Tenere i capelli sciolti dopo una miriade di tempo. Mani fredde. Mal di schiena. Tutta un'altra serie di dolori periferici e secondari che di secondario non hanno niente se non che sembrano invisibili e intangibili. Andrea mi vuole per forza attaccare il raffreddore. Siamo stati a fumare le tue sigarette nel cuore della notte, a fare le curve prese male davanti alle volanti della polizia, a promettere di andare a vedere la Traviata in giacca e cravatta e tacchi, a parlare di provvidenza e fortuna. A. La lettera a ha una consistenza del cazzo in bocca.
domenica 21 dicembre 2008
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domenica 14 dicembre 2008
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I confini sono labili. Per districare le lenzuola accartocciate non basta rifare il letto tre volte. I dischi regalati mi fanno ridere, come la pioggia che arriccia i capelli. Io non capisco i trucchetti di magia. Giovanni ha rischiato di cadermi in braccio sette o otto volte. Ad un certo punto mi confondo e non riesco più a distinguere quali sono i miei spazi e i tuoi, sotto il piumone azzurro, verde e viola. Tu pianti le tue ginocchia sui miei reni ed è la cosa più dolce che mi abbiano mai fatto durante gli ultimi mesi. Ad un certo punto il sole delle quattro è diventato il sole delle due e guidi piano cantando Canzone di non amore e quando la sera ritorno a casa non ho neanche voglia di parlare tu non guardarmi con quella tenerezza come fossi un bambino che ritorna deluso.
martedì 9 dicembre 2008
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La stazione di Terontola é freddissima e io sono scappata a passi lunghi dall'esame su Pirandello. Non me lo perdonerò mai e tu non sei qui a prendermi a sberl a consolarmi a darmi buca se dobbiamo festeggiare i nostri mesiversarsi e conversare e converse e scarpe di gomma e carne sintetica e piedi che buttiamo sempre, precisamente dentro le pozzanghere. Ti ricordi di quando mi parlavi di quella ragazza che ti piaceva tanto? Di quando sei andato a incontrarla e di quando l'hai vista, di quando le hai toccato le dita, di quando hai sperato di non separartene mai?
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