giovedì 29 aprile 2010

212: tutto ciò che mi riguarda

allagare a macchia d'olio esattamente come hai fatto tu sulla pelle, schizzare, colare, cantare dentro le pareti immobili di una macchina, guidare a fari alti per non investire i ricci. metto insieme le piccole cose come la lista della spesa, mi ricordo quant'è bello girovagare con te tra gli scaffali, scegliere cosa prepareremo per cena, criticare i tuoi capelli corti, rimpiangere i tuoi boccoli, farmi prendere in giro per le cose più futili, camminare con la gonna corta e le scarpe che fanno male, sentire l'aria fresca - fresca, l'aria fresca tra le gambe, le tue mani tra le gambe, le tue mani, la tua lingua, che bell'invenzione, eh, cinestetica? di questi giorni al sole stenderò un rotolo lunghissimo per proiettarti in successione movimenti-gesti-azioni e le tue (inopportuneinsopportabili) canzoni, le parentesi tonde dentro le quali nascondo i miei pensieri per te, - tutto ciò che ti riguarda è un nastro di corda e di raso lunghissimo, è una parola semplice, è un carattere che amo, è il suono di questo motore del cuore che fa grrr. onomatopee e onomatomanìe che - questa canzone che a me piace a te non fa pensare a niente, io e te siamo come i due cucchiaini che abbiamo usato ieri sera per mangiare il gelato alla stracciatella, siamo semplici e siamo scivolosi di saliva, così bene appaiati, così fatti per stare insieme sulla tavola.

testa, dì cuore, marco parente

domenica 25 aprile 2010

211: la resistenza

un caffè che non hai preso a mezzanotte e mezzo assomiglia all'antitrago del tuo orecchio, così dal buco farò entrare lo zucchero e ti addolcirò il cervello - dicono la linea, la linea, la linea, la linea dei tuoi disegni, e la linea delle tue mani, e la linea che ci separa dentro l'abitacolo della macchina, il sangue, la condenza, la resistenza. la resistenza per me è una legge fisica, trattasi di enunciati da imparare e butta un chilo di pasta, ma no, guarda che un chilo di pasta sono mille grammi e non cinquecento. quando sto male confondo i liquidi, i liquidi, i liquidi, evidentemente anche gli alimenti e gli appartamenti, evidentemente non mi sono ancora abituata ai ritardi (ma dopo un po' nemmeno tu). guarda che simpatico aprile - ci ha imburrato le dita come la sera che a casa tua abbiamo fatto la pizza come quando parli dei miei seni come un argomento come un altro, succo di pomodoro, diobòno, mozzarella che andremo a comprare all'ultimo minuto, amore e amore insegnami a fumare, camminare per una città di uno sputo di abitanti ad un'ora in cui non c'è nessuno, i prati e i barboni e questa ostinazione a non diventar caldo, come quando per ripicca hai tagliato via la barba, guarda che simpatico aprile fagli ciao con la mano, il the freddo in brick da un euro e sessanta, i tovaglioli ben piegati, le tue folli aspirazioni vegane, le carte usate dei preservativi sprecati, la e quarantacinque la e quarantacinque la e quarantacinque è solo una linea di tensione.

eden roc, ludovico einaudi

venerdì 23 aprile 2010

210: think about jumping over the back fence

pioggia per lavare i capelli di tutti gli shampi che ti presterò capelli che si bagneranno di questa pioggia che lava via la birra dalla gola la pizza dalle lenzuola l'impasto che ridacchia, il lievito della tua pancia le tue braccia di groviera e una musichetta leggera che parla di tutto aprile senza calze appiccicata alle tue gambe al tronco dell'albero che sei, vuoi essere il mio giardino? poi firmerò un contratto per contemplare i corteggiamenti degli uccelli che tu mentre cucini neppure vedi, giri il risotto ai funghi, giri il mio sorriso dentro al piatto colorato - ci faremo mandare dall'ikea le istruzioni per (ri)montare i frantumi dei cocci rotti, e poi ci faremo sorprendere sui sedili e sotto ai lampioni dagli intercity vuoti alle una di mattina. penso che si dovrebbe dare un nome a tutte le lumache trovate, alle lamiere piegate e alle pompe di benzina e sposarci nel supermercato che ci vende la passione ad un prezzo migliore, competitività di mercato ed altre cose buone, libera concorrenza e ho perso la pazienza e mi mastico quest'asfalto senza dire una parola con la schiena divisa a metà e le costole impiccate, cento volte buonanotte.

ghosting, freelance whales

mercoledì 7 aprile 2010

209: origami

date i lavandini agli indraulici e le tristezze in pasto ai pesci e questa margarina dei giorni e delle uova di cioccolato che mi fanno acido allo stomaco e i capelli sfibrati che sarebbe ora di tagliare. ma perchè non date i chiodi ai falegnami e il ferro ai fabbri e le favole ai bambini e a noi non ci restituite questi manichini sghembi delle follie di mezzanotte - è troppo tardi, vero, è già troppo tardi per fare delle follie di mezzanotte. il buon senso l'ho venuto al panettiere da un pezzo e la macchina la dovrei ancora lavare, poi nel labirinto chiederò indicazioni al minotauro e tu per favore non fare arianna, non fare quegli occhi lì, ti prometto che ti ricompro il dentifricio, ma te lo ricordi quando ci siamo graffiati le ginocchia martoriati le ginocchia presi a pugni le ginocchia lo stomaco i pensieri, un filo rosso che parte dal naso e arriva fino al cervello e se starnutisco viene tutto giù. allora date i gettoni a quelli che devono telefonare e si rimettano dritte le cose che ora sono rovesciate, i bicchieri e i sottobicchieri e domani non so se avrò voglia di guidare, c'è una cosa che si chiama amore che non può aspettare, c'è un cane che non trova una posizione e non ho più tanta voglia di ridere, ci sono dei gatti e dei cani, dei cani, dei cani di origami, ma tu mi ami?

l'amour, scisma

martedì 6 aprile 2010

208: capezzoli come souvenir

andare allegramente incontro ad un blocco intestinale, e con i capelli farò un fiocco intorno alla linea dei fogli da studiare che volano via, via, via - e forza sovrumana per lavare via la saliva indurita come uno scoglio appigliata al mio capezzolo destro e sotto al sinistro ci batte un cuore come un orologio che al posto delle ore ha le tue ciglia - manda indietro. nel frattempo mi verrà in mente un sistema funzionale per non far trucidare gli animali in superstrada e tutte le lacrime versate tutte le notti che sono tornata alle tre del mattino da casa tua, la condensa aggrappata ai finestrini della macchina dentro la quale abbiamo riso pianto mangiato scopato urlato riso e daccapo. primavera primavera mi verrà il mal di stomaco a forza di mangiare cioccolata e i bordi del foglio bianchissimo mi verranno le vertigini a forza di spostarti i capelli pensare alle tue gambe dritte assaggiarti la pelle e i buchi della pelle e i pori della pelle come il viaggio sulla luna - tu lo sapevi che il viaggio sulla luna l'hanno girato nel millenovecentodue sembra un'eternità, sembra ieri che siamo stati qua.

sei dicembre, marta sui tubi

207: quando dormo guido piano

per esempio fare un bambino con te. ma anche cose più semplici tipo comprare le fragole in offerta cinque euro dodici chili o sbucciare la frutta tagliare i pomodorini a metà - no, quello te lo lascio - parcheggiare sulle strisce blu l'unico giorno di festa quando non si paga o cantare una canzone a squarciagola spingere tra la gente guidare senza addormentarsi votarsi ad una causa diventare animalisti ambientalisti attivisti rivoluzionari convinti, e non tornare quasi mai indietro, e rimettere a posto le lampadine che non funzionano, per dire, se ci si fulminano in bagno. poi va via la luce e facciamo andare le candele fino alle quattro del mattino e la cera che si scioglie mi sembrano i tuoi occhi i tuoi occhi senza lenti e senza spessori, la tua faccia come un trailer che so a memoria, un film che non mi sembra mai il caso di togliere dal registratore, le tue mani come i pennarelli stabilo la tua bocca come il forno dentro al quale cuoceremo la pizza del futuro le tue scapole le tue costole le tue clavicole bucate lo sterno la lingua la pancia i sussulti buoni e cattivi d'attesa e guardarti dormire qualcosa come un tempo lunghissimo per sempre poi le ginocchia la schiena le scritte scritte male gli errori e poi i dolori sono dolori di pancia e di parola è la pioggia che sbatte ancora freddina e qualunquista sul finestrino della macchina e tu oh, insegnami a fare benzina.

ninnanannapernina, tre allegri ragazzi morti

venerdì 2 aprile 2010

206: vergognosamente

oggi è il primo aprile e si cominciano le cose si concimano le rose guarda come piango mentre taglio la cipolla, che pensandoci è la prima volta che mi vedi piangere, non ti sembra il caso di festeggiare? più gatto meno gatto e sforna la pizza dal forno e la fobia che hai di bruciarti di farti male che la tua schiena si scioglie in ogni cosa buona che è intorno - sul tuo divano ci sono le mie gocce l'acqua minerale dell'eccitazione l'ascensore e le tue claustrofobie improvvise e le spese condominiali per un amore in affitto a dieci centesimi al dì. c'era una volta una gatta che aveva una macchia nera sul muso e una macchina in divieto di sosta un terrazzo da dove si vedono i pini che non sono pini ma abeti della tua lingua che mi parla idiomi che non comprendo, correre correre al supermercato prima che chiuda e guardare la scamorza che si fonde piano piano come quando sorridi come quando ci addormentiamo o tengo stretto nel pugno il piumone sotto al quale hai dormito e poi allora metteremo le sconcezze nel cassetto i rifiuti nel cassonetto e guarderemo striscialanotizia e il telegiornale e faremo una festa ogni primo del mese ti guarderò ancora arrotolare le sigarette seduto sull'erba che tremi per il freddo ti immaginerò ancora uscire senza cappotto col sugo tirato dappertutto sulla cucina partigiana per andare alla stazione e ti farò sentire i violini che cantano questa serenità tiranna, questa contentezza bastarda.

new slang, the shins