parliamo pure di cose anacronistiche, e poi dimentichiamocele. è un vanto e un vizio, in verità e del resto: domattina ci saranno altre liste della spessa. ci saranno i tuoi divani assemblati sopra i quali perdo ogni giorno un pezzetto di verginità virtuale - i tuoi occhi che insistono per farmi dire cose che non voglio dire così come per andare a prendere un caffè. la piazzetta dietro la stazione è vuota e c'è un bambino con una moto elettrica: non avrà paura di cadere? tu mi spieghi come si fa. io vorrei spiegarti come si cucinano i biscotti americani, ma l'impasto è troppo molle e cede, eppure questi biscotti mi sembrano la consacrazione sacrale di un matrimonio fatto alla bell'e meglio nella tua cucina (e per questo bellissimo e puro, come i colori primari), come quel tizio, quel giorno, che dichiarò con semplicità: sei di una bellezza frattale. io pensavo che frattale significasse fratto, perchè sono un'ignorante, non ho mai studiato geometria, e tu, di pomeriggio sempre su quel divano, mi spieghi che la fisica non è poi una materia così tremenda - una bellezza frattale è una bellezza che si ripete, ma io a parole non te la saprei enunciare. devi fartela spiegare da quel tizio che lo spiegò a me. dovremmo fare le liste di nozze con questa semplicità disarmante che ci compete - ricordi quando il primo giorno che stavamo insieme ci dissero che sembravamo essere così da anni? allo stesso modo continuo a metterti le dita nelle orecchie per darti fastidio, e a guidare su e giù per questa cerniera di autostrada di notte di mattina quattrocento volte al giorno per milioni di giorni ma la schiena non mi duole neanche un po'.
• non voglio stasera, i bisegna
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