mi sono rotta una mano per cercare di mettere a posto, mettere a posto le cose metterti a posto le ossa mettere a posto i tuoi oggetti sparsi per la casa mettere a posto le tue canzoni in una cartella sicura. ricordi, piovigginava in maggio, e tu ti guardavi i piedi non sapendo che dire e poi te ne sei andato scalando le marce nella tua astronave gialla senza bisogno dei tergicristalli - a volte piove anche se non è inverno, a volte mi fa male lo sterno, a volte voglio scriverti una lettera ma non so per parlarti di cosa, a volte mi fanno ridere gli anziani alla stazione che si danno appuntamento per parlare intorno al termosifone vestiti di tutto punto e nelle loro parole c'è il vino, c'è l'olio, tutte cose che tra poco noi non ricorderemo più. nel frattempo tu sembri non curarti delle cicatrici, quando parli dici poche cose, trascini le parole per il guinzaglio, mi fanno pena quelli che portano a spasso il cane, sì, portano a spasso il cane con il guinzaglio allungabile e lo bloccano a tre decimi della sua lunghezza naturale - portare a spasso un cane a strozzo no, non è un bel mestiere da padrone. mi fanno pena i treni che puzzano, i controllori che non controllano, e i cartelli degli orari stirati a prender freddo - l'erba ghiacciata di questi giorni, che non smette di tentare di esser verde, le macchine parcheggiate alle poste, le lumache inavvertitamente schiacciate, i sensibili ritardi, le tue dimenticanze, e quando mi pisti un piede che non senti le ossa rotte - non mi rendo conto com'è lungo quest'inverno, bisognerebbe chiederlo a moltheni che nel frattempo ha smesso di suonare.
• heartbeats, josé gonzalez
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