lunedì 30 novembre 2009

135: ha ben piccole foglie la pianta del thè


vorrei mettere un segnalibro ai giorni scordarmi per esempio scordarmi di quando cade l'acqua addosso alla finestra di quando si spacca la plastica di quando non ho la forza di tirarmi su i collant. non ho mai sniffato colla non ho mai trovato un vestito originale per carnevale non ho mai fatto troppo caso ai numeri trentuno, domani sarà dicembre come se ieri fosse semplicemente settembre, come fosse ancora agosto e tu a tirare giù le stelle con la forza una ad una il giorno di san lorenzo, come ieri fosse maggio e tu impaziente per il concerto saltellavi dentro al giubbotto imbottito in attesa che le luci si accendessero per te. quanto tempo è che non mi abbracci? quanto tempo è passato senza che tu mi abbia parlato, senza che tu abbia sentito la mia mancanza, senza che tu abbia avuto voglia di ricevere le mie cartoline in bianco. quanto tempo è passato da quando ti ho visto coi pantaloni neri di seta atteggiarti in mezzo alle poltrone rosse del cinema - non ci metto niente a scrivere un racconto sulle tue ciglia, sui dettagli che spiego di te alle persone che non ti conoscono, dentro ai quali ci sei tu che fingi di saper fare un film - ci sei tu nell'impermeabile che gridi azione, ci sei tu che senti piovere, ci sei tu che mi chiedi i consigli sulla scrittura della sceneggiatura. ci sei tu che ridi, ridi molto forte perchè alle tre di notte ti ho cucinato i tagliolini con i gamberetti surgelati e le zucchine ancora crude.
quest'anno febbraio inizierà con un lunedì e finirà di domenica.



piccola faccia, cristina donà

lunedì 16 novembre 2009

134: quanti sedani lasciati ai cani


io mi ricordo avevo una gran rabbia dentro, certi giorni, come se il mio umore fosse una pozzanghera e qualcuno ci avesse tirato dentro dei sassi io mi ricordo - che non riesco più a scrivere, questo fa di me un pendolare peggiore. questo fa di me un amico impaziente. sicuramente non fa di me uno scrittore. un punto esclamativo nel nostro rapporto è una gran bella novità, non trovi? c'è un mazzo di orchidee gialle sul tavolo della cucina mi sembra strano dover trovare una rima. io volevo dirti non importa non mi importa non importa aver guardato i grandi viali dal castello di rivoli - è una fortuna, in verità, non doverti trovare regali di natale ma te la ricordi la tua faccia quando ti ho regalato il 45 giri dei velvet underground e tu che eri arrabbiatissimo dicevi non dovevi farmelo, non me lo dovevi fare. adesso spaccherai la legna per qualche altro falegname, mi pare. mi sembra giusto arrendersi, mi sembra giusto stendersi, mi sembra giusto non apparecchiarti la tavola anche se so che tra poco torni e accompagnarti alle visite guidate la tua gelosia sottile arriva impercettibile come il cambio di stagione
come farò ad esempio quando tu non ci sarai più - come farei ad esempio se tu dovessi non resistere all'inverno?



cold water, damien rice

133: faremo provviste di affetto

avere un vestito buono per l'inverno sarà un dono, così come riuscire a parlare coi nostri amici emigrati in svizzera che affidano alle segreterie italiane l'imbarazzo ed i ringraziamenti per gli auguri ai compleanni. ho cercato di fermare i giri della tua altalena l'erba di maggio era ignara che prima o poi sarebbe arrivato il ghiaccio ma parlavamo più forte, per sfondare i timpani di tua nonna, e parlavamo in francese, se la memoria ce lo consentiva finiremo dispersi ad imola a non distinguerci tra la nebbia, le tue lacrimucce come bicchieri versati e i miei dialetti concitati ci fanno, ci faranno e ci hanno fatto da cuscino. non so perché continuo a restare aggrappata a quest'idea, non so perché guardo dal buco della serratura del tuo bagno, e all'improvviso è novembre e non ho voglia di mettere le doppie - vaffanculo anche a questa cazzo di marea che sale, dici tu, e sembra quasi vero che ci ameremo che piegheremo i platani di torino per farci degli scivoli che combatteremo i mali, i tumori, i negozi chiusi, i turni festivi, i natali non ho più parole e quelle che ho te le tiro addosso come il sangue che colava dal pennello sottilissimo di davide toffolo una sera qualunque di novembre - che penso, tra poco sarà febbraio e questo ricordo mi sembrerà lontanissimo mi sembrerà tipo un codice morse appiccato al mare perso nella nebbia, e la luce del faro ce la manda questa costante illusione del tornare a scrivere. ti sposo per questo letto sfatto, per i vestiti da mettere a posto, crocifissi sul piumone dove si è seccato malinconicamente il tuo sperma - non ho più buone parole da scrivere, e quello che si chiama far lo scrittore era evidentemente attuale forse negli anni sessanta, forse aveva un senso qualche anno fa, di certo non ora la mia felicità più grande è il punto einaudi a reggio emilia in una platea di sedie azzurre vuote dentro un cortile.
faranno origami con le mie parole. e faranno anche bene.

aerophilia, hilmar orn hilmarsson

giovedì 5 novembre 2009

132: XXI

forse ti dimentichi di quando abbiamo girato mezza ferrara solo per cercare un blocco note per gli appunti che avrei accartocciato. il giorno più triste della mia vita è stato quando per sbaglio ho cancellato tutte le canzoni dall'hard disk per un errore di attenzione, forse mi dimentico di quando con le cuffie grosse sulle orecchie alla visita acustica mi hanno detto che posso sentire anche i topi in soffitta - pensieri che mi hanno terrorizzato anni, pensieri che di terrorizzarmi non smetteranno mai. sentiti libero di andare, se non ti senti libero con me. sentiti libero di partire, di lasciarmi, sentiti libero di non parlare. il giorno più triste della mia vita è stato quando sono uscita con la macchina fotografica per fare una fotografia da regalarti per i tuoi ventitré anni e il cielo era grigio piombo e la centrale elettrica di casa mia spenta e senza luci e le macchine mi passavano a raso raggelando il sangue e l'erba ghiacciata. e ti pareva anche sensato mandarmi una canzone che si chiama neve ridens, in una primavera non così seppellita - e per farti male ho formattato il computer e ho stracciato i tuoi dati e mi fa ridere adesso sapere spiegare l'esatta composizione di un pixel. il giorno ventuno é successo davvero di tutto.

neve ridens, marco parente

131: vieni con me a correre sulla circonvallazione


in inverno é più frequente ammazzare le volpi e i gatti, come per esempio tenere un blog da diversi anni ma non parlare mai di argomenti interessanti. e tu che mi chiedevi cosa fossero i massacri successivi, forse intendevo  questo ma non lo sapevo ancora nemmeno io. tanto per farci contenti guardiamoci un film di alberto sordi, dice, oppure lawrence olivier che fa il pazzo sull'amleto in bianco e nero. tanto per farci contenti parliamo di come si salta sulle mine antiuomo e si muore a quarant'anni. mi sembra anche assurdo dover affrontare questi temporali con un ombrello rotto. ricordati di aprire l'acqua fredda quando scoli la pasta, ricordati di farti fare i tarocchi, ricordati di dimenticare, ricordati di non rigare i dischi che ti piacciono per quando li vorrai riascoltare. il pensiero più grosso che ho è una lumaca che si è incastrata nell'apertura dello sportello che non vuole venire via e mi hanno detto che poi quando guido per l'alta velocità muore.

lifesaver, emiliana torrini