avere un vestito buono per l'inverno sarà un dono, così come riuscire a parlare coi nostri amici emigrati in svizzera che affidano alle segreterie italiane l'imbarazzo ed i ringraziamenti per gli auguri ai compleanni. ho cercato di fermare i giri della tua altalena l'erba di maggio era ignara che prima o poi sarebbe arrivato il ghiaccio ma parlavamo più forte, per sfondare i timpani di tua nonna, e parlavamo in francese, se la memoria ce lo consentiva finiremo dispersi ad imola a non distinguerci tra la nebbia, le tue lacrimucce come bicchieri versati e i miei dialetti concitati ci fanno, ci faranno e ci hanno fatto da cuscino. non so perché continuo a restare aggrappata a quest'idea, non so perché guardo dal buco della serratura del tuo bagno, e all'improvviso è novembre e non ho voglia di mettere le doppie - vaffanculo anche a questa cazzo di marea che sale, dici tu, e sembra quasi vero che ci ameremo che piegheremo i platani di torino per farci degli scivoli che combatteremo i mali, i tumori, i negozi chiusi, i turni festivi, i natali non ho più parole e quelle che ho te le tiro addosso come il sangue che colava dal pennello sottilissimo di davide toffolo una sera qualunque di novembre - che penso, tra poco sarà febbraio e questo ricordo mi sembrerà lontanissimo mi sembrerà tipo un codice morse appiccato al mare perso nella nebbia, e la luce del faro ce la manda questa costante illusione del tornare a scrivere. ti sposo per questo letto sfatto, per i vestiti da mettere a posto, crocifissi sul piumone dove si è seccato malinconicamente il tuo sperma - non ho più buone parole da scrivere, e quello che si chiama far lo scrittore era evidentemente attuale forse negli anni sessanta, forse aveva un senso qualche anno fa, di certo non ora la mia felicità più grande è il punto einaudi a reggio emilia in una platea di sedie azzurre vuote dentro un cortile.
faranno origami con le mie parole. e faranno anche bene.
• aerophilia, hilmar orn hilmarsson
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