lunedì 18 maggio 2009

60: civibì


alla fnac mi mettevo le cuffie per ascoltare i gomez e cercavo le molecole d'aria rimaste dopo il tuo ultimo passaggio. c'erano tutti i film che mi avevi consigliato di vedere, ma io non li ho comprati per via di quelle stupide promesse che ci eravamo fatti. é più facile fare male adesso, giusto? dovrei immaginarlo, mentre gli iris viola muoiono nel vaso. ma cercherò di non ricattarti con le cose che hai detto, che io tra l'altro avevo perso tempo a copiare e incollare in un documento blocco note (?) dal titolo frettoloso cvb. ci volevamo bene? cazzo volevo baciarti? non ne ho idea, erano semplici lettere, come il messaggio coi bau scritto di sabato sera, senza un senso apparente, e le valigie erano pronte per bruges e le stronzate, le stronzate, le stronzate, e i tram, i tram, i tram, e i biglietti dei tram, e i biglietti dei concerti, e gli scontrini delle birre e l'amore che non abbiamo fatto, i film che non abbiamo visto, le canzoni che non mi hai cantato, le canzoni che non ho inciso, e devo andare avanti? così mettevo le mani nel salmone crudo e toglievo la lisca. così guardavo i millepiedi camminare, sabato notte, leggendo murakami haruki - la ragazza dello sputnik. non me ne frega un cazzo dei ragni e dei topi che mangiano la carta, dei telepass, delle strade a pedaggio, dei camerieri stronzi dell'autogrill subito dopo bologna. così io e te parlavamo fino a notte fonda e la cosa incredibile era non avere sonno, e non perdere nemmeno un grado. la cosa incredibile era il viaggio in macchina mentre piovigginava, col cuore in arresto cardiaco, e quando ho salito quelle scale del cazzo tipo montale che scrive ho sceso dandoti il braccio un milione di scale.
avevo iniziato a scrivere che il mondo è già di per sè una merda...e che due persone come noi non dovrebbero farsi del male con le parole.



mix, gomez

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