e sessantanove canzoni dei magnetic fields per strapparti gli organi interni. più vado avanti e più mi sembra che siamo stati tutti delusi dai nostri futuri, e le aspettative che avevamo sono tipo quelle che avevi tu su di me. dopodiché mi rendo anche conto che sarebbe ora di cambiare disco. mettere il tuo, per esempio, sforzandosi di non piangere lacrime formato mp3. dicevi: ci siamo idealizzati. e ogni tanto passo vicino alla mensola coi dischi, prendo il tuo in mano, mi viene da ridere per i tuoi sottotitoli in rosa. penso al coraggio che hai avuto nel masterizzarlo, alla volontà, alla determinata pazienza (di tre ore), e alle aspettative che avevi. forse sarebbe stato più adatto ad un finale concreto. però ti guardavo camminare verso gli alberi per fare pipì, in mezzo all'erba bagnata verso mezzanote, e non me ne fregava un cazzo di quel presente. quello era il nostro quel momento quello, eppure gentilmente lo abbiamo mandato a farsi fottere. tutti gli ombrelli di londra non basterebbero a fermare questa pioggia.
• the magnetic fields, all the umbrellas in london
lunedì 25 maggio 2009
71: chiedo alla polvere (se fosse fondamentale incastrarsi bene)
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