domenica 4 luglio 2010

222: fammi sentire che almeno un'ora

tempo del tempo che fu, e tracce strascicate e lasciate per caso (oppure non più di tanto). il titolo più geniale alla relazione sulle avanguardie è quella che ho fatto sulla tua orma, le lenzuola stropicciate ben sconvolte del tuo passaggio oppure questa felicità semplice e un po' ingombrante che fa la prepotente con le pagine del passato. ho scoperto diverse cose e pensa che abbiamo ancora due mesi d'estate - a scanso di equivoci climatici - per impararne delle altre, per mettere i segnalibri ai libri che -non- leggeremo, per prendere dei treni senza tariffe convenienti - pensa che ho ritrovato il bandolo della matassa dei miei capelli intrecciati e cento modi di eccitarmi tutti differenti, pensa che ho parlato coi pesci e gli ho detto di te, impara la mia lingua e a piegare le omelette coi funghi in un ricettacolo di soluzioni sempre uguali non c'è cosa migliore che far la spesa con te farci sorprendere dall'inverno dei supermercati, cercare tra gli scaffali i cibi che non ci procureranno malattie, quelli che non ci impediscono di portare avanti le nostre scelte (sempre più difficili e convinte, ma guar-da-le). oggi tornando dalla stazione ho pensato che sarà triste non sentire più i rumori della festa: ti tengono compagnia, ti convincono che ci sia vita anche in un paese esangue dove la cosa più viva sono le lenzuola rosse e le deliziose sconcezze che ci facciamo in mezzo.

salamandra, tre allegri ragazzi morti

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