sanguinare, di correre, di respirare. tu però hai gli occhi altrove, hai lo sguardo rivolto ad altre finestre, diceva così la poesia, non è vero?
• chiedimi se sono felice, samuele bersani
• chiedimi se sono felice, samuele bersani
170: guarda che hai un diamante infilato nella lingua
poi con le cose belle che mi hai detto ci farò la minestrina per il mio stomaco, e col cucchiaio tu assaggerai com'è di sale e se sale non c'è ce lo aggiungeremo noi. poi con i tuoi detersivi e i tuoi sedativi e i tuoi anestetici e i tuoi antibiotici darò i calmanti alla pancia quando non ci sei, e ascolterò la tua canzone perlomeno mille volte inventandomi le parole e alla fine imparandole per induzione - oggi c'è un sole che che te lo vorrei tirare giù dal cielo e ho un maglione verde pistacchio - i pistacchi, di certo, ti rotolerebbero nel colletto, come quando ti dico che andremo a berlino, o a vienna, o anche più a nord. oslo sì che sarebbe bella, perchè ho imparato che con te va bene pure il freddo, e sotto la grandine mi viene da ridere e la pioggia mi ricorda te e il cappotto è fradicio come le mie scarpe, come la mia testa e come le mutande, tanto - va beh - le mie uscite non sono mai romantiche.
• scanto di sirene, dente
• scanto di sirene, dente
sabato 30 gennaio 2010
169: branchie
posso farcela, perché ho imparato a usare il bisturi, e vestita di verde adesso ti vorrei aprire come il pesce quando si prepara il sushi - il cuore, i polmoni, il fegato, no non è una cosa carina ma temo che l'urgenza che raggroviglia le viscere tu non sappia bene come sia - che posso farcela, un due tre, posso anche imparare a ballare sulle punte, per dire, eccoti un ricordo: sono nuda sul tavolo della sala operatoria e il colore che va per la maggiore è il verde operazione un verde che non fa paura neanche agli alberi e - fitte fitte fitte fitte, aghi aghi aghi aghi, vieni a prendermi a termini con la pioggia che mi arriccia i capelli, vieni a prendermi con la pioggia, vieni a prendermi, per dio, che ho voglia di sbattere le ginocchia contro tutti gli angoli, e le gambe contro tutti gli spigoli, e gli urti che mi fanno i lividi, e questi capillari fragili e il sangue che non coagula bene, specialmente quando mi parli - e lacrime lacrime lacrime e le mie branchie che in qualche modo mi permetteranno di non affogare nella tua vasca da bagno che in qualche modo sarò un gatto, un gatto nero, e ballerò il sabba intorno al tuo ombelico, sono un pretino e prego, e tu sei il rosario che sgrano, e tra poco è giugno e suono il pianoforte e il mio tasto dolente, il mio tasto dolente, doremifasol, sono stonata e sono inadeguata e soprattutto soprattutto non ho nessun contratto di proprietà. promemoria.
• walking to winter, mineral
• walking to winter, mineral
168: chissà perché questa fretta
che si potrebbe star a litigar due ore sul fatto che io per te imparerei a sciare ma tu non te la senti di mangiare oltre la focaccia, e poi non vuoi disturbare, come se la pizza fosse un concetto inalienabile e immutabile - ma dai. sciogliti, sciogliti col lievito, sciogliti col vino, balla con me sul tavolo. non son capace, e chi se ne frega? non saper ballare é più divertente che saperlo fare - poi piove e i miei capelli si arricciano e in piazza quattro novembre barcolliamo verso il teatro e io mi copro con la sciarpa e vorrei tu fossi qui, farti leccare tutti gli scalini, farti leccare un po' di me, farti leccare le pietre del duomo, leccarti gli organi interni, leccarti lo stomaco, dirti tutte queste cose e farti arrossire le vene, i capillari, come quando parliamo e ti gira la testa e ti esce il sangue dal naso perché stiamo evidentemente andando troppo oltre. mi dici che il mio stomaco è un bel posto per dormire però poi non ti ci vuoi trattenere più di un tot. e le mie catene sono dei fiocchetti e tu sei bravo a sciogliere i nodi.
• via con me, paolo conte
• via con me, paolo conte
167: quando la lingua si dilunga qualcuno si dilegua
un bicchiere di chardonnay te lo vorrei proprio offrire, e porre fine alle tue influenze e alle tue partenze e con un metro giallo, tipo, tagliarlo a metà e così dimezzare anche le distanze che tipo questa notte, tipo, mi fanno male. che non è sempre possibile spogliarsi mettersi il pigiama scivolarti vicino nel buio della stanzetta - che è già febbraio, anima mia, senti come questi esami scorrono via, senti le cose che scorrono lente, senti questo vino fermo che fa un profumo della madonna, senti le attese, senti le offese, senti le poesie di carrieri che un giorno ti leggerò. e poi qualcosa come la febbre dovrebbe sconfiggerci - la febbre, rido, se non ci sconfigge la febbre o il freddo ti insegnerò il francese, se mi dirai più di due parole in croce allora potremo davvero andare da qualsiasi parte, se mi sorridi più del dovuto, credimi, non si fa male nessuno, e metti le mani a coppetta che così ti presto le noccioline. la cosa migliore che ho fatto questa settimana è stata stare nel reparto cartoleria del supermercato a ricomprare post it gialli, avevo un sorriso a forma di luna e mi son messa a ragionare con le misure - un quadratino giallo di dimensioni modeste sarà abbastanza per cucirti le viscere con le mie, vero? che se non ci sconfigge la paura, magari mi farai conoscere la tua lingua tutta intera.
• le vacanze dell'83, baustelle
• le vacanze dell'83, baustelle
venerdì 29 gennaio 2010
166: reparto macelleria
rido perché mi rendo conto che siamo arrivati a quel punto in cui abbiamo praticamente recitato avanti e ritroso tutto lo zanichelli diverse volte e adesso bisognerebbe solo fare le cose e adesso dovrei solo prepararti un tramezzino ah no che il tramezzino non ti piace dovrei solo cambiare le lenzuola e proteggerti dall'inverno che io all'inferno ci ho già bell'e che messo un piede insomma in parole povere - vorrei portarti a teatro con me. che siamo tutti abituati ai cali di tensione alla luce che va via all'elettricità che salta alle particelle nucleari ai malumori alle febbri alle fisse per i concerti - ai gatti, che sicuramente ero un gatto nella mia vita precedente. e adesso per esempio ti domanderei se i gatti son gelosi di altri gatti. che ci esce il sangue dal naso, perchè i globuli non reggono e il sistema immunitario, credimi, non è preparato - e non scherzo quando dico che qui è diventata una macelleria - che pezzo vuole, signore, sovraspalla o coscia? son ottocento grammi, che faccio, lascio?
• 505, arctic monkeys
• 505, arctic monkeys
giovedì 28 gennaio 2010
165: la devi smettere di darmi i pugni
beato te che non ti sconvolgi con niente, a me mi sembra di essere miele o burro spalmato sulle fette biscottate dell'ostello in cui ci svegliavamo a quindici anni - che quando mi saluti mi sembra sempre di aspettare sempre le gocce, mi sembra di avere di nuovo sei anni e sopportare il mal d'orecchie. mi sembra molto sbagliato sottovalutare il colore degli occhi delle persone, che le persone sono delle scatole e quello che ci trovi dentro è impossibile saperlo - stanotte finalmente sembra inverno, mi rendo conto che ho le mani cosparse di vaselina e non significa che ho trovato la chiave. beato te che non saluti mai e che non te la prendi se va via la corrente io per esempio non ne sarei capace io ad un certo punto c'ho l'ansia quella vera quella nera e c'ho dei sentimenti poco carini nei confronti della gente che ti pesta i piedi e di quella che ti abbraccia, io per esempio a volte c'ho questa cosa che parlo troppo e che dico troppo e che troppe volte ripeto sìsìsì, do le conferme, io, capito, come se per spiegare certe ovvietà ci vorrebbe una lavagnetta verde - e invece tu sei una goccia e io non ho mai imparato a bere e sì che ti lascio andare, sì che ti lascio stare, e sì che pretendere mi pare una parola così brutta ma del resto è inevitabile che per esempio son fatta peggio di fatta male e del resto forza di gravità, non c'è scampo rispetto alla forza di gravità.
• due gocce, dente
• due gocce, dente
mercoledì 27 gennaio 2010
164: lo scrivi o no il tuo romanzo eroti-co
sarei per esempio gelosa di tutte le cose che ti riguardano, ma per non pensarci ascolto delle canzoni commerciali, anzi solo una, ma che purtroppo mi ricorda te. che a quest'ora sarai a ridere con le tue amiche di vecchia data e io invece ho un malumore nuovo di zecca e non riesco a concentrarmi sulle parole stupide del teatro indiano e il velo di maya che dovrei scostare per guardarti negli occhi e dimenticarmi dei dispiaceri. vado a bollirmi nell'acqua come il polipo che si dimenava nella pentola in quei giorni passati d'estate, pensa - da te piove e qui invece c'è il sole, pensa quant'è sconclusionata questa conclusione, pensa a tutte le persone che ignorano il nostro dramatis personae - non me lo ricordo se in latino si dice così, ma tu da ubriaco intanto scrivi che ti manco e mi chiami anche per nome, come se le tragedie che studio non fossero abbastanza, come se fosse più o meno importante, come se andasse benissimo fare programmi a tema sul giorno della memoria e verso le quattro e mezzo nel buio tu mi dici sei la mia lolita.
• stand by me, john lennon
• stand by me, john lennon
martedì 26 gennaio 2010
163: ma naturalmente non l'abbiamo fatto
qualcuno andava a milano, qualcuno tornava, qualcuno a milano non era mai stato. in ogni caso mi mancavi e mi ero dimenticata di darti la marmellata di baci da portare via. in ogni caso a volte mi viene da chiederti quand'è successo che ci siamo sposati strafatti a las vegas oppure non eravamo noi, che ci siamo sposati nel parco col fuoco lo stereo e gli anellini d'erba e abbiamo spaventato le costellazioni a forma di caffettiera. in ogni caso mentre bevo una birra e non mi ricordo se é olandese, tedesca o belga - ed è la mia preferita, tu scrolli le spalle e dici che il tempo non è importante. te lo vorrei far vedere io, il tempo, presentartelo, ciao, lui è il tempo, e tu sei quello che mi ha invaso abusivamente lo stomaco, ciao, ciao, baci e saluti, abbracci, se ne avanzano, cose così. e salutami milano, tu che sei bravo.
• un giorno balordo, le luci della centrale elettrica
• un giorno balordo, le luci della centrale elettrica
162: uh-uh
crimini crimini che non abbiamo commesso, e il commesso oggi mi guarderà male se andrò a comprare la torta che si fa in un quarto d'ora. perché non ho tempo, e ho perso più o meno tutte le ragioni - perché come alice vedo un sacco di direzioni e i gatti hanno questi sorrisi un po' inquietanti e tu sei il cappellaio matto che mi versa il the. ci sarà tempo anche per queste correzioni, per i miei buchi sui pantaloni e per il ritorno dei boccioli sugli alberi - senti come piove invece adesso, senti che rumore fanno queste paroline lungo la gola che fa male, senti il primo giorno di questi ventunanni che freddo che fa - e siamo a meno quattro, sotto la neve, uh-uh-uhuhuh, come quando quella sera davanti al boldini a ferrara ti cantavo questa canzone ininterrottamente e tu non mi sopportavi, come quando avrei voluto farti io tutti i caffé del mondo, e tutti i nostri rientri nei parcheggi lontani, ti ricordi quanto abbiamo camminato, sempre, per tornare alla macchina?
• igloo, karen o
• igloo, karen o
161: il tuo addio e il mio nient'altro
mi sembra tutto tristemente attuale, mi sembra che dovevamo imparare a cantare, mi sembra che sono le quattro e mezza e sarebbe meglio andare - domani dal finestrino del treno ruba un pezzo dell'italia anche per me - sai credo di volerti ancora molto bene se penso che per te ho fatto dei tuffi carpiati e ho nascosto le cose e ora sei polverina di quella che attaccavo ai ritagli di carta quando andavo all'asilo e ora sei nel vento e nei gatti che passano per strada e ora ti farai crescere barba e capelli solo per divertirti a dirlo a me - sento tutto, capisco tutto, vedo tutto, e come festeggiamento per i ventunanni ho comprato un maglione verde, lei oggi era vestita di verde, e per colmare tutte le mancanze ho girato con in tasca un bastocino di carta che ha sopra il tuo profumo - nella rosa dei venti degli odori che non mi restano addosso chissà se anche tu scivolerai via chissà se mi senti mentre rido chissà se ti ricorderai delle parole che abbiamo tentato di mettere insieme e nell'incertezza vorrei cucirti una camicia di post it domani andrò alle poste e ai vecchietti del paese spiegherò quanto sei prezioso per me domani forse mi alzerò alle quattro la prima cosa che farò sarà piangere.
• nuotare a delfino, valentina dorme
• nuotare a delfino, valentina dorme
domenica 24 gennaio 2010
160: è bello
è bello il vento che ci tira contro è bello avere ventunanni tra un secondo è bello infondo fare tanti coriandoli delle parole che ci siamo detti. lunedì chiusin chiusino, martedì bucò l'ovino, mi ripeto delle filastrocche, la notte, ti ricordi, un anno fa - che poi mi hai invitato a cena con colorado café e tu facevi la pizza a mano e mi chiedevi di valutarti il sugo. come non fare mai il tifo per la maglietta che porto, ormai é una scommessa e domani farò benzina. il fiore di vent'anni ha perso tutti i petali e ti tirerò via i fili d'erba dai capelli e poi finirò per odiarti e per perdere con coscienza i particolari che conosco di te. ma tu dammi l'autenticità dei treni e roma termini sotto il sole d'agosto che adesso sarà gennaio e gli unici mesi che vedo roma sono questi - agosto e gennaio - e i miei cicli d'amore sono come le mestruazioni, ritardano quando non devono ritardare e quando arrivano tu sei nel mio letto che sbuffi e passiamo tutto il pomeriggio incazzati e mi tengo la pancia con le mani chissà se dal dolore o se dal ridere. ti prometto che domani ti sentirò nella sincerità del vino, tu lasciami sfogare in fondo, questo è l'unico posto in cui non devo vergognarmi se parlo da ubriaca anche quando sono sobria sto pensando di cancellare che tanto ho l'astuccio piena di gomme da cancellare, mi dicono.
• il mondo prima, tre allegri ragazzi morti
• il mondo prima, tre allegri ragazzi morti
159: poi siamo diventati grandi
tipi di smancerie che non vengono condivisi, sì, sorrido, abbiamo passato anche questi vent'anni e tu dopo tutto questo tempo non hai perso l'abitudine di urlare mentre soffio sulle candeline - la cera calda te la vorrei spalmare addosso, e costringerti a confidarmi tutti i tuoi segreti, farò la brava e ridurrò le parole da diciannovemila a più o meno dieci, oppure affilerò la spada contro i tuoi silenziassenzi, contro i tuoi algoritmi o i tuoi commenti granitici - siamo tra le stalagmiti e le stalattiti, siamo ancora a frasassi, io ho ancora nove anni, non è mai passato nemmeno un giorno, ci vuoi tu che ancora mi allacci le scarpe e mi fai vedere sempre le stesse cose, come un film. con grande amore mi hai detto che mi cucinerai pasta e rapi, con irresistibile entusiasmo probabilmente domani prenderò un treno e con l'insistenza dell'ariete sto cercando di aprirti con una chiave un po' troppo grande. con un sentimento che rasenta l'ossessione farò come con le alici, ti cercherò nelle pieghe della pasta fatta in casa, poi se esagero qualcuno mi dirà qualcosa, un calcio sotto al tavolo, un gomito contro le costole - mi basterebbe anche un tuo sorriso, mentre siamo a tavola, dall'altra parte della libreria, o distante, da una panchina molto verde, verdi i suoi occhi e ha un sorriso per me.
• quando ti sei addormentata, bugo
• quando ti sei addormentata, bugo
158: and it's contagious
e se non potrò avere un pezzettino della tua camicia mi accontenterò di questo pianoforte che suona alle due e mezza di notte mi accontenterò di sapere meglio di te le vie della città dove vivi mi renderò improvvisamente conto che siamo diventati marito e moglie e con semplicità impressionante ti direi ridendo caro mi passi il sale e tu allungheresti la cena che non ti piace al cane sotto al tavolo e io magari imparerò a sciare magari imparerò a scrivere a cantare a saltare a piedi pari dentro le pozzanghere maledetto te che mi hai fatto sentire come a primavera che mi ricordi di quando da bambina mi vestivo coi collant bianchi spessi che mi fai rintracciare la forza della pellicola e mi fai odiare la freddezza delle reflex - e se non potrò avere i giardini ti regalerò i pini e i pinoli e tipo se non ti accorgi che stasera ti addormenti nel mio stomaco significa che è andata davvero via la luce. vorrei riprendere a fare fotografie.
• us, regina spektor
• us, regina spektor
sabato 23 gennaio 2010
158: un giorno da santificare
tengo i nostri ricordi in una scatola che non ti ho mai fatto vedere, penso che sarà difficile riprenderci dalle maree, penso che sarà difficile dimenticare com'è rubare i sassi dalle piazze delle città più belle del mondo mentre tu ridi e mi dici che sono pazza, e quelle pietre mi sostengono i libri ancora oggi. penso che rivorrei tutto indietro, dal primo capitolo, mi mancano diverse cose sensibili di te anche se non ti basta, mi costruirò tante piccole croci e una corona di spine per chiederti scusa, dirò l'ave maria tutte le notti, mi chiederò se mangi, non mangi, mi preoccuperò dei tuoi futuri inverosimili, mangerò al cinese tenendo sempre un posto per te. ho ricordato la semplicità delle farfalle che si azzuffano d'amore in mezzo all'erba e tutte le volte che mi hai guardato facendomi sentire speciale - quando sei sceso la notte di capodanno a salvare le rane al posto mio, e tutte le volte che mi hai abbracciato. probabilmente questo è uno dei tanti motivi per cui queste giornate hanno perso il loro senso.
• if the world ends, guillemots
• if the world ends, guillemots
venerdì 22 gennaio 2010
157: mangio le tue mele e non vuoi niente in cambio
e mi rendo anche conto di aver preso forchetta e coltello e di averti aperto il corpo e averti distrutto la geografia degli organi interni. non è che non lo so. mangio lo yogurt del venerdì pomeriggio col cucchiaino d'argento che si arrugginisce a contatto con la mia saliva, e mi viene da ridere da sola a pensare che a fare finta di niente non ci vuole niente anche se è evidente, anche se è inutile, e tu nel frattempo mi chiedi di venirti a trovare a ravenna. come di solito mancano praticamente tre giorni al mio compleanno e probabilmente la cosa migliore che mi succederà sarà mangiare un pezzo di torta. compiangermi rimane la mia materia preferita, e sapevo che saremmo arrivati ad ascoltare certe canzoni, come no.
• i tuoi denti, artemoltobuffa
• i tuoi denti, artemoltobuffa
giovedì 21 gennaio 2010
156: un bellissimo spreco di tempo
penso che le persone tengano le distanze perché stare sulla stessa panchina è scomodo. così non ce l'avrò con te per le gomme da cancellare, e ti perdonderò per le cose che hai lasciato in sospeso - così forse in marzo scriverò qualcos'altro, oppure ti spedirò via posta i nuovi boccioli dei fiori. mi dici che hai ascoltato il primo dei due dischi che ti ho regalato - grazie per il vino bianco, grazie per il pranzo, grazie per il regalo di nataledicompleanno. per la trasparenza del vetro e della nostra amicizia e per farti prendere in giro per i tuoi nuovi baffetti hitleriani. mi sembra così stupido affaticarsi a trovare delle ragioni e non provarci nemmeno, a prendere i treni, e fare tanti cumuli di carta delle parole, e dimenticare, o fare fuoco - spero ti si incendino i pensieri, nel frattempo io mi sento un mucchietto di cenere leggera e tu mi hai soffiato via.
• glòsòli, sigur ròs
• glòsòli, sigur ròs
mercoledì 20 gennaio 2010
155: la prossima volta
lacrime lacrime non ce n'è mai abbastanza come non è mai abbastanza cazzeggiare il giorno prima di un esame più o meno importante facendo finta di niente - come non è mai abbastanza il tempo impiegato per pensare a cosa ti direi se fossi qui ancora per un minuto come pensare chissà come mi scriveresti in quella famosa lettera come pensare a quello che non mi scriverai mai. lacrime lacrime non ce n'è mai abbastanza e se mi volto indietro non mi rendo bene conto, fatico a realizzare gli spazi, le cose dette, fatico a dimenticare e tu ascolti canzoni che smentiscono ogni teoria. tu ascolti canzoni che ascolto anche io prima o poi ci incontreremo alla stazione e nelle cuffie avremo le stesse note prima o poi rileggerò tutti i libri di tondelli o imparerò a manipolare il codice html e tu prenderai una laurea per imparare a togliere i virus dal computer - non è mai abbastanza per dimenticare le cose, io mi sveglio tutti i giorni pensando fantasmi ci puoi morire se li lasci fare, come scrisse uno scrittore che non mi sta simpatico. tu intanto fai la corte alle canzoni che ho ascoltato ridendo insieme a te e adesso chissà se sei geloso delle mie fotografie e adesso c'è il sole, non comprenderò mai perché.
• perfect, smashing pumpkins
• perfect, smashing pumpkins
venerdì 15 gennaio 2010
154: la presunta libertà di gaia
dicevi da questa città ce ne dobbiamo andare tutti e due, dicevi. mi dice che ci incontreremo per le dieci e mezza e già mi prende il mal di testa se devo pensare a cosa mettermi per far sì che questa sera non mi faccia male la pancia come fa ora. poi ci daranno una laurea perché siamo davvero bravi a cambiare discorso, davvero bravi, davvero interessante che le copisterie impazziscano quando arrivo io, e mi torna in mente la supposta forza riguardo agli elettrodomestici, che adesso sono un po' più nervosi. e all'ombra della tua cucina arancione mi dici se magari un giorno di questi vengo a farti delle foto, poi mi dividi i capelli sulla fronte e dentro l'ascensore mi fai voltare, ma io ho ancora la fobia degli specchi. se mi guardo mi faccio un po' impressione, ma infondo va bene così, perché tu dici vedi che terrazzo grande? si vede il duomo.
• avere trent'anni, rocca
• avere trent'anni, rocca
lunedì 11 gennaio 2010
153: a parigi dici che non volano mosche
poi mi dice che morire senza soffrire ce lo dovremmo augurare tutti, che morire stando seduti ci metteremmo la firma. e il tavolo della cucina lo devo mettere a posto io, anche stamattina, che il pomeriggio ha un appuntamento con uno di sinalunga. e probabilmente la settimana prossima prenderò tutti i treni che partono dalla stazione e non mi importerà più niente del nostro mezzo amore o del segnalatore delle previsioni del tempo che comunque sbaglia sempre che ci dice che qui fanno sei gradi e c'è il sole, ma il sole non è vero che c'è. ochei, ti dico, che vuol dire più o meno ho capito che ci siamo semplicemente incontrati per strada, ah come stai, ah bene e lei, e stretti la mano convinti come due passanti che si scambiano volentieri le canzoni importanti. la devi smettere di darmi i pugni, volevo dirti, e nel frattempo lei scopre i radiohead e ascoltiamo creep praticamente ottantasei volte finché non le dico basta ti prego che questa canzone me la stai facendo odiare e lei dice ma questa o solo tutte? tutte, le dico. e poi urla e mi fa ballare il tavolo mentre cerco inutilmente di scrivere bene gli appunti, la sola cosa in cui sia precisa, la sola che mi venga bene in queste giornate che dicono di inizio gennaio; e mi dice dai lasciami stare che sono nervosa, come se gli altri qui fossero calmi. moltheni mette su un nuovo pezzo tremendamente bello e penso che sarebbe bello impararlo anche se ad aprile non andremo al concerto, il che mi fa un po' piangere e mi fa un po' venire voglia di rileggere dei libri abbastanza pesanti. intanto credo che oggi ascolterò tipo trecentoquaranta volte per combattere l'acne.
• petalo, moltheni
• petalo, moltheni
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