domenica 21 dicembre 2008

149


Tenere i capelli sciolti dopo una miriade di tempo. Mani fredde. Mal di schiena. Tutta un'altra serie di dolori periferici e secondari che di secondario non hanno niente se non che sembrano invisibili e intangibili. Andrea mi vuole per forza attaccare il raffreddore. Siamo stati a fumare le tue sigarette nel cuore della notte, a fare le curve prese male davanti alle volanti della polizia, a promettere di andare a vedere la Traviata in giacca e cravatta e tacchi, a parlare di provvidenza e fortuna. A. La lettera a ha una consistenza del cazzo in bocca.

domenica 14 dicembre 2008

148

 I confini sono labili. Per districare le lenzuola accartocciate non basta rifare il letto tre volte. I dischi regalati mi fanno ridere, come la pioggia che arriccia i capelli. Io non capisco i trucchetti di magia. Giovanni ha rischiato di cadermi in braccio sette o otto volte.  Ad un certo punto mi confondo e non riesco più a distinguere quali sono i miei spazi e i tuoi, sotto il piumone azzurro, verde e viola. Tu pianti le tue ginocchia sui miei reni ed è la cosa più dolce che mi abbiano mai fatto durante gli ultimi mesi. Ad un certo punto il sole delle quattro è diventato il sole delle due e guidi piano cantando Canzone di non amore e  quando la sera ritorno a casa non ho neanche voglia di parlare tu non guardarmi con quella tenerezza come fossi un bambino che ritorna deluso.

martedì 9 dicembre 2008

147

 La stazione di Terontola é freddissima e io sono scappata a passi lunghi dall'esame su Pirandello. Non me lo perdonerò mai e tu non sei qui a prendermi a sberl a consolarmi a darmi buca se dobbiamo festeggiare i nostri mesiversarsi e conversare e converse e scarpe di gomma e carne sintetica e piedi che buttiamo sempre, precisamente dentro le pozzanghere. Ti ricordi di quando mi parlavi di quella ragazza che ti piaceva tanto? Di quando sei andato a incontrarla e di quando l'hai vista, di quando le hai toccato le dita, di quando hai sperato di non separartene mai? 

mercoledì 19 novembre 2008

146


Stasera mi sono ricordata di quando facevamo le gare per chi faceva prima, e tu quella sera dovevi farti la doccia. Sei tornato, mi hai detto "mi sono anche lavato i denti", e io ti ho detto "ma i capelli sono asciutti? Non vale se sono umidi" e allora tu hai perso la scommessa. Stasera mi sono ricordata di quando hai detto che non doveva finire, e poi, come tutte le cose, invece é finita.

sabato 4 ottobre 2008

145


(Vorrei lasciarti scritto sulla pelle un pezzo di canzone dei Sigur ros, ma sono cantate in una lingua intraducibile.)

mercoledì 1 ottobre 2008

144


Erica continua a ridere isterica e pare una canzone dei Misfits, e Sacha  vuole invitarmi a cena, vuole invitarmi a cena, vuole invitarmi e poi invece non chiama mai. Michele che mi fa venire in mente "ti libero la fronte dai ghiaccioli", andiamo in un negozio cinese dove dobbiamo provare cappelli vestiti orecchini smalti e biancheria e non comprare niente. Incontriamo il bellissimo ragazzo senza nome al parco che si fuma una Marlboro con aria indifferente.

mercoledì 24 settembre 2008

143


Ho comprato un paio di converse più piccole di mezzo numero. Oggi hai detto Guidi come un folle, sei alta un metro e un cazzo e hai dei bellissimi occhi. 

giovedì 7 agosto 2008

140


Ho le mani piene di colla per costruirti un regalo che diventerà banale. Domani devo fare le analisi del sangue e già mi fanno male le vene.

mercoledì 6 agosto 2008

139

Te la prenderai con me, per non aver parlato abbastanza di noi? Faccio tante stelline incandescenti: non vado bene per nessuna rete. Sono bianca e nera come un formicaio impazzito. Mi manchi. Lo sto dicendo sottovoce perché non ci crederai e io non vorrò ripeterlo. Lo sto dicendo alla carta perché a te meglio non dirlo. Lo sto dicendo qui. Un posto in silenzio, dove non passa nessuno. Nemmeno più tu. Dentro la parola nemmeno c'è scritto emme.

venerdì 18 luglio 2008

138


Stasera ho ritrovato l'orecchino comprato a Parigi col quale ho fatto a metà con te. Non l'ho incluso nelle cose che ho rivoluto. Vorrei svegliarti come quella mattina d'estate dell'anno scorso, con la tua coscia nuda contro la mia. Quella sera mi hai  linkato Helicon part 1. Ho pensato tu fossi un arcobaleno. Ho pensato che mi avresti accecato.

lunedì 30 giugno 2008

137


"Come si fa a decidere di smettere di amare una persona? Io non ce l'ho un carattere così forte.
Io non sono uno di quelli che, per smettere di fumare, un giorno buttano via il pacchetto e non fumano più. Una volta c'ho provato. Però poi di notte sono andato a riprendere il pacchetto nel secchio della spazzatura."



Mancano poche ore alla maturità.
E non ho più bisogno di niente.

mercoledì 25 giugno 2008

136


(Tengo solo l'inizio e la fine del post che avevo scritto)



Lo stereo ha deciso di leggere soltanto il tuo disco ma io non la prenderò come una congiura. E non ho più niente da dire.

lunedì 23 giugno 2008

135

Queste foglie ti sarebbero piaciute da matti, e penso alla linea della tua schiena, a tutte le cose che ardono. Alle persone che non mi parlano più, e quant'è bella Debora seduta sul prato mentre parla con me e con Lorenzo, mentre  parliamo in francese e io succhio un gelato, il primo della stagione. Sento sulla lingua il sapore della panna che si scioglie, come il ricordo di te. Lei mi scrive Sei una stupida, Gaia, una stupida e io ti amo e vorrei solo piangere, piangere tanto, ridere tanto, piangere e ridere fino a soffocare.

domenica 22 giugno 2008

134

E' bello quando sei qui e non lì ed é tipicamente irritante questo non sapere - chi sarà, Tacito o Apuleio? Studio Freud e Nietzsche e tu dici che ci sentiamo prima di ninnare. Siamo stupidi e cretini e la vita è soltanto finctionne, la vita è una finzione, il nome è una prigione, non esistono fatti certi ma solo interpretazioni. Mi viene tanto da ridere e da piangere e va bene così. 

venerdì 20 giugno 2008

133

Ascolto Creep mentre mangio una scatola di gelato alla stracciatella. Penso a te che dici "ho bisogno di due giorni con te a non fare un cazzo sul divano". Io mangio la pasta e tu ti fumi una sigaretta, io sono qui che ascolto i Radiohead chiudendo questo cerchio e tu sei l'unica persona che mi ascolta. E mi dici che la devo piantare con queste ripicchine, come le chiami. Fotografo i papaveri, faccio almeno trecentomila scatti, e non so fare altro che gioire per il caldo e sorridere all'estate finalmente qui e pensare che quando piango non c'è nessuno. Freud aveva proprio ragione, e non so fare altro che pensarci, e non so fare altro che pensarti e tu non lo sai, non lo saprai mai più.

mercoledì 11 giugno 2008

132


Mauro ubriaco di liquore cinese al mirtillo ha parlato tutta la sera di sé e ci ha provato con Sabrina. Io sono stata seduta a guardare. Non sono capace di leggere rilassata gli esiti dei quadri di ammissione. Non sono in grado di pettinarmi bene. Non sono capace di prendere la macchina a quest'ora e sfidare l'aria appiccicosa, comprare questo stupido cavetto, cancellare tutti i messaggi dal cellulare, e decidere di dare un senso a questa cosa. Sta per scoppiare un altro temporale.

martedì 10 giugno 2008

131

Mancano otto giorni agli esami e sono fin troppo rilassata. Sono sommersa dalle nozioni filosofiche di Nietzsche, c'è la scatola di merendine aperta per controllare la fame nervosa e poi devo fare la doccia, andare a prendere Mauro e Sabrina e mangiare cinese e andare di nuovo a letto alle tre, e stare a sentire cosa mi dice Daniele su questo metodo genealogico. Non sono assolutamente in grado di fare buone foto e a te non importa niente di me.

domenica 8 giugno 2008

130


E' giugno e piove. C'era la pioggia ogni volta che ti ho pensato, come il mercoledì del tuo compleanno, mentre sotto le arcate del liceo artistico pensavo a te. Viola fumava una sigaretta e si parlava di stupide cose, c'erano le fotografie intorno, l'erba, il freddo, i miei capelli arricciati. Anche Debora parlava, quel giorno, e mi chiedeva se il diciotto maggio avrei fatto le foto alla giornata clown, e io pensavo a te, pensavo a quanto ti sarebbe piaciuto stare sotto quell'albero. Ti ricordi quando avevi voglia solo di parlare stesi su un divano? 

129

Scarico di nuovo le canzoni perdute insieme al vecchio computer, ma penso che non sarà lo stesso se non sono più quelle che mi hai passato tu. Quando dicevi all'improvviso ciao e non ti rassegnavi a studiare perché non ne avevi voglia, e facevi finta di non aver bisogno di parlar con me. Mattia  legge il mio libro alle undici e mezza di sera, ad alta voce, steso sul mio letto. Tu sei una tonalità di colore che non riesco a esprimere.

giovedì 29 maggio 2008

128


Mi sembra di essere caduta in un prato coperto di neve. Adesso sono tutta bianca, i fiocchi cadono sopra di me, fino a che non mi seppelliscono, e io scompaio. All'interrogazione su Schiele ho preso nove e le tue parole sono come questo sangue rosso, sono sassi e questa pioggia che sgocciola sui vetri. Studio Allende a mezzanotte, e le tue parole sono come quest'espressione nevrotica, sbigottita; come il cespuglio nero di questo pube triste, come questa matita dalla mina fragile, come la strada dove cammino, come quest'acqua calda, come il rumore di questi grilli. Mentre mi guardo le gambe, mi accarezzo le ginocchia, noto un po' di cellulite stupida, le more rosse lasciate dalla lametta. 

sabato 17 maggio 2008

127

Finirò per dimenticare che sono stata la tua amante nella tua casa da intellettuale, come mi hai toccato i capelli mentre me li asciugavi col phon mentre ero inginocchiata davanti a te. Guardo le fotografie e c'è Manuel che ride avvolto nella bandiera del Torino. Dove sei tu, con il tuo modo di essere rompicoglioni e dove sono le nostre risate e i nostri discorsi sull'erba e guardare le stelle e fare l'amore senza orgasmi che però era bello uguale, e perchè questo letto è vuoto, e perchè non riesco più a dormire, e perchè questa pancia fa così male.

mercoledì 7 maggio 2008

126


Infondo anche l'amore è un sovrappensiero. Mi viene un magone talmente grande che preferisco andare a letto e bruciare tutto il pomeriggio. Mi strozzo col filo del telefono e piango mentre guardo Mai dire Martedì (che teoricamente dovrebbe far ridere). E mentre studio Verlaine ti penso. I nostri sorrisi son durati dieci minuti, e per cancellarli ci vorranno dieci mesi. Funziona sempre così.

lunedì 5 maggio 2008

125

Proust da leggere sul comodino e dispense da studiare. Andrea continua a telefonare e non rispondo, mi va di dormire tra le mie lenzuola rosse a cuori bianchi, adesso penso che in qualche modo certe lenzuola si assomigliano, ciglia nere. Faccio una fotografia alle tortore sui lampioni, ma è venuta male. Non mi è mai capitato di innamorarmi di un uomo attento. Realisticamente: forse non ho mai amato nessun vero uomo. Tu mi regali i fiori, ma cosa mi regali, che poi tanto non ti posso amare, che poi tanto non ti amo, e te l'ho detto mesi fa al cinema, e te l'ho ripetuto sempre, estate e primavera, e avevamo anche il cappotto, quella volta, e io guardavo Simone invece che te.  Mi piacciono i baci sulle orecchie, mi piace chi mi tocca il collo, mi piace ripetermi in testa la frase che ha detto Massimo ad Ale ("Quando avevo i capelli lunghi dicevo sempre che chi li toccava si innamorava di me, perché sono una mia cosa intima"). Che parte del piumone, azzurro o blu?

martedì 22 aprile 2008

124


Ho pensato che se tu fossi un maglione, oggi, ti metterei di corsa addosso. Io e il professore camminiamo fin verso il cancello, mentre lo chiamo per nome. E lui che dice che siamo ancora asimmetrici, per potercelo permettere. Fuori piove. Forte. Tu non parli, c'è silenzio. Mi viene voglia di telefonarti, per raccontarti questa gioia insana dentro, che tra due o tre ore nemmeno mi ricorderò. Bendami, e lasciami in mezzo al treno. 

sabato 19 aprile 2008

123


Canto in un giardino per te, che dici che la musica che ascolto non si può sentire. Il sole trapassa gli olivi e Debora  mi abbraccia forte fino a che fa male sul serio. Siamo uscite alle undici e siamo andate al parco con la mia macchina. Protesti perché non si devono strappare le margherite e parli di Stefano. Sono seduta al sole che brucia e non trovo le parole per dire niente. Le cose più semplici, e quelle più complesse. Io e te abbiamo la circolazione dei piedi che è una merda.

martedì 15 aprile 2008

122


Vivi nel mio stomaco e per qualche ragione strana e sicuramente stupida da lì ti vedi il panorama; assaggia se è buono questo the. Sara cerca la demo di Diego, che non trova più. Davide canta abito al limite della follia e io con lui, lo seguo. Debora ride con me, al penultimo banco. Ale parla, parla. Mi accarezzo il pancreas e il fegato, ho bisogno di capire dov'è che ti sei seduto, steso, comodo, ad occhi chiusi, con la tua matita in mano a scrivermi addosso, così che posso sentirti solamente da dentro. Ti accendo il phono in faccia, ti spacco il letto.
 

martedì 18 marzo 2008

121


Gli Imogen Heap ad alto volume nella stanza, luci basse come fosse mezzanotte, Hide and Seek. Fuori diluvia, è un modo fragile esattamente come cantavano i Subsonica. Addormentarsi qui, addormentarsi tra queste mura, dentro questo letto. Mangiamo un gelato con le fragole nel parco dei tossici. Le luci dell'autoscuola sono spente, mentre noi ridiamo. Mangiamo spaghetti al tonno, che hai cucinato tu, beviamo un bicchiere di vino. Ti ricordi quando ti mangiavo tutti i mandarini e poi mi veniva lo scrupolo e tu sulla soglia della porta mi vedevi e dicevi "mangiane quanti ne vuoi" e anzi, mi davi cinque euro per scendere in piazzetta e prenderne di più. 
Ho ritrovato il quaderno con tutte le poesie scritte a Silvano. Ho sorriso.

mercoledì 5 marzo 2008

120


Ho il gusto dell'insistenza, come il lettore che gira sempre lo stesso disco, finché non si graffia e diventa impossibile ascoltarlo. E' successo a tutti i miei dischi. La pioggia è arrivata, la Siberia è qui. Il mio ombrello nero a cuori comprato a Londra viene tirato dappertutto dal vento, e alla fine, com'era prevedibile, si spacca. Ti accompagno fino al pergolato, non meriti la pioggia. Mattia cammina sul marciapiede di Sant'Erminio, vicino la Facoltà di Medicina, al telefono e sorridente con qualcuno che non so più chi sia. Chiudo gli occhi e voglio dimenticare questa scena. Fare finta che non sia mai successo. Che non ci siamo mai incontrati.

lunedì 3 marzo 2008

119


Non so lasciar andare. Il vento parte con uno schiaffo esagerato mentre aspetto l'autobus dall'aria viziata alla stazione. Un ragazzo mi guardava sull'autobus. Dev'essere stato perchè tenevo le labbra serrate, come se non dovesse uscire niente, proprio perchè non uscisse niente, nemmeno il respiro. Ho camminato pianissimo lungo la via verso casa. Ho messo una canzone stupida nell'aria, mi sono lasciata portare fino al portone dal vento. Ho desiderato essere cancellata dal vento. Mi stendo sul divano mentre l'acqua per la pasta bolle, piango  ma mi metto due mani davanti alla faccia: una per coprire gli occhi, una per coprire la bocca. Guido nervosa, vado a comprare le cuffie per l'mp3. Mi guardo le mani: non c'è niente, dentro. Non c'è più niente. Ti sento fumare, parli sottovoce, quasi impercettibili le tue parole nell'aria. Passa un motorino, copre le tue parole.

giovedì 28 febbraio 2008

118


 



E' quasi giovedì sera e la tua assenza mi fa pensare a quella bellissima poesia di Montale che dice "piove perchè se non sei è solo mancanza, e può affogare."  Sull'autobus di ritorno  Massimo gridava "Stuprami, Jessica", ad una donna senza volto, in fondo ai sedili di dietro.

giovedì 21 febbraio 2008

117


 



 



Ho scattato una foto bellissima a Debora mentre non guardava. Da un attimo all'altro possiamo essere seduti al cinema nella penombra, posso stringerti la mano sperando che il tuo cane non muoia, posso darti le chiavi della mia macchina. In me c'è un silenzio teso ad ascoltare la sua stessa eco. Ho un raffreddore da curare. 

giovedì 31 gennaio 2008

116


I più grandi poeti sono gli ermetici e io viaggio a maniche corte anche nell'ultimo giorno di gennaio, quasi fosse arrivata di nuovo l'estate. ho scelto per me i colori più belli e difficili. Ho guidato a centoquaranta allora, lungo la superstrada deserta, stanotte. La tristezza è un filo lungo e oleoso, senza nessun tipo di abbraccio. Penso al giovedì acido e Pirandello porta un nome bellissimo.

sabato 26 gennaio 2008

115


Tu mi trucchi seduto sul pavimento freddo e liscio di Palazzo Pitti col mascara il rossetto e la matita. Il paesaggio fuori dal finestrino è uno dei miracoli che preferisco: lo vedo scivolare insieme a te che dormi, con la tua maglietta a righe bianca e nera. I piedi fanno male per quanto abbiamo camminato. Abbiamo trovato cento euro per terra e abbiamo deciso che ci andremo in crociera. Just nineteen, dream obscene, six months of a bad behaviour. 

sabato 19 gennaio 2008

114


 



Il sangue è tornato poco puntuale, ma è tornato. Le luci di questo motel di carta illuminano i tuoi mal di pancia, le sigarette, la camomilla al finocchio, le patatine fritte che ci spaccheranno l'intestino. Ci sono cose senza nome, tipo io e te. Millecinquecento correnti che vanno in parti opposte ma che sempre e comunque mi allontanano da te.

martedì 1 gennaio 2008

113


 



 



Il ragazzo greco del ristorante che mi fa un sorriso mentre alza il bicchiere verso di me. Gli ultimi fuochi d'artificio che ho visto sono stati con te, nel cielo bollente di agosto un mercoledì che mi hai preso la mano controllando che i tuoi amici non guardassero e mi hai detto "ho gli occhi pieni di polvere".  I miei vestiti sono fradici e all'improvviso sul vetro c'è il colore del mare d'inverno, bianco e grigio come un pesaggio di neve, che cade sui nostri corpi abbandonati e non ne fa rimanere niente.