mangia mangia insegui il pollo piccante nel piatto e chiedimi ancora che cosa c'è che non va parlami ancora di come si corregge il caffé, fammi piangere, sì - fammi piangere dentro la bottiglia di jagermeister, e non mi fotografate che questa sera vorrei che il vino mandato giù tornasse ad essere uva nello stomaco così sentirei ancora qualcosa che si muove, e il pesce eri tu - che hai nuotato nella pancia coi dentini messi a sorriso, che sei entrato e uscito e non hai chiesto mai permesso - e poi non hai detto addio e adesso al posto dell'esofago ho una miniera di nani silenziosissimi che dicono il tuo nome quattoridici volte al mese, ma giuro, non mi curo più di te, giuro, non mi vieni in mente come se fosse vero dire fare baciare lettera testamento come se fossero veri i tuoi seni nelle mie mani come se questa tristezza avesse mai imparato ad andare in cyclette e un giorno, mi dice, ti dirò qualcosa a proposito di vasco brondi che a me vasco brondi adesso mi fa venire in mente tu che mi chiedi se le cose che scrivo sono proprio le mie che le cose che scrivo probabile ora ti scivolano sicuramente addosso. e tu che sei nei cieli tu che sei lo spartitraffico dei miei desideri e va benissimo anche il vuoto va benissimo la voragine va benissimo staccare lo scotch coi denti pensando improvvisamente e senza motivo a quando ti ho detto che il primo aprile saremmo stati insieme pensando che hai detto giura ma la parola giura ha declinazioni perverse pensando a quando ti ho parlato di dente e tu hai detto portamici, gaia.
• ciao, riccardo sinigallia
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