lunedì 26 ottobre 2009

130: mi piacerebbe


e ci siamo visti tre volte, mi dici, come se per amarsi ci volesse l'autorizzazione al comune e poi stare insieme incollati come se per amarsi ci volesse di vivere insieme di versarsi il the di scaldarsi le mani di combattere il freddo di scrivere per combattere l'acne la tua frangetta è diventata una zona militare - mi ricordo ferrara sotto le lucine che piano piano vanno giù e aspettarti che mi vieni a prendere in macchina, quella stazione adesso mi sembra casa mia, la parafarmacia del dottor giacomo mi sembra casa di mia nonna, col giardino e gli olivi e i cani che corrono in gruppo disperdendo i latrati nell'aria. ma ti pare che per amarsi non bastino tre volte, guardarsi e mettere le gambe una sopra l'altra, ma ti pare che bisogna sempre buttar via gli scontrini - anche io so scrivere bei testi con parole a caso, farò del mio vocabolario un uso prezioso, non arriverò in ritardo, ma tu come lo spieghi quel cadavere di volpe che ormai è una settimana che è lì in mezzo all'autostrada?



saeglopur, sigur ròs

domenica 25 ottobre 2009

129: ferite enormi già guarite come se non ti avessi incontrata mai


ma non mi piacerebbe raccontarti la mia vita come un gazzettino, mi piace piuttosto ricordare che ti spalmavi sotto il mio piumone ringraziando l'invenzione del mio scaldacoperte che nessuno, più di te, ha amato tanto. e non mi piacerebbe chiederti dove sei stato e quanto hai pianto, anche perché suppongo tu non l'abbia fatto, facendo i calcoli suppergiù della durata dei nostri momenti in condivisione, la birra, la puzza di fumo che impregnava i vestiti, la regolazione degli ISO o per esempio le cose che mi hai pagato. non mi dimentico di essere stata in piazza enrico berlinguer, con te, in un cinema, con te, ad ascoltare i perturbazione che credevamo non suonassero più - ed era un'illusione, vedi! ritornano le piante, le foglie, il caldo che non abbiamo vissuto, dovevamo andare ad arezzo ma ciao, stenderci sui prati ma ciao, ascoltare di nuovo i marta sui tubi. addio, addio ai tuoi capelli del cazzo, ai tuoi disegni in ritardo, sono contenta che non me lo chiedi, come sto, del resto non è servito piangerti davanti per convincerti ad abbracciarmi, del resto vedi?, mi pare adesso stupido fare lo scontrino delle riserve e dei rimpianti, vedo centomila dei tuoi cuori che sorridono contenti, mi fanno male i denti ma pazienza.



morte di una medusa, babalot

mercoledì 21 ottobre 2009

128: do re mi fa sol


ho incontrato lungo il mio tragitto una macchina scivolata lungo la scarpata che finiva in un campo arato, un ragazzo con un cane in braccio che tremava ancora, e tutti i finestrini spaccati - mi ha ricordato il tuo arrivo diverso tempo fa, mi ha ricordato l'odore della vernice nuova viola data alle pareti della mia stanza ottobre scorso, coi viaggi all'ikea e il letto nel bel mezzo della stanza, ammassati in un unico epicentro unico con la scrivania, l'armadio e la sedia. sarebbe bello dormirci sopra e dimenticare l'umore che avevo quando ci salutavamo, rideresti ancora di me e delle mie dislessie, rideresti per le cose che ho da raccontare, non studierei con la concentrazione di adesso, ti scriverei ancora lettere fittissime, e la scatola dei ricordi esonderebbe per finire in una pozzanghera che mi piove nella camera. era bello camminare ignari per corso italia ascoltando le canzoni imposte dal negozio di dischi e lasciate pervadere la via, ai passati nei cappotti e alla loro indifferenza, alle banche che non emettevano denari, ai semafori sempre rossi, al mio inverno lungo e solitario, ai tranci di pizza che ho guardato da oltre il vetro e ai cinema, tutti i cinema che mi sono persa, - qualcuno mi rimprovera ancora se parlo sempre al passato, se mi piace voltarmi indietro, se sguazzo tremendamente a mio agio nella malinconia e non mi accontento della felicità di oggi e tengo strette tutte le mie modestissime polaroid, quando ti dicevo ti immagini che bello riuscire a fotografare la polaroid di un tuffo e tu dicevi non ci vuole niente, basta mettere dei tempi lunghi.



there, shiva batka

lunedì 19 ottobre 2009

127: un corpo fragile, una vita violenta


prenditi cura di me, prenditi cura, cuuuuura di me. ho un blog orfano che chiede attenzioni e molte idee per la testa come palloncini sospesi, mi piace andare al cinema e piangere con te, pianificare, mi piacciono i mal di stomaco con te, il raffreddore, perdere sangue, sporcare le lenzuola, le inaugurazioni alle mostre di pittura. mi piace dente! fami scappare la pipì quando non c'entra niente. dal bagno della tua finestra vedo sempre una girandola sul canale di ferrara, resiste lì da almeno due stagioni, hai visto, avevi paura, avevi paura che non avremmo resistito agli inverni, ai cambi degli armadi, ai maglioni, avevi la curiosità di vedermi con le maglie a collo alto e le uniche che ho non le metto mai, tu ti vergogni per me. mi viene da ridere a pensare alle scarpe rotte, a te che parli, ai capelli, ai ristoranti, ai gelati fritti, ai biglietti del cinema - il primo. ti sei accorto che siamo andati al cinema insieme per la prima volta? e per trovare il coraggio abbiamo dovuto far passare quattro mesi, abbiamo dovuto aspettare le proposte autunnali, abbiamo dovuto rinunciare ai 3d, alle gite fino a como, abbiamo stuprato quest'italia in lungo e in largo - chi ci accoglie a sud? abbiamo stuprato l'italia, e masticata e assaporata, oggi ho spento la macchina pensando che ho accumulato altri trecento chilometri da mettere nella tesserina che dopo essere arrivati a tremila mi dai un bacio gratis.



  the only moment we were alone, explosions in the sky

mercoledì 14 ottobre 2009

126: rovesciavo i suoi oggetti in giardino


la puntualità dei treni mi mette a disagio in quel modo che poi mi fa toccare il collo e grattarmi lievemente la nuca. e a forza di grattarmi il naso mi sono scartavetrata la pelle, è un verbo abbastanza particolare, come sentire freddo di fronte al locomotiv a bologna andando al concerto sbagliato ma andando anche furbamente fieri della tessera arci - tu che vorresti che avessi più a cuore quella elettorale, io vorrei solo un cuore con la q, a sentire mia madre che scrive lettere d'amore a farmi venire la nausea a stringermi negli intercity. a ridere guardando le tue tracce di sperma seccato sul mio piumone, una cosa che non dovremo più fare. ti ricordi quest'estate l'acqua del mare troppo fredda e litigare in mezzo alle rocce e ai paguri, litigare praticamente per tutto, litigare praticamente sempre, e le cene fatte alle una del mattino con le città accese e i discorsi sui cani? in sede via rivoluzione d'ottobre continueremo a camminare facendoci sorprendere dal freddo, viale cittadini pare un tratto di antartide, il vento inizia a gelarmi le mani i polpastrelli le ginocchia e a rallentarmi i passi le foglie mi cadono sui capelli con brevi tocchi mi viene in mente quella canzone che dice sempre cadere d'autunno come le foglie sopra le foglie in un contesto stranissimo cioè al buio con me e te seduti su un divano nero macchiato e tu che mi lasci la saliva nell'orecchio mentre io canto ad alta voce pensando che sono contenta di non piangere più a sentire dente che canta vieni a vivere.



verde, dente

125: crocifiggeremo l'insincera notte


i pesci rossi non riescono a dormire, e non vanno in psicoanalisi e hanno incubi sensibili. i conigli ariete tu dici che assomigliano a dei topi io ti dico che lo sono, ti spiego che li chiamano così perchè hanno le orecchie che sembrano corna. martedì tredici ottobre ti ho detto che sarebbe successo qualcosa, è successo che c'era un cielo molto azzurro e molto sgombro e io non avevo la macchina fotografica, mi affannavo a ferrara per cercare qualcosa che capita solo un giorno ogni tanto, le giostre mi ricordano te che ridi forte, andiamo sull'autoscontro a cozzare contro i bambini che dieci anni fa eravamo noi. e il brucomela ti fa ridere, io ti chiedo se è ancora verde, è evidentemente verde e sono improvvisamente diventata daltonica, come quella domenica a pranzo da mia cugina che facevi le prove per farmi leggere da lontano e tu chiedevi non leggi hi-tec? e no, non lo leggevo. mi si abbassa la vista e la temperatura, adesso di notte fa molto freddo, prepariamoci all'inverno e alle mie brutte magliette, ai maglioni infeltriti e alla lana benetton a pallini, ai lavaggi sbagliati di mia madre e agli abiti violentati, prepariamoci a liberare tutti i koala dagli zoo e gli inseparabili, che tu mi chiedi ma si chiamano così perchè non devono essere divisi?



tonight tonight, smashing pumpkins

mercoledì 7 ottobre 2009

124: tutto ciò che sono è un corpo che fluttua nel vento


tutto quello che so è camminare lungo le strade che conosco e non imparare mai a fare i parcheggi ad esse, che dovevamo imparare insieme. ci dicevamo i segreti, in fondo, tutto quello che vorrei adesso è prendere molta pioggia in faccia ed essere lavata, una decina di gatti bianchi e neri che mi camminino sul letto facendo le grinze al piumone che sempre tengo teso, le multe dei controllori e far prendere aria ai treni, spolmonare i treni e prestare i polmoni nuovi a te che non li meriti, il tuo sugo alla cipolla fresca cucinato domenica a pranzo, le tue piante morte sul balcone, l'inverno che ci travolgerà.

paper boats, the airportman & tommaso cerasuolo

lunedì 5 ottobre 2009

123: il grigio é un colore inalienabile


che vengano pure i controllori a controllarmi gli organi interni, dovrei andare in cancelleria a comprare nuovi quaderni e nuovi autunni, nuovi ottobri, nuovi plurarli, nuove buone intenzioni per fare a pezzi gli inverni prossimi e non stare in coda con la macchina per la fiera dei morti. ottobre é un giorno qualunque e rido se penso a quanto poco ci importava delle malattie a trasmissione sessuale, a quante volte non hai risposto alle mie telefonate, e a quando ridevi forte - quante volte, quante volte abbiamo camminato davanti alle mele caramellate, quanti giri in giostra abbiamo fatto, che a vent'anni non puoi più permetterti di voler salire. dammi i biglietti, dammi i baci, dammi le mani che spettinano i capelli, dammi i controllori sui vagoni dei treni, dammi quei viaggi deliranti all'insaputa di tutti, dammi. le poesie e l'iscrizione ai partiti, le tessere sanitarie e i tuoi colloqui al sert come fossimo drogati. dovrei venire a portarti le arance per ogni frase poco carina che hai detto, e scivolare su quest'autunno che mi ricorda tutte le volte che ci siamo allontanati, lasciati, e sopportati male. tutte le volte che sono stata alla stazione salutandone i cartelli e la topografia, tutte le volte che alle stazioni sono stata sola.



a two haded coin, ultraviolet makes me sick