martedì 7 marzo 2006

6


 Apro gli occhi e fuori c’è una tormenta di neve. Proprio una di quelle che mi mette paura anche uscire, si sa mai che mi porta via il vento e la neve. Le scrivo un sms che sono seduta in classe e siamo solo in due. "Scema, sei ancora a letto?"  Ieri sono andata un attimo in bagno e m’hanno aspettato in cucina fermi tipo statue di cera per tirarmi addosso le arance e la mia sciarpa. Ci siam fermati a far benzina a cento metri da casa mia, e abbiam parlato di tutte cose che non ci interessavano affatto e m’ha chiesto una mano con inglese quando lei tanto non studierà. Vorrei rifugiarmi a casa sua tutti i giorni perché là dentro sono semplici e senza pretese e il frigo è giallo ed è scassato come se in mezzo qualcuno c’avesse tirato un pugno e poi si entra e non ci si entra più, e non c’è bisogno di chiedere permesso.  Suo padre m’ha conosciuto e ha giocato col mio basco. Bel look ha detto.


Giro per strada e mi pare d’avere conficcato nel petto una lancia di almeno tre metri e mezzo e penso che prima o poi qualcosa o qualcuno me la estirperà e allora beh, sarà finita. Nel frattempo dovrò camminarci tentando di mantenere l’equilibrio. Miele sta morendo. Attendo paziente. Come questa neve. Perugia è imbiancata. I cortili fuori bianchi. La neve cade lenta, tipo uno che dice “ecco ora mi siedo”. 


Mica è reato piangere sull'autobus davanti a tutti. 

Nessun commento:

Posta un commento