improvvisamente, in concomitanza col mio cervello, tutti gli elettrodomestici saltano, fanno corto circuito e salta la corrente. tutto per un tostapane acceso, per tostare del pane nemmeno tanto buono. uno di quei giorni ti chiamo per domandarti se leggi ancora il moleskine che ti ho scritto quest'inverno, quando mi faceva male la mano nello stesso identico modo, i tendini, quella roba lì, le nocche puntualmente gelate. mi rendo conto di essere fondamentalmente monotematica. é sicuramente l'assenteismo universitario che mi fa quest'effetto, o la prima volta che mi hai detto ciao mentre leggevo borgese, di fronte all'aula di cinema dove aspettavamo la lezione su méliès. ma ci arrivavano nozioni di fotografia, modulo a. ogni tanto ho l'impressione che le stalagmiti di quel periodo non si siano ancora sghiacciate tutte, temo di aver ancora qualche grammo di neve nelle tasche. non riesco a svernare. ogni tanto dovresti ancora frugarmi tra il collo e la sciarpa facendomi ridere, per cercare i residui di grandine; i pomeriggi in cui non ti rivolgevo la parola e me ne tornavo alla stazione a piedi sono stati fatali. le converse si sono allagate, non si sono riprese più. mi sembra ancora di correre verso quei due poveri cristi, in un pomeriggio di maggio, pregandoli di aiutarmi a rimettere in moto la macchina, con i cavetti rossi e neri tra le mani.
aiuto, aiuto, chi se ne frega dei vostri vestiti bianchi. mi sembra ancora di parlare del mare di termoli, con quella signora vecchia mille anni. mi pare ancora di vederti, che guardi le fotografie a naso per aria per interi minuti, per ore, nel bluverdearancionero di una mostra. polaroid di tuffi e robe così. scommetto che è emilie simon, ed è proprio emilie simon. poi mi dici che temevi mi fossi dimenticata. non hai capito che é la memoria di ferro che mi uccide.
• song of the sea, émilie simon
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