perché in fondo, vedi, tutti noi scrivevamo come vasco brondi. e nessuno si preoccupava di che cosa fossero le nostre emozioni. che cosa fossero le cose che dicevamo, le direzioni che prendevamo. i cartelli che mi sono macinata per fare torinopiacenzabolognaancona. in una tratta di percorso il treno si é anche fermato. e guardavo le pietre bianche di quella stazione col casello abbandonato, degli arbusti con sopra delle tele di ragno enormi. la figura del capotreno che camminava sui binari, progressivamente più piccola, per cercare di riparare il guasto. chi cazzo verrà a riparare questo buco? che volentieri mi sarei stesa sulle rotaie, tutte le volte che ho preso il treno, dopo averti incontrato. mi volevo stendere sul prato e chiedere alle tue scarpe se, gentilmente, potevano farti rimanere. volevo metterti lo zucchero nel carburante, così non dovevi ripartire. e il giovedì mattina stavo tra le lenzuola con un sonno inquieto, a sentirmi dire che siamo friabili. perché in fondo, vedi, siamo tutti come vasco brondi. che secondo me si é anche rotto il cazzo di tutti noi, e adesso vedi, non scrive più né le canzoni né i pensieri. così evitiamo di emularci. così evitiamo di amarci, per i prossimi trenta o quaranta anni.
e io che mi ero innamorata di ogni tua piccola iridescenza. pensavo di avere capito i tuoi incubi, o almeno una parte. pensavo che avremmo guadato il fiume, nonostante le piene. le maree. e infine, la neve. pensavo che i coltelli sarebbero rimasti dalla parte della lama liscia, senza tagliare. ascolto il tuo disco. che credevo di mettere su tra minimo qualcosa come cinquantadue mesi. invece sono passati a malapena sedici giorni, a stento sedici giorni. tossendo, sedici giorni. coff coff. con le prescrizioni e le precauzioni dei farmacisti, mi raccomando non più di due volte al giorno. mi raccomando, non innamorarti mai più di una volta all'anno.
poi restavo tra le lenzuola di un letto con troppe molle, a leggere che tu sei troppo lunatico e fastidioso, e io troppo friabile. chiaramente non eravamo rocce, chiaramente non eravamo nemmeno in grado di camminare sulle piazze inclinate. poi mi faccio ridere, quando dico ad alta voce e in italiano le frasi delle canzoni che ascoltavamo. tipo: vorresti dire che mi ami? é una tormenta di neve in cui non ci si ama per niente. dimmi che ti ho fatto ridere, quando sono venuta a fare il kamikaze per scongiurare tutti gli indizi che mi avevano già mandato le tue sopracciglia. e il fatto che non mi prendevi le mani. e che poi quando ti ho detto del nostro film, hai alzato le spalle.
allora, in emilia romagna ci sono tremila paesini da imparare. le uscite della a1 infinite. che possiamo scendere e andare a salutare tutti. gli offlaga disco pax, i modena city ramblers, anche vasco brondi. moltheni no, che vive in svizzera. bologna deve bruciare. questo disco a diciotto tracce prima o poi dovrà finire. e domattina vado a siena, macinare la toscana é più divertente che farsi mezza italia per venirti a sentire che mi dici scortesemente che non mi ami. come quando eri troppo piccino per vedere i concerti e te ne andavi in giro per la città di notte. mi scrivevi i messaggi chiamandomi dolcedolceassassinadicuori. e ce ne siamo andati, tutti e due, e soprattutto tu. io non mi sono mai mossa, sono rimasta tipo a rifare l'asfalto per quando tornerai. mi pregavi di crederti se dicevi che avevi pianto. ma alla gara di lacrime hai perso. e in farmacia gli racconto che ho le allergie ai pioppi, quando quello che starnutiva eri tu.
• il tuo disco
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