sabato 14 febbraio 2009
10: come effetto collaterale ci siamo innamorati
l'omertà dei farmacisti che ci permettevano di perdere i figli così facilmente mi faceva male. la coda di otto persone davanti la mattina di inizio gennaio, mentre i vent'anni se ne andavano via con gli assorbenti sporchi e i liquidi seminali. quando ci siamo rivisti eravamo tutti e due un po' imbarazzati, come le mani di mattia sul volante mentre guidavamo verso il pronto soccorso, l'ultimo giorno dell'anno. il vestito nero indossato lentamente, la sera di capodanno. ti arrabbiavi per quelli che volevano decidere la nostra vita, contemplando gli stracci che facevano da foglie ai rami degli alberi sulla riva del tevere a roma. questa sottospecie di amore che non ha ancora preso la patente. alla fine nessuno ha deciso per noi, la nostra vita ce la siamo ritagliata da avanzi precedenti di carta sbiadita. e gli orgasmi sono morti e sepolti in mezzo alle mie ginocchia. il mal di stomaco parla dei tuoi dentini dentro al sorriso, di quando mi guardavi dietro al vetro del bar di pomeriggio e non dicevi proprio un cazzo. facevamo a gara per chi rideva prima. e chi rideva prima, perdeva. il nostro farmacista di fiducia l'ho incontrato che usciva dal teatro, qualche settimana fa. dopo l'enrico IV teneva la bocca nel cappotto. non vedo per te l'utilità di conoscere tutti i dettagli, dice il film su sky che si stanno bevendo i miei.
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