E' luglio.
Dovrei telefonare. Dovrei andare a vendere i miei libri usati, ma non riesco ad utilizzare più le energie. Mi viene in mente una frase di una canzone che non ricordo. Fuori il mondo grida e qui io e te.
Eccola. Torna. Dentro Sharon, Verdena.
La metto su Media Player, mentre bevo succo d'arancia.
Sara mi ha lasciato scritto parole, alle undici di questa mattina. "Ti dico cosa farei io. E io il disco glielo farei".
Sarebbe un ottimo momento per fumare, per iniziare, per farlo e basta. Di tanto in tanto mi sono concessa anche quest'errore, tanto per stravolgere.
Continuo a perdere sangue. E di arrivare al tabaccaio per buttare via tre euro non trovo la voglia. Non trovo la voglia di fare niente.
Resto a guardare il soffitto blu della mia stanza, ascoltando l'acchiappasogni suonare ad ogni soffio di vento. Sbattendo le palpebre, come per cancellare. E tra la luce e il buio, ti vedo. Ti guardo. Sorridere come sai fare, camminare, parlare, gesticolare.
Rivedo i tuoi occhi dietro al vetro, ieri pomeriggio, in macchina con qualcuno che non sono io. Rivedo la tua mano che si agita in un saluto, e nei tuoi occhi un'espressione che non riesco a decifrare.
Rivedo tutti i fotogrammi che raccolgo, come conchiglie preziose. Come gioielli di vetro, che ad ogni mio minimo movimento rischiano di frantumarsi. Per sempre.
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