martedì 1 settembre 2009

117: settembre aspettando i massacri successivi


agosto si chiudeva con le tue palpebre come persiane in esultanza sui terrazzi del centro che guardavano strabici nei cortili di fronte alla città del sole. e tu dicevi che i nostri bambini avrebbero avuto giocattoli intelligenti, come i cavalli a dondolo di legno, i libri da leggere che abbiamo avuto noi. agosto si é chiuso con i tappi delle siringhe gettati in piazza bartolucci che a te piaceva chiamare montmartre di ferrara, ai piedi dei gatti con l'aids dai quali anche noi saremmo dovuti scappare. si esauriva agosto con i passi che ti seguivano nei chiostri e le fontane capricciose che si azionavano da sole a proprio piacimento, coi buchi nell'erba e le zanzare di piazza ariostea, coi suoi commessi malavitosi e le telecamere nascoste, coi baristi che sniffano le righe bianche dei parcheggi per i residenti, liberi la domenica per i nostri porci comodi. agosto si sfiniva tra le nostre braccia, e le mani aperte a ventaglio per dare fastidio ai capezzoli dolenti, i polpastrelli per stringere i fianchi, consumare l'acqua calda della doccia per fare gli amanti di the dreamers - non ci passava nemmeno per la testa settembre, e i giochi pirotecnici che saranno installati nel parco urbano di nuovo l'anno prossimo, i chioschi già aperti la domenica alle due, i giornali che volano dai tavoli di legno, le panchine ancora gonfie di pioggia. ferrara disponibile come un'adolescente un po' insolente a gambe aperte e ginocchia poco strette - tutti i gelati che mi hai comprato, tutti i pranzi, tutte le volte che siamo usciti a cena, tutti i vestiti che abbiamo sporcato. scopare in piedi di fronte al lavandino stando attenti a non aprire l'acqua per non disturbare, spararsi le fiale di panna montata in gola, spararsi enrico mentana alla televisione all'ora di cena, portarsi la pizza a casa, giocare coi preservativi e le tue dita che odorano di lattice quando mi facevi le carezze ai capelli. settembre aspettando i massacri successivi non si ricorderà niente, forti amnesie di quando abbiamo mangiato in piazza castello ad ore assurde di pomeriggio e gli incontri romantici, l'odore delle pagine alla feltrinelli, i libri di paolo nori e i giardini chiusi per restauri. mi porti sulla cima delle torri a guardare i pesci siluro che nuotano sfidando l'acqua torbida. mi porti al massari a giurarci amore eterno, mi porti a mangiare in una casa costurita sulle tribune dell'ippodromo, che se ti affacci vedi dove è morto federico aldrovandi, giustizia, verità. verità per federico aldrovandi.



se telefonando, mina

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