poi non mi lasci pagare il cinema. né la cena. né il parcheggio dove ho infilato la mia macchina stanca. un giorno tu aprirai e io sarò una pila di fumetti nuovi, un giorno anzi una notte dormiremo ancora in macchina e stavolta mi impedirai di intossicarmi il braccio sinistro con l'inchiostro e i tuoi occhi non saranno chiusi ma aperti aperti aperti e la tua bocca non sfiorerà parole ma baci baci baci - e poi ti vergogni e abbassi la testa, testina, e quella testina così bella te la vorrei accarezzare, con tutte le tue cicatrici, testina, i tuoi dentini storti e la tua vocina che parla piano piano e per sentirla devo abbassare. poi mi spacchi gentilmente il cuore in quattrocentomila colpi che truffaut ti farebbe i complimenti che ci verrebbero dagli altri continenti, per vedermi, senza parole come non mai, a guardare le gazze ladre alle sei di mattina altro che gli addetti alla nettezza urbana - la prossima volta ti suggerisco di decidere prima in quale scomparto infilare i tuoi scarti, un giorno questo volerci bene sarà un po' più ecologico a basso consumo un giorno rovescerai le carte sul tavolo e non sarà più importante niente nè i gatti nè i soldi nè il freddo nè le birre fatte in casa e io non dovrò rifiutare i fazzoletti potrò piangere piangere piangere al semaforo come ho fatto per tre quarti d'ora da quando te ne sei andato. poi come da copione fai la cosa che ti piace di più: andare via, e io sono una macchia di vino sulla tovaglia bianca io sono una pila di fumetti nuova io sono l'ombrello l'ombrello l'ombrello, ma perché non porti via anche me?
• born slippy, underworld
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