venerdì 26 febbraio 2010

190: non dormo più abbracciato ai tuoi fantasmi

poi penso che sia meglio stare in silenzio, cucirsi la bocca con ago e filo, pazientemente far scorrere la tela da una parte all'altra finché sulle labbra non c'è un reticolo di x intrecciati come i lacci delle tue converse, che ti ho guardato e ho pensato che solo tu potevi portarle così bene, scarpe allacciate così, che ho pensato - in fondo va bene se ti ho perso, tanto non avevi scarpe che mi sarebbero piaciute, tanto eri troppo alto per me, rido - così non farò caso alle direzioni dei cartelli stradali e farò finta che non sia reale tutta quest'orda di gente che oggi verrà nella tua citta. ho pensato di bruciarti i pensieri ma non fai più male, e candidamente aggiungerò benzina sul fuoco per farti divampare e comprerò quel pacco di appunti nuovo di fotocopie che in un attimo sarà marzo, e questo vino lungo la gola sarà una fortuna, e questi capelli sciolti saranno le corde per farti scendere dalla mia torre, queste mani fredde saranno il tocco che non hai mai sentito e che ti avrebbe comunque dato fastidio - ci sono molte cose che mi hai detto, adesso mi scrivi in tedesco e pretendi che io ti decifri , ma ho guardato l'orologio sulle nostre teste e ho camminato sotto la pioggia senza stupide attese, ho letto dei libri incrociando tutte le parole che iniziavano con la lettera che forma il tuo nome e nonostante tutto ho avuto conferma di vento a favore.

avevi ragione, massimo volume

lunedì 22 febbraio 2010

189: userò tutto il corpo per rivedere te

poi ti guardi le scarpe, è finito improvvisamente anche febbraio anche febbraio si toglie il cappello e dentro al cilindro ci sei tu - sei il bianconiglio e per correre via ti saltano tutti i bottoni dal panciotto, è tardi, è tardi assai - per perdersi nei sentimenti, per lasciare spazio ai sentimenti, per smettere di avere paura, per dare un verso a questa storia. comincerà marzo e tu sarai una nota a margine sul bordo del fazzolettino, una macchia di sangue dopo la carneficina, tu sarai - la vocina che nel cuore della notte dice: il cremino, qualcuno sa perché. sono sette giorni che mi faccio la doccia, sette docce, sette volte, sette ore che mi torna in mente quest'espressione. che se non fosse così tua, ti verrei a staccare tutti i fornelli, ti verrei a riempire la camera di gas - butta fuori ancora qualche parola per me, condisci la tua insalatina di nostalgia come faccio io quando cucino la carne e ti penso coi dentini che vogliono solo quella passione - domani sarà marzo e tu sarai solo una nota a margine, le lenzuola sporche da lavare che non contengono più i sudori del tuo nome e l'eccitazione con la mano in mezzo alle gambe con cui ti ho aspettato praticamente ogni notte - farsi la barba davanti allo specchio, salire sul lavandino e le lotte verbali animali carnali che non abbiamo mai fatto - i giochi il motorino salire nelle cuffie con te sfiorarti il collo il vampiro gli occhi azzurri e i post it con la colla che cede e finiscono tutti addosso a me - mastica bene, lepre marzolina, domani l'inchiostro ti finirà nello stomaco, sono una salamandra e nel fuoco mi brucerò.

la sorella di mio fratello, tre allegri ragazzi morti

venerdì 19 febbraio 2010

188: come fossimo ancora tra le calde lenzuola nel letto dei tuoi

ho fatto una buona amatriciana piangendo sulla cipolla e tagliandomi con la pancetta, pensandoti a cubetti solo un po', piangendo solo un po' su un certo accordo di leggere parole, riempiendomi gli occhi di lacrime sul pugile di brunori sas. che tu dovresti smetterla di darmi i pugni e che non capisci le ironie, che hai sonno e dormi, buonanotte, spengo tutte le stelline dalla scenografia ti mando un bacio ed una cartolina - ma mi ricordo ancora di quando son andata alle poste per farti una sorpresa e spedirti una busta che non ti é più arrivata, frugando nella cassetta delle lettere mi aspetto tutti i giorni che tu mi restituisca quello che mi hai preso - bevendo il vino ho pensato che non importa piangere e non importa conservare le forze ho pensato che non serve giocare a campana coi ricordi, bisogna passare per tutte le caselle se si vuole arrivare alla fine allora ho ascoltato la tua canzone fino alla fine fino all'ultima parola fino all'ultimo accordo fino a riguarmi il parquet e ho cantato scordando le parole pensando a quando te la cantavo in diretta voce grazie ad un microfono che ci cuciva insieme e tu mi completavi la frase e tu dicevi with a smile e non ho granché paura di questa tristezza che mi cucina non mi importa più di tanto di finire nel soffritto di piangere sul vino versato sull'amore evaporato e sul desiderio scotto, la pasta al dente te la lascio e probabilmente la faccia mi finirà nel piatto.

italian dandy, brunori sas

giovedì 18 febbraio 2010

187: tra le cose che può dire sceglie di mentire

più tempo, più tempo per leggermi tutti i libri di questo mondo, per parlare ancora un po' di cose senza senso per descriverti come ti spoglierei per fare le carezze al gatto - più tempo meno tempo per ricordarmi di quando chiedevi le conferme sulle regole grammaticali, e quante parolaccie hai scritto con la i. che i tuoi baffetti leggeri mi sorridono furbetti che la tua camicia preferita è a quadretti che seicentottantaquattro pagine di baudelaire non mi guariranno. oggi ho camminato sotto il sole e il cielo limpido che pareva improvvisamente maggio che improvvisamente stavo di nuovo per partire per torino che se ci penso che ci siamo conosciuti durante lo scorso festival che poi mi sei venuto a prendere a bologna e non riuscivamo nemmeno a raccapezzare quale fosse il binario uno - che poi penso a bologna ci ho incontrato diverse persone importanti che il due agosto è esploso un cuore che in febbraio tu mi hai aperto gentilmente con la chiave del venti che hai svitato tutte le viti che poi non ci siam più parlati e dovrebbe avere un senso questa cosa, dovrebbe avere un senso stare distesi sul letto un attimo prima di fare l'amore, la prima volta per te, e com'era la sensazione di te che mi sbattevi contro il portone di quelli e baciarsi fino a che non esce il sangue dal naso e chiederti i baci e guardare le coccinelle che si aggrappavano alle tue mani che ora per dire sembrano passati secoli e l'indecenza eri tu che non ti sapevi mettere il preservativo che tremavi tutto che non ritrovavi la strada e che nel cappotto nero sotto i portici di via zamboni mi tenevi stretta la mano, mi dicevi tipo ti amo.

se non torni, nadàr solo

mercoledì 17 febbraio 2010

186: ogni parola dice solo una parte del vero

mangia mangia insegui il pollo piccante nel piatto e chiedimi ancora che cosa c'è che non va parlami ancora di come si corregge il caffé, fammi piangere, sì - fammi piangere dentro la bottiglia di jagermeister, e non mi fotografate che questa sera vorrei che il vino mandato giù tornasse ad essere uva nello stomaco così sentirei ancora qualcosa che si muove, e il pesce eri tu - che hai nuotato nella pancia coi dentini messi a sorriso, che sei entrato e uscito e non hai chiesto mai permesso - e poi non hai detto addio e adesso al posto dell'esofago ho una miniera di nani silenziosissimi che dicono il tuo nome quattoridici volte al mese, ma giuro, non mi curo più di te, giuro, non mi vieni in mente come se fosse vero dire fare baciare lettera testamento come se fossero veri i tuoi seni nelle mie mani come se questa tristezza avesse mai imparato ad andare in cyclette e un giorno, mi dice, ti dirò qualcosa a proposito di vasco brondi che a me vasco brondi adesso mi fa venire in mente tu che mi chiedi se le cose che scrivo sono proprio le mie che le cose che scrivo probabile ora ti scivolano sicuramente addosso. e tu che sei nei cieli tu che sei lo spartitraffico dei miei desideri e va benissimo anche il vuoto va benissimo la voragine va benissimo staccare lo scotch coi denti pensando improvvisamente e senza motivo a quando ti ho detto che il primo aprile saremmo stati insieme pensando che hai detto giura ma la parola giura ha declinazioni perverse pensando a quando ti ho parlato di dente e tu hai detto portamici, gaia.

ciao, riccardo sinigallia

martedì 16 febbraio 2010

185: per l'uso sconsiderato e irresponsabile

poi crederò che il modo migliore per curarmi i mali sarà comprare i libri e dilapidarmi i sogni - vieni a tirarmi ancora le pietre delle tue parole, anche quelle dure, vieni a legarmi i polsi, vieni a darmi da bere - e possibilmente fatti dare uno sguardo alle vene. tieniti in forma/mangia/lavati/non farti troppo la barba, che se penso che sei di nuovo capace di ridere mi viene il fegato triste e mi torna in mente quando mi dicevi di voler morire come hemingway, pieno di gatti ma sbronzo - per quelli che se lo domandano sì, continuo ad ascoltare la stessa canzone da più o meno dieci giorni ancora prima che tu facessi a tocchetti il nostro sushi e stasera per dispetto mangerò cinese e darò fuoco a tutte le bende e mangerò la pagina del vocabolario dove c'è scritta la parola fiducia ricordandomi che con una spintarella si cade ricordandomi di come si mangiano le unghie a sangue ricordandomi che in fondo la parola sensibile é vaga come stelle dell'orsa.

sabato 13 febbraio 2010

184: bullets with butterfly wings

invertirò le funzioni fisiologiche e comincerò a trovarci lo stesso gusto che ci trovavi tu - così faremo finta che sei partito dieci anni fa invece che ieri e no che non é salutare luigi tenco che dice ma purtroppo non sono buono - che fingere fingere fingere non mi viene bene. così tutto quello che potrei fare é tornare alle poste col proposito di spedirti il mio cuore - posta normale? posta celere, per favore, che presto vengano a dirti che ho uno sbrego abbastanza alto all'altezza dello stomaco che si confonde con l'appendicite che non ho mai fatto, che si confonde col dolore mestruale, che nessuno pensa nessuno sa nessuno immagina che è la tua allegra dipartita la causa di questo mio ridere in continuazione di questo mio vomitare di questo mio inciampare - ieri ho mangiato forse mezzo quintale di neve pensando ai meriti di entrambi, pensando ai miei stupidi rimedi per guarirti e quando da un secondo all'altro non c'erano più commenti alle mie email suicide - piangi un po' per me quando ti farai la barba, piangi un po' per me come quando qualche giorno fa ho scritto questa cosa qui che dice Pensa un po’ a me, quando ti tagli la barba, piangi un po’ per me, quando ti tagli la barba, pensa un po’ a me, quando ti tagli la barba, pensa un po’ a me, quando ti tagli.

lontano lontano, luigi tenco 

venerdì 12 febbraio 2010

183: ho la scatola dei ricordi che esonda

così mi metterò centosessanta cerotti sulla bocca o si dà il caso che ingoierò la neve per dimostrarti che non mi manchi per niente - non ti penso proprio mai, no che non ti penso, non mi vieni in mente neanche un attimo e quello che ti meriti è una canzone di non amore e quello che ti meriti sono le mie tazze di the vuote, e quello che ti meriti é la tua vecchia scatola di ricordi di plastica e quello che mi merito é ingoiare film - e quello che mi merito é ricordarmi che in fondo l'ho sempre saputo che avevo fatto il nodo troppo lento, lo dice sempre mio padre che bisogna farlo doppio. così adesso zoppicando faccio amicizia coi gatti in giardino, che esattamente come te non si fanno toccare, e sotto i fiocchi di neve ho ripetuto la parola fiducia mille volte, pensando al carattere recessivo dei tuoi occhi e alle tue gite in montagna quando ancora combattevi coi mulini a vento quando ancora avevi voglia di chiamarmi e poi mi ricordo che era solo martedì che mi hai chiamato portando la mia voce insieme a te sul motorino - che abbiamo capito tutti, sì, abbiamo capito tutti che anche coi tuoi fottuti retaggi e i tuoi famosi ricordi potrei scriverci le cose da far vergognare joyce, ma meglio che i pezzettini che mi hai strappato te li conservi, che in fondo i coriandoli a carnevale ti serviranno che tanto non ti manco, no, che tanto.

canzone di non amore, dente

mercoledì 10 febbraio 2010

182: come sempre

mi hanno detto che i beatles curano ogni malattia, e credo sia un po' vero. vorrei farti sentire la sensazione che ho avuto ieri sera mettendo le scarpe nelle pozzanghere la sensazione di cadere tra i disegni del pavimento la sensazione dei piedi freddi mentre guido verso casa cantando una canzone che dice tu senza me uno scettro senza re. vorrei portarti a dormire nel mio letto con le lenzuola pulite e ascoltare il rumore di questo temporale, vorrei parlarti vicino - vicinissimo, non farti niente, farti ridere, farti respirare, farti capire la pioggia, con la sua insistenza, questa pioggia che mi assomiglia. tu mi hai tolto la lisca di dentro, tu sei arrivato e mi hai pulito come un pesce, tu mi hai riportato nella vaschetta dell'acqua e adesso sono in una boccia che nuoto in tondo e ogni tanto tu passi davanti a me, vedo il tuo braccio pieno di vene vorrei prenderti vorrei avere pinne più lunghe vorrei strapparmi queste branchie vorrei - dirti tante cose, tante, vorrei spiegarti tante cose, tante altre, vorrei cucirti io il vestito per carnevale, infilarti i gemelli nelle asole della camicia, vorrei essere io il tuo primo pensiero - vorrei - e invece mi sento questo mare che mi scende salato nella gola tu sei distante distantissimo ma dove vai vieni più vicino, ma dove sei, vieni più vicino, ma perché non ti siedi vicino a me, ma perché non rimani con me fino al dolce domani con me, come ti direbbero i virginiana miller - ma perché non mi parli e non vieni ad apparecchiare questa tavola del cazzo, coi bicchieri rossi, verdi, coi bicchieri, ma perché non vieni a strapparmi le branchie - così ho messo le mani in tasca ed ho sputato sulla tavola. buon appetito, amore mio.

  as always, aiori's eyes

lunedì 8 febbraio 2010

181: stiamo andando al cinema, se non sbaglio

che poi sarà divertente sentire la tua mancanza anche quando ci sei - vicino, vieni più vicino, no, non hai capito, incollati con la colla pritt, se é finita la vado a ricomprare al supermercato - e poi magari metterò delle molotov all'ufficio postale e uscirò ancora con la grandine per ritrovare la sensazione della prima volta che ho sentito la tua voce - che magari il vino rosso mi aiuterà a dirti tutte le cose che non ti dico e a ripeterti buona parte di quelle che ti ho detto già che probabilmente le cose sono un po' cambiate dal tuo ultimo esame che guidando questa notte pensavo a che cos'è successo come mai rido sotto la neve col tuo chiamarmi per nome che ufficialmente non mi interessa più molto e mi capita di non avere fame e se la macchina non parte andrà bene lo stesso. vicino, vieni più vicino come quando quel giovedì notte ci siamo seduti sull'erba a villa borghese e il sale delle patatine ci ha bruciato le labbra, quelle sensazioni che manco a dirlo mi fan tornare in mente altre sensazioni che quando incontro qualcuno alto come sei alto tu mi vien voglia di abbracciarlo che passiamo più o meno settecento minuti a discutere delle mie gelosie insensate - che prima o poi sarà di nuovo bianco, che prima o poi tornerà il bianco, che prima o poi, giura, tutto diventerà bianco, che prima o poi la neve ce la guarderemo insieme.

quelq'un m'a dit, carla bruni

venerdì 5 febbraio 2010

180: l'inutilità della puntualità

l'attesa delle attese é quella che ho fatto aspettando le tue parole - che ancora adesso mi diverto a rimandare indietro il nastro e ripensare a quando tu eri una zucchina e io una carota, e a due piani diversi del figorifero ogni tanto capitava di salutarsi. oggi ho sentito la pioggia forte sul tettuccio della macchina come un temporale di sassi come le mie emozioni per te come le farfalle nello stomaco che mi hai detto essere in affitto presso la tua gastrite - gentilmente pagare l'affitto prima della fine del mese, gentilmente sorridere quando ci si incontra per le scale. agli appuntamenti a cui arrivo in ritardo ci sei tu che mi hai trattenuto e la sensazionale arte del ritardo ci travolgerà, come le bollette - come le serate distanti, in attesa di parlarti in attesa delle tue carezze in attesa che di nuovo tutto si faccia bianco. questa sera metterò a letto lo stomaco fino al tuo ritorno e ti darò una cucchiaiata di ottimismo, questa sera ripenserò quattromila volte alla tua adorabile mania di chiamarmi sempre per nome. e se ci va bene questo ci basterà fino al prossimo cambio di corrente.

bianca, afterhours

giovedì 4 febbraio 2010

179: quindici

sgoccioli sgoccioli sgoccioli e tempo dammi un altro minuto dammi un altro momento che il tuo miele mi coli addosso e i cucchiaini di zucchero che ti obbligo a ingoiare e le scale che fai prima di andare a letto per una stupida scommessa che anche stavolta perderò - non mi mancavano per niente i ritardi dei treni, i batteri dei treni - e le tue battute stupide sul giorno in cui finalmente dormiremo insieme e poi mi guardi e mi chiedi lui come si chiama. torno a casa con la macchina che sobbalza ma non riesco a preoccuparmi per le cose, non riesco a sentire le cose, è il quattro febbraio ma mi sembra sia inizio giugno e tuo padre sembra dante e tuo fratello ariosto son tornate le lucciole a roma sì, i pini di roma, i treni per roma, gli amici di roma, i pensieri verso roma. allora farò anch'io come quel pazzo che è partito da terni per arrivare a piedi in inghilterra e il mio percorso sarà la via crucis lungo le tue scapole e le stampelle delle tue camicie e vagabondare bevendo solo il vino dei tuoi abbracci e scaldarmi solo con i tuoi buoni pensieri tutti ordinati come soldatini - e passamidadentroperfavore.

passami da dentro, estra

mercoledì 3 febbraio 2010

177: we're so shy

sì che prima o poi arriva anche la scoglionatura come quando mio padre mi diceva eh, stasera c'è da fare la riunione di condominio, già mi girano le palle, e io non capivo bene e lui restava in garage a parlare a voce alta con gli altri - non capivo e non ho ancora capito il verso dell'amore, l'amore è una maglietta che mi sono messa al contrario e l'etichetta mi pizzica il collo l'amore è il cortile della scuola elementare sei tu che un po' salti dentro e un po' salti fuori mentre giochiamo a campana - l'amore. che per assurdo mi aspetto che mi piovano addosso le tue premure e le tue parole e invece c'è una paura enorme e il mio ombrellino non vale un cazzo, non mi riparo, mi si bagnano i capelli sotto la grandine come la prima volta che ti ho telefonato e l'amore ecco che cos'è uscire mentre tira giù un temporale che dio te la manda in terra solo per te è quando cade la neve a mezzanotte ti dico nevica tu mi rispondi il mio stomaco chiama il tuo nome e penso che nevica perché l'hai detto - l'amore. ho messo di nuovo la maglietta al contrario, vero?

176: silenzio



questo é oggi.

martedì 2 febbraio 2010

175: tuuuu

nel frattempo credo che mi farò aprire il petto e innestare una calamita vicino al cuore, sperando di indovinare le tue forze elettromagnetiche e spingerti ogni tanto verso di me. disequilibri e mi pare di stare alla posta quel pomeriggio di un mese fa che eran le sei mancava un quarto d'ora alla chiusura io avevo il numero 0098 e si stava servendo il 0023. inseguendo una libellula su un prato, canta battisti - inseguendo una libellula su un prato ho letto tutto il dizionario delle frasi carine da dirti e sto imparando l'alfabeto ebraico per inventarmene duottré, e che ci cada pure in testa tutta la neve di queste montagne e che ti diano da bere e che prima o poi ti venga voglia di dirmi spassionatamente sei tuuuuuuuuuuuuuuu l'unica che voglio.


il leone e la gallina, lucio battisti

174si fa vanto della sua composizione attraverso l'utilizzo di ben 56 erbe medicinali i cui nomi però permangono ad oggi segret

abbonati al mio periodico, che poi vediamo che succede. non ho idea quanto costi un pieno di benzina non ho idea delle tariffe di trenitalia non ho idea se nella carne macinata per legare ci vada l'uovo - non ho idea di come si mettano gli rss sul mio blog. che poi tanto come pollicino, io ti lascerò le briciole e tu verrai a raccoglierle, ma furbo, come hans, farai il finto indifferente e te le mangerai di nascosto - quattro angoli di sole non sciolgono un mal di cuore, morirò giovane per cui stasera ti porterò ad ascoltare la traviata, croce e delizia croce e delizia al cuor. ho una granata di più o meno dieci chili da lanciarti addosso ma tu ti scansi e mi ricordi che le arti marziali sono importanti, e mi ricordo che per scaldarsi bisogna muovere i muscoli. sincerarsi di come si scrivano correttamente i nomi dei liquori tedeschi e ascoltare più il tuo respiro quando tossisci quando ti viene il raffreddore quando ti si abbassa la voce o quando fai le traduzioni - sentirmi in un areoporto quando parli inglese, e avere tipo voglia di partire con te.

see you, dinosaur jr

lunedì 1 febbraio 2010

173: palindromi

e poi mi domando se la carbonara che ho mangiato è così buona solo perchè non l'ho cucinata io. gli scrittori vanno circuiti bene, con la pastina e i complimenti, sui capelli degli scrittori ci va messo il sale, le uova, la pancetta, roba che non ti togli più. cammino per strada e ai bordi c'è la neve, cerco un microfono in giardino per intercettare i tuoi discorsi e le tue frequenze - alla posta alle nove di mattina c'è tanta gente, c'è una signora anziana che dice che quando è il momento di pagare si paga, ce n'è un'altra più silenziosa che si è messa la gonna e i collant trasparenti a mezzagamba e ha tutte le ginocchia nude, poi c'è un vecchietto che mi guarda i pantaloni e luca dice: posta normale? posta normale, amore prioritario - l'amore, l'amore quando c'è non si fa aspettare, mica fa come le lettere, che mi ha detto una signorina impiegata che anche se tu spedisci una lettera ad uno che abita nel palazzo di fronte quelli delle poste la fanno comunque passare per firenze - io un po' le capisco, le lettere, anche io vorrei andare a farmi un giro sull'arno prima di arrivare da quello del palazzo di fronte, vedere un po' il mondo, magari, godermi la città, e il sole. che se ci penso ho un orecchino di peltro che mi s'è staccato e un cellulare affogato nella fontana dei boboli, prima o poi andrò a riprenderlo, mica mi accompagni?

ci sono molti modi per essere felici, creme

172: here is a key

battezzerò tutti i miei globuli del sangue col tuo nome. nevica e ho le prove, e la neve vorrei infilartela in bocca, sì - sì che mi viene da ridere e da tossire se tu ti sciogli e hai il potere di rovesciare gli eventi atmosferici - che dici queste frasi al centro dell'inverno come se fossero magliettine, che ti vorrei regalare tutte le lepri di queste colline, che i giorni della merla, a te, non ti scompongono affatto, coff coff, ciuf ciuf, domani un treno mi porterà da te. ma il cameriere non ci dà soddisfazione e non indoviniamo la sua età, candida candida la macchina scivola come scivola il senso di questi discorsi storti, stridenti come i violini, e tu dormi e tu dormi, gioia mia, vita mia, aria. per la neve, mi dice, vanno bene i sigur ros, glosoli, per la precisione, e la camicia adesso ha tante pieghe e il rossetto si scompone come se non avessi mai riso prima e tu dici che non dovremmo incontrarci o saranno le quattro prima che ce ne accorgiamo - e tu ridi, ridi, dentini, dentro il tuo cappuccio col pelo di cane e gatto, tu ridi, dentini della mia famiglia, che sembra che l'amore debba arrivare solo alla fine del mese, che ti ci voleva l'ultimo giorno di gennaio, che ti ci volevano i parcheggi liberi e le strisce blu il finesettimana, che la domenica mi cola tra le gambe e mi scrivi cose lacrimogene - ti ci voleva tanto a fare a dadini il minestrone. buon appetito, amore mio. ti presento febbraio.

beh yourself, graham nash