sabato 30 maggio 2009

. guarda come siamo friabili

e mentre il vento cambia direzioni, sei a ravenna che distribuisci volantini che diventano pavimenti. sei lì ad ascoltare le poesie di ulisse e creta, tipo a respirare l'aria che ho rubato a settembre. chissà se al pala de andré ci sono ancora le bandiere della pace appese, e i comunisti arresi a chiedere offerte libere per la festa dell'unità. coi manifesti elettorali e la par condicio sulle nostre opinioni. siamo ispirati, ma é inevitabile. ci scriviamo cose intense, tipo che dovrei metterti i ciuffi d'erba tagliata dentro la maglietta, e ridere. tipo che ad un certo punto casa mia é investita da un corto circuito emozionale e va via la corrente. e alla fine del vento, c'è sempre qualcosa di nuovo. e qualcosa di vecchio che si rompe, dopo la centesima volta che ci si fa male con una canzone. dopo il vento mi chiami e nonostante tutto, trovi le parole - una cosa incredibile. i nostri messaggi di buongiorno, guidare in due direzioni differenti, in due parti d'italia sensibilmente distanti. come sempre. tu che dici che ti immergi nella campagna ferrarese. e solo a ravenna ti toglierai i baffi immaginari che ti ho fatto col latte freddo. passo il pomeriggio a fotografare papaveri e le parole monotone di un ragazzino deficiente della tua stessa città. mi viene da ridere per le tue biciclette, per i tuoi modi buffi di essere e di fare. sono brava, vero, a scrivere come vasco brondi? comunque remo ceserani dice che: il postmoderno, a differenza del moderno, non ricerca uno stile, ma segue la scia dell'imitazione, della parodia, dell'ironia, del frammento. alle 19.25 mi dici che la guerra é finita. almeno per te.


fishing for a dream, turin brakes

venerdì 29 maggio 2009

. volevo che fosse per te stupendo, irrinunciabile come un 25 aprile

perché in fondo, vedi, tutti noi scrivevamo come vasco brondi. e nessuno si preoccupava di che cosa fossero le nostre emozioni. che cosa fossero le cose che dicevamo, le direzioni che prendevamo. i cartelli che mi sono macinata per fare torinopiacenzabolognaancona. in una tratta di percorso il treno si é anche fermato. e guardavo le pietre bianche di quella stazione col casello abbandonato, degli arbusti con sopra delle tele di ragno enormi. la figura del capotreno che camminava sui binari, progressivamente più piccola, per cercare di riparare il guasto. chi cazzo verrà a riparare questo buco? che volentieri mi sarei stesa sulle rotaie, tutte le volte che ho preso il treno, dopo averti incontrato. mi volevo stendere sul prato e chiedere alle tue scarpe se, gentilmente, potevano farti rimanere. volevo metterti lo zucchero nel carburante, così non dovevi ripartire. e il giovedì mattina stavo tra le lenzuola con un sonno inquieto, a sentirmi dire che siamo friabili. perché in fondo, vedi, siamo tutti come vasco brondi. che secondo me si é anche rotto il cazzo di tutti noi, e adesso vedi, non scrive più né le canzoni né i pensieri. così evitiamo di emularci. così evitiamo di amarci, per i prossimi trenta o quaranta anni.


e io che mi ero innamorata di ogni tua piccola iridescenza. pensavo di avere capito i tuoi incubi, o almeno una parte. pensavo che avremmo guadato il fiume, nonostante le piene. le maree. e infine, la neve. pensavo che i coltelli sarebbero rimasti dalla parte della lama liscia, senza tagliare. ascolto il tuo disco. che credevo di mettere su tra minimo qualcosa come cinquantadue mesi. invece sono passati a malapena sedici giorni, a stento sedici giorni. tossendo, sedici giorni. coff coff. con le prescrizioni e le precauzioni dei farmacisti, mi raccomando non più di due volte al giorno. mi raccomando, non innamorarti mai più di una volta all'anno.


poi restavo tra le lenzuola di un letto con troppe molle, a leggere che tu sei troppo lunatico e fastidioso, e io troppo friabile. chiaramente non eravamo rocce, chiaramente non eravamo nemmeno in grado di camminare sulle piazze inclinate. poi mi faccio ridere, quando dico ad alta voce e in italiano le frasi delle canzoni che ascoltavamo. tipo: vorresti dire che mi ami? é una tormenta di neve in cui non ci si ama per niente. dimmi che ti ho fatto ridere, quando sono venuta a fare il kamikaze per scongiurare tutti gli indizi che mi avevano già mandato le tue sopracciglia. e il fatto che non mi prendevi le mani. e che poi quando ti ho detto del nostro film, hai alzato le spalle.


allora, in emilia romagna ci sono tremila paesini da imparare. le uscite della a1 infinite. che possiamo scendere e andare a salutare tutti. gli offlaga disco pax, i modena city ramblers, anche vasco brondi. moltheni no, che vive in svizzera. bologna deve bruciare. questo disco a diciotto tracce prima o poi dovrà finire. e domattina vado a siena, macinare la toscana é più divertente che farsi mezza italia per venirti a sentire che mi dici scortesemente che non mi ami. come quando eri troppo piccino per vedere i concerti e te ne andavi in giro per la città di notte. mi scrivevi i messaggi chiamandomi dolcedolceassassinadicuori. e ce ne siamo andati, tutti e due, e soprattutto tu. io non mi sono mai mossa, sono rimasta tipo a rifare l'asfalto per quando tornerai. mi pregavi di crederti se dicevi che avevi pianto. ma alla gara di lacrime hai perso. e in farmacia gli racconto che ho le allergie ai pioppi, quando quello che starnutiva eri tu.



il tuo disco

77: l'abbandono


ma quante volte ti ho detto ti amo nel sedile posteriore della tua macchina? e nonostante i dialoghi da commedia triste, non ci cadevano addosso né i monumenti né le piazze coi loro palazzi inclinati, che io non vedevo. la pioggia durava solo un giorno, per significare l'abbandono. dovevo inciderti le voci che avrebbero cantato la prima canzone che mi hai fatto ascoltare. era bello mettersi le cuffie verso le una della notte. più che per ovattare i suoni, per essere io e te, dentro ad altre dimensioni. dopodiché remo ceserani mi fa presente che il postmodernismo ha l'attitudine di lasciare che questo frammentismo sia tale. remo ceserani non capisce un cazzo del nostro amore, del mio amore per te, che veniva su come i papaveri in anticipo, ad aprile. farai gli anni e spero tu abbia imparato a non vergognarti di ascoltare gli ida o di provare qualsiasi altro tipo di emozione, concava o convessa. poi dicevi: io e te, non siamo il finale di some sinatra. arriveranno i finanzieri a dirti che avevi torto.



some sinatra, the secret stars

76: l'amore con la data di scadenza, come gli yogurt bianchi dai colori definitivi


dici che ti fa sorridere sentir parlare degli alberi di torino, che io chiamo platani e che tu hai sempre e solo chiamato alberi. casualmente, mettendo lenzuola pulite, mi sono accorta di essere vestita esattamente come quando ci siamo visti l'ultima volta. i sensi unici, i sensi di fine, non dovrebbero mai esistere. le nostre strade sarebbero dovute convergere, come i binari immaginari che avevo sotto i piedi camminando per i sentieri tra le case editrici. mancavano poche ore e i nostri orologi sincronizzavano le attese. poi mi hai detto "credo di essere passato col rosso", e lo imputavo alla fretta di arrivare, a un tempo che non sarebbe stato più di qualcun altro, alle onde verdi che nella tua città non capitano mai. invece alla fine era solo una casualità. casualità è stato incontrarti il sedici aprile, parlare con te dei quindicimila modi che esistono per dirsi addio, e usarne solo uno per dire ciao.



les étoiles secrètes, ida

giovedì 28 maggio 2009

75: delle tragedie bisognerebbe ridere


ricominciare a dire il tuo nome in maniera casuale, indifferente, distratta. quando uno fa finta di essere distratto é molto patetico e poco credibile. tipo che bisogna affrontare i propri fantasmi, come andare a casa di mia nonna senza battere ciglio, o non so. ripensare a te che cammini via da me, con la tua andatura, la tua figura piccola, sotto i palazzi enormi di una città grigia. e il giorno che ci siamo detti addio pioveva, il giorno dopo il sole ha ricominciato ad asciugare le cose, come se niente fosse, come se non contasse. ho rotto il cazzo con questi commenti inconcludenti su di te e sul fatto che sia finita.



sunday afternoon, il cielo di bagdad 



 

mercoledì 27 maggio 2009

74: l'abbandono


ascolto delle canzoni che fanno male, ma é inevitabile. come i vestiti neri che porta a lutto, lei, da quando é rimasta sola. e mi domando quando sarà tempo di svecchiarsi, di far finire questi abbandoni. infinitesime parti di me e di te, di me e di te, a testa in giù, nel fondo del laghetto. e mi domando ancora per quanto i gatti saranno investiti per la strada, e i nostri sogni aperti a metà. i nostri amori, trucidati dentro ai cortili silenziosi. violentati, stuprati a sangue, e poi lasciati lì, come direbbe federico fiumani.



quando vai via, bugo

73: les poupées russes


i sedici anni venivano coi loro capelli viola e la valeriana per stare bene. quei giorni d'estate che, sopra le lenzuola sfatte, cercavo di mandare impulsi dal cervello alle braccia, che non mi davano retta. abbiamo perso per sempre il nostro colore naturale. e molte altre cose, insieme alla voglia di fare la rivoluzione, il possibilismo, l'impossibilismo, il coraggio. i biglietti dell'autobus per fare i filtri alla realtà. per vederla con lenti colorate e psichedeliche. i vent'anni passano come l'autostrada a1, tutta dritta, tutta uguale. io e te siamo in macchina, guidiamo per tornare a casa. ci stupiamo per l'ignoranza dei commessi dell'autogrill vicino bologna. i romagnoli non erano cordiali? e non diciamo una parola, comprando i fazzoletti, le salviette umide, le patatine, i pranzi chimici. la nostra amicizia é pura perché quando viaggiamo, tu cerchi le canzoni contrastando l'ordine casuale della tua chiavetta mp3. e sul treno, ad ancona, ci siamo salutati, in una specie di atmosfera da mare in svendita, verde, blu, grigia e gialla. parlando delle canzoni popolari piemontesi, o delle nostre tristezze una dentro l'altra, come tante matrioske.



al mondo, dente

martedì 26 maggio 2009

72: sto imparando a nuotare


finisco di leggere gipi. e dovrei scriverti un messaggio per onorare ogni promessa e dirti cosa ne penso, e discutere con te a lungo delle allergie genitali dei nostri eroi. quando ci siamo resi conto di parlare due lingue diverse - sarebbe triste dire di no, sarebbe felice prendere una delle due linee che passano sotto roma, sarebbe il caso di andare a rompere le palle alle giostre dell'eur di notte. se non fossero chiuse. mi viene da piangere. un po' per gipi, un po' per tutte le volte che non ci siamo sposati a las vegas. un po' per gipi, un po' per i progetti last minute che abbiamo creato, con le mani sporche di sabbia. ho pregato a lungo perché i papaveri non scomparissero dai binari, ma tutto scivola. un po' per via di gipi, un po' perché io probabilmente non so fare tante cose. tipo nuotare. tipo.



take me somewhere nice, mogwai

lunedì 25 maggio 2009

71: chiedo alla polvere (se fosse fondamentale incastrarsi bene)


e sessantanove canzoni dei magnetic fields per strapparti gli organi interni. più vado avanti e più mi sembra che siamo stati tutti delusi dai nostri futuri, e le aspettative che avevamo sono tipo quelle che avevi tu su di me. dopodiché mi rendo anche conto che sarebbe ora di cambiare disco. mettere il tuo, per esempio, sforzandosi di non piangere lacrime formato mp3. dicevi: ci siamo idealizzati. e ogni tanto passo vicino alla mensola coi dischi, prendo il tuo in mano, mi viene da ridere per i tuoi sottotitoli in rosa. penso al coraggio che hai avuto nel masterizzarlo, alla volontà, alla determinata pazienza (di tre ore), e alle aspettative che avevi. forse sarebbe stato più adatto ad un finale concreto. però ti guardavo camminare verso gli alberi per fare pipì, in mezzo all'erba bagnata verso mezzanote, e non me ne fregava un cazzo di quel presente. quello era il nostro quel momento quello, eppure gentilmente lo abbiamo mandato a farsi fottere. tutti gli ombrelli di londra non basterebbero a fermare questa pioggia.

the magnetic fields, all the umbrellas in london

70: la toccavo sotto ogni indumento e l'avrei toccata sotto la pelle se avessi avuto un coltello abbastanza tagliente


would you draw me with your pencils and your pens, make me much prettier than I really am? tipo che dopo averci cancellato con la gomma pane, ti lamentavi anche dei silenzi. e mi chiedevi a cosa pensi. ti dico che non penso, e quando penso dimentico, e non ti sta bene che vado avanti a citazioni. poi mi viene in mente questa canzone, che avevi scritto la prima sera che ci siamo parlati. con le bolle di sapone e le ragazze carine sugli autobus a cui non riuscivi a dire niente. e i tuoi sgambetti fastidiosi. poi prima di salutarci siamo andati in un negozio di dischi a prezzi modici, e me lo dovevo immaginare che anche il nostro amore aveva sopra un'etichetta con scritto cinque euro. ho masterizzato tutte le nostre frasi, dopodiché le ho fatte mangiare ai pesci rossi. che adesso hanno i famosi incubi, che tu sicuramente non capirai.
 



  dimensions and verticals, say hi to your mom

69: impara a memoria gli affluenti del po


eri una bambina, zucca, dentro al po. amarsi é più difficile che gestire le amicizie su myspace. dopo piove, e secondo me non abbiamo fatto del nostro meglio per tenere in piedi i bastoncini di legno del nostro volerci bene. non abbiamo chiarito le cause alla polizia scientifica. ogni tanto mi prende coraggio per sentire il tuo disco, poi non ci riesco. vorrei essere il po per trascinarti giù, dalle piazze inclinate alle tue passeggiate, alle tue chitarre del cazzo. al maglione a righe che avevi troppo lungo sulle maniche, disperatamente grande. e la prima cosa che mi hai detto appena ci siamo visti é stata: vanno bene, le scarpe? si sono sciolti i quintali di metallo delle scale che ti sorreggevano così bene quando ci siamo incontrati. e nonostante tutto, non riesci a cadere.



zucca, mariposa  

domenica 24 maggio 2009

68: way out in the water


sindacavamo molto su cosa fosse la realtà e cosa non. in conclusione, sfinito, premevi ctrl+v per copiare all'infinito i pezzi che facevo finta di non sentire. dicevi: per te potrei anche superare la mia avversione per i musical, e insomma tutto il resto. sei sicuro di voler cancellare questo post? sei sicuro di voler cancellare il fatto che ci siamo ________? (scegli tu la locuzione che preferisci). siamo troppo grandi, siamo troppo piccoli per amarci. come quando tu dicevi che avevamo un senso solo dai quindici ai diciotto anni, poi il resto era involuzione. e mi sa che per farti tornare ci vorrebbe una rivoluzione.

dopo che, massimo volume

67: organizza, scrivi, edita


e volerti bene era un po' folle come quella sera, a correre dietro a vasco brondi coi miei romanzi sotto braccio. i suoi sorrisi alticci di birra offerta dopo il concerto, le le mie magliette a righe tristi. per te potrei anche tornare a respirare quell'aria irrespirabile, e farci fare le tessere arci a quattro euro per sentire la musica dei nostri cantanti disperati. per te potrei andare alla fnac a seguire le tue orme impazzite. e il cielo torinese non mi farà più così male. guardare tutti gli abitanti di questa città enorme che non sono te. e tutto sommato, in definitiva, concludendo, posso dire di non essere altro che tutti giorni che hai deciso di ignorare.



all i need, radiohead

sabato 23 maggio 2009

66: i'll be doing my best, I'll see you soon in a telescope lens


ho fatto del mio meglio per piacerti, solo che adesso mi restano questi capelli bruciati e senza verso, e i biglietti del treno, e le tue mani ferme intorno ad un bicchiere di plastica, mentre io gesticolavo arrabbiata urtando le tue dita e il tuo orologio d'acciaio, troppo grande per il tuo polso. ho cercato di fondere lo stereo, ma non funziona. ho anche cercato di ascoltare un paio di canzoni, ma non funziona.
poi stasera suoni a vercelli e spero tanto di non venirti in mente.

see you soon, coldplay

venerdì 22 maggio 2009

65: stai con me sotto la neve, ho bisogno di parlarti


poi il cielo diventa improvvisamente bianco come se dovesse nevicare a trentadue gradi. quando nevica c'è silenzio e ci sono i nostri nasi sotto la neve che si sfiorano come quelli degli esquimesi. siamo al polo nord, ci spieghiamo le cose che abbiamo frainteso e ci perdoniamo. temperiamo le matite e decifriamo i nostri occhi arrabbiati. sotto le coperte leggiamo blankets, ci piacciono soprattutto le tavole grandi. mi manca sentirti chiamare il mio nome e discutere sulle latitudini del mio letto. mi manca fare le due di notte in modo non democratico. e le considerazioni, le cuffie per ascoltare in sincrono le canzoni, i piccoli fuochi, le tue indecisioni, le pellicine ai bordi delle unghie, le mani tremanti, le insicurezze legate, i passanti delle cinture, i miei sogni con te dentro, i tuoi occhiali catarinfrangenti, i fragili poteri dei nostri supereroi.



pet life saver (c-kid version), giardini di mirò

giovedì 21 maggio 2009

64: la mia vita é disegnata male


dice mi basta leggerti, anche le cose tristi, mi piacciono comunque. dice ci trovo le tue tristezze, ma non importa. dice forse lì dentro c'è un pezzo di me. forse qui dentro c'è un pezzo di te. forse ci sono dei pezzi. tanti piccoli pezzi. vetri smerigliati. brandelli di carta stracciata in coriandoli. su ognuno c'è scritto qualcosa. é una parola che ci siamo detti, è un'emozione che abbiamo sentito in due. é la mia non-voglia di parlare. ti offendi, se non ne parliamo? forse é solo che nemmeno qui c'è il mare. il mare per annegare. per ascoltare. i virginiana miller con i loro testi terrificanti, o le canzoni che ti piacevano, o quelle che piacciono a me. una volta mi hai chiesto: come mai i tre allegri ragazzi morti sono il tuo gruppo preferito? semplicemente perché dicono delle cose tristissime, ridendo. esattamente come me. esattamente così.



prova a star con me un altro inverno a pordenone, tre allegri ragazzi morti
 

mercoledì 20 maggio 2009

63: quella notte cominciava un po' perversa e mi offriva tre occasioni per amarti

i perturbazione coi loro violoncelli non mi distruggeranno. sì che tu saresti qui a sindacare che forse non sono violoncelli, ma viole, o violini, contrabbassi, anzi - ma io ho dimenticato le lezioni di musica moderna e contemporanea. tolgo i libri dagli scaffali. lentamente. con questa canzone di sottofondo. tolgo tutti i libri, tutti i fottuti libri. mentre i finestrini della macchina si spaccano definitivamente, insieme ad un'altra serie di cose relativamente importanti. dottore, lo vuole sapere perché prendo solo mezzo moment? leggo gipi in libreria. poi trovo once a 16 euro e 30 centesimi, libro+film. un'occasione che é proprio un'occasione, diresti, direbbero tutti. ma io proprio no. proprio no grazie. io proprio adesso devo andare che sennò. io beh arrivederci.

  sfiorivano le viole, rino gaetano

martedì 19 maggio 2009

62: non ho codici segreti né codici cifrati


dicevi: insomma, gaia, tu sei una che raccoglie i gatti per strada, e questo basterebbe a raccontarti. i cccp si sono sciolti, ascolto ossessivamente come tu mi vuoi. ma tu non mi vuoi. e i platani sui viali di torino mi facevano lacrimare. le istruzioni per non farsi del male erano semplicemente: non ascoltare troppo la centrale elettrica. ora la sintesi della tristezza é semplicemente rappresentata da queste quarantasettemila bic blu di un colore che forse ancora non si sposa con la copertina dei quaderni moleskine. ti guardavo i jeans e pensavo: me la farai leggere, la tua tesi, alla fine? adesso so come si chiama il caffé mischiato alla nutella, che ho assaggiato dal tuo stesso cucchiaino. e probabilmente quello è stato l'unico contatto che ho avuto coi batteri della tua bocca.



come tu mi vuoi, cccp

61: quando tutto diventò blu

ho comprato una confezione di diciotto penne bic. tutte blu. quasi dimenticavo i sei elastici a 1 euro e 37 centesimi. due bianchi, due azzurri, due blu. vitasnella vitamine e magnesio, pesca-arancia ha 0, 0 grassi. cioè: niente. l'amore dovrebbe prescindere dai cosmetici e dai balsami. dopodiché la macchina decide di non partire, in mezzo ai papaveri, e secondo me so anche perché. tu resisti, ma alla fine sono le cose intorno a te, che mollano. forse l'aria intorno, forse l'aria, come direbbero i marta sui tubi. non é vero? quando stai male, puoi solo stare zitto. come i pesci. al limite puoi boccheggiare. e con le mani sporche di grasso nero ho ripensato alle tue battaglie testarde per volermi bene. dovevamo dirci addio la prima domenica che abbiamo affrontato, tutti e due tristissimi, feriti da ogni parola. dovevo continuare a guardare hitchcock invece che rendermi conto di non poterla smettere di parlarti. se ci fai caso i lampioni a torino hanno tutti dei fili elettrici a forma di asterisco, e non riesci a vedere la fiancate dei palazzi, perché ovunque ci sono questi fili che passano davanti. sicuramente a piè' pagina ci saranno le note, i ringraziamenti, le nostre uscite di scena. e le tue fottute fotomodelle di stoccolma.

l'aria intorno, marta sui tubi

lunedì 18 maggio 2009

60: civibì


alla fnac mi mettevo le cuffie per ascoltare i gomez e cercavo le molecole d'aria rimaste dopo il tuo ultimo passaggio. c'erano tutti i film che mi avevi consigliato di vedere, ma io non li ho comprati per via di quelle stupide promesse che ci eravamo fatti. é più facile fare male adesso, giusto? dovrei immaginarlo, mentre gli iris viola muoiono nel vaso. ma cercherò di non ricattarti con le cose che hai detto, che io tra l'altro avevo perso tempo a copiare e incollare in un documento blocco note (?) dal titolo frettoloso cvb. ci volevamo bene? cazzo volevo baciarti? non ne ho idea, erano semplici lettere, come il messaggio coi bau scritto di sabato sera, senza un senso apparente, e le valigie erano pronte per bruges e le stronzate, le stronzate, le stronzate, e i tram, i tram, i tram, e i biglietti dei tram, e i biglietti dei concerti, e gli scontrini delle birre e l'amore che non abbiamo fatto, i film che non abbiamo visto, le canzoni che non mi hai cantato, le canzoni che non ho inciso, e devo andare avanti? così mettevo le mani nel salmone crudo e toglievo la lisca. così guardavo i millepiedi camminare, sabato notte, leggendo murakami haruki - la ragazza dello sputnik. non me ne frega un cazzo dei ragni e dei topi che mangiano la carta, dei telepass, delle strade a pedaggio, dei camerieri stronzi dell'autogrill subito dopo bologna. così io e te parlavamo fino a notte fonda e la cosa incredibile era non avere sonno, e non perdere nemmeno un grado. la cosa incredibile era il viaggio in macchina mentre piovigginava, col cuore in arresto cardiaco, e quando ho salito quelle scale del cazzo tipo montale che scrive ho sceso dandoti il braccio un milione di scale.
avevo iniziato a scrivere che il mondo è già di per sè una merda...e che due persone come noi non dovrebbero farsi del male con le parole.



mix, gomez

59: eravamo brutti come nelle fototessere e il mare era troppo salato da affrontare e noi troppo graffiati


e ti mettevi i braccialetti che non potevo rubarti. io invece ti portavo i temperini, pensando di conquistarti. il temperino verde metallo che mi avevano regalato in quinta elementare. tagliava benissimo. pochi potrebbero vantare un trofeo del genere. quasi nessuno, nel mondo dei non feticisti. però mi dicono anche che bisogna avere stile anche nei momenti peggiori. allora ho messo le tue canzoni dentro la cartella dove tengo i film che in realtà sono porno. del tipo quelle cartelle che vanno aperte solo nei giorni delicati. come quando dicevi che anderson ti voleva intortare in qualche modo, come quando camminavamo verso la tua macchina gialla che mi sembra anche banale che sia una fiat, vista l'atmosfera torinese. che però adesso posso cantare meglio di uno specchio dicendo che io c'ero. e te la cantavo, te la parlavo, mentre giravamo gli angoli e non sapevamo come accartocciare questi frammentini. e tu dici odiami, così sarà semplice. come se l'odio fosse una cosa che io, ecco, vorrei un chilo d'odio e due grammi di rancore. come se niente fosse, come se non contasse. come i perturbazione che adesso mi fanno venire il mal di pancia. tipo il tuo disco che ascolterò tra minimo settant'anni.
non eravamo sposati, non vivevamo insieme ma il nostro amore non merita rancori e stupide rivalse.



defonseca, offlaga disco pax

58: forse non era più di tanto colpa dei platani (?)


sono in esubero di parole, che ci potrei anche riempire i tre moleskine blu. evitiamo. i tuoi quaderni hanno le battute sbagliate sopra, dobbiamo chiamare il supervisore ai dialoghi, i curatori, gli ingegneri, i registi, i finanziatori del nostro volerci bene. io ti voglio bene, dici. e c'è voluto un mese per capire che siamo cresciuti storti, come le piante se non ci metti i bastoni vicino. come le edere, che sono solo dei parassiti. e alla fine sai che succede, che soffocano gli alberi, e gli alberi finiscono per morire. dio solo sa se questa città ha alberi.



canos, verdena

57: stazione centrale di ancona

forse non mi ero pettinata abbastanza per vederti. e non avevo fatto cure dimagranti. di cuore e di parole, anche e soprattutto. non avevo visto i tuoi film, non conoscevo tutte le canzoni che mi avevi mandato, a memoria. e nonostante tutto, anche se c'erano morte diverse persone, non conoscevo per intero la storia dello schianto dell'aereo su superga, cosa che tra l'altro ancora ignoro. in bocca ho questo sapore di ferro di binario e alla stazione di ancona ridiamo, ridiamo, come se stessimo ridendo veramente. poi parliamo di una canzone piemontese che finirà in un fim. dalla stazione di ancona arriva l'odore del mare, incredibile, non é così? dici: va bene ricordare gli aprili, anche se i maggi sono di merda. tu non credi a una sola parola di quello che dico, vero?

a time to be so small, interpol

55: credevo che fossi capace di dormire in piedi


dicono hai una scrittura viscerale. nel senso di viscere. mentre compravamo i tre moleskine blu baronciani alla feltrinelli vicino piazza castello, hai perso il tuo accendino. tredici euro di pagine ingiallite, che non racconteranno mai abbastanza la verità. a torino passeggiavamo tra le strade del centro, ho questa frase in testa come la spesa da fare. poi giovedì eravamo vicini e anche se litigavamo, io gesticolavo e le mie dita sfioravano le tue e i tuoi polsi e il tuo orologio d'acciaio. era molto bello, era un contatto rubato. le canzoni da otto ci scioglievano le vene, ma le tue sopracciglia non erano abbastanza distese. abbiamo camminato in mezzo all'erba bagnata e ti ho perso di vista in mezzo agli alberi. forse tu stavi mettendo in piedi la tua fottuta guerrilla gardening.



guerrilla gardening, gardening at night

54: ho visto un film, era ieri, ho pensato a te


poi ieri sera si mangiava sushi e vedevo che avevano difficoltà col salmone. era pieno di sangue. ho detto: datemi, che lo taglio io. e tutti a dire: oh, ma che brava, che brava, meno male che ci sei tu, come fai a non schifarti? mi fa molto schifo, ho detto. e continuavo a tagliare e a sporcarmi di sangue e pelle e ossa. ma va bene. sto superando una delle mie paure. sto tagliando del pesce crudo così mi dimentico del mio muscolo cardiaco impazzito e fermo. che fa questo rumore del cazzo come il pendolo di tua nonna morta e vaffanculo. e continuo a tagliare questo salmone crudo con il suo sangue e il grasso e vado avanti finché non é tutto a strisce e alla fine sai che succede? che mangio il sushi anche se non mi piace. e non vomito. poi annalisa si siede e dice: sei giù, si vede - mentre guardo carlo pastore. dico no. piango. ma dico no. lei dice: ma stai piangendo. e io dico: sono i pioppi.



meglio di uno specchio, massimo volume

53: sushi


ero gelosa del sushi. poi ci invitano a questa serata a base di pesce crudo ma tu non vieni perché ufficialmente vai a suonare vicino superga e ufficiosamente non mi vuoi vedere. guardo il mio migliore amico che bacia la sua ragazza con le mani nello stomaco dell'anguilla. sei riuscito a pensarmi? ah no, era sabato prossimo. dicevi: tutti noi abbiamo delle distorsioni, io per esempio ho paura delle piazze inclinat. poi dicevi: perciò non mi importa di questi tuoi momenti di follia totale, mi importa però di te. dopo alcune puntate hai detto: siamo storti, questa situazione é storta. ma vaffanculo voi e il vostro pesce crudo e morto. vaffanculo alle maree del po.



little victories, 65daysofstatic

52: educazione all'inverso


poi il mio migliore amico dice: andiamo a bere qualcosa? sì. prima però piango tre quarti d'ora e lui dice: forse non é il caso. no, andiamo, invece. in macchina c'è l'mp3 di canzoni scelte in maniera casuale e ne arriva una che mi fa sanguinare il cervello, ma non gli chiedo di mandare avanti. 
piove. ascolto la canzone con tutto sangue che cola dalle tempie, ma mi concentro, é una prova di resistenza. bella canzone, complimenti. a pochi secondi dalla fine, manda avanti lui. grazie.



educazione all'inverso, moltheni

domenica 17 maggio 2009

51: llll


la sera mi faccio una doccia bollente e non apro la finestra aspettando che lo specchio si copra di condensa. e intanto scrivo messaggi che finiscono tutti in "bozze". adesso tu non sei scortese e mi dici parole vere e gentili. é facile volersi bene quando uno dice addio. quando non devi guardare in faccia la persona, quando non devi osservarla che prende il té, mette la bustina, versa l'acqua calda. é una cosa dolorosa, alla fine, non riesci a capacitarti di come si possa prendere un tè in maggio. mi hai detto: ma che fai, lo mangi con la buccia, il limone?



lezioni di poesia, giorgio canali & rossofuoco

50: e tu correvi su chilometri di scontrini ma non mi raggiungevi

camminando per le strade del centro hai detto: non resto tanto perché mio nonno sta male. poi ti togli per un attimo gli occhiali, ti massaggi il naso, e dici: ti va se prendiamo un po' d'aria?, anche se siamo fuori. andiamo al bar. e sulle sedie c'è la pioggia anche se sono al coperto. prendi una roba che io non so che cosa sia e non ho il tempo di pensare a cosa mi va. allora dico un té. e tu dici che il té è imbarazzante. non ne prendi nemmeno una goccia. ti guardo e rido e tu vuoi sapere come mai. sto pensando che se continui a dire cose brutte dovrà per forza scriverci un libro, e se te lo dicessi tu diresti che l'hai fatto apposta. poi mentre torniamo cerco di attraversare con i semafori pedonali rossi, così mi investono. eppure non passa nessuno. mi regali uno scontrino da 2 euro virgola qualcosa, dicendomi che se torno anche tra un anno lo posso riutilizzare e dopo mezz'ora di litigio su chi lo deve prendere, me lo metto in tasca. e anche se brucia penso che non devo fare come quando sono andata a bologna, che per dimenticare li ho strappati e non mi sono accorta di aver distrutto anche l'abbonamento mensile per arezzo, e ho dovuto ripagare il treno tutto il giorno. poi così è davvero impossibile d i m e n t i c a r e .

la lotta armata al bar, le luci della centrale elettrica

49: carne macinata


paolo nori dice che uno prende e scrive una lettera di centosessanta pagine, poi la chiama romanzo. il commesso ti ha salutato chiamandoti per nome e tu per strada proprio non riuscivi a concepirlo, che sapesse come ti chiamavi. allora abbiamo passeggiato in piazza davanti al museo e ci siamo messi a ipotizzare come avesse fatto, perché tu eri proprio scosso. io ti ho detto che poteva averlo letto dagli scontrini del tuo bancomat, e tu hai detto che era assurdo. mi sono immaginata tipo questo commesso che di sera smonta il bancomat con le pinzette, tirando via tutte le viti, per cercare il rotolo degli scontrini, e pensa: ma lo sai che il tuo cognome mi fa pensare a una città di mare? quella città dove una volta all'anno fanno il carnevale e non é venezia, e ci sono i carri allegorici e le maschere. e tu dici che non ti potresti mai innamorare di uno che parla come lui, e penso a quanto potrebbe soffrire quel commesso se ti sentisse parlare così. invece a me questa cosa piaceva, mi avrebbe fatto sentire a casa se qualcuno mi avesse detto ciao gaia, anche se io non mi ero mai presentata, perché io non mi sono mai sentita veramente a casa in nessun posto. ti ho detto che prima o poi dovrai ricambiare qualche commesso che si innamora di te, e tu mi hai detto: sono sempre stato solo dalla sua parte. ma guarda che tanto arriva il giorno che fai lo stronzo e sei tu che devi fare la carne macinata delle altre persone. il macellaio la prende, la mette nel tritatutto e quella viene fuori a vermicelli rossi di carne. allora pensa se lo facessi con un cuore umano, col cuore del commesso: uscirebbero vermicelli del suo ventricolo destro, ventricolo sinistro, gli scontrini, i dischi che gli hai portato via, et ceterae. 



 februray, mineral

sabato 9 maggio 2009

48: stockholm syndrome


penso alle parole che dicevi in questo aprile passato, e alla sindrome di stoccolma che mi rendeva impossibile anche respirare. penso che adesso i miei capelli hanno lo stesso colore di una di quelle puttane a pagamento che trovi ai lati delle strade e dietro le vetrine di amsterdam. un giorno io e te vivremo in una pellicola tipo prima dell'alba o once e io sembrerò una sposa russa con te che mi tieni la mano. un giorno andremo a vivere in islanda e non sentirò freddo, un giorno, un giorno mi canterai le canzoni all'orecchio e io non mi tingerò i capelli per farti innamorare di me.

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all'innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.

saeglopur, sigur ròs

lunedì 4 maggio 2009

47: col mio alito tremendo ti ho sussurrato all'orecchio bonjour mon amour


ti dico: ma ti immagini quanto sarà carico di aspettative quel momento quello? siamo seduti dentro uno di quei bar, sotto ai portici, per le strade di torino.  io ho un té bollente davanti e tu ha preso un caffé. sei geloso di cose assurde, tipo il fatto che presto mi fidanzerò col mio scaldasonno. ci guardiamo le scarpe, come avevi previsto, e io succhio il cucchiaino col quale sto cercando di affogare brutalmente il filtro. mi chiedi cos'è che mi piace di te, e visto che mi attardo, sdrammatizzi dicendo: ti ci vuole un foglio protocollo? sono felice di poter leggere alle 1.44 i tuoi vecchi post, perdermi tra le cose che hai detto, e discuterne con il cane che ho vicino al letto, perché tanto nessuno capirebbe cosa intendo dire. poi scopro come ti chiami di cognome e sto dieci minuti a dirlo ad alta voce. vorrei avere un sorriso perfetto, così quando ti sorriderò andrà tutto liscio. non mi interessa un cazzo, sinceramente, della ricotta e delle olive salate; se ci andrà bene tutta questa scena nemmeno dovremo provarla più di un tot.



hated because of great qualities, blonde redhead 

domenica 3 maggio 2009

46: love affair

sabato sera facciamo l'amore col vino e tu mi hai detto che non giochi a freccette per l'inutilità della precisione. i venditori di ombrelli stanno per la strada e la feltrinelli è chiusa con la sua insegna rossa comunista. poi parliamo per dieci minuti della vita dei ricci, e tu dici che non é vero che sono ingenui, ma semplicemente teneri, come noi. e che mi vuoi bene in tutti i fottuti modi, e io che devo sempre cercare il modo per distruggere tutte le cose belle che mi capitano. come i giorni di sciopero dei tram, come quando a torino passeggiavamo per le strade del centro, come quando io volevo essere il tuo specchio, come quando mi dimentico di duplicare i dvd dell'esame di cinema, che non darò nemmeno a giugno.  le materie consigliate per il primo anno di corso ce l'hanno con me, e mi sembra ingiusta la statua che hanno costruito all'interno del pionta, mi sembra ingiusta questa primavera, mi sembra ingiusto che tra quindici giorni esatti sarà il tuo ventesimo compleanno e se fossi qui probabilmente saresti tu a rubarmi gli accendini e le parole. poi alice ride mentre parliamo delle tessere del partito comunista e di riccardo con cui finiremo per stare insieme, prima o poi.

love affair, baustelle

sabato 2 maggio 2009

45: blah blah blah


mi chiedevi che fine ha fatto l'albero a cui avevo voluto scattare fotografie, sul ciglio della superstrada. ricordi le tue quattro frecce impazzite mentre le macchine ci sfrecciavano vicino e tu mi pregavi di fare presto? due ragazzi cinesi scaricano il disco dei mokadelic dentro al quale forse troverei una canzone che non conosci. poi mimando la parola "notte" alzo gli occhi al cielo e le stelle ruotano nell'orbita di sempre. il gatto investito sull'asfalto é di tre colori, il quarto é il colore del sangue. comunque ci siamo solo addormentati: mi sembra una buona scusa per dire che ci siamo sbagliati. 

lacrimogeni, le luci della centrale elettrica