domenica 31 luglio 2011

229: fevri

qualcosa come programmare le partenze strategiche, insieme, per essere allineati in un punto a caso del grafico. l'iperbole è quando parli ad alta voce nel corso della notte svegliando parenti e televisori - le parabole sono le natiche delle tue donne nude, le mutande che spero ti scalderanno quest'autunno, gli occhi che si allagano o i pneumatici che cedono, l'insofferenza tipica della nostra età. parlo una lingua che potrebbero capire solo gli alberi con le loro chiome alte, le parole che sprechiamo sono versatili per i microfoni, sensibili agli ultrasuoni: le sentono solo i cani. nel frattempo i miei pensieri sono un nastro rosso che qualcuno mi ha tirato fuori dalla gola - si srotola come quel dolce concentrico che vedevamo nelle pasticcerie delle città dove ci siamo amati, dove avremmo preso casa. ogni tanto mi torna in mente la tua schiena che dorme, la tua bocca aperta, i tuoi capelli in disordine. ogni tanto mi viene da pensare che alla fine tutti i nastri verranno riavvolti e ci sarà pietà per questi pettirossi e per questi animali, gli stessi che la vecchia di sopra interroga ancora testarda chiedendo all'aria: non hai capito?

lunedì 18 luglio 2011

228: chiudi gli occhi e immagina una gioia

come per esempio aver voglia di urlare a tutti che vorrei dei bottoni nuovi, anche se poi sicuramente non avrei tempo per usarli. non cambiare mai le abitudini, rimanere nei vecchi posti sentendosi in colpa per averli abbandonati. tu che mi scrivi un messaggio coi tag uguali a quelli che ti ho scritto io una settimana fa (precisa), e la sensazione di umiliazione profonda tutte le volte che si entra in un camerino in netta contrapposizione a quella che avevi avuto prima di uscire di casa, quando ti guardavi allo specchio e la tua voce ti convinceva - i tuoi passi non erano traballanti, le tue vene varicose non ancora sul punto di scoppiare. trattengo tutti gli indizi dell'anticipata vecchiaia (le macchioline, i tagli, le ferite mai rimarginate), i segni nuovi (la ferita di oggi, le crepe che aprono le mani, le parole che funzionano come martellate). le cose che mi succedono questi giorni sono come cumuli di arance sgargianti che metto via, sera dopo sera; come infilare le perle di una collana, e tutto sommato fare un bel mucchietto da guardare ogni tanto sentendosi in diritto di fare un bel falò. vorrei cominciare dai tuoi capelli, quelli con cui inquini ancora oggi questa storia; appiccare il fuoco alle tue doppie punte e all'aspetto trasandato che lasci andare come una traccia che seguirò probabilmente solo io. fa niente. ogni tanto ti invito segretamente sotto le coperte e ti lavo la schiena quando non ci arrivi. alla fine, forse, verremo ricompensati con l'inverno.