giovedì 31 maggio 2007

76

Sarei dovuta restare a guardare il viso di Mauro ancora per un attimo, lunedì, così non avrei questa sensazione - adesso, di aver perduto i suoi occhi come i bottoni della mia collana che si sparpagliano sul pavimento. Vorrei restare in macchina per sempre e sapermene andare. Fatico a pigiare il freno, fatico a capire come ci si ferma. Le nuvole sono arrivate coi loro colori di piombo. Io alla fermata ho ascoltato canzoni deboli. Oggi un ragazzo che conosco bene s'è fermato a guardarmi dall'unico specchietto del suo motorino scassato.

mercoledì 30 maggio 2007

75

 Arrivo in casa e butto tutto per terra. Butto me stessa sul letto, mi copro. Voglio sprofondare nel sonno, voglio riposarmi. Ma il telefono suona ed è un colpo di martello sulla tempia ad ogni squillo che passa. Ho sognato A.  e gli occhi di Daniele che mi guardano, e la bocca di Paolo che non riesco a capire. Mauro e il suo sorriso sono fiori sbiaditi mentre la pioggia cade. Io e Sabrina che ridiamo perchè Marcello le fa pesantemente la corte e devo ricordarmi dov'è che è vietata la sosta e la fermata e tutta una serie di roba noiosa. 

martedì 29 maggio 2007

75


 



Ho Luna nelle orecchie e fresco che entra dalla finestra. Piove da tre giorni e le lacrime di Silvia sono come tanti pugnali. Guido sotto la pioggia e spero di frenare in tempo. Spero di frenare in tempo per tutto quello che riguarda la mia vita adesso, spero di mettere uno stop a tutto quello che non va. Non voglio più vedere certe facce, non voglio più dovermi alzare. E vedo te, io e te, niente conta in fondo. 

giovedì 24 maggio 2007

74

I pensieri non si conservano. Tu arrivi in macchina, hai una maglietta del colore delle arance quando sono mature e scendi, con le tue Vans nuove: che stanotte dormirai fuori si capisce dal modo in cui voli via, dalla fretta che hai, dalla promessa dei tuoi passi che tornerai presto. Sono le dieci e io aspetto Barbara, la tavola apparecchiata, la cena pronta, aspetto e scrivo a Daniele sorridere che i suoi occhi mi sembrano soli all'ingiù, due spicchi di mandarino.

domenica 20 maggio 2007

73


Continuo a non sentire niente. Sull'autobus la gente mi si struscia addosso e io non sopporto il loro tocco, non sopporto più niente, non voglio parlare con nessuno. Quest'aria dolce mi fa stare bene, al punto di arrivare alle lacrime. C'è un oodore di rosa bianca che mi metto ad annusare nel tornare a casa. Sull'autobus un ragazzo afferra un fastidioso apposito sostegno. E' ad un palmo dal mio viso. La sua è una mano bellissima, dita affusolate, bianche, unghie quasi perfette. Mi viene un'improvvisa voglia di strusciarmi contro quella mano, di strusciarci la guancia, di farmi accarezzare. Di farmi toccare, come Paolo oggi pomeriggio al posto di guida. studio Hegel aperto a pagina 432, le tue tesi e le sue antitesi, e tu non ci sei.

giovedì 17 maggio 2007

72


Ho acceso una macchina per la prima volta in vita mia. Mattia ha scelto un anello per Silvia, e non credo che mi dimenticherò mai la luce che hanno fatto i suoi occhi in gioielleria. C'è un cielo di piombo che minaccia pioggia e questa pioggia non arriva. Tra i segnali rossi di pericolo mi muovo piena di paura. Oggi ho sentito il cuore dopo tanto tempo.

lunedì 14 maggio 2007

71


La stanza 309 aveva la finestra aperta su una fabbrica con scritto Kimbo e Fracchia. Un tipo ci ha offerto il pranzo seduti fuori da un bar ottocentesco, Ammaniti ha parlato del suo nuovo libro, A. mi ha regalato due libri di Bulgakov.  Il museo del cinema di Torino è qualcosa che non so spiegare, mozza il fiato. Abbiamo preso un autobus notturno e Silvia ad occhi lucidi è rimasta seduta vicino a me. Questo tempo che scivola sembrerà sempre non abbastanza, sembrerà sempre di stentare, per non arrivare mai.

giovedì 10 maggio 2007

70


Il dolore è una ferita che si porta addosso e ognuno sa quanto fa male la sua, come questa che ho sul dito, completamente scoperta a ogni nuova infezione. Vedo la carne distaccarsi dal resto e penso che tutto mi sta entrando dentro, germi, tristezza e la valigia pronta per essere portata via.



 

mercoledì 9 maggio 2007

69


Ho diecimila angoli blu nella testa e una strana attitudine al ridere. Leggo Gli Indiffereniti di Moravia abbandonata sulla poltrona, in attesa delle cinque per andare a fare la visita medica per la patente. Ho guardato un documentario sulla vita di Byron in televisione. Il medico mi dice "Copriti un occhio" e mi fa leggere le lettere. Ho dieci decimi. Vedo tutto. Mi telefoni e dici che tua madre è morta, io non so che dire. Ieri  cercando di cucinare i pomodori mi sono tagliata il dito col coltello, un attimo e sarebbe finito giù, nell'insalatiera. 

venerdì 4 maggio 2007

68


Cette étrange blessure de mon cœur, qui n'était nulle part et qui était partout.