un giorno scriverò un romanzo, me lo prometto. e avrò il coraggio di buttare i biglietti che mi hai scritto fitto fitto, con la calligrafia a zampa di gallina, di oca, di coccodrillo, di colibrì. vorrei di nuovo scioglierti le dita come un laccio rosso di fiocco leggero, vederti scartare un regalo, sapere che è il mio. per te. vorrei che qui qualcuno facesse l'albero, per l'urgenza di vedere le lucine in un buio completo, tutta la casa in un tremendo blackout. così possiamo smettere di parlarci per cortesia e chiederci mi passi il sale, così la possiamo smettere di centellinare le lacrime, le parole, le spade, le pantofole. lasciami andare a dormire senza averti parlato stasera, lasciami dire che sono gelosa se so che hai trovato qualcuno con cui passerai miglior tempo di quello che hai passato con me - ma tu te lo ricordi il valzer che abbiamo ballato il giorno della mia patente, con la sciarpa a righe colorate che mi hai rubato per una vita e che rivorresti ancora? tu ti ricordi con quanta leggerezza abbiamo sollevato i piedi e i pensieri da terra e l'erba che abbiamo strappato dai prati a ciuffi per prepararci i letti, i giacigli imperfetti?
• bellamore, riccardo senigallia
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