domenica 5 marzo 2006

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La domenica è il giorno peggiore della settimana. È una teoria con la quale morirò, ne sono certa.


Ascolto Niccolò Fabi nella mia testa dopo averlo perduto per sempre in un giorno di reset. Canticchio 10 minuti senza pensare. Vorrei proprio sfogliare il giornale per riuscire ad andarmene da questa città virtuale. Tagliare i gambi dei fiori e portare a spasso i cani, e saper disegnare per distrarmi, poter lavorare in un bar e dar da bere a cani e porci, ripiegare le magliette e dire solamente incosapossoservirla e graziedarriviederci.


Vorrei che suonassero la porta ora e mi dicessero di qualche calamità naturale, così non dovrei pensare ad altro che alla mia paura, alla voglia di scappare e alla disperazione che m’assale. O che dicessero che sta per arrivare un sacco di gente a mangiare e tocca a me cucinare. O che smettesse di piovere e ci fosse un autobus che mi porti lontano da qui, magari da sola, magari col cane, che tanto sta buono e lo posso nascondere come un clandestino dentro l’autobus blu che va più veloce. Vorrei che ci fosse qualcosa a cui devo stare dietro se no senza di me muore. È domenica e sento freddo come ogni benedetto giorno da lunedì a domenica da tutti i miei inverni. È domenica e io dovrei studiare fisica ma non ho ancora fatto nulla e sicuramente arriverà sera che non avrò aperto il quaderno perché sono qui e anche se non fossi qui a fare altro che non sia fisica.


Mi si è sfilato il piercing al naso. 

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