forse ti dimentichi di quando abbiamo girato mezza ferrara solo per cercare un blocco note per gli appunti che avrei accartocciato. il giorno più triste della mia vita è stato quando per sbaglio ho cancellato tutte le canzoni dall'hard disk per un errore di attenzione, forse mi dimentico di quando con le cuffie grosse sulle orecchie alla visita acustica mi hanno detto che posso sentire anche i topi in soffitta - pensieri che mi hanno terrorizzato anni, pensieri che di terrorizzarmi non smetteranno mai. sentiti libero di andare, se non ti senti libero con me. sentiti libero di partire, di lasciarmi, sentiti libero di non parlare. il giorno più triste della mia vita è stato quando sono uscita con la macchina fotografica per fare una fotografia da regalarti per i tuoi ventitré anni e il cielo era grigio piombo e la centrale elettrica di casa mia spenta e senza luci e le macchine mi passavano a raso raggelando il sangue e l'erba ghiacciata. e ti pareva anche sensato mandarmi una canzone che si chiama neve ridens, in una primavera non così seppellita - e per farti male ho formattato il computer e ho stracciato i tuoi dati e mi fa ridere adesso sapere spiegare l'esatta composizione di un pixel. il giorno ventuno é successo davvero di tutto.
• neve ridens, marco parente
Nessun commento:
Posta un commento