martedì 28 aprile 2009

43: ignorando di avere un corpo


piove e non si sognano minimamente di fare uno sconto sugli shampoo, sui balsami veloci, quelli sbagliati, che mia madre compra incurante delle istruzioni. hanno impiccato i nostri sogni, mi senti? hanno impiccato i nostri sogni, ti urlo nella cornetta della cabina telefonica. poi ti sogno e mi stai parlando, ridi in un modo terribilmente naturale, e mi parli, e alla fine quella che non sa che cosa dire sono io. hanno ammazzato alessandra, o forse si é ammazzata lei, buttandosi dalla macchina in curva. conto fino a dieci e poi se non mi rispondi, mi butto. poi tu mi chiedi scusa se continui a mandarmi dei pezzi di gente che non si ricorda nemmeno come si suona, e mi fai dei discorsi metafisici sui plettri delle chitarre associati alle nostre vite. ricaviamo l'incognita dalle equazioni dei battiti cardiaci - duecento quando mi parli, dieci quando mi saluti - a frequenze intervallate perfettamente disuguali. poi rido nascondendo la bocca nella sciarpa che non ho - il treno da foligno ritarda di venticinque minuti, venticinque minuti che mi avanzano per pensarti e per ignorare giacomo debenedetti con le sue settecentocinquantasette pagine. sei nei miei slip di cotone lavato centomila volte, alla stazione, tra le sigarette buttate sui binari, i nostri sogni fanno a spinte come dei bambini e io gli grido di levarsi di mezzo. voglio essere il tuo specchio. 

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