e penso che va bene che abbiamo mangiato sul mio ombelico e va bene essersi spogliati. tu mi hai fatto una fotografia al primo succhiotto della tua vita ed é un po' triste riguardarlo ora, rabbiosamente violaceo e nero più che rosso, come un polpo. e penso che va bene che tu riparti e ti fai guarire e distrarre e che suoni la batteria, come quando la prima volta che mi hai telefonato suonavi per me e mi rifacevi i riff delle canzoni che amavo, e quando poi hai suonato la vedova bianca e io cantavo e sono arrivate le otto senza che te ne accorgessi nonostante avessi paura che sarebbero finiti gli argomenti dopo pochi minuti di conversazione. e penso che va bene se abbiamo detto di avere dei figli e di sposarci, e tu insistevi e per questo ti arrabbiavi, penso che va bene se nonostante tutto questo i fiori continuano a saltare fuori, bene o male, nella maniera più semplice e naturale. e penso che va bene fare sette chilometri verso la macchinetta del caffé per prendere una cioccolata, e ridere del fatto che martha graham era bella e di tutti gli stupidi schemi e poi sabotare le lezioni di musica e cantare - sì insomma, fare finta, in poche parole, che non é così determinante stare male. penso che tu una volta hai detto resistiamo e
penso che vada bene che abbiamo usato la parola ti amo anche se poi ci siamo rimasti un po' indifferenti, che non è grave se ora cammino su e giù per le stazioni con i vestiti fradici e non mi interessa di andare a centoquaranta in superstrada perché volare giù improvvisamente ha un'attrattiva un po' particolare, e - ecco insomma io tipo adesso mi sento un po' in imbarazzo verso la parola ti amo.
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