martedì 18 marzo 2008

121


Gli Imogen Heap ad alto volume nella stanza, luci basse come fosse mezzanotte, Hide and Seek. Fuori diluvia, è un modo fragile esattamente come cantavano i Subsonica. Addormentarsi qui, addormentarsi tra queste mura, dentro questo letto. Mangiamo un gelato con le fragole nel parco dei tossici. Le luci dell'autoscuola sono spente, mentre noi ridiamo. Mangiamo spaghetti al tonno, che hai cucinato tu, beviamo un bicchiere di vino. Ti ricordi quando ti mangiavo tutti i mandarini e poi mi veniva lo scrupolo e tu sulla soglia della porta mi vedevi e dicevi "mangiane quanti ne vuoi" e anzi, mi davi cinque euro per scendere in piazzetta e prenderne di più. 
Ho ritrovato il quaderno con tutte le poesie scritte a Silvano. Ho sorriso.

mercoledì 5 marzo 2008

120


Ho il gusto dell'insistenza, come il lettore che gira sempre lo stesso disco, finché non si graffia e diventa impossibile ascoltarlo. E' successo a tutti i miei dischi. La pioggia è arrivata, la Siberia è qui. Il mio ombrello nero a cuori comprato a Londra viene tirato dappertutto dal vento, e alla fine, com'era prevedibile, si spacca. Ti accompagno fino al pergolato, non meriti la pioggia. Mattia cammina sul marciapiede di Sant'Erminio, vicino la Facoltà di Medicina, al telefono e sorridente con qualcuno che non so più chi sia. Chiudo gli occhi e voglio dimenticare questa scena. Fare finta che non sia mai successo. Che non ci siamo mai incontrati.

lunedì 3 marzo 2008

119


Non so lasciar andare. Il vento parte con uno schiaffo esagerato mentre aspetto l'autobus dall'aria viziata alla stazione. Un ragazzo mi guardava sull'autobus. Dev'essere stato perchè tenevo le labbra serrate, come se non dovesse uscire niente, proprio perchè non uscisse niente, nemmeno il respiro. Ho camminato pianissimo lungo la via verso casa. Ho messo una canzone stupida nell'aria, mi sono lasciata portare fino al portone dal vento. Ho desiderato essere cancellata dal vento. Mi stendo sul divano mentre l'acqua per la pasta bolle, piango  ma mi metto due mani davanti alla faccia: una per coprire gli occhi, una per coprire la bocca. Guido nervosa, vado a comprare le cuffie per l'mp3. Mi guardo le mani: non c'è niente, dentro. Non c'è più niente. Ti sento fumare, parli sottovoce, quasi impercettibili le tue parole nell'aria. Passa un motorino, copre le tue parole.