giovedì 19 febbraio 2009
18: sorridevo tanto a vasco brondi anche se lui non ne capiva il motivo
e sorridevo tanto a vasco brondi anche se lui non ne capiva il motivo, e ovviamente non ricambiava. come quando andavamo in moto sulla superstrada e dentro al casco l'aria mi faceva frustare il viso dai capelli. i carabinieri sul vagone del treno che da arezzo mi riportava a casa, che mi dicevano di tener giù i piedi dai sedili come se avesse importanza, come se qualcuno volesse bene a questi stupidi treni. questi stupidi treni che ci hanno sballottati su e giù per quest'italia sconvolta, e abbandonati e allontanati con delle scuse sempre meno valide, e le arterie ferroviarie che ci hanno spaccato quelle cardiache, mentre mi baciavi la punta del naso e quella volta che. quella volta che siamo andati a firenze invece di frequentare le nostre rispettive università e io fotografavo le biciclette sotto una luce solare che nemmeno la reflex sarebbe riuscita a portare via. quella volta che nel vagone ci sedevamo a turno sulle ginocchia dell'altro e tu guardavi le universitarie che rincasavano di pomeriggio tardo, quella volta che abbiamo trovato i cento euro per terra il giorno dei miei diciannove anni e ci sembrava di essere ricchi, ricchi.
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