non è con te che sono arrabbiata, ma con quelli che hanno distrutto la nostra cucina - io e te siamo due nani da giardino che non hanno mai fatto un viaggio e la cosa più bella che ci può capitare è fare un'omelette in cucina. dicono, io sapevo, che la ricetta per la felicità fosse due cuori e una capanna: il nostro alto del sabato sera è vedere un film in streaming e mi va bene così - giuro, te lo assicuro, mi piacciono molto i film e le patatine, oppure le doppiette pizza-cinema immaginario, oppure non lo so; potrei continuare a guardare film con te il sabato sera in casa per il resto della nostra vita, in fondo è tutto quello che mi fa felice, in fondo è tutto quello che ci manca. insomma siamo due conigli da giardino fatti di pietra e ci dobbiamo sentir dire dietro, da quelli che non lo capiscono più, che facciamo troppa confusione alle due del mattino e che ridiamo o che scopiamo a voce troppo alta (ma io non me la prendo, in fondo, perché so che è solo una copertina, so che in fondo è l'invidia, o la noia, o la mancanza, o la volontà di parlare e che non ha niente a che vedere col nostro modo di ridere o di scopare che, in fondo, non fa male a nessuno). mi arrabbio quando ci puntano le pistole alle tempie quando ci segregano in casa quando si ostinano a non ricordarsi che i vent'anni travolgono tutti e che i bisogni arrivano per tutti, come le tasse o le bollette, quelli che non ricordano sul palato la necessità, la parola, intendo, e che ci costringono a parlare o ci torturano, ci solleticano i piedi e ci sfibrano, ci mettono alla prova e ci arrestano e io e te, due nani da giardino che non hanno mai viaggiato, abbiamo unghie di porcellana che, inutile dirlo, si spezzano facile. senza sapere che tu, ad esempio, a scapito di tutti già c'avevi pensato (di fare più piano), volevi che facessimo l'amore a televisione accesa - ufficialmente era perchè ti andava così, ufficiosamente perchè avevi capito che queste mura erano di carta - ma io ti amo quando non sai fare i parcheggi, ti amo nelle sale d'attesa dei call center che puzzano di pulito, mandano la radio di canzoni improponibili e sanno di sala operatoria. ma non è mai facile accettare la mattanza della nostra meravigliosa frittata, da questi russi del cazzo che sparano a sangue sulle nostre omelette.
• brautigan, perturbazione
lunedì 28 giugno 2010
sabato 26 giugno 2010
220: abbecedario
come in cielo così in terra, tieni a mente tutti i campi arati che ci sono scorsi dietro ai finestrini - sopperire alla tua mancanza con cucchiaini di cioccolata e spalmarmi sul panegirico dell'attesa - ho messo le lenzuola rosse tra le quali abbiamo dormito la prima volta, perchè tu ti lamenti delle cose più banali e non fai caso a come ti guardo quando tu guardi da un'altra parte oppure non sai che dentro a tutti i legnetti di gelato che si son fatti succhiare da noi c'è un segreto: il segreto è il nostro amore. faccio degli appunti per le prossime otto vite che ci aspettano: nella prossima, l'acqua sarà di cellophane e non esisteranno le zanzare, andremo al lunapark e io ricorderò come si ride saltando sulle giostre e ti farò annusare da tutti i gatti con la coda mozzata. stenditi ancora con me sull'erba falciata, fatti sporcare la maglietta, poi urla: "puliscimi!" col tuo sorriso di barbabietola e zucchero di canna - ma quanto son veloci le attese insieme a te? per questa insalata di riso dei giorni e la pasta fredda delle tue braccia, gli orologi da lasciarti coi denti, i segni, i simboli, gli asterischi: c'è una nota a fondo pagina che dice come ci siamo incontrati e come, facendo lo slalom tra le pozzanghere, abbiamo fatto del futuro una pallina srotolabile. sei in tutte le cose buone che conosco e che ho imparato: scioglimi e lasciami addosso i tuoi baffetti pungenti di uvaspina mentre la pioggia è solo la mancanza, mentre la pioggia è solo un filo che si scioglie fin quando domani, non saremo insieme.
martedì 15 giugno 2010
219: bi | so | gno
penso spesso che tu sei il formaggio e io i buchi; e mi piace fare caso a cose alle quali prima non davo importanza - i giri di vento, le corse delle lepri sui campi, l'intensità della pioggia - o forse con te tutte queste cose hanno un cumulo di verità, adesso. per la giustizia del tuo sguardo quando cammini che non ci fai caso che sono nascosta dietro al pino e hai le braccia conserte per chiuderti come il primo giorno che ci siamo incontrati, e quando invece mi vedi e per un attimo non ci credi, e per quando guidi la mia macchina con fare sicuro e ti scoraggi con altrettanta facilità, ma per i momenti più banali, soprattutto, quelli in cui siamo seduti dentro al peggior bar d'asporto e mangiamo con le mani, tu ti sporchi il mento, io ti faccio un cenno. il fatto che non te la prendi mai, se ti aggiusto il colletto della maglietta. bacio tutte le croci che ci hanno fatto incontrare e benedetto la testa, ringrazio le rane che mentre siamo insieme gracidano un po' più forte e non mi pento del romanticismo sprecato, non mi vergogno più delle zollette di zucchero nel caffè, sto imparando a mettere la giusta quantità di sale per quando vivremo insieme, io e te, e ci sveglieremo tutti i giorni insieme come ora solo di rado ci capita di svegliarci.
• fljotavik, sigur ros
• fljotavik, sigur ros
mercoledì 9 giugno 2010
218: squore
teatrini popolari e indecenti, come quel pomeriggio di non molto tempo fa che in piazza c'era uno spettacolo di burattini e con gli occhi fissi: io e te. mi sembra di suggerirti piani sovversivi e come due banditi rivoluzionari siamo appollaiati dietro i cespugli in attesa di tirare le nostre molotov - so come funzionano ma ho perso il ritmo cardiaco: a me quando sono triste mi viene voglia di fare la rivoluzione. allora farò così, laverò i capelli con la tua schiuma da barba e guiderò coi piedi - se il mondo va al contrario non mi impunterò per raddrizzarlo ma scivolerò lungo le curve e le curve sei tu. la tua pelle, il tuo profilo, il profumo di bucato (che non hai fatto tu). e non me la prendo con te se non hai capito che è finito il detersivo per i piatti, voglio solo il profumo dei fiori e i papaveri e il grano, voglio la semina sul tuo ombelico, il raccolto gioioso. voglio l'erba voglio, amore mio, e ridammi i tuoi polsi che tremano e i travolgimenti in mezzo alla strada e gli occhi con cui mi guardi mentre mi svesto e mi rivesto e il momento che passa tra i capelli sciolti e la coda di cavallo. io e te, come due soldatini in un mare di panna, coi fucili infilati nelle uova montate a neve - guarda, è ancora gennaio, non è mai finito l'inverno e ho le mani fredde. vienimi ad abbracciare.
• mi sono innamorato di te, luigi tenco
• mi sono innamorato di te, luigi tenco
martedì 8 giugno 2010
217: con tutte le carte del mazzo sfuggite di mano
non mi offendo più se non parli di me: penso che le cose, così come le persone, passano, ed è giusto e inevitabile e alla fine dei conti fa anche bene. così spaccherai in due il cocomero della nostalgia con la lama salata dell'attesa, aver aspettato e aver creduto che avremmo fatto un unico e non l'abbiamo fatto. oggi, io e te, siamo un'equazione un po' improbabile che si regge in piedi imparando a camminare. ho un gatto schizofrenico che ho chiamato nietzsche, che probabilmente non resisterà all'inverno di quest'estate, al freddo caldo dei giorni, all'equilibrio, alle scelte e alle direzioni. a quest'ora potevamo essere due pomodori pelati che sguazzavano nel soffritto dei nostri umori, potevamo buttare la pasta dei tuoi capelli, fare un sughetto coi sogni i desideri le cose folli e un po' porche dette all'orecchio sussurrate candidamente come due allievi del conservatorio che presto subiranno il peso dell'ostia. dammi il tuo pane quotidiano, dammi l'uva della strada del vino: oggi ti ho visto in ogni cosa che ho, in ogni cosa che so, nel sangue e nelle piastrine bianche - che qualcuno, stupidamente, si ostina a chiamare globuli; oggi ho realizzato la distanza come un nastro, e a questo nastro io farò un fiocco - o se permetti due, e ricorderò solo il buono, me e te che mangiamo pezzi di pizza riscaldati vicino ad una fontana che perde coi piccioni affamati della nostra carne, della nostra carne santa, o quando ripeti una frase che prima di incontrarti non amavo particolarmente e alla quale credevo meno di adesso. io e te, che attoniti guardiamo gli sconti einaudi del venticinque percento accarezzando tutti i libri, sbavando su tutti i titoli.
• casa mia, perturbazione
• casa mia, perturbazione
sabato 5 giugno 2010
216: prova di post romantico
tu non sai, per esempio, che per la prima lucciola dell'anno che si vede c'è un desiderio. io non ti ho detto che il desiderio che ho espresso è andare a vivere con te. così poi possiamo lamentarci dello scarico che non tira bene l'acqua, chiamare l'idraulico, aspettare l'idraulico: mille volte al mese, da due anni. e pagarlo, anche se fa il lavoro male. lo dico perchè non credo che i desideri detti non si avverino; a dire il vero non credo nemmeno ai desideri, ma mi piacciono le magie che li incoraggiano. ogni tanto mi viene in mente la porta col vetro spaccato e i ghirigori di vernice bianca grattata via male che abbiamo visto a piacenza. un giorno abiteremo in quella casa (o in un'altra casa uguale) e il nostro letto migliore non sarà il sedile blu della macchina, la cucina non sarà la cucina ikea che nasconde e ruba, ma la nostra casa non nasconderà niente, e pianteremo nei vasi i cucchiai al posto del basilico che ci crescerà invece nei cassetti dai colletti delle magliette e delle camicie che avrai imparato ad indossare, i nodi alla cravatta che ci avranno tramandato i nostri padri, e tutta una serie di preghiere. intanto ti aspetto fuori dal supermercato alle una e undici di venerdì mattina, è finita un'altra delle nostre settimane con l'orologio in fiamme, e tu come una madonna con le lacrime di sangue non fai in tempo a dire "questa settimana non ci vedremo mai", che ci vediamo in continuazione -e poi c'è caldo, e sudo, e mi pizzica il collo, la maglietta, ho i tuoi pantaloni di felpa addosso, non so suonare la chitarra, ho ventunanni e mezzo, per la precisione, l'orologio biologico fa chicchirichì, è ora di buttare la pasta.
• elephant gun, beirut
• elephant gun, beirut
giovedì 3 giugno 2010
215: io vorrei venirti incontro portandoti un regalo
parliamo pure di cose anacronistiche, e poi dimentichiamocele. è un vanto e un vizio, in verità e del resto: domattina ci saranno altre liste della spessa. ci saranno i tuoi divani assemblati sopra i quali perdo ogni giorno un pezzetto di verginità virtuale - i tuoi occhi che insistono per farmi dire cose che non voglio dire così come per andare a prendere un caffè. la piazzetta dietro la stazione è vuota e c'è un bambino con una moto elettrica: non avrà paura di cadere? tu mi spieghi come si fa. io vorrei spiegarti come si cucinano i biscotti americani, ma l'impasto è troppo molle e cede, eppure questi biscotti mi sembrano la consacrazione sacrale di un matrimonio fatto alla bell'e meglio nella tua cucina (e per questo bellissimo e puro, come i colori primari), come quel tizio, quel giorno, che dichiarò con semplicità: sei di una bellezza frattale. io pensavo che frattale significasse fratto, perchè sono un'ignorante, non ho mai studiato geometria, e tu, di pomeriggio sempre su quel divano, mi spieghi che la fisica non è poi una materia così tremenda - una bellezza frattale è una bellezza che si ripete, ma io a parole non te la saprei enunciare. devi fartela spiegare da quel tizio che lo spiegò a me. dovremmo fare le liste di nozze con questa semplicità disarmante che ci compete - ricordi quando il primo giorno che stavamo insieme ci dissero che sembravamo essere così da anni? allo stesso modo continuo a metterti le dita nelle orecchie per darti fastidio, e a guidare su e giù per questa cerniera di autostrada di notte di mattina quattrocento volte al giorno per milioni di giorni ma la schiena non mi duole neanche un po'.
• non voglio stasera, i bisegna
• non voglio stasera, i bisegna
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