venerdì 21 agosto 2009

115: tracciano diagonali


prendersi cura é un verbo difficile, come trovare posto seduti sugli intercity di quest'italia sfasciata. gran parte dei miei mal di testa invernali sono stati causati dall'odore che si percepisce nelle stazioni ferroviarie, un odore di bruciato e ruggine bagnata, tremendo per le emicranie. nonostante questo mi mancano i ritardi puntuali dei treni, i carabinieri, la malinconia sgocciolante, l'odore dell'inverno che c'era ad arezzo quella sera ascoltando i deus e pregando a mani giunte che non piovesse.  poi ci ha travolti la primavera - con gli esami che non ho dato, le morti, le camomille per dormire, i viaggi in macchina, le settimane di temporali, la grandine, pina bausch che balla. chissà che cosa stavi facendo quel pomeriggio di aprile che ancora non ci conoscevamo, camminavo lungo viale cittadini con i libri stretti sottobraccio, le converse allagate, un gran freddo nelle ossa, piccole speranze, i capelli fradici. eravamo due bombe ad esplodere ma totalmente ignare. di lì a un mese e mezzo ci saremo incontrati, saremmo entrati in collisione, ci saremmo mischiati la saliva e altri liquidi poco invitanti. in quel momento eravamo solo pioggia. solo pioggia pesante sui vestiti, che impedisce qualsiasi passo in avanti.



io e te, pgr

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