domenica 15 febbraio 2009
12: inventerei un aspirapolvere al contrario per inventare il vento ogni volta che t'incontro
le mani gelide che non riescono a svernare. tipo il mio specchio che sembra un sole esploso e tutte le volte che ci siamo dimenticati il preservativo. succedeva abbastanza spesso. penso che dovremmo telefonare a tua madre e dirle di non preoccuparsi se per adesso non ce l'abbiamo fatta ad amarci e stare insieme. penso che vorrei essere i libri che ti sono passati tra le mani e che hai rilegato sotto le lampadine della classe operaia e gli spiccioli e le battaglie contro il tempo. i nostri lavori part-time per pagarci giusto le birre e la benzina. e non per prendere i treni. e mi iscrivo ad un gruppo rivoluzionario per far saltare in aria le ferrovie dello stato, aggrappandoci a questi vent'anni telecomandati. coi tuoi silenzi tipici, quelli che facevi saltare fuori quando dicevamo qualcosa di talmente strano che ci colpiva. forte. dietro la nuca. e cadevamo svenuti, per le nostre stesse parole. e ci ascoltavamo i polmoni, come quella volta che non dicevi niente, ti ho chiesto che stessi facendo e mi hai detto che volevi capire come respiravo. non capivamo un cazzo di cos'eravamo e di chi eravamo l'uno per l'altra, però volentieri ti avrei regalato un braccialetto di corallo. mi comprerei, se avessi i soldi, le ferrovie italiane e ti darei dei treni senza più fermate.
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Grande Alberto, sì.
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