giovedì 20 ottobre 2011

235: capireria


ma se fossimo sempre docili, docili, se fossimo sempre impasticcati e mansueti, se le autostrade fossero degli scivoli, se questa distanza fosse il metro di un sarto che accorcia i centimetri per ogni volta che ti penso - se questa città fosse un'altra città ma allo stesso tempo sempre questa, con le sue finestre che non sono di nessuno, con le mura da leccare che però non sono di liquirizia; se queste premesse fossero le regole del risiko e tu ogni tanto fossi qui e io con una manata potessi togliere tutte le pedine e farti sedere sul tavolo, se tutte le piccole pazzie quotidiane si potessero mettere dentro un pentolino che bolle su un fuoco piccolo, in un appartamento senza finestre, con un letto grande e tu -tipo- senza vestiti e senza paranoie, ecco: secondo me non mi verrebbe più da piangere. e anche se potessi portarti i perturbazione sotto casa che ripetono se solo ci potessimo incontrare. se giocassimo col dolore senza risentirne affatto allora saremmo noi i draghi e non gli aghi, allora sarebbero nostre le sciabole e non i coltellini; io sarei un cavaliere con una corona che spara chiodi a tutti i miei nemici e ti canterei allegramente le canzoni dei nirvana in una maniera che non hanno cantato mai nemmeno loro. se io potessi dire tutto usando solo le parole di quella canzone che dice: tutto quello che volevo era essere la tua spina dorsale. 

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