domenica 31 luglio 2011
229: fevri
qualcosa come programmare le partenze strategiche, insieme, per essere allineati in un punto a caso del grafico. l'iperbole è quando parli ad alta voce nel corso della notte svegliando parenti e televisori - le parabole sono le natiche delle tue donne nude, le mutande che spero ti scalderanno quest'autunno, gli occhi che si allagano o i pneumatici che cedono, l'insofferenza tipica della nostra età. parlo una lingua che potrebbero capire solo gli alberi con le loro chiome alte, le parole che sprechiamo sono versatili per i microfoni, sensibili agli ultrasuoni: le sentono solo i cani. nel frattempo i miei pensieri sono un nastro rosso che qualcuno mi ha tirato fuori dalla gola - si srotola come quel dolce concentrico che vedevamo nelle pasticcerie delle città dove ci siamo amati, dove avremmo preso casa. ogni tanto mi torna in mente la tua schiena che dorme, la tua bocca aperta, i tuoi capelli in disordine. ogni tanto mi viene da pensare che alla fine tutti i nastri verranno riavvolti e ci sarà pietà per questi pettirossi e per questi animali, gli stessi che la vecchia di sopra interroga ancora testarda chiedendo all'aria: non hai capito?
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