mercoledì 30 dicembre 2009

144: cinquecento catenelle

ogni tanto mi viene in mente la tua parlata i tuoi dialetti e i pantaloni corti quel giorno che mi sei venuto a prendere alla stazione al binario sbagliato, mi viene in mente quando siamo rimasti a parlare su una panchina di argomenti imbarazzanti e deliranti e quando hai letto per me pagine ad alta voce quando siamo andati lungo il fiume col tuo motorino e quando ho severamente sfidato l'equilibrio quando mi hai guardato dall'altra parte della sala a centinaia di chilometri di distanza quando ti ho messo in bocca le parole e quando te le ho tolte e mi ricordo la fontana a cui è mancata l'acqua nel momento esatto in cui mi hai detto che ti piacciono i diaframma anche se cantavi guccini e de gregori, poi un miliardo di anni dopo mi telefoni e mi dici che hai vinto il premio per cui sudavi durante i giorni della nostra corsa insieme, quelli in cui siamo stesi sui prati che mi ricordo ancora l'odore se mi metto le mani davanti al naso tutta l'erba che ho strappato per non farti capire le delusioni tangibili - rispetterò, te lo prometto, tutte le volte che non ci siamo avvicinati, e le tue richieste di vederci, le vacanze insieme che progettammo, progettiamo e progetteremo, con la consapevolezza che non ci rivedremo, mai, per esempio, per fissare una data nel tempo. ti hanno preso a lavorare da feltrinelli e io rispetterò, come da contratto, che adesso hai più tempo per i dolori articolari piuttosto che per il rumore dei denti sui bicchieri - per dare importanza a ieri, per quando mi ascoltavi seduto per terra con la schiena contro l'armadio, per quando mi hai detto che ti mancavo e che ci saremmo visti prima della fine dell'anno, per quando hai scherzato e ti è piaciuto tenermi sullo spiedino, per quando mi hai regalato centomila coroncine di spine fitte fitte e ben preparate. per quando non l'abbiamo fatto. per quando non abbiamo fatto niente, niente, niente, di quello che bisognava fare.

one of us cannot be wrong, leonard cohen

martedì 29 dicembre 2009

143: le luci ecc ecc

sarebbe il caso che tu mi restituissi il maestro e margherita, anche se i libri che mi hai dato tu, quelli no, non te li voglio ridare. e sarebbe il caso che qualcuno si premurasse di accendere i riscaldamenti, di aprire le tubature, di mettere a posto quelle rotte, e di placare i tormenti. non mi lamento se hai scelto la polvere bianca alla pellicola da film, se ancora vai parlando delle malattie che ci aggrediranno lo stomaco tra quarant'anni - o prima, chi lo sa. io ogni tanto guido ancora a velocità troppo elevata, potrebbe anche capitare che io muoia prima, potrebbe anche capitare a me prima o poi un riccio che mi si para davanti alla strada. e a differenza di te io sono ferma, ferma ai ragionamenti che faccio uguali da anni ormai, ma me ne compiaccio e non me ne cruccio, trovo ancora profondamente bello ascoltare max collini e le sue canzoni completamente costruire a computer o farmi la doccia in attesa di uscire per andare in libreria o andare in libreria e incontrare un libro, riconoscerne il tatto, lo spessore, il profumo. trovo che  vada bene trascorrere così queste nostre festività, senza vino, o il vino berlo solo quattro giorni dopo, di sera, alle dieci e mezzo, mentre parli con i tuoi vecchi amanti e vuoi ubriacarti, e vuoi perderti, e vuoi dimenticarti, e vuoi pensare che questa notte magari si dorme, che quest'inverno magari mangeremo le castagne, che qualcuno avrà la premura di portare fuori il cane, chissà come mai a distanza di tempo mi sento ancora leggere le parole che scrivo da quel ragazzo della pianura padana che non ha nemmeno più voglia di scrivere il suo nome per intero.

internet love, port-royal

giovedì 24 dicembre 2009

142: tu non preoccuparti

so che la malattia é solo uno stato mentale e se mi alzassi adesso fingendo stare bene, guarirei. so che potremmo anche fingere di non aver subìto tutto questo silenzio, se fossimo bravi a fare finta, e improvvisamente sarebbe come se quest'anno non fosse mai passato e io non fossi stata mai bloccata a capod'acqua in treno in mezzo ai sassi bianchissimi, so che basterebbe un altro po' di inchiostro per tornare a farti ridere e sorridere delle cose che dico e sarebbe bello a quel punto leggersi i pezzi di libri a caso nel cuore della notte. so che tutte le malattie che ho avuto riescono a farmi apprezzare ogni giorno lo stato di salute dei miei muscoli, e anche se questa notte ho sentito le vene scoppiare tu non preoccuparti, tu non preoccuparti, che passerà anche questo duemilanove con i suoi coltelli e i concerti che ci siamo visti e quando sotto il temporale si ritornava a casa da montepulciano cantando le canzoni dei tre allegri ragazzi morti con una felicità in effetti mai vista prima, dopo aver fatto le nostre solite figure, dopo aver spinto la macchina in discesa in folle, dopo aver bestemmiato contro il metano. non te la posso raccontare l'emozione di stare sdraiati al parco urbano col caldo di agosto e ferrara che adesso mi sembra casa mia, non l'avrei mai pensato di poter vedere i pesci siluro nel lago del castello non ci credo ancora che quella volta mi hai detto ti amo.

trent'anni che non ci vediamo, amari

domenica 13 dicembre 2009

141: i swear i try to plegde myself to not forget

ricordati che ti ho scritto molte lettere senza parole e che vorrei essere stata un poeta invece che un aratro da grano. ricordati che ho spezzato le carote e il sedano nella pentola con l'acqua e che non so mettere le parole in rima ma che mi piace ancora parlarti quando riesco a scollare la lingua dal palato. ricordati che siamo andate a guardare i girini nuotare nello stagno quando ancora le gambe erano buone e non tutte le vene varicose ci erano scoppiate a ridere, le rane saltellare nel giardino, i passeri cadere dal nido, gli inverni sovrastarci, la pioggia arricciarci i capelli. ricordati di conservare nel cassetto candeline economiche per tutti i compleanni ai quali ho intenzione di invitarti, senza biglietti e senza preavvisi, répondez s'il vous plait. ti invito alla mia festa, invito alla mia vita e alla mia non gioia, molto più spesso alla mia malinconia - alla mia scortesia, alla mia insoddisfazione, alla mia carenza di carezze. domani taglierò a strisce fine la carta bianca delle tue medicine e ti porterò i coriandoli domani ti prometto che imparerai a nuotare e distinguerai i gigli dalle ortensie, la zuppa di pomodoro dal minestrone, e il mio amore dal mio dolore. ho intenzione di fare un discorso con le rose perché quest'anno, a maggio, non ti pungano le dita. vedi se riesci a trattenerti.

powder on the words, a toys orchestra

sabato 12 dicembre 2009

140: diamoci un taglio

un giorno scriverò un romanzo, me lo prometto. e avrò il coraggio di buttare i biglietti che mi hai scritto fitto fitto, con la calligrafia a zampa di gallina, di oca, di coccodrillo, di colibrì. vorrei di nuovo scioglierti le dita come un laccio rosso di fiocco leggero, vederti scartare un regalo, sapere che è il mio. per te. vorrei che qui qualcuno facesse l'albero, per l'urgenza di vedere le lucine in un buio completo, tutta la casa in un tremendo blackout. così possiamo smettere di parlarci per cortesia e chiederci mi passi il sale, così la possiamo smettere di centellinare le lacrime, le parole, le spade, le pantofole. lasciami andare a dormire senza averti parlato stasera, lasciami dire che sono gelosa se so che hai trovato qualcuno con cui passerai miglior tempo di quello che hai passato con me - ma tu te lo ricordi il valzer che abbiamo ballato il giorno della mia patente, con la sciarpa a righe colorate che mi hai rubato per una vita e che rivorresti ancora? tu ti ricordi con quanta leggerezza abbiamo sollevato i piedi e i pensieri da terra e l'erba che abbiamo strappato dai prati a ciuffi per prepararci i letti, i giacigli imperfetti?

bellamore, riccardo senigallia

lunedì 7 dicembre 2009

139: come vorresti addormentarti ora

ho imparato a non mettere lo stesso vestito per più di due volte di seguito, come un meccanismo certe cose smettono di funzionare se ne approfitti molte volte - quante volte ho abusato della tua pazienza quante volte ho pensato di poter riuscire a fare spesa prima che il supermercato chiudesse. e così metterò via i tuoi no, i tuoi sì, il tuo cioccolato senza cucchiaino, i puntali d'argento e le scartoffie di camera tua; così porterò via i maglioni a collo alto e i dolci comprati all'etto. oggi sei dicembre io sono come un foglio bianco, può ancora succedere di tutto, possiamo trovare la pazienza, la costanza per fare di nuovo le valigie, per fingere di poter camminare all'infinito, per tenere entrambe le mani nelle tasche. così metto via le caffettiere, i cucchiaini, preparerò i coltelli per la nostra debole resistenza; ti vorrei vedere ancora con il coraggio che avevi dieci anni fa, dire cose che adesso non dici più, fare le cose che non faresti più, portare il cane a fare il bagno nel lago liberi dai pensieri le teste vuote i serbatoi sfiancati e le nostre piccole, minime battaglie contro la noia. pagherei ancora molto per sentirti che mi fai la treccia ai capelli, pagherei tutto quello che vuoi per le tue mani ancora tra i miei capelli.

cosa vuoi da me, samuele bersani

venerdì 4 dicembre 2009

138: per riaggiustarti le dita


mi sono rotta una mano per cercare di mettere a posto, mettere a posto le cose metterti a posto le ossa mettere a posto i tuoi oggetti sparsi per la casa mettere a posto le tue canzoni in una cartella sicura. ricordi, piovigginava in maggio, e tu ti guardavi i piedi non sapendo che dire e poi te ne sei andato scalando le marce nella tua astronave gialla senza bisogno dei tergicristalli - a volte piove anche se non è inverno, a volte mi fa male lo sterno, a volte voglio scriverti una lettera ma non so per parlarti di cosa, a volte mi fanno ridere gli anziani alla stazione che si danno appuntamento per parlare intorno al termosifone vestiti di tutto punto e nelle loro parole c'è il vino, c'è l'olio, tutte cose che tra poco noi non ricorderemo più. nel frattempo tu sembri non curarti delle cicatrici, quando parli dici poche cose, trascini le parole per il guinzaglio, mi fanno pena quelli che portano a spasso il cane, sì, portano a spasso il cane con il guinzaglio allungabile e lo bloccano a tre decimi della sua lunghezza naturale - portare a spasso un cane a strozzo no, non è un bel mestiere da padrone. mi fanno pena i treni che puzzano, i controllori che non controllano, e i cartelli degli orari stirati a prender freddo - l'erba ghiacciata di questi giorni, che non smette di tentare di esser verde, le macchine parcheggiate alle poste, le lumache inavvertitamente schiacciate, i sensibili ritardi, le tue dimenticanze, e quando mi pisti un piede che non senti le ossa rotte - non mi rendo conto com'è lungo quest'inverno, bisognerebbe chiederlo a moltheni che nel frattempo ha smesso di suonare.



heartbeats, josé gonzalez

giovedì 3 dicembre 2009

137: I'd give you everything I've got for a little peace of mind


dicembre, te lo prometto, sarà il nostro ottobre rosso, faremo la rivoluzione con i bastoncini che ci rimangono, e mangeremo al tavolo finemente apparecchiato la vigilia di natale tu mi porterai a comprare il pesce surgelato allo spaccio poco fuori in periferia, lo guarderemo riprendere i sensi nell'acqua bollente, lo sentiremo ancora vibrare. dicembre, te lo scriverò su un foglietto, ci accenderemo tutte le candele addosso e spegnerle non farà rumore - quando dicevi che avevi bisogno del rosso e il rosso era il sangue colato pian piano lungo le vene le linee del braccio. non ti so descrivere che effetto fa un ago fino in fondo alla gola, mi ricordo che ho guardato un orologio capovolto, ho ripetuto il tuo nome diecimila volte come un'ave maria, dicembre te lo prometto non ti mancheranno i maglioni per liberarti la fronte dai ghiaccioli, i gatti ci resteranno impigliati agli angoli delle tshirt - tu forniscimi solo di tritolo fino, tu regalami soltanto dinamite pura, tu nascondi per me sotto il tavolo un concerto di razzi e fuochi d'artificio - partiremo a velocità supersonica, chi se ne frega se nevica.



i'm so tired, laundrette

martedì 1 dicembre 2009

136: pittori di case rosse e verdure verdi non asparagi


questo blog non piace a nessuno perché nessuno sa di cosa scrivo - e mi hai detto che in biblioteca basta passare, l'ingresso è completamente gratis, forse prima di natale, un giorno di questi mi arrampicherò fino alla punta di corso italia. o magari ci hanno tolto l'esclusiva del negozio di fumetti e il mercatino dei fiori in piazza garibaldi non ceniamo più nei ristorantini e tu mi aspetti mentre sono in bagno e io ritardo per fare apposta e ridere tra me che sei di là impaziente a batter le nocche sul tavolino. fai piovere un temporale di mozzarelline di bufala, mi viene da dire. fai piovere, ancora. mangiamo di nuovo il gelato al pistacchio sedute sui gradoni delle poste comunali nel palazzo vecchio in centro, sotto le foglie dei platani - domani andrò a torino, domani ti verrò a cercare, domani salirò milioni di scale come montale per darti il braccio, e tu come una piccola sapiente zanzara non dirai niente mi prenderai semplicemente a morsi.
"mi piacerebbe poter essere emozionato come adesso in un momento reale"



• 13 me and the half untruths I & II, hogwash