lunedì 29 marzo 2010

205: piccole vittorie

piccoli clandestini spodestati piccoli soldati e poi quel pomeriggio di pochi giorni fa quando mi hai portato sul terrazzo del quarto piano da cui si vedono tutti i giardini dove non siamo mai entrati - e scusa se ci siamo innamorati e abbiamo fatto i pazzi quando per la prima volta sul treno e tu mi hai detto è la prima volta che lo prendiamo insieme e mi pare ieri che senza giubbotto tremavi con la mano ti tenevi il braccio e mi hai detto dei conati dell'agitazione. oggi per fare un brindisi al nostro stare bene solleverò tutte le case dove sei andato a vivere per ritrovare le tue matite e le chine e i pastelli che ti sono sfuggiti dalle mani viaggiare a velocità supersonica guardando la campagna che va via le pecore gli steccati i tuoi occhi grandi poi timbrare i biglietti e prendere il caffè e pensare che sono solo sessantuno chilometri che potrei venire a piedi che è ritornata l'ora legale e non è una cosa da poco.

primer, 65 days of static

sabato 27 marzo 2010

204: love is a doing word

il sabato all'ora di pranzo è blu, non chiedermi come mai ma è così. poi i bordi rosicchiati della pizza che via via smetti di mangiare pian piano che lo stomaco si riempe poi la birra per la prima volta e la barba fatta che ricresce testarda o le gocce di condensa sul finestrino di una macchina (nuova) - poi viene aprile ci travolgerà aprile ti canterò questa canzone di non rime poi ti restituirò i libri e ti lamenterai degli scambi che sono in verità passaggi di fluidi la tua saliva che saranno poi i tuoi capelli tra le mie mani e tra le tue mani i miei capelli e stringimi e stringimi e spingimi e ti vergogni se lo dico a voce un po' più alta? e ogni dieci minuti controllerai le pressioni e nel parcheggio ti insegnerò a pilotrare i dischi volanti e le volanti dei carabinieri alle quattro del mattino tornando sempre con quest'allegria fastidiosa seguire il corso della fioritura del pesco che vedo solo di notte monitorizzare tutti i boccioli sparare a salve alle magnolie baciarti sulla bocca più e più volte perderci nelle panchine affondare il culo nel sedile sbottonarti i pensieri farti ritrovare le cartine prendermi cura di te, prendermi cura di te, prendermi cura di te.

teardrop, massive attack

mercoledì 24 marzo 2010

203: logorrea

mille serpentelli gialli ballano il can can dentro l'intestino tenue - mi scriverai sul corpo che non è la fine mi cambierai le pile quando sarà di nuovo inverno deciderai tu a quanti herz si dovrà viaggiare per tenere ferme le tendine della macchina mentre andremo a palma di maiorca. dammi un altro po' di stoffa e un fiammifero per accenderti tutte le sigarette che ti mancheranno e poi la resina del pino e il gatto che sosta sul tuo zerbino dammi le salite le discese e l'ascensore rosso e i finestrini appannati di questi anziani che passeggiano di questi anziani che borbottano di questi anziani di questi anziani dammi le tue mani dentro e fuori, i contorni e l'insalata i pomodori e quei begli occhi che hai, chissà come mi vedi bene.

on my feet, eels

sabato 20 marzo 2010

201: maledetta primavera

e stringimi stringimi stringimi e baciami baciami fammi posto tra le tue arterie e i lividi osceni - che il tuo bacio è come un rock oh sì che le tue mani le tue mani la pastina e la pastafrolla e la panna sulle fragole che ancora non son cresciute - che i treni i treni e anche i ritardi nell'impasto generale e svegliarsi la mattina con le tue braccia di formaggio brie e i tuoi boccoli sul cuscino - il mio piumone non è mai stato così esausto e contento il mio sugo non è mai stato così buono il mio stomaco non è mai stato così pieno - che fretta c'era maledetta primavera di appendere le lune ai polsi e ai cieli che fretta c'era di giocare a battaglia navale con due barchette come me e te, che ho perso un attimo la cognizione del tempo e del luogo dell'intreccio, mica mi presteresti i braccioli?

mercoledì 17 marzo 2010

200: infine tu sei ovunque

saltando dentro le pozzanghere potremo ubriacare le nostre scarpe - ti ricordi quando mi prendevi in giro per la scelta del vino bianco, perchè il vino bianco è da sfigati, sfigati, sfigati, ti ricordi quando ho perso la cognizione di come si devono muovere le mani - e il rumore che fai è lo stesso di quando sbaglio la strada e comincerò ad ingoiare benzina per macinare i centimetri che mi separano da te, parlerò una lingua già coniugata al futuro se solo potessi adesso ricordarmi di ogni singola goccia di pioggia ricevuta sulla faccia se potessi anticipare la crescita dei papaveri con un trucco nel funzionamento dello stelo se potessi regalarti il rosso, che non è mai solo un colore, e sporcarmi con l'inchiostro liquido delle tue parole - morire sarebbe meglio che questo stare qui con un'angoscia disperata di felicità tra le dita, innescata come una bomba a orologeria e il letto di lenzuola viola che è diventata un'isola per sognarti che vai via. avessi mai imparato a scrivere sotto dittatura sapessi scrivere sotto dettatura fossi capace di dire le cose quando mi sento così invece tutto si perde tutto si perde in foglie tutto si perde in parole e orme - quando cazzo riusciremo a vederci?

ovunque, verdena

martedì 16 marzo 2010

199: le notti bianche

disegnami un cuore nuovo sopra il seno sinistro un gatto sul fianco un coniglio porta fortuna sul collo delle parole, delle parole, dammi delle parole, dammi la carta, dammi la benzina, dammi un altro giorno di vita con questa macchina di merda. adesso ho un albero pieno di uccelli in mezzo allo sterno e ogni tanto tu urli a voce alta per far volare via tutti gli stormi - ogni tanto torna il sole ed è come se fosse estate ogni tanto non mi vengono le parole e ho ingoiato il pongo colorato come quando avevo cinque anni - rifare tutti gli sbagli daccapo e fare di un bagno uno spreco, scaldarsi inutilmente le mani aspettando di toccarti aspettando che tu mi tocchi aspettando di leggere karfa per bene, un giorno, aspettando il tuo ritorno - aspettando il tuo arrivo.

ho trovato il cuore d'oro, amari

lunedì 15 marzo 2010

198: hai scritto sul mio corpo che non è la fine

e benedici padre queste follie di marzo benedici il sangue che non ne vuole sapere di coagulare e di comunicare alle vene il suo messaggio distorto di amore e di pazienza - oggi in mezzo all'erba ho visto un uccello raro che ti assomiglia il cui esemplare maschio porta fortuna - ti regalerò una manciata di stabilo a punta fina per mantere tutte le promesse al caldo, prometto di affrontare l'inverno col vestito adatto, prometto che farò il biglietto marzo mi spaccherà i violini allegri sulla schiena lividi lividi buoni per capire  i segreti nascosti dentro le automobili hardcore - è abbastanza sproco questo disordine? è abbastanza in ordine questo sporco? grazie per i deliri e per il sugo di pomdoro grazie per la fretta e per i tuoi vestiti per la consistenza della memoria e per non dimenticare - così non sentirò freddo dietro i finestrini spaccati dall'inverno, e la neve mi sembrerà uno scherzetto, i ritardi dei treni un esercito di giochi, e ti ho infilato una manciata di spiritelli in tasca e tu travolgimi con la tua magia nera e tu toglimi i ghiaccioli dalla fronte come se domani fosse luglio, come se domani al mercato trovassimo le mie viscere tutte belle pulite in vendita a testimoniare che non è la fine. hai mai sentito parlare di uno zombie che canta?

primitivi del futuro, tre allegri ragazzi morti

domenica 7 marzo 2010

197: quando gli bruci i sentimenti senti che puzza di plastica

così l'unico modo per combattere la primavera diventa ascoltare dente ripensando a quando anche tu non disdegnavi di prestargli le orecchie e mi dicevi - tu lo ascolti e mi piacerebbe capire cos'hai in testa. testa testa scatolina come una scatola rossa e nera come una scatola a forma di cuore come un contenitore di spore - inventerò le filastrocche per tenere lontani gli spiritelli della pioggia e intreccerò l'aglio per mandarmi via i reumatismi d'amore. le tue cianfrusaglie sono ancora accatastate qui, ogni tanto torni ogni tanto chiami ogni tanto urli a gran voce ogni tanto fai una risatina e come disse qualcuno oggi sono una canzone portoghese in un mare di fagiolini scintillanti. esattamente così ti presterò la mia tuta da sommozzatore e nella profondità dell'oceano ti porterò a ritrovare il mio stomaco o quel che ne è rimasto dopo che l'hai rosicchiato con i tuoi dentini affilati. c'è un posto abbastanza equivoco che è la mia testa, questa sera ci darò una festa, è gradito l'abito scuro e tu apparirai all'improvviso col tuo cappotto nero e il tuo sguardo chiaro, all'improvviso mi obbligherai a ballare mi dirai quanto tempo che non guardiamo roma dal gianicolo quanto tempo che non ti porto a succhiare i gelati quanto tempo quanto tempo che non ci salutiamo dalle parti opposte della libreria, e se ci va bene di tutte queste bazzecole ne faremo un romanzo vero, pensa che bell'idea.

life on mars?, david bowie

sabato 6 marzo 2010

196: un pettirosso da combattimento

ascoltare un disco dalla prima traccia all'ultima e daccapo, al contrario, come farei se tu fossi disteso sulle mie lenzuola e io ti stessi contando le vertebre - diventeremo come quei vecchietti che non s'arrendono all'età, e a novant'anni ancora brigano per rimanere immortali dimenticandosi quant'è bello dormire. alla fine di tutti i momenti compunti e commoventi ho una manciata di lettere per te, combinale come vuoi e dagli tutti i sensi che ti pare - il primo dei promemoria che ti suggerirei è di non dimenticare i contorni e le mani e le mani e le mani e la bocca che crede sempre di sapere cosa dire e la convinzione di aver ripassato abbastanza il copione e. tutti i modi di dire che mi hai rubato e questa noncuranza che hai nel disinnescare gli allarmismi, ché mi costringi a svagarmi a me che gli svaghi non son mai piaciuti, che mi costringi a nuotare quasi a raso del pavimento della piscina sperando in un altro minuto di apnea che tanto poi ci sarà sempre tempo per le giustificazioni, vero?

la domenica delle salme, fabrizio de andrè

venerdì 5 marzo 2010

195: una scelta di marketing

amarti non conveniva, ma lo facevo lo stesso. amarsi non è come l'esame di economia aziendale, non ho calcolato i rischi non ho tenuto conto dei progetti non tu ho chiesto se gentilmente potevi ricambiarmi, in carta intestata coperta di ceralacca. tutto questo perché credo di aver scalato tutti gli scalini della saggezza alla ricerca di un indizio, che mi fa ridere chi, senza saperlo, capirà questa citazione, dopo che ti ho promesso che ti avrei passato delle canzoni dopo aver progettato progetti dopo essere venuta a prenderti alla stazione. così tolgo gli ormeggi e sarà difficile non ricordarmi di quello che é successo, perdonare i tuoi odori per essere rimasti nella mia 354 marce (cito, anche qui, ma questa é più difficile), così non ce l'avrò con te se per stavolta non ci siamo amati, nella mia prossima vita sarò un grandissimo albero, e tu con la tua immensa semplicità e voglia, mi verrai a fotografare. oppure ti sarai fatto una cultura, e per una strada tree therapy verrai ad abbracciarmi, e a conti fatti credo che sì, mi piacerebbe che tu lo facessi, anche se quando l'hai fatto ti ho mandato via di corsa ma non é per via dei cartellini messi ai vitelli né per le cose disgustose che dici mentre mangiamo, né per i due di picche dal mazzo di carte di cui io, indubbiamente, sono la regina rossa. ricordati per sempre le luci buie del cinema e le pazzie che ci hanno fatto ridere, bene o male, l'abbraccio dato di spalle che mi ha rivoluzionato la teoria degli angoli a centottanta gradi, e quando mi tiravi i pop corn, facendo irrimediabilmente sempre centro.

i fiori, il pan del diavolo

giovedì 4 marzo 2010

194: hai mai sentito parlare di uno zombie che cammina?

ma domani se tu vuoi potrai farmi trovare il disco dei tre allegri ragazzi morti con un fiocco rosso davanti alla porta domani se tu vuoi potrai portarmi il cornetto e il cappuccino e insieme alla tazza per il caffé al ginseng, anche le tue dolcezze per me - marzo è stato un fiore e noi i petali sgranati come gli occhi i tuoi neri neri come esuli pensieri nel vespro migrar. mi racconti dei tuoi boccoli nonostante i tagli, tra poco torneremo anche a falciare l'erba e a pensare ad altri esami e probabilmente saremo già due punti acqua-acqua di questa battaglia navale imbevuta d'alcool - ma domani, se tu vuoi, non ne farò un problema di questo continuo accartocciare e ridisegnare le rotte, se tu vuoi ti verrò a pigiare l'uva per il vino addosso, se tu vuoi ti restituirò il favore di sei tarantole lungo la schiena e come direbbero i verdena - ho sonno e dormo.

balanite, verdena

193: la comodità di dormire in macchina

poi non mi lasci pagare il cinema. né la cena. né il parcheggio dove ho infilato la mia macchina stanca. un giorno tu aprirai e io sarò una pila di fumetti nuovi, un giorno anzi una notte dormiremo ancora in macchina e stavolta mi impedirai di intossicarmi il braccio sinistro con l'inchiostro e i tuoi occhi non saranno chiusi ma aperti aperti aperti e la tua bocca non sfiorerà parole ma baci baci baci - e poi ti vergogni e abbassi la testa, testina, e quella testina così bella te la vorrei accarezzare, con tutte le tue cicatrici, testina, i tuoi dentini storti e la tua vocina che parla piano piano e per sentirla devo abbassare. poi mi spacchi gentilmente il cuore in quattrocentomila colpi che truffaut ti farebbe i complimenti che ci verrebbero dagli altri continenti, per vedermi, senza parole come non mai, a guardare le gazze ladre alle sei di mattina altro che gli addetti alla nettezza urbana - la prossima volta ti suggerisco di decidere prima in quale scomparto infilare i tuoi scarti, un giorno questo volerci bene sarà un po' più ecologico a basso consumo un giorno rovescerai le carte sul tavolo e non sarà più importante niente nè i gatti nè i soldi nè il freddo nè le birre fatte in casa e io non dovrò rifiutare i fazzoletti potrò piangere piangere piangere al semaforo come ho fatto per tre quarti d'ora da quando te ne sei andato. poi come da copione fai la cosa che ti piace di più: andare via, e io sono una macchia di vino sulla tovaglia bianca io sono una pila di fumetti nuova io sono l'ombrello l'ombrello l'ombrello, ma perché non porti via anche me?

born slippy, underworld

martedì 2 marzo 2010

192: soffia

se non fosse che marzo ci invitò a ballare un tango, e sparpagliò i petali così come li avevamo composti. coltiverò l'ortica senza preoccuparmi dei giri di vento che cambiano senza preoccuparmi di essermi vestita troppo leggera senza preoccuparmi delle uova strapazzate di marzo. coltiverò l'ortica e poi noi a maggio, scherzando tra noi come in quella canzone,  ne raccoglieremo un po' da passarci sotto il collo come quando lei da piccola mi fece toccare gli occhi dopo avermi messo in mano il peperoncino. come quando mi hai mandato le nostre foto insieme tutte a pezzetti e sotto hai scritto semplicemente: soffia.

il modo più geniale, cappello a cilindro

lunedì 1 marzo 2010

191: poi mi dici che il tuo amore ha un braccio rotto

ho dato fuoco alle cose di te, ho dato fuoco, ho dato fuoco - ai tuoi inviti e mi dici scendi a roma così andremo a vedere quel concerto che non abbiam mai visto e il mio cuore è un congresso di personcine in frac che si stringono la mano e a cui devo dare un bacio - chissà quante volte ti sei fatto la doccia, da quando non ci sentiamo, chissà se l'acqua ti ricorda me. poi mi dici che il tuo amore ha un braccio rotto e ripenso a quest'estate a quando sul motorino al pigneto mi offrivi il vino mi ubriacavi mi portavi nelle pizzerie mi dicevi - gaia ti ho pensato mentre suonavano blackbird, poi non era più blackbird, era qualcos'altro, poi mi scrivi un sms dopo tre giorni che ci siamo salutati e mi dici che non era qualcos'altro era moltheni - grazie di avermi pensato e di aver ricomprato le munizioni per trovare il coraggio di parlarmi grazie. per le attese disilluse. per l'odore delle rose. per i diaframma, soprattutto e innanzitutto. che poi magari i tuoi baffetti ti cadranno nel piatto degli gnocchi di patate e col vino ci faremo una festicciola, che quanto sei triste-triste-triste con la tua ragazza sottobraccio, con le tue scarpe da ex universitario, coi pantaloni stirati senza un pelo, con la tua baguette in bicicletta - col tuo mettiamo un disco e volevi che ne scegliessi un altro - sono passati tanti di quei mesi, ma tanti di quei mesi che adesso perdo l'equilibrio.

left me high, death valley sleepers