L’aria sa di zucchero e panna. Torna primavera. Guardo la panchina dove mi sono seduta quella sera che mi ha chiamato e gli ho raccontato un po’ di cazzate per ridere insieme. Non rido mai come quando rido con lui. È’ un modo tutto diverso, completamente unico.Mi diverte guardarla mettere a soqquadro la casa. Anche lei sente nelle ossa, nelle mani, il formicolio di primavera. Sposta i libri e compra i mobili. E io mi dimentico che potrebbe morire da un attimo all’altro. Guardo questa casa dove entra il sole e respiro. I frammenti di adesso mi bastano per sopravvivere. Le maniche corte e la colazione. Le sette di mattina che già c’è il sole.
giovedì 30 marzo 2006
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L’aria sa di zucchero e panna. Torna primavera. Guardo la panchina dove mi sono seduta quella sera che mi ha chiamato e gli ho raccontato un po’ di cazzate per ridere insieme. Non rido mai come quando rido con lui. È’ un modo tutto diverso, completamente unico.Mi diverte guardarla mettere a soqquadro la casa. Anche lei sente nelle ossa, nelle mani, il formicolio di primavera. Sposta i libri e compra i mobili. E io mi dimentico che potrebbe morire da un attimo all’altro. Guardo questa casa dove entra il sole e respiro. I frammenti di adesso mi bastano per sopravvivere. Le maniche corte e la colazione. Le sette di mattina che già c’è il sole.
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